Spalletti: harakiri o cortesia?

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Lo sanno tutti com’è finita Inter-Juve di sabato scorso (mi verrebbe dire “come al solito”, che può essere inteso in tanti modi); la cosa che mi ha maggiormente sorpreso del big match di campionato è stata la gestione della partita da parte di Luciano Spalletti. Perché? Perché la partita gli si era messa come peggio non poteva andargli: sotto 1-0 e in 10 contro 11 per l’espulsione diretta di Vecino (peraltro decisione condivisibile dell’arbitro Orsato). Quasi inaspettatamente, però, l’Inter regge l’urto (soprattutto psicologico) di trovarsi ad inseguire contro la squadra più forte del campionato italiano, per di più in inferiorità numerica. E non solo ha retto il colpo, ma era perfino riuscita a ribaltare il risultato e, tutto sommato, la Juve non riusciva a scardinare il fortino difensivo nerazzurro.

Fin qui capolavoro tattico e mentale del buon Spalletti, solo applausi per lui. Ma sul più bello, Spalletti decide i cambi e lì, praticamente, distrugge la splendida tela che aveva tessuto fino a quel punto. Toglie i due migliori fino a quel momento (Rafinha e Icardi) per inserire Borja Valero e Santon. Ok, talvolta i cambi vengono fatti per necessità, perché il giocatore in campo chiede il cambio, ha i crampi, non riesce a dare il dinamismo necessario (che in 10 contro 11 diventa fattore ancora più importante). Ma se ciò è vero, va detto che Icardi sembrava avere ancora birra in corpo, mentre altri giocatori (Perisic su tutti) erano letteralmente sulle gambe.

Dato che Luciano Spalletti non è un allenatore inesperto, tutt’altro, mi sorge un dubbio: che gli è passato per la mente? Nello specifico, si tratta di un momento di scarsa lucidità dell’allenatore di Certaldo, oppure può essere un “harakiri pilotato” dello stesso? Non parlo di volontarietà, ci mancherebbe, ma è evidente che Spalletti, dopo un avvio di stagione esaltante, abbia vissuto un’involuzione (di gioco e risultati) e mostri (come accadeva anche a Roma) segnali di malessere, come uno che non aspetti altro che farsi mandare via. D’altronde, il Fair Play finanziario ha bloccato il mercato estivo dell’Inter e chi l’aveva scelto (Sabatini) ha già salutato il clan nerazzurro e lui potrebbe voler cambiare aria. Se a questo si aggiunge che il ciclo di Allegri alla Juve parrebbe volgere alla conclusione, ecco che la possibilità di una panchina come quella della Vecchia Signora sarebbe un’opportunità importante per Spalletti; in Italia non esiste panchina migliore, di fatto è l’unica che dà concrete garanzie di vittoria nella stagione. Magari c’è già un’intesa di massima. Certamente, le sue mosse di sabato sera assomigliano più a quelle di un allenatore bianconero piuttosto che nerazzurro. Vedremo…

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Sarri premio Nobel per l’Economia

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Maurizio Sarri è un grande allenatore, uno che si ha fatto tanta gavetta prima di arrivare su una panchina prestigiosa e importante come quella di Napoli. È tanto bravo come allenatore (i risultati e il gioco espresso dalle sue squadre sono lì a dimostrarlo) quanto scarso nella gestione della comunicazione, soprattutto quando non si parla di calcio.

Ricorderanno tutti gli insulti omofobi diretti all’allora allenatore dell’Inter Roberto Mancini, in cui quest’ultimo accusò Maurizio Sarri di averlo apostrofato come ‘frocio’ e ‘finocchio’ per aver chiesto spiegazioni al quarto uomo sull’entità del recupero della semifinale di Tim Cup (Napoli-Inter 0-2, per la cronaca). Se non ricordo male la vicenda finì sostanzialmente a tarallucci e vino, come accade spesso in Italia. Sarri, però, nel frattempo ha acceso una polemica più a largo spettro sul mondo del calcio e sulle differenze nelle capacità economiche fra le diverse squadre della serie A (in realtà la morale alla base è “il mio Napoli è più povero delle altre grandi squadre e questo non è giusto”).

Sarri si è fatto paladino di questa crociata perché è l’allenatore del Napoli, squadra che ambisce a vincere lo scudetto, e perché vanta un passato da bancario, quindi lui di conti economici e finanziari se ne intende. La sua polemica, pur essendo corretta da un punto di vista formale, è sostanzialmente una cazzata faraonica. Ieri, ad esempio, al termine di Milan-Napoli (risultato 1-2) ha risposto piccatamente a Montella che, a sua volta, provocava Sarri per il fatto che lui ha in mano una squadra ben più “ricca”, grazie agli investimenti degli ultimi anni. Eh sì, perché la polemica sollevata da Sarri è chiaramente un boomerang che può ritorcersi contro di lui. Il fatturato delle società è, in primis, un merito delle rispettive dirigenze e, comunque, dipende da tanti fattori che, fisiologicamente, comportano delle differenze anche marcate tra i vari club. È assolutamente normale che la Juventus oggi fatturi più di chiunque altro in Italia ed è altrettanto normale che fatturi più del Napoli, basta pensare al bacino di utenza della Juve in confronto al Napoli.

Voglio ricordare a Sarri che il bilancio del Napoli è stato ampiamente agevolato dal fallimento del 2004. Ripartire da zero ha assicurato a Aurelio De Laurentis di poter costruire un bilancio più leggero, non gravato da “costi storici” (il Milan, che come ricorda Sarri fattura più del Napoli, ha certamente una struttura del costi più rigida e difficoltosa, soprattutto in un contesto di trasferimento del pacchetto di maggioranza e di governance).

Dunque, mi auguro che Sarri continui a lungo a fare l’allenatore, perché è bravo, uno dei migliori interpreti in Italia. Mi auguro, però, che riesca a tenere la bocca chiusa su argomenti che meno gli competono, perché rischia solo di fare brutte figure.

Closing Milan: lo strano ruolo del governo cinese

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Alzi la mano chi ha capito qualcosa nella trattativa Fininvest-Sino Europe Vattelapesca per la cessione del Milan. No, perché io, sinceramente, comincio a credere che si stia cadendo sempre più nel ridicolo. Le ultime “nius” vedono il governo cinese un tantino incazzato per le folli cifre spese da società di calcio cinesi per accaparrarsi giocatori di livello sul mercato europeo (principalmente), ma anche da quello sudamericano. Normale, oserei dire comprensibile. Quindi, si dice, tale giro di vite potrebbe complicare ulteriormente il closing, magari prevedendo un ulteriore slittamento (il primo closing ad oltranza della storia, o closing a rate).

Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che, confermato anche da dichiarazioni di Silvio Berlusconi (ok, non è certamente la persona più affidabile di questo mondo, lo ammetto) e anche dal fratello Paolo (ok, stesso stampo di Silvio), nella cordata cinese di Sino Europe sarebbe presente, indirettamente, anche il governo cinese. Quindi, il governo cinese rende più complicata un’operazione di acquisizione di una società di calcio estera, rischiando di danneggiare indirettamente anche le società della cordata partecipate dal governo stesso? Senza dimenticare, tra l’altro, che il ritardo nel closing sarebbe dovuto a lungaggini burocratiche per le pratiche di autorizzazione all’esportazione di capitali all’estero. E meno male che nella cordata c’è il governo cinese… sono diffidenti pure loro sui nuovi investitori del Milan!

Milan-Palermo, probabili formazioni in campo

Si affrontano domani sera una delle più grandi rivelazioni e una delle più grosse delusioni delle prime cinque giornate di campionato. Il Palermo di Mangia ha ritrovato uno spirito vincente ed esprime un ottimo calcio, spettacolare ed efficace. Il Milan, invece, è campione d’Italia in carica ma stenta a decollare, dopo un avvio di stagione molto difficile e tortuoso, fatto soprattutto di big match e di tanti infortuni. I precedenti a San Siro sono, com’è ovvio che sia, notevolmente a favore dei rossoneri: al Meazza ci sono 30 precedenti fra le due squadre, di cui 26 in campionato tra serie A e serie B e 4 in coppa Italia. Sono ben 23 le vittorie rossonere, 4 i pari e 3 i successi rosanero. Se ci si limita al campionato per 21 volte si sono imposti i padroni di casa, 2 volte il Palermo e 3 volte è finita in pareggio.

Allegri dovrebbe giocarsi la carta Robinho, recuperato dopo il lungo stop per una forma di pubalgia. Il brasiliano dovrebbe portare nuova verve all’attacco milanista, giocando dietro i due “demoralizzati” Cassano e Ibrahimovic. Abbiati confermato in porta, nonostante il momento di forma non ottimale, evidenziato dalla papera sul raddoppio di Marchisio nella sfida con la Juventus a Torino. In difesa consueta linea a 4 con, da destra a sinistra: recupera Abate, Thiago Silva, Nesta centrali e Zambrotta a sinistra. In mezzo il solito centrocampo con Van Bommel perno centrale con ai suoi fianchi Nocerino e Seedorf (out per guaio al ginocchio, sigh). Dovrebbe, quindi, partire ancora dalla panchina Aquilani, giocatore che mister Allegri non vede ancora di buon occhio. Potrebbe anche rivedersi in campo Philippe Mexes che ha risolto i guai al ginocchio ed era dato in ballottaggio con Thiago Silva, per far rifiatare l’asso difensivo brasiliano dopo il lungo viaggio per rispondere alla chiamata della Seleçao.

Le probabili formazioni di Milan – Palermo

Milan: Abbiati; Abate, Nesta, Thiago Silva, Zambrotta; Nocerino, Van Bommel, Aquilani; Robinho, Cassano, Ibrahimovic. Allenatore: Allegri
Palermo: Tvorvas; Pisano, Silvestre, Migliaccio, Mantovani; Bertolo, Barreto, Della Rocca, Ilicic; Miccoli, Hernandez. Allenatore: Mangia.

Milan-Udinese: probabili formazioni

Per la partita di questa sera a San Siro Allegri recupera solamente Zambrotta ed Inzaghi, mentre nessun altro degli infortunati big come Ibrahimovic, Ambrosini, Gattuso, Robinho e Boateng. L’unica vera novità rispetto alla trasferta contro il Napoli, dovrebbe essere Mario Yepes titolare al posto di Nesta, a riposo precauzionale dopo le tante partite giocate a distanza di pochi giorni. Tutto il resto confermato: in porta Abbiati, in difesa Abate e Zambrotta sugli esterni con Thiago Silva a far coppia con Yepes. A centrocampo quasi scelte obbligate per mister Allegri; sarà ancora la volta di Nocerino, Van Bommel, Seedorf ed Aquilani così come anche in attacco giocheranno ancora Pato e Cassano. L’unica novità nel reparto offensivo è il ritorno nella lista dei convocati di Inzaghi, autore di una buona prestazione in partitella, che comunque partirà dalla panchina.

Il Milan affronta l’ennesima partita ostica in questo avvio di stagione che sembra non voler concedere un attimo di tregua ai rossoneri. L’anno scorso finì con uno spettacolare 4-4, partita che consacrò il gruppo forgiato da Guidolin, una squadra in grado persino di raggiungere la qualificazione ai preliminari di Champions, poi persi contro l’Arsenal. L’Udinese sta confermando quanto di buono fatto la scorsa stagione, nonostante le cessioni illustri di Alexis Sanchez ed Inler. Tolto il Napoli si tratta probabilmente dell’avversario peggiore da affrontare, specialmente considerando i tanti infortuni della rosa del Milan. Sarà sicuramente una partita spettacolare, perché si affrontano due ottime squadre allenate da due ottimi allenatori.

Le probabili formazioni

MILAN (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Yepes, Thiago Silva, Zambrotta; Nocerino, Van Bommel, Seedorf; Aquilani; Pato, Cassano.

UDINESE (3-5-1-1): Handanovic; Benatia, Danilo, Domizzi; Basta, Isla, Pinzi, Badu, Armero; Torje; Di Natale.

Napoli-Milan: probabili formazioni al San Paolo

Dopo che entrambe le squadre sono uscite indenni da due difficilissime trasferte europee contro Barcellona (Milan) e Manchester City (Napoli), le squadre allenate da Walter Mazzarri e Massimiliano Allegri si scontrano sulla via dello scudetto. Si tratta, infatti, delle due massime pretendenti al titolo, dato il temporaneo forfait dell’Inter di Gasperini, inchiodata al pareggio dalla non irresistibile Roma targata Luis Enrique.

Per quanto riguarda lo scontro di questa sera, l’unico vero dubbio riguarda l’attaccante partenopeo Lavezzi. A poche ore dal big match con il Milan le condizioni della caviglia di Lavezzi destano ancora preoccupazione in casa Napoli. L’attaccante argentino sarà valutato fino all’ultimo, in alternativa è già pronto il macedone Pandev accanto ad Hamsik e Cavani. Rispetto all’undici visto a Manchester rientra Dossena al posto di Zuniga. Confermati, invece, Hamsik e Cavani e su questo vi erano pochi dubbi.

Chi se la passa male, invece, è mister Allegri, il quale deve fare a meno di Flamini, Mexes, Gattuso, Ibrahimovic, Robinho, Zambrotta, Ambrosini e Boateng infortunati. In pratica si tratta quasi di una squadra al completo in infermeria. Scelte obbligate, quindi, per Allegri che in attacco dovrebbe inserire Seedorf alle spalle della coppia composta da Pato e Cassano, la coppia già vista al Camp Nou. In panchina il giovane El Shaarawy in cui i tifosi del Milan sperano di trovare il talento per accendere la miccia dell’attacco rossonero.

NAPOLI (3-4-2-1): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Maggio, Inler, Gargano, Dossena; Hamsik, Pandev, Cavani. A disposizione: Rosati, Fernandez, Dzemaili, Zuniga, Santana, Mascara, Lavezzi. All. Mazzarri

MILAN (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Nesta, Thiago Silva, Antonini; Nocerino, Van Bommel, Aquilani; Seedorf; Pato, Cassano. A disposizione: Amelia, Yepes, Taiwo, Bonera, Valoti, Emanuelson, El Shaarawy. All. Allegri

ARBITRO: Paolo Tagliavento di Terni. (Assistenti: Grilli-Rosi, quarto uomo: Celi)

Milan-Lazio 2-2: video highlights e pagelle

Non comincia nel migliore dei modi il cammino del Milan di Allegri in campionato. Il Milan, infatti, esce con un solo punto dalle mura amiche di San Siro, messo in grande difficoltà da una Lazio tonica (finché ha resistito) e ben organizzata nel gioco. Sotto di due gol la squadra rossonera reagisce, più con l’orgoglio che con le gambe e il gioco, riacciuffando il pareggio già nel primo tempo. Al doppio vantaggio firmato Klose-Cissé rispondono Ibrahimovic (su assist al bacio di Antonio Cassano) e lo stesso Cassano, di testa dopo un calcio d’angolo battuto da Aquilani.

La squadra di mister Allegri è sembrata ancora tanto imballata da una lunga preparazione estiva che, ci si augura, possa dare i frutti sperati nell’arco della lunga stagione. Certamente c’è da registrare la difesa, in cui Thiago Silva troneggia ancora come in passato, mentre il buon vecchio Nesta comincia a manifestare chiaramente il peso degli anni e dei gravi infortuni patiti lunga la sua carriera calcistica.
Centrocampo abbastanza inguardabile stasera, tanti errori e poco ritmo. La squadra molto lunga non agevola, ovviamente, il ruolo dei centrocampisti e il loro compito. Fra tutti bene Van Bommel che, entrato per sostituire l’acciaccato Gattuso, ha riportato equilibrio in mezzo al campo, ridando i giusti tempi alla manovra.
Attacco fra luci ed ombre. Bene Cassano che si è avvantaggiato per l’impiego in nazionale, mentre Ibrahimovic è apparso ancora poco lucido e brillante, lontano dalla forma migliore. Pato è entrato a 15 minuti dalla fine, ma si è visto poco poco poco.

Le Pagelle di Milan-Lazio

Abbiati 6: incolpevole sui gol, è però troppo indeciso in alcune uscite e crea scompiglio. Da regolare.
Abate 6,5: corre e giustamente finisce con i crampi fino alle orecchie. Subisce inizialmente la fisicità di Cissè, ma poi gli prende le misure.
Nesta 5,5: fa un salvataggio da circense che dà un punto al Milan, ma nei novanta minuti è spesso protagonista di interventi goffi e maldestri; i due gol arrivano dai giocatori che lui stava “marcando”.
Thiago Silva 7: impossibile dargli di meno, lui parte dal 7, non dal 6. Una sicurezza, l’investimento sicuro per eccellenza.
Antonini 6: cresce alla distanza ma non stupisce più di tanto. Soffre tantissimo la posizione di Mauri e dalla sua parte la Lazio fa quello che vuole, praticamente.
Gattuso s.v.: esce anzitempo per uno scontro con Nesta. La sua uscita, comunque, non è poi così dannosa per il Milan, anzi.
Ambrosini 6–: utilissimo nel gioco aereo, come sempre; però a centrocampo ci vogliono almeno dei piedi discreti e lui proprio non li ha.
Aquilani 6: perfetto il passaggio a Cassano che porta al primo gol, si divora un rigore in movimento davanti a Bizzarri e crolla fisicamente dopo il quarto scatto. Spompato.
Boateng 6,5: non il miglior Prince, ma comunque si dà da fare e si impegna al 100%. Esce anche lui acciaccato, per una botta alla spalla. Si spera che non sia nulla di grave perché al Camp Nou ci serve come il pane.
Cassano 7-: si è visto il lavoro in nazionale e le due partite giocate. Il suo ritmo partita è discreto e spicca su gli altri. Probabilmente calerà quando la condizione globale della squadra sarà superiore.
Ibrahimovic 6,5: partita più a far sportellate contro Biava e Dias. Ancora lontano dal miglior Ibra, ha solo bisogno di giocare.
Van Bommel 6: buon direttore d’orchestra, ma commette una sciocchezza che poteva costare molto, molto cara. Meno male che Nesta c’è…
Pato e Nocerino s.v.

Milan campione d’Italia 2010/2011

Il Milan è campione d’Italia! Lo scudetto numero 18 entra nella gloriosa bacheca del Milan. La squadra di mister Allegri riesce nell’obiettivo primario della stagione, laurearsi come miglior squadra d’Italia. La lotta è stata a tratti dura, nervosa, arcigna. Ma la vittoria finale è stata netta e, per certi versi, schiacciante. Le due contendenti principali, Inter e Napoli, sono state spazzate vie negli scontri diretti. 4 partite e 4 vittorie per i rossoneri, 12 punti assolutamente fondamentali per gli uomini di Allegri, probabilmente il vero segnale del cambio di marcia del Milan targato Massimiliano Allegri rispetto alle precedenti gestioni, specialmente la gestione Leonardo che, nonostante avesse portato un buon gioco alla squadra non era riuscito a infondere quel giusto spirito di gruppo e mentalità concreta e vincente.

Non ho molto altro da aggiungere, ora bisogna solo festeggiare i neo campioni d’Italia. FORZA MILAN! FORZA MILAN CAMPIONE D’ITALIA!!! Ed ora sotto con i caroselli e con la festa scudetto!

Roma-Milan, probabili formazioni per il punto scudetto

Questa sera alle 20:45, allo stadio Olimpico di Roma, il Milan il secondo match point per la vittoria del suo 18° scudetto. Di fronte la Roma di Montella in piena lotta per il quarto posto e, quindi, poco propensa a scansarsi per far passare l’armata rossonera. Montella deve affrontare la grana delle squalifiche di De Rossi e Perrotta. Se Brighi rappresenta il naturale sostituto del designato futuro capitano giallorosso ci si aspetterebbe l’innesto di Menez al posto dell’ex cursore del Chievo. Invece il tecnico capitolino, alla luce delle ultime, opache prestazioni del transalpino, pare preferire affidarsi al rispolverato brasiliano Simplicio, giocatore più duttile e concreto del francese Menez, troppo altalenante nelle sue prestazioni. Nella Roma occhio a Riise, spesso decisivo nelle sfide tra Milan e Roma, una specie di gatto nero per il clan milanista.

Per Allegri, invece, pare sarà importante la gestione delle energie complessive della squadra anche in vista dell’impegno del ritorno di semifinale di Coppa Italia contro il Palermo di martedì prossimo. Ha finalmente la rosa al completo (convocato pure Pippo Inzaghi) e ha quindi l’imbarazzo della scelta dell’11 da mettere in campo per la decisiva sfida con la Roma.
In mediana si registra il ritorno di Gattuso, a coadiuvare Flamini e Van Bommel con Seedorf sulla trequarti (panchina per Boateng). In attacco il rientrante Ibrahimovic sarà presumibilmente affiancato da Robinho, anche Pato scalpita in panchina e potrebbe trovare spazio nella formazione rossonera.

Arbitrerà Morganti, arbitro esperto ma che quest’anno ha avuto una stagione decisamente storta. Non sarà contento di rivederlo Ibra, dato che a Firenze è stato cacciato dal campo proprio da Morganti (a dire il vero su segnalazione dell’assistente di linea). Speriamo che non sia l’arbitro a dover far parlare di sé nel dopo-partita, ma si parli di belle giocate e anche di qualcos’altro […]

Formazioni di Roma-Milan

ROMA (4-2-3-1): Doni; Cassetti, Juan, Burdisso, Riise; Pizarro, Brighi; Taddei, Simplicio (Menez), Vucinic; Totti.

MILAN (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Nesta, Thiago Silva, Zambrotta; Gattuso, Van Bommel, Flamini; Seedorf (Boateng); Ibrahimovic, Robinho (Pato).

Milan, lo scudetto atteso da 7 anni

La matematica ancora non permette di proclamare la vittoria finale, ma già dopo la sofferta vittoria di Brescia il popolo rossonero sente nel cuore che quest’anno, dopo un’attesa lunga 7 anni, il campionato 2011 sta per vedere il Milan trionfatore. E non è stata un’attesa agevole, perché nel frattempo l’Inter continuava ad inanellare vittorie su vittorie e, tolto l’anno 2007 in cui abbiamo saputo toglierci diverse soddisfazioni internazionali, il palmares del Milan è stato avaro di vittorie e successi, mentre i cugini si sono persino riempiti la pancia col triplete (ed ora ne pagano le conseguenze a mo’ di indigestione).

La stagione è partita sotto i migliori auspici, con gli arrivi di Ibrahimovic e Robinho, tanto per citare i due acquisti più altisonanti e costosi. A Cesena, però, sembrava il solito Milan, bravo e bello nelle partite importanti ma incapace di essere cinico e concreto contro le squadre provinciali, incapace di controbattere alla forza fisica ed al dinamismo degli avversari. Ed invece ci si sbagliava ancora, perché il Milan ha dimostrato di essere di gran lunga la squadra più costante, specialmente ermetica in difesa, qualità che proprio da anni sembrava completamente persa dalla squadra rossonera.

Sono fiero di questa squadra e di mister Allegri, un allenatore umile ma capace, in grado di trasmettere il suo gioco bello e concreto anche in una squadra che, apparentemente, sembrava già troppo sazia e troppo poco coesa. Il suo grande merito è stato creare un gruppo vincente, dalla mentalità vincente. I campionati si vincono più con la testa che con le gambe, bisogna saper gestire le energie nervose e lui l’ha fatto in maniera sapiente. Massimiliano Allegri è un allenatore da Milan, non come quel manichino di Leonardo, un grande ex giocatore che ha fatto il passo più lungo della gamba e che ora, alla guida di una corazzata, si deve accontentare di guardare il Milan dal basso verso l’alto.

Manca un punto per poter festeggiare e non vedo l’ora! Ancora devo dotarmi di bandierone rossonero, dal balcone al 4° piano voglio che tutti vedano la mia fede calcistica… 😀