Allergia giuridica

Silvio Berlusconi è allergico ai processi e a tutto ciò che gira attorno ad essi. Se incontra un pm gli viene l’orticaria, se vede un giudice stramazza al suolo esanime. E perfino quando è chiamato a testimoniare come parte lesa. Non capita spesso che un pubblico ministero voglia sentire Berlusconi come parte lesa, normalmente lui sta dalla parte opposta e i pm cercano di fargli la pelle.

Quest’oggi doveva essere sentito per il caso Tarantini in cui Berlusconi sarebbe stato vittima di estorsione per coprire le vicende intime e private del premier, impegnato ad Arcore in “seminari” con giovani e procaci donzelle. Il problema per Silvio, comunque, è che qualora ammettesse l’estorsione dovrebbe pure ammettere di essere un puttaniere. Insomma, forse gli converebbe pure ammettere qualche debolezza, perché sarebbe umana e la gente, in parte, lo capirebbe pure. Magari contribuirebbe a frenare l’emoraggia di voti e consensi del PdL, colpito dalla crisi finanziaria e dallo stallo politico. Ed invece fugge, fugge all’estero, si rintana dall’UE fingendo di andare a fare un rapporto sulla manovra economica e per prendersi qualche pacca sulla spalla dai reggenti dell’Unione Europea. Stranamente ha fissato l’appuntamento proprio nel giorno in cui doveva essere ascoltato. Tutto attorno a Berlusconi è sempre tutto così strano, la sua vita è strana, la sua storia è strana e più passa il tempo è più è tutto più strano. Questa volta ha finto di pensare ai problemi del Paese sacrificando la propria sfera privata: secondo voi quanto potrà durare con questo giochetto? E quando curerà quella fastidiosa allergia?

Annunci

Misure restrittive sulle vendite allo scoperto imposte dalla Consob

La Commissione ha deciso oggi, con la delibera n. 17902, l’adozione di misure restrittive sulle posizioni nette corte. La decisione – presa sulla base l’articolo 74 del Tuf, che assegna alla Consob il compito di vigilare sui mercati regolamentati al fine di assicurare la trasparenza, l’ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori adottando, in caso di necessità e urgenza, i provvedimenti necessari – tiene conto della la straordinarietà delle condizioni di mercato rilevate nelle sedute del mese di agosto 2011, caratterizzate da un rilevante incremento della volatilità.

Ritenuto non più sufficiente, alla luce delle mutate condizioni di mercato, il regime di comunicazione delle posizioni nette corte, adottato lo scorso 10 luglio, e considerati i provvedimenti in materia di posizioni nette corte adottati dalle competenti Autorità francese, spagnola e belga, la Commissione ha deliberato il divieto di assumere posizioni nette corte ovvero incrementare posizioni nette corte esistenti, anche intraday, in relazione al capitale degli emittenti del settore finanziario.

Tale divieto si applica a chiunque, persone fisiche o  giuridiche e altri soggetti giuridici, sia italiani che esteri.
Restano valide, in ogni caso, le disposizione definite con la Delibera n. 17862 in materia di reporting delle posizioni nette corte.
Le disposizioni hanno effetto dal 12 agosto 2011 alle ore 9:00 e resteranno in vigore per 15 giorni.

Consob

Sapevo che prima o poi si sarebbe arrivato a vietare le vendite allo scoperto, anche se temo che questo provvedimento sia più dannoso che utile. L’ammontare degli short non è mai sembrato elevato anche nelle giornate più negative. Il sentiment del mercato è pessimo e questa scure della Consob che si abbatte sui mercati dopo una giornata di euforia potrebbe portare ad ulteriori vendite, piuttosto che calmare le acque come, invece, sperano in Consob. Speriamo bene, ma nel frattempo la giornata borsistica è iniziata col segno meno.

Spiazza Affari

Non c’è niente da fare, le Borse non vogliono proprio superare il momento di crisi e continua l’inesorabile caduta libera dei listini mondiali. Quest’oggi avevano cominciato male i listini asiatici: la Borsa di Tokyo chiude la seduta in calo del 2,18%, scontando il downgrade del rating Usa deciso da Standard & Poor’s: l’indice Nikkei si attesta a 9.097,56, con una perdita secca di 202,32 punti; l’indice Composite della borsa cinese ha terminato le contrattazioni a -3,79%, finendo a 2.526,82 punti. Hong Kong -2,17%, grazie ad un recupero finale.

L’Europa, invece, aveva aperto in modo disomogeneo. Molto bene Spagna e Italia (grazie all’intervento della BCE), male il resto, guidato dal DAX tedesco decisamente rosso. Le chiusure, però, sono state tutte decisamente negative: gli indici della borsa milanese hanno terminato le contrattazioni in calo di oltre due punti percentuali allineandosi al resto d’europa, con le piazze finanziarie che hanno accusato forti ribassi a causa della debacle di Wall Street. Il Ftse mib ha terminato le contrattazioni in calo del 2,43% a 15.639 punti, Ftse all share -1,68%, Ftse star -3,75%. Giornata in picchiata per la Borsa di Atene che ha chiuso a -6% con l’indice guida Athex sotto la soglia psicologica dei 1.000 punti a 998,24.Va a picco anche Mosca, trascinata al ribasso dal downgrade degli Stati Uniti e dal calo del prezzo del petrolio. L’indice RTS ha chiuso in calo del 7,84% a 1.657,77 punti.

L’indice tedesco DAX ha chiuso il lunedì nero con una performance negativa di -5,02% a 5.923,27 punti, il CAC40 di Parigi a -4,68% a 3.125,19 punti, mentre la borsa di Londra ha chiuso a -3,39%. Insomma, la giornata è stata nerissima per tutti e noi siamo riusciti a limitare i danni grazie all’avvio spint che ci ha dato un notevole vantaggio rispetto agli altri listini europei. Dio solo sa cosa sarebbe successo se la Banca Centrale Europea non avesse deciso di iniettare nuova liquidità sul mercato acquistando titoli di Stato italiani e spagnoli. È stato come tentare di spegnere un incendio con un bicchiere d’acqua, del tutto inutile. La speculazione si sposta dalla periferia verso il centro, è un virus che non si sconfigge salvando prima l’uno poi l’altro. Manca credibilità all’Euro e a tutta la politica dell’Europa intera.

Per quanto riguarda Piazza Affari, direi che nemmeno gli interventi straordinari della BCE sono in grado di dare una scossa rialzista al mercato. C’è tanta voglia di vendere e si continua a sprofondare. Qualcuno già ipotizza un FTSE Mib che potrebbe arrivare fino a 13.500 punti prima di invertire la tendenza. Dagli Stati Uniti si parla di una possibile nuova crisi, dagli effetti tremendamente superiori a quella del 2008. Mi auguro che tutto ciò non corrisponda al vero, ma sinceramente comincio ad essere un pochino preoccupato, seriamente preoccupato.

I mercati hanno sempre ragione

Sento da più parti levarsi critiche nei confronti dei mercati finanziari. Quando le cose vanno male si fa presto a cercare un capro espiatorio e, in questo caso, si è finito col dire che sono i mercati ad essere drogati. Non si tratta, quindi, di un problema dell’economia reale, ma il tutto dipende da perfidi speculatori che si divertono ad attaccare (in questo caso l’Italia) perché gli stiamo antipatici o, forse, perché sono invidiosi di noi.

Purtroppo, però, le cose sono ben diverse. La realtà è che siamo sotto attacco perché ce lo meritiamo. Avevamo l’occasione di evitare questo attacco semplicemente attuando quelle riforme strutturali necessarie sia a correggere i conti pubblici sia a migliorare l’economia reale (in primis l’occupazione). La politica cerca di abbindolarci con l’idea che il male venga dall’esterno, ma il tumore è dentro di noi, sono le persone che guidano il Paese e che hanno miseramente fallito negli ultimi anni.

Siamo diventati la nuova Grecia o la nuova Irlanda. Solo che ancora non ce ne rendiamo conto e fingiamo di essere diversi, ma è una mera illusione. Facciamo parte dei PIGS, l’economia italiana è in lento ma inesorabile declino. Solo la struttura di medio-piccole imprese permette alla nostra economia di andare ancora avanti e di sopravvivere, ma senza l’intervento dello Stato e della politica sarà sempre più difficile garantire loro un futuro prospero.

I mercati finanziari non mentono mai, hanno sempre ragione. Guai a sfidarli e minacciarli, come ha fatto il premier nel suo intervento alla Camera. Di fronte alla forza dei mercati bisogna chinare il capo e riconoscere i propri errori, qualità che evidentemente è del tutto assente nell’attuale esecutivo. L’ennesima lacuna da aggiungere alla lista…

Finalmente un rimbalzo di Piazza Affari

La Borsa di Milano ha centrato il rimbalzo dopo aver bruciato ieri circa 12 miliardi di euro. La performance odierna, con il Ftse Mib tornato saldamente sopra quota 18.000 punti, è stata favorita dalla ritrovata vena del comparto finanziario. È calata la tensione anche sul mercato obbligazionario, dove lo spread Btp-Bund è sceso a 305 punti base dopo aver toccato ieri i 337 punti, non lontano dal record di 347 pb della scorsa settimana. Una spinta è arrivata anche dall’andamento positivo di Wall Street, favorito da alcune trimestrali e dai dati oltre le attese sul mercato immobiliare. I nuovi cantieri residenziali, infatti, a giugno si sono attestati a 629 mila dalle 560 mila unità del mese precedente superando le previsioni degli analisti che avevano pronosticato 575 mila unità. Sul fronte europeo l’indice Zew tedesco sulle aspettative economiche si è attestato a luglio a -15,1 punti rispetto ad un consensus di -12,5 punti. Una discesa dovuta soprattutto ai problemi legati al debito di alcuni Paesi dell’area euro. In questo quadro a Piazza Affari il Ftse Mib ha guadagnato l’1,92% a 18.229 punti, mentre il Ftse All Share è avanzato dell’1,71% a quota 18.946.

Acquisti sostenuti sulle banche dopo la debacle di ieri, nonostante Nomura, in vista della presentazione dei risultati trimestrali, abbia decurtato le attese sull’utile per azione di Unicredit e Intesa SanPaolo per il periodo 2011-2013. Proprio i due colossi del credito italiano hanno svettato sul paniere principale: Unicredit ha guadagnato il 4,68% a 1,186 euro, mentre Intesa il 4,32% a 1,544 euro. Bene anche Banco Popolare (+3,35% a 1,388 euro), Monte dei Paschi (+3,22% a 0,475 euro) e Ubi Banca (+1,95% a 3,34 euro). Più contenuto il rialzo della Popolare di Milano (+0,89% a 1,468 euro) che si appresta a varare il nuovo piano industriale. Oggi, infatti, il Consiglio di amministrazione dell’istituto di piazza Meda si riunirà per definire le linee guida del nuovo business plan (che verrà presentato domani mattina). Secondo indiscrezioni di stampa, la banca milanese si concentrerà sul miglioramento dell’efficienza, il contenimento dei costi e l’incremento della redditività. Il tutto sarà supportato da una razionalizzazione delle controllate.

Continua a leggere

Alta volatilità sui metalli preziosi

Il lavoro mi impone di guardare i mercati finanziari e il focus centrale che mi è stato richiesto dai vertici riguarda il controllo e monitoraggio costante della volatilità dei mercati, suddivisi per asset. Si tratta di entrare in simbiosi con Bloomberg, perché senza il suo prezioso aiuto tutto il lavoro sarebbe molto più difficile ed articolato.

Comunque sia, voglio focalizzare l’attenzione sull’andamento dei metalli preziosi, commodities che tende spesso ad avere un comportamento antitetico rispetto alle altre materie prime, probabilmente la commodity maggiormente decorrelata rispetto al mercato. E in un mondo dominato dall’incertezza sui bancari e sui debiti sovrani dei Paesi periferici dell’area Euro, ecco che i metalli preziosi hanno il loro naturale risalto, diventano il naturale bene rifugio che rappresenta un approdo sicuro ai poveri investitori colpiti dagli tsunami dei mercati azionari.

Il punto è che la volatilità su queste materie prime è salita enormemente in un periodo di tempo molto breve, tra l’altro in controtendenza ad un mercato che, invece, mostra in realtà una volatilità calante, specialmente sugli asset più ad alto rischio. Ovviamente, chi mastica finanza sa bene che con la volatilità non si misura il rischio, quindi non è il rischio ad aumentare, bensì il grado di incertezza e di imprevedibilità dei prezzi dei metalli preziosi. Oro e Argento stanno facendo performance incredibili, risultati che attraggono capitali facili ma che possono dare cocenti delusioni agli investitori.

Il mio consiglio spensierato e senza volontà di consulenza è di rimanere lontani da attività che mostrano andamenti così rapidi e violenti nel breve termine, è un rischio inutile e difficile da gestire. Molto meglio guardare al medio termine, e considerare seriamente l’investimento in dollari in attività a più basso rischio, poiché il super-Euro offre questa valida alternativa di scommessa. Quindi, mi giocherei la scommessa valutaria su un fixed-income, ad esempio. Il rischio c’è, poiché è insito nel cambio, ma almeno rischio consapevolmente ponendomi in una zona saggia del mercato.

La giornata di Borsa: 27 marzo 2011

La Borsa di Milano ha chiuso la prima seduta della settimana senza grandi scossoni. La guerra in Libia, l’allarme nucleare in Giappone e la crisi del Portogallo non hanno particolarmente influito sull’andamento del listino meneghino. Dagli Stati Uniti sono arrivati dati macro in chiaroscuro: la spesa personale di febbraio ha mostrato un progresso dello 0,7%, sopra le attese che indicavano +0,5%, mentre i redditi sono cresciuti dello 0,3% con attese che puntavano ad un +0,4%. In questo quadro a Piazza Affari il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,11% a 22.009 punti, mentre il Ftse All Share è avanzato dello 0,12% a quota 22.669.

Enel Green Power ha svettato sul paniere principale con un rialzo del 3,93% a 1,876 euro in scia alla buona vena del comparto europeo delle energie rinnovabili. Due i fattori chiave: la continua crisi del nucleare in Giappone e la vittoria dei Verdi nelle elezioni regionali in Germania. La controllata di Enel ha poi annunciato l’inizio dei lavori per la costruzione di un nuovo impianto idroelettrico in Costa Rica. L’impianto dovrebbe essere completato nella prima metà del 2013 e porterà la capacità di Green Power installata nel Paese a 74 MW. Eni (-0,12% a 17,31 euro) resta un tema caldo a Piazza Affari, come dimostrato dalle nuove ipotesi circolate nel fine settimana sulla cessione di Snam Rete Gas, dopo le aperture dell’Ad Scaroni dei giorni scorsi. Il Corriere della Sera ipotizza due scenari alternativi: la fusione con Terna, che farebbe un aumento di capitale dedicato all’operazione che porterebbe alla nascita di un campione nazionale delle reti energetiche; la fusione con altri operatori europei di reti gas come GdF, la tedesca Open Grid Europe, la belga Fluxis e l’austriaca OMV Gas, con la creazione di un soggetto paneuropeo.

Contrastato il comparto bancario. Il Banco Popolare è scivolato sul fondo del Ftse Mib con un tonfo del 5,29% a 2,254 euro dopo aver pubblicato venerdì i conti 2010: utile netto di 308 milioni di euro, Core Tier 1 al 6,5% e dividendo di 3 centesimi. Nomura ha ribadito la raccomandazione reduce sull’istituto scaligero, con target price abbassato a 2,5 da 2,7 euro. “Nonostante la debole qualità degli utili, noi pensiamo che i conti non saranno un catalyst per il titolo visto che il mercato resterà focalizzato sull’imminente piano industriale e sull’evoluzione del capitale, che noi consideriamo una chiave per l’investment case”, hanno scritto gli esperti nella nota odierna. Nomura ha suggerito agli investitori di iniziare ad esercitare “il factoring in vista di una potenziale diluizione a causa della conversione del soft convertibile, che noi riteniamo probabile”. Male anche Ubi Banca (-1,86% a 6,87 euro) e Popolare di Milano (-1,19% a 2,83 euro). Di contro il Monte dei Paschi è salito dello 0,80% a 0,945 euro alla vigilia della pubblicazione dei conti, con Banca Akros che prevede un deciso miglioramento dell’utile a 547 milioni dai precedenti 220 milioni di euro. In positivo anche Intesa SanPaolo (+0,61% a 2,29 euro) e Unicredit (+0,37% a 1,877 euro).

Parmalat (-1,01% a 2,356 euro) resta al centro dei riflettori del mercato con il gruppo Ferrero che ha confermato l’interesse sull’azienda di Collecchio. Nel frattempo, il Cda di Parmalat è stato convocato per venerdì primo aprile e l’occasione sarà sfruttata dagli azionisti per esaminare la possibilità di far slittare l’assemblea a fine giugno, così come permesso dal decreto del Consiglio dei Ministri. Occhi puntati su Fiat (-0,84% a 6,47 euro) che ha ripetuto di non aver preso nessuna decisione sull’ipotesi di spostamento della sede legale negli Stati Uniti. Lottomatica non ha sfruttato in Borsa i dati preliminari forniti dall’Agicos, secondo cui il Lotto dovrebbe continuare la sua corsa a marzo con una raccolta attesa a 640 milioni di euro, ovvero il 60% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il titolo Lottomatica ha lasciato sul parterre lo 0,63% a 12,56 euro.

Borsa Italiana

Annozero – Rischi Fatali

La puntata di Annozero di ieri sera (10 marzo 2011) è stata incentrata specialmente sulle vicende del nord-Africa, in particolare riguardo alle vicende libiche e dei profughi che dalla Libia vogliono scappare. Ospite d’onore il ministro dell’economia Giulio Tremonti che ha praticamente aperto la trasmissione con una lezione sugli sviluppi della globalizzazione mondiale dell’economia e sulle vicende storiche che hanno portato all’attuale crisi economica e alle rivolte africane. L’accento principale è stato posto, come sempre accade, la speculazione finanziaria, il vero male per l’economia attuale secondo Tremonti. Dico “come sempre” perché la via facile ed agevole porta sempre a puntare il dito verso la speculazione, la speculazione viene dipinta come “cattiva”, come un comportamento anomalo del mercato e dei trader dei mercati finanziari, quando invece è tutt’altro che vero. Ma non voglio concentrare l’attenzione sulla speculazione finanziaria.

Il vero dramma umano sono le immagini di dolore e di disperazione provenienti dalle frontiere libiche, una situazione umanitaria e umana che sta per collassare, poiché le fragili frontiere con la Tunisia non possono arginare e contenere la paura e la speranza dei cittadini libici e di chi lavorava in Libia prima dello scoppio della rivolta civile. Si tratta di masse di gente che aspetta di superare il mare Mediterraneo ed approdare nell’Europa che, per loro, rappresenta l’approdo verso nuove speranze, verso una rinascita umana alla ricerca di un lavoro e di un salario di sussistenza.
Quello che mi sorprende di più, comunque, è l’impotente attesa delle Nazioni Unite nei confronti di una situazione civile ed umanitaria già ampiamente compromessa. I civili muoiono nelle strade, nelle proprie abitazioni, muoiono per difendere i propri diritti più basilari. Migliaia di disperati affollano le spiagge nordafricane e sono disposti a tutto pur di sopravvivere, ma nonostante tutto questo non si cerca di rendere impotente il regime di Gheddafi; probabilmente continuano sottovoce e sottobanco le trattative per far sì che il Rais mantenga il suo potere assoluto o che, magari, gli venga concessa una fuga sicura e invisibile, cosicché si possa godere in pace i cospicui patrimoni generati in 40 anni di dittatura. Un consiglio ai rivoltosi: attaccate i pozzi di petrolio, è l’unico modo per far muovere seriamente i Grandi della Terra, perché hanno orecchie solo nel portafoglio.

Gas naturale: materia prima controcorrente

L’immagine qui a fianco mostra l’andamento di uno strumento finanziario legato al prezzo del gas naturale, più precisamente si tratta di un ETFS sul gas naturale a leva (ETFS Leveraged Natural Gas). Come si può agevolmente notare il valore di questo strumento finanziario dal giugno 2009 al marzo 2011 (ad oggi, insomma) è in un pesantissimo trend decrescente. Il valore si è praticamente decimato, sintomo che il sottostante non ha performato poi così bene.

E la cosa strana, veramente strana, è che nel medesimo periodo le principali commodities energetiche (e non solo quelle energetiche) hanno fatto balzi da giganti in termini di prezzo sui mercati finanziari di tutto il mondo. Il gas naturale è il vero bastian contrario delle materie prime energetiche, croce degli investitori che, nel frattempo, hanno inutilmente puntutato su un suo rialzo. Le ragioni di tale dinamica dei prezzi è da ricercarsi, probabilmente, nell’abbondanza di giacimenti di tale fattore. La domanda mondiale, infatti, non dovrebbe essere particolarmente soggetta a cali, specialmente che possano spiegare una tendenza ribassista così marcata e così a lungo termine.

Detto questo sorge una domanda immediata: perché le bollette del gas costano così tanto? Ma soprattutto, perché a fronte di una riduzione del costo del fattore gas, com’è possibile che i prezzi delle tariffe non si adeguino a tali andamenti? Viviamo in un mondo in cui i prezzi dell’energia sono ipersensibili ai rialzi del petrolio (ma non ai ribassi) e la questione del gas naturale viene totalmente trascurata, oscurata dalle pressioni geopolitiche che portano il prezzo del greggio a strappare verso l’alto. Tutto schizza alle stelle quando ci sono rialzi dei prezzi, ma il tutto fatica a tornare indietro quando le acque si calmano. Com’è possibile che nessuno dica nulla? Le Authority stanno a guardare? E per di più, come beffa, a molte utenze arrivano pure bollette del gas astronomiche, bollette da infarto vero e proprio. È proprio uno schifo, lasciatemelo dire…

Contratti Future: qualcosa da sapere

Un contratto future è un accordo a comprare o vendere un’attività finanziaria o reale in una certa data futura ad un prezzo prestabilito. Diversamente da un contratto forward, però, i contratti future vengono normalmente negoziati sui mercati regolamentati. La Borsa identifica un meccanismo (la cosiddetta clearing house o cassa di compensazione e garanzia) che funge da controparte per ciascuna delle posizione del contratto. Dunque, un future è formalmente un accordo legale stabilito tra un compratore o venditore e la clearing house associata alla borsa, la quale garantisce che i contraenti rispettino gli obblighi sottoscritti da contratto.
Chi sottoscrive un future può scegliere tra due modalità possibili di liquidazione della propria posizione:

  • si può aspettare fino alla data di regolamento, in corrispondenza della quale chi aveva assunto la posizione lunga acquista il bene sottostante al prezzo prestabilito; chi aveva assunto la posizione corta, invece, vende l’attività a tale prezzo;
  • si può liquidarla anticipatamente, attraverso l’assunzione o apertura di una posizione uguale ma di segno contrario.

All’apertura di una posizione in futures l’investitore deve depositare una somma iniziale minima specificata dai regolamenti della borsa in questione. Al termine di ogni giornata di contrattazione, le negoziazioni determinano il prezzo dei futures: tale prezzo è impiegato per attribuire un valore di mercato alla posizione di ciascun investitore, in modo che guadagni e perdite si riflettano esattamente nel conto titoli dell’investitore.
La maggior parte dei contratti future implicano un regolamento in contanti, ossia prevedono alla scadenza unicamente uno scambio di denaro.
Le maggiori piazze finanziarie per i contratti futures sono il Chicago Board of Trade (CBOT) e il Chicago Mercantile Exchange (CME) negli USA; l’EUREX e il LIFFE (London International Financial Futures Exchange) sono invece le principali piazze europee.