Democratica…mente

Renzi perplessoLa diretta streaming tra Matteo Renzi e Beppe Grillo è stata, francamente, un disastro. Risulta squallido quando va in scena un non dialogo, quando non c’è contraddittorio, quando non si esprimo idee, proposte e  soluzioni.

Ciò nonostante, però, questo tassello si inserisce alla perfezione nel clima attuale della politica italiana. Stiamo vivendo, infatti, una fase assurda, quasi inspiegabile: un esecutivo (non democraticamente eletto, come il suo predecessore) viene sfiduciato da un’assemblea di partito (anziché dal Parlamento sovrano) e viene sostituito da un altro esecutivo, l’ennesimo non eletto dal popolo.
L’artefice di tutto questo pastrocchio è Matteo Renzi (nella foto in una sua celeberrima espressione), il volto nuovo della politica italiana, il segretario-sindaco-rottamatore del PD, il quale, nelle scorse settimane aveva dichiarato:

  • Mai più governo delle larghe intese
  • Mai al governo senza passare dal voto
  • #Enricostaisereno, con cui aveva espresso il suo appoggio al governo Letta.

Ed infatti, il governo Letta è stato fatto fuori proprio dal segretario-sindaco-rottamatore; nulla di male, nel senso che ogni tanto Renzi aveva lasciato intendere che il governo Letta doveva innanzitutto “fare” per andare avanti. Ma la pugnalata alle spalle è arrivata proprio a tradimento, proprio quando meno ce lo si poteva aspettare. L’obiettivo è stato chiaro ed evidente fino al primo minuto: la regola della politica è “togliti tu che mi ci metto io”, ed infatti Renzi a scalzato Letta per sostituirlo, senza passare dalle elezioni. Ma non esiste maggioranza senza centro-destra, senza larghe intese insomma. Ecco che, in un colpo solo, il giovane Matteo ha disatteso le sue promesse, insomma ha mentito.

E allora vi domando: quanto è credibile uno così? Lasciamo perdere che è sponsorizzato dai cosiddetti “poteri forti”, ma quanto ci si può fidare di lui? Finora ha fatto l’opposto di quanto aveva dichiarato, non è la migliore delle premesse. Non è che ci si può fidare ciecamente di Grillo, chiaramente, ma voglio ricordare che, finora, la spinta riformista e rottamatrice generata dalla politica stessa non ha prodotto nulla, ha creato solo fumo e poco, pochissimo arrosto. Eppure è più facile di un buon imbonitore, piuttosto che ascoltare lo stregone del blog. Ed è strano che sia più facile affidarsi al perdente di successo, piuttosto che dare una chance agli outsiders. Questo Paese è fermo su un bipartitismo di fatto, che si sostanzia in un ‘nulla di fatto’ da ambo i lati. Non si punta su chi potrebbe avere idee nuove, abbiamo il voto conformista. Il concetto di “voto utile” ci ha fatto il lavaggio del cervello, fossilizzando le preferenze politiche e fossilizzando il Paese. E tra menzogne, inciuci e interessi personali, siamo e saremo sempre qui, a provare sulla pelle come troppo va male, discutendo di come si potrebbero sistemare le cose.

Exit Strategy

Exit Strategy Berlusconi

Alla vigilia della sua decadenza, Silvio Berlusconi completa la sua personalissima “exit strategy”. Alla luce della presumibile esclusione dal Senato, ecco che Berlusconi anticipa tutti uscendo anche dalla maggioranza, togliendo l’appoggio al governo. La “spaccatura” col Nuovo Centrodestra guidato dall’ex delfino Alfano serviva proprio a questo: a rimanere al governo passando all’opposizione. Perché Silvietto aveva (e ha ancora) paura di consumare uno strappo definitivo con gli alleati del PD, temendo un salvataggio dell’Esecutivo in extremis da parte dei deputati e, soprattutto, dei senatori del Movimento 5 Stelle. Così lui continua, molto indirettamente, a guidare l’operato del governo, mettendosi in competizione con Grillo in materia di populismo e demagogia. Con un punto molto a suo favore: lui sarà il martire della politica, la vittima sacrificale di un disegno politico-giudiziario ai suoi danni. Ovviamente quest’ultimo punto dipende dal “tasso di boccalaggine” degli Italiani che, per dirla tutta, negli ultimi anni ha raggiunto valori molto, troppo elevati.

Si tratta del “colpo di coda” del Caimano, o Cainano. Le sta provando tutte per salvarsi: dalla manifestazione di piazza, alla delegittimazione della Magistratura che l’ha condannato (facilmente individuabile dalle appariscenti “toghe rosse”), dalla comparsa di nuovi testimoni a sua difesa (7 o 12, non s’è capito bene, si sa solo che è un numero biblico) all’odierna minaccia di togliere l’appoggio al governo Letta. Ovviamente non lo fa per il voto sulla decadenza, ma perché nella cosiddetta “legge di Stabilità” ci sarebbero troppe tasse. Perché Silvio ci ama tutti, ci vuole bene e non vuole che paghiamo troppe tasse. Ah se solo potesse pagarcele lui…. No, aspetta! Ma chi era quel tale che aveva promesso di pagare di tasca propria l’Imu qualora avesse vinto le elezioni? Probabilmente si trattò dell’ennesimo refuso giornalistico, perché quale coglione offrirebbe una cifra simile? Sarebbe una cosa INCREDIBILE…

 

Vendol’anima al diavolo

nichi-vendola

Ho sempre sentito dire che “gli opposti si attraggono”, ma non vi ho mai creduto molto. Ma oggi mi devo ricredere, il governatore della Puglia Nichi Vendola mi ha fatto ricredere. Infatti, il Fatto Quotidiano (giornale non certamente berlusconiano) ha pubblicato un’intercettazione telefonica tra Girolamo Archinà (pr della famiglia Riva) e, giust’appunto, Nichi Vendola. Nello stralcio pubblicato il leader di Sel se la ride per la “performance” dell’Archinà che ha zittito un giornalista, a dire di Vendola un “provocatore”. La domanda riguardava il numero di tumori attorno all’Ilva. E la reazione di Vendola è una risata.

Ora, stiamo parlando di fatti del 2010, non rilevanti (almeno credo) dal punto di vista penale, ma di una gravità estrema. Gravissimo, tra l’altro, anche che Nichi Vendola si rivolga anche con la seguente frase:

“Dica a Riva che il presidente non si è defilato”

la quale potrebbe sì avere valenza penale, visto che Vendola è indagato per concussione. Da quest’intercettazione emerge un quadro agghiacciante della politica, lo stesso quadro (o molto simile) che avvolge il ministro Cancellieri e le sue telefonate con la famiglia Ligresti. È sempre la stessa storia: il potere politico asservito a quello economico. Nel caso di Nichi Vendola, tra l’altro, il fatto è addirittura più grave, perché lui, icona della Sinistra moderna, i capitalisti dovrebbe mangiarseli a colazione, non flirtarci al telefono (anche se per interposta persona).

La risposta del governatore non si è fatta attendere (anzi no, per la verità si è fatta un po’ attendere, tant’è che qualcuno pensava che stesse preparando la lettera di dimissioni); la risposta la ripropongo qui, sotto forma di tweet, visto che ormai Twitter è lo strumento più rapido ed efficace per lanciare messaggi:

All’inizio ho pensato che un hacker berlusconiano (o Berlusconi stesso) avesse preso possesso dell’account Twitter del leader di Sel. Dopo qualche attimo di smarrimento ho capito che era proprio lui, Nichi Vendola, in una specie di delirio molto simile, appunto, ai deliri farneticanti di Silvio Berlusconi contro la Magistratura, a suo dire, politicizzata. Ha querelato il Fatto (almeno così ha detto) e si è trincerato nel suo mondo “decontestualizzato”, decontestualizzato dalla realtà sicuramente. Sarebbe bastato scusarsi con le vittime dell’Ilva e con le loro famiglie, fare un passo indietro e rassegnare le proprie dimissioni. Con dignità, con fermezza! Finora l’unica persona che l’ha fatto è stata Josefa Idem e, a voler proprio guardar bene, poteva ragionevolmente sbattersene le balle e continuare nella sua carriera politica, visto che aveva appena iniziato. Ed invece siamo pieni di Cancellieri, Berlusconi, Vendola, ecc. ecc., di ogni colore e appartenenza politica, che anche di fronte all’evidenza negano, si rifiutano di mollare la cadrega e continuano imperterriti, raccontando palle a destra e a manca, come se nulla fosse. E nulla sarà, ne sono convinto, perché ben presto dimenticheremo, il solito oblio ci avvolgerà e, anche grazie all’avvicinarci del Natale, saremo inevitabilmente tutti più buoni. Auguri.

Le segrete vasche di laminazione

Vasche di laminazione a Senago

E a quanto pare le vasche di laminazione sul fiume Seveso si faranno e si faranno nel comune di Senago (dove il Seveso nemmeno passa, vabbè…). Ne avevo parlato qualche tempo fa, parecchio tempo fa, e, nella disamina conclusiva avevo detto:

Ma cosa ne pensano i senaghesi? E soprattutto cosa ne pensano gli abitanti nella zona di via De Gasperi? Sarebbe bello chiedere un piccolo parere anche a loro o al massimo dar loro la giusta informazione in merito a quest’opera che potrebbe comportare grossi disagi, per non parlare dei problemi ambientali e di salute.

Ed ecco infatti la risposta del “Collegio di Vigilanza dell’Accordo per la salvaguardia e la riqualificazione dei corsi d’acqua dell’area metropolitana milanese” (Regione, Provincia e comune di Milano) è stata chiara: non hanno informato delle loro decisione, di indire una riunione, nemmeno il comune di Senago, diretto interessato dell’opera; ora si potrebbe anche pensare che il comune, facendo la parte dello “gnorri” stia cercando di crearsi un alibi difensivo, dato che nella lotta istituzionale contro Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano ne uscirebbe probabilmente sconfitto. Escludendo però questa ipotesi, bisogna dire che i metodi utilizzati nella vicenda sono francamente discutibili. E l’Amministrazione senaghese, in questo caso, è molto chiara: «il Comune di Senago non sa nulla dell’indizione di questa riunione e ne viene a conoscenza a giochi fatti, quando viene pubblicato il comunicato stampa congiunto di Regione, Provincia e Comune di Milano. Se l’esser piccoli, rapportandoci agli altri soggetti istituzionali, è la natura del nostro Ente, l’accettiamo; quello che non possiamo accettare è l’essere ignorati da altre, seppur “più importanti” Istituzioni».

Il Comune prova anche a spiegare, per l’ennesima volta, che il “NO” non è un no a prescindere, per partito preso. Quello che viene messo in dubbio, oltre alla scelta di Senago come sede dell’opera (contro atti votati all’unanimità da vari Consigli comunali nel corso degli anni), è rappresentato anche dalla validità dell’opera che, senza altri interventi importanti, risulterebbe pressoché inutile a risolvere il problema delle piene del Seveso, mantenendo inalterati i disagi per gli abitanti di Milano (zona Niguarda). E se non fossimo in Italia, direi che tutto questo non ha senso…

Per approfondimenti:
Canale scolmatore e vasche di laminazione a Senago

Tu chiamale, se vuoi, classi-ghetto

Immagine

Quando si parla di Istruzione non si può evitare di parlare di bambini e del loro diritto all’istruzione. Ma in un Paese che, inevitabilmente e fortunatamente, sta diventando multirazziale, il concetto di “diritto all’istruzione” può diventare difficile e complesso. Infatti, è giusto trattare tutti i bambini allo stesso modo? Non tutti si presentano alla scuola dell’obbligo allo stesso livello: c’è chi, magari, sa già leggere e scrivere qualcosa, mentre c’è chi non spiaccica nemmeno una parola di Italiano. Come conciliare le esigenze di tutti?

La prassi consolidata si è sempre basata sulla massima integrazione possibile. Classi miste, quindi, classi che dal punto di vista formale non presentavano alcun problema, ma che nella sostanza finivano (e finiscono tuttora) per rallentare chi è più avanti per attendere chi, inevitabilmente, ha bisogno di più tempo per colmare il gap iniziale. Ha fatto, quindi, scalpore la notizia di una scuola vicino Bologna in cui è stata creata una classe di soli studenti stranieri, con età compresa tra gli 11 e i 15 anni. La polemica è stata talmente forte ed accesa da arrivare perfino a parlare, appunto, di classi-ghetto. Ora, tralasciando volutamente riferimenti alla deportazione degli Ebrei della Seconda Guerra Mondiale (per evitare figuracce alla Silvio, principalmente), mi chiedo: “cosa ne penseranno i diretti interessati?”. In sostanza, è davvero così tanto penalizzante per questi studenti stranieri avere una classe ad hoc?

Ovviamente, io parto escludendo che alla base di questa decisione vi siano motivazioni razziali (e quindi razziste). In tal caso, infatti, nulla potrebbe giustificare una cosa simile, sarebbe un atto criminoso, di gravissima entità. Escludendo ciò, invece, se alla base vi sono esigenze di apprendimento differenti, non posso far altro che essere d’accordo con la decisione del preside della scuola. E la spiegazione è semplice: così facendo si concede il giusto tempo agli studenti stranieri, senza mettere loro fretta, implicando magari l’abbandono prematuro degli studi; dall’altro lato, gli studenti italiani non sono costretti ad aspettare chi è più indietro e necessita di più tempo.
Che poi non è un problema di razza o di nazionalità: io sono favorevole alla creazione di classi in base al “merito scolastico”. È giusto che chi è più bravo e dotato possa correre, chi invece è meno capace sia aspettato ed aiutato maggiormente. A voler mettere insieme tutto, a voler mediare il più possibile, si finisce per scontentare gli uni o gli altri (o, perché no, entrambi). L’integrazione va cercata anche a scuola, ma non a discapito del ruolo e del compito fondamentale della scuola stessa: insegnare.