Settlement fankulen

Atalanta BC v AC Milan - Serie A

Devo ammettere che sulla vicenda tra Milan e UEFA avevo quello strano sentore di pessima notizia in arrivo e, puntualmente, la pessima notizia è arrivata: con un comunicato ufficiale, la UEFA ha rinviato a giudizio l’AC Milan per violazione del FFP (Financial Fair Play), contestualmente negando la possibilità di un cosiddetto Settlement Agreement, una sorta di patteggiamento tra le parti coinvolte. Ricordo, sorridendo amaramente, che a dicembre scorso la UEFA aveva già sbattuto la porta in faccia al Milan, in occasione della presentazione (la seconda versione) del Voluntary Agreement.

Ammetto di non conoscere a fondo la normativa sul FFP, quindi non voglio entrare nel merito. Dalla vicenda, però, mi sorge un dubbio abbastanza pesante. La teoria sostenuta dall’attuale ad del Milan, Marco Fassone, era che le eventuali sanzioni imposte dalla UEFA dipendessero quasi esclusivamente dalla precedente gestione (Fininvest, con il duo Berlusconi-Galliani). Ora, invece, si evince abbastanza chiaramente che i dubbi e le perplessità di Nyon vertono su:

  1. Elevate incertezze sul rifinanziamento del debito che non si è concluso e non si sa se (e quando) verrà concluso: anche nell’ipotesi più favorevole, comunque, si tratterebbe di elementi al momento assenti dal piano.
  2. Troppe incertezze sull’azionista di riferimento, mister Yonghong Li, la cui figura non ha contorni chiarissimi. In ogni caso, se anche ci fosse un cambio di proprietà, resterebbe al momento un dubbio: il fondo Elliot vuole diventare il nuovo proprietario oppure vendere a sua volta?
  3. Troppe incertezze sui ricavi futuri, soprattutto quelli cinesi: l’Uefa rimprovera il fatto che il piano del Milan si basi su entrate che non hanno conferma, considerato che il mercato cinese non è neanche partito.

Queste 3 motivazioni fanno riferimento alla situazione attuale e a quella prospettica della società Milan, non al passato. Posto che il Milan debba pagare una multa per una gestione poco attenta durante gli ultimi anni di gestione Fininvest, la mancata accettazione del Settlement Agreement sembra dipendere esclusivamente da fattori che riguardano l’attuale proprietà e l’attuale gestione. Gli elementi sollevati dalla UEFA, tranne forse per il primo punto, sono oggettivi il Milan non sembra in grado di difendersi adeguatamente. Il proprietario del Milan, ad esempio, è un perfetto signor nessuno, non lo conosco nemmeno in Cina e le uniche notizia che si riescono a reperire su di lui sono legate a truffe o al fallimento della sua holding. I ricavi, poi, sono sempre oggetto di iper-ottimismo da parte di chi redige piani industriali e, immagino, anche il Milan non è stato da meno.

Marco Fassone non l’ha presa benissimo e ha commentato così la decisione del massimo organo calcistico europeo:

“Mi sembra importante che il Milan assuma una posizione chiara dopo il comunicato dell’Uefa. C’è sorpresa e amarezza perché mi attendevo che la Uefa ci offrisse un settlement agreement: perché da quando c’è il financial fair play c’è sempre stata la concessione del settlement, c’è stato un solo caso in passato con una società russa, non di primissimo livello, che è stata rimandata. Il voluntary agreement non ci è stato consentito perché la commissione riteneva opportuna la garanzia bancaria da 165 milioni da parte della holding – prosegue Fassone – . La Uefa dice che il fatto che la holding non abbia rifinanziato il debito con Elliott getta delle nubi sul futuro della società. Ma questa ipotesi non tiene conto della nostra proposta di sentire il nostro finanziatore che è Elliott, il quale ha garantito anche per scritto una continuità dell’azienda, ma anche ai continui adempienti della proprietà del Milan come gli aumenti di capitale che sono stati versati con regolarità, ci sono rimasta male francamente, il dossier che doveva fare l’abbiamo fatto. Da domani parte l’analisi del dispositivo da parte dei nostri legali, rappresenta un danno importante sotto il profilo dell’immagine”

Come vedete, l’ad si attacca solo al primo punto, escludendo gli altri (tranne quando cita la puntualità degli aumenti di capitale, anche se puntuali puntuali non mi sembra che siano stati). Sono concorde sul fatto che rappresenti un cospicuo danno d’immagine per l’AC Milan, ma spero non lo voglia imputare alla Uefa. Ci manca solo questo…

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Spalletti: harakiri o cortesia?

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Lo sanno tutti com’è finita Inter-Juve di sabato scorso (mi verrebbe dire “come al solito”, che può essere inteso in tanti modi); la cosa che mi ha maggiormente sorpreso del big match di campionato è stata la gestione della partita da parte di Luciano Spalletti. Perché? Perché la partita gli si era messa come peggio non poteva andargli: sotto 1-0 e in 10 contro 11 per l’espulsione diretta di Vecino (peraltro decisione condivisibile dell’arbitro Orsato). Quasi inaspettatamente, però, l’Inter regge l’urto (soprattutto psicologico) di trovarsi ad inseguire contro la squadra più forte del campionato italiano, per di più in inferiorità numerica. E non solo ha retto il colpo, ma era perfino riuscita a ribaltare il risultato e, tutto sommato, la Juve non riusciva a scardinare il fortino difensivo nerazzurro.

Fin qui capolavoro tattico e mentale del buon Spalletti, solo applausi per lui. Ma sul più bello, Spalletti decide i cambi e lì, praticamente, distrugge la splendida tela che aveva tessuto fino a quel punto. Toglie i due migliori fino a quel momento (Rafinha e Icardi) per inserire Borja Valero e Santon. Ok, talvolta i cambi vengono fatti per necessità, perché il giocatore in campo chiede il cambio, ha i crampi, non riesce a dare il dinamismo necessario (che in 10 contro 11 diventa fattore ancora più importante). Ma se ciò è vero, va detto che Icardi sembrava avere ancora birra in corpo, mentre altri giocatori (Perisic su tutti) erano letteralmente sulle gambe.

Dato che Luciano Spalletti non è un allenatore inesperto, tutt’altro, mi sorge un dubbio: che gli è passato per la mente? Nello specifico, si tratta di un momento di scarsa lucidità dell’allenatore di Certaldo, oppure può essere un “harakiri pilotato” dello stesso? Non parlo di volontarietà, ci mancherebbe, ma è evidente che Spalletti, dopo un avvio di stagione esaltante, abbia vissuto un’involuzione (di gioco e risultati) e mostri (come accadeva anche a Roma) segnali di malessere, come uno che non aspetti altro che farsi mandare via. D’altronde, il Fair Play finanziario ha bloccato il mercato estivo dell’Inter e chi l’aveva scelto (Sabatini) ha già salutato il clan nerazzurro e lui potrebbe voler cambiare aria. Se a questo si aggiunge che il ciclo di Allegri alla Juve parrebbe volgere alla conclusione, ecco che la possibilità di una panchina come quella della Vecchia Signora sarebbe un’opportunità importante per Spalletti; in Italia non esiste panchina migliore, di fatto è l’unica che dà concrete garanzie di vittoria nella stagione. Magari c’è già un’intesa di massima. Certamente, le sue mosse di sabato sera assomigliano più a quelle di un allenatore bianconero piuttosto che nerazzurro. Vedremo…

Marquez più goffo che cattivo

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Una piccola premessa è doverosa: non sono un grande appassionato di motori e, quindi, di moto e motociclismo, però devo ammettere che le gare di moto hanno spesso un grande appeal, frutto della spettacolarità delle gare per i continui sorpassi e colpi di scena. E questo sport si fa amare per il coraggio e lo spettacolo offerto dai piloti che gareggiano sul filo del rasoio chiamato follia.

Fatta questa premessa, voglio dire 2 paroline sull’incidente che ha caratterizzato il GP di Argentina di ieri. Marc Marquez attacca violentemente Valentino Rossi, il quale finisce nell’erba e cade. Quindi, l’italiano è vittima e il colpevole è lo spagnolo, su questo non vi sono dubbi (ho letto che qualcuno sosteneva, addirittura, che Rossi avesse stretto troppo la traiettoria e danneggiato quindi Marquez che era più veloce). Ergo, giusto punire il pilota Honda in gara impedendogli di raggiungere la zona punti, perché la sua condotta di gara (non solo su Rossi) è stata troppo aggressiva, troppo al limite.
Detto questo, non trovo nemmeno corretto additarlo come una specie di serial killer. La sua entrata è stata aggressiva e goffa, forse anche a causa della bassa aderenza della pista (di cui, comunque, avrebbe dovuto tenere conto, non può essere un alibi). Non è uno sport per “signorine”, passatemi il termine, e il concetto di “limite” è spesso molto vago e, comunque, un concetto che si tende spesso a voler superare. Capisco la reazione umana di Valentino Rossi di non voler accettare le scuse, perché comunque ci sta che il pilota danneggiato abbia una tale rabbia in corpo da non poter mentire a se stesso e accettare passivamente un comportamento avversario al limite. Però Valentino non è che sia sempre stato un santo alla guida e se ha vinto quello che ha vinto, oltre alle doti indiscusse come pilota, è perché ha avuto una determinazione di ferro che, talvolta, l’ha portato a fare entrate dure e aggressive quanto quella del giovane rivale spagnolo (ricordo un sorpasso su Sete Gibernau con quest’ultimo spinto fuori pista, nella ghiaia, ad esempio).

Quindi, capisco l’incazzatura, un po’ meno la sceneggiata di voler far passare l’altro come scorretto, quando in fin dei conti si tratta di comportamenti frequenti in uno sport che viaggia ai limiti ed oltre. Tra l’altro, Marquez fa sì un’entrata brutta, ma la caduta di Valentino è successiva, per certi versi anche strana, perché da un pilota della sua esperienza mi sarei aspettato che fosse in grado di gestire meglio la moto, perdere anche 1-2 decimi, ma rimanere in pista (probabilmente la direzione gara avrebbe obbligato Marquez a ridare la posizione a Rossi).
Mi auguro che questo non sia l’epilogo dell’ennesima stagione marchiata dal dualismo Rossi-Marquez. La MotoGP è spettacolare in pista, ma diventa noiosa quando diventa semplicemente polemica.

Chiudiamola col closing 

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Fra oggi e l’inizio della prossima settimana dovremmo sapere se la trattativa tra Fininvest e SES per la cessione del Milan può continuare (l’accordo era stato firmato ad inizio agosto 2016, mica l’altro ieri). Tutto (o quasi) lascia intendere che la trattativa proseguirà, perché Fininvest vuole disfarsi dell’asset Milan che rappresenta solo un buco nero per le casse della holding della famiglia Berlusconi, e SES (il consorzio di cinesi anonimi) ha già versato 200 milioni di caparre e non credo che vorrebbe buttarle via così facilmente.

Oggi si vocifera, ma sembra più una prese per i fondelli, della nuova data del closing fissata per il 14 aprile p.v., il Venerdì Santo. Immagino Berlusconi che celebrerà l’Ultima Cena da presidente del Milan e inorridisco… Prima di arrivare al closing, comunque, ci sono un paio di cosette da fare: innanzitutto, accettare le condizioni poste da Fininvest nella nuova bozza di accordo. Poi, versare un’ulteriore caparra da 100 milioni di euro, tanto per non perdere l’abitudine.

Inutile dire che il tifoso rossonero medio è rimasto esterrefatto da un rinvio in estremis che sembrava ormai impossibile. Fa ancora un rumore assordante il silenzio stesso di Fininvest che non ha rilasciato alcun comunicato ufficiale sulla vicenda, lasciando inevitabilmente a giornalisti e opinionisti le teorie più disparate.

Quello che stupisce e che dovrebbe stuzzicare l’interesse dei giornalisti che seguono la gestazione del closing del Milan è: ma dietro a sti fantomatici cinesi, dietro a Yonghong Li chi si nasconde? Ad esempio, io credo che Erick Thohir fosse una testa di ponte di Mr Suning, che ha fatto gestire la società al manager indonesiano perché sistemasse i conti e l’ha poi consegnata al magnate cinese ripulita, economicamente e finanziariamente più sana e solida. Allo stesso modo, immagino che possa esserci qualche pezzo grosso interessato al Milan, voglioso però di gestire una squadra più sana e solida, prima di poter investire capitali importanti. Le schermaglie attuali, tra SES e Fininvest, immagino possano dipendere dalla volontà del consorzio cinese di abbassare le pretese del venditore (se sei così favorevole e disponibile alla cessione, è evidente che il prezzo possa scendere). Ovviamente, la verità la conoscono solo i diretti interessati, noi comuni mortali possiamo solo puntare a tirare a indovinare, sulla base delle informazioni, spesso distorte, che ci arrivano. Rimane un po’ l’amaro in bocca per una grande e gloriosa società di calcio trattata come un rottame, sia da chi compra sia da chi vende.

Sarri premio Nobel per l’Economia

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Maurizio Sarri è un grande allenatore, uno che si ha fatto tanta gavetta prima di arrivare su una panchina prestigiosa e importante come quella di Napoli. È tanto bravo come allenatore (i risultati e il gioco espresso dalle sue squadre sono lì a dimostrarlo) quanto scarso nella gestione della comunicazione, soprattutto quando non si parla di calcio.

Ricorderanno tutti gli insulti omofobi diretti all’allora allenatore dell’Inter Roberto Mancini, in cui quest’ultimo accusò Maurizio Sarri di averlo apostrofato come ‘frocio’ e ‘finocchio’ per aver chiesto spiegazioni al quarto uomo sull’entità del recupero della semifinale di Tim Cup (Napoli-Inter 0-2, per la cronaca). Se non ricordo male la vicenda finì sostanzialmente a tarallucci e vino, come accade spesso in Italia. Sarri, però, nel frattempo ha acceso una polemica più a largo spettro sul mondo del calcio e sulle differenze nelle capacità economiche fra le diverse squadre della serie A (in realtà la morale alla base è “il mio Napoli è più povero delle altre grandi squadre e questo non è giusto”).

Sarri si è fatto paladino di questa crociata perché è l’allenatore del Napoli, squadra che ambisce a vincere lo scudetto, e perché vanta un passato da bancario, quindi lui di conti economici e finanziari se ne intende. La sua polemica, pur essendo corretta da un punto di vista formale, è sostanzialmente una cazzata faraonica. Ieri, ad esempio, al termine di Milan-Napoli (risultato 1-2) ha risposto piccatamente a Montella che, a sua volta, provocava Sarri per il fatto che lui ha in mano una squadra ben più “ricca”, grazie agli investimenti degli ultimi anni. Eh sì, perché la polemica sollevata da Sarri è chiaramente un boomerang che può ritorcersi contro di lui. Il fatturato delle società è, in primis, un merito delle rispettive dirigenze e, comunque, dipende da tanti fattori che, fisiologicamente, comportano delle differenze anche marcate tra i vari club. È assolutamente normale che la Juventus oggi fatturi più di chiunque altro in Italia ed è altrettanto normale che fatturi più del Napoli, basta pensare al bacino di utenza della Juve in confronto al Napoli.

Voglio ricordare a Sarri che il bilancio del Napoli è stato ampiamente agevolato dal fallimento del 2004. Ripartire da zero ha assicurato a Aurelio De Laurentis di poter costruire un bilancio più leggero, non gravato da “costi storici” (il Milan, che come ricorda Sarri fattura più del Napoli, ha certamente una struttura del costi più rigida e difficoltosa, soprattutto in un contesto di trasferimento del pacchetto di maggioranza e di governance).

Dunque, mi auguro che Sarri continui a lungo a fare l’allenatore, perché è bravo, uno dei migliori interpreti in Italia. Mi auguro, però, che riesca a tenere la bocca chiusa su argomenti che meno gli competono, perché rischia solo di fare brutte figure.

Closing Milan: lo strano ruolo del governo cinese

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Alzi la mano chi ha capito qualcosa nella trattativa Fininvest-Sino Europe Vattelapesca per la cessione del Milan. No, perché io, sinceramente, comincio a credere che si stia cadendo sempre più nel ridicolo. Le ultime “nius” vedono il governo cinese un tantino incazzato per le folli cifre spese da società di calcio cinesi per accaparrarsi giocatori di livello sul mercato europeo (principalmente), ma anche da quello sudamericano. Normale, oserei dire comprensibile. Quindi, si dice, tale giro di vite potrebbe complicare ulteriormente il closing, magari prevedendo un ulteriore slittamento (il primo closing ad oltranza della storia, o closing a rate).

Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che, confermato anche da dichiarazioni di Silvio Berlusconi (ok, non è certamente la persona più affidabile di questo mondo, lo ammetto) e anche dal fratello Paolo (ok, stesso stampo di Silvio), nella cordata cinese di Sino Europe sarebbe presente, indirettamente, anche il governo cinese. Quindi, il governo cinese rende più complicata un’operazione di acquisizione di una società di calcio estera, rischiando di danneggiare indirettamente anche le società della cordata partecipate dal governo stesso? Senza dimenticare, tra l’altro, che il ritardo nel closing sarebbe dovuto a lungaggini burocratiche per le pratiche di autorizzazione all’esportazione di capitali all’estero. E meno male che nella cordata c’è il governo cinese… sono diffidenti pure loro sui nuovi investitori del Milan!

Bradley Wiggins si ritira dal ciclismo

Bradley_Wiggins

Fermi tutti. Ho appena appreso che Sir Bradley Wiggins (Wiggo) ha annunciato il ritiro dal ciclismo. Una notizia triste, anche se attesa, per me che sono appassionato di questo sport e ho potuto apprezzare lo stile e la classe del ciclista britannico. Wiggins è stato un campione poliedrico, in grado di dominare su pista e di arrivare a vincere, nel 2012, il Tour de France. Nella varietà di vittorie mondiali e olimpiche, non va dimenticato che è attualmente il detentore del record dell’ora (54,526 km), limite raggiunto il 7 giugno 2015 nella sua Londra.

«Sono stato abbastanza fortunato da vivere un sogno e realizzare tutte le mie aspirazioni di bambino di farmi una vita nello sport di cui mi sono innamorato quando avevo 12 anni. Ho conosciuto i miei idoli e ho pedalato con i migliori al mondo per 20 anni. Ho lavorato con i migliori allenatori e manager a cui sarò sempre grato per il loro supporto. Ciò che rimarrà con me per sempre è l’amore del pubblico tra alti e bassi, solo per avere pedalato su una bicicletta. Il 2012 mi ha sconvolto. Il ciclismo mi ha dato tutto e non avrei potuto farcela senza l’aiuto della mia fantastica moglie Cath e dei nostri bambini. Il 2016 è la fine di questo capitolo»

Se proprio si vuole trovare una sconfitta del ciclista baronetto, forse (e sottolineo forse) il fallito tentativo di conquista della Parigi-Roubaix, corsa che Wiggo ha amato ma da cui non ha ottenuto quanto sperato. Per il resto, il suo palmares parla per lui. È diventato un simbolo, un icona di questo sport, sia in Gran Bretagna sia nel mondo. Ha scritto pagini indelebili del ciclismo, resterà sempre nei cuori dei tifosi e degli appassionati di questo sport.

Rosberg si ritira dalla F1

Rosberg_ritiroCredo sia, tutto sommato, il sogno di tutti. Vincere un titolo mondiale e, da neo campione, abbandonare le gare. Nico Rosberg lo ha appena fatto, annunciando il suo ritiro dalla sua pagina FB personale. Molti atleti dimostrano, sovente, di non riuscire a trovare il momento per dire ‘basta’, lui invece ha scelto il momento migliore, dopo la conquista del suo primo e, date le circostanze, unito titolo mondiale di Formula 1. Obiettivamente, dato la macchina che si ritrovava in mano, la scelta non dev’essere stata facile; certo, ci sono gli aspetti sui rischi del mestiere, sulla pericolosità di guidare automobili progettate per essere velocissime e, quindi, pericolose. A 31 anni, con una famiglia attorno e con un conto corrente colmo di quattrini, l’incentivo a mollare tutto può essergli giustamente sembrato una strada obbligata da percorrere.

Ora si apre il capitolo sostituzione, però. Non so se in Mercedes sapessero delle intenzioni di Nico e fossero pronti all’evento. In caso contrario, il team ora si trova un volante molto importante da assegnare, con un mercato piloti che potrebbe non offrire, al momento, piloti interessanti. Immagino che la disponibilità di un volante così importante e ambito  possa far scricchiolare la solidità di alcuni contratti: in primis direi quello di Alonso, ché è andato alla Honda per soldi ma che potrebbe avere un sussulto di orgoglio dopo una stagione a mangiar polvere (per non dire di peggio). Un altro pilota a cui potrebbero luccicare gli occhi di fronte all’eventualità di sostituire Rosberg, è certamente Sebastian Vettel. Anche lui ha vissuto una stagione anomala, potrebbe essersi reso conto che l’ambiente Ferrari, seppur prestigioso, non è il più adatto per provare ad arricchire la bacheca dei titoli mondiali (anche delle vittoria in F1, in realtà), magari con Ricciardo in Ferrari che, ormai, comincia a sentire il peso ingombrante del compagno Verstappen.

Per il momento, il team principal Mercedes Toto Wolff ha dichiarato: «Chi al suo posto? Ci prendiamo il tempo che occorre per fare le nostre valutazioni». Sembrerebbe la risposta di chi è caduto dalla sedia alla notizia. Sembrerebbe… Comunque, in bocca al lupo a Rosberg per il suo futuro, al di fuori dell’abitacolo di F1.

NeverEnding Closing

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Fonte foto: milannight.com


Ormai la cessione del Milan si sta trasformando in una telenovela, più che in una normale trattativa. Ogni settimana vengono resi pubblici, più o meno direttamente dagli attori coinvolti, nuovi aggiornamenti che spostano più in là nel tempo la chiusura della cessione alla celeberrima cordata cinese (di cui, al momento, non si conoscono nemmeno i nomi e/o le società coinvolte).

È vero che trattare col mondo Cina non è mai facile, i tempi si dilatano a causa delle autorizzazioni governative necessarie per esportare i capitali all’estero, ma se si paragona la trattativa per la cessione del Milan alla cessione dell’Inter, per esempio, in cui era coinvolto un compratore cinese, ecco che i dubbi non possono non venire alla mente. La trattativa, tralasciando la lunga parentesi Mister Bee) dura ormai da molti mesi, il primo accordo vincolante tra le parti è stato sottoscritto nei primi giorni di agosto, con la scissione di una parte della cordata originaria. 100 milioni di euro versati nelle casse di Fininvest come “acconto”, la parte restante da versare, inizialmente entro ottobre-novembre, poi entro il 13 dicembre, ora Silvio Berlusconi apre addirittura alla possibilità di concedere una proroga ai cinesi di un mese e mezzo circa. Più che una trattativa, sembra sempre più una gravidanza. 

Personalmente, per come la vedo io e per come conosco (si fa per dire) Berlusconi, io credo che lui non abbia assolutamente cercato di vendere il Milan all’acquirente migliore (intendendo con “migliore” quello che avesse le maggiori chances di riportare in auge la squadra); questo perché lui vuole essere ricordato come il presidente vincente, anche dopo la cessione. La cordata esiste ed è solida, ma trattandosi di una cordata, credo non sarà facile andare tutti di comune accordo per il bene del club. Verosimilmente, vedo più un’operazione di private equity con l’intento di quotare la società in borsa. Silvio è un vecchio volpone, sicuramente vuole approfittare delle divergenze interne alla cordata per mantenere delle deleghe operative all’interno della società, comandare con i soldi degli altri per lui sarebbe lo scenario best. E una cordata disorganizzata e poco preparata al mondo del calcio europeo è il partner ideale per fare bella figura con gli altri (come quando si faceva fotografare accanto a Brunetta, tanto per intenderci). Silvio Berlusconi è sicuramente innamorato del Milan, ma non quanto sia innamorato di se stesso: questo è poco, ma è sicuro.

Black Sunday

Lewis_HamiltonLewis Hamilton ha vinto il GP di Abu Dhabi. Eppure lui, oggi, era la persona più triste presente ad Abu Dhabi. E si sa, la tristezza e la delusione fanno emergere gli aspetti più negativi del carattere e della personalità di una persona. Lewis è un grandissimo pilota, nessuno potrebbe mettere in dubbio le sue doti di guida, la sua capacità di trovare il limite. Però lui confonde questo suo talento col “mi sento un semi-Dio” e questo lo porta, sovente, a dire cose spiacevoli, oppure a comportarsi come un bastardo di prima categoria. Oggi, per un attimo, ho temuto che lanciasse chiodi dalla vettura a Rosberg in scia.

«Nico ha avuto una stagione molto “pulita”, senza alcun problema tecnico, e per questo oggi siamo seduti in questo ordine. Ma ha fatto un lavoro fantastico, quindi mi congratulo con lui»

Nella prima parte della frase, Hamilton dice che Nico Rosberg è stato semplicemente più fortunato di lui ed è solo per questo motivo che sono arrivati in questo ordine nella classifica piloti. Per carità, è probabile che lui abbia anche ragione, nel senso che a parità di macchina Hamilton ha dimostrato, spesso, di essere più forte del suo compagno di scuderia, ma nel momento della sua vittoria dovresti tenerti per te questo tipo di considerazioni. Infatti, nella seconda parte della frase riportata, sembra voler controllare la sbandata e rientrare in pista.

Tra l’altro, Lewis, con questa frase sembrerebbe rimarcare un concetto che, nel corso della stagione e, specialmente, nel corso delle ultime settimane, ha continuamente ipotizzato, ossia “il team fa il tifo per Nico Rosberg”. Per la serie, quando vinco io è tutto bello e pulito, quando non vinco ci sono complotti e giochi di potere che mi danneggiano (il riferimento ai problemi tecnici concentrati sulla sua vettura sembrerebbero una bella stilettata soprattutto a Toto Wolff).

«Non so perché non ci abbiano semplicemente lasciato correre, non ci sono stati momenti in cui la gara non sia stata nelle nostre mani, e non credo che il successo sia mai stato a rischio. Con il Mondiale costruttori in casa da tempo, non capisco perché abbiano continuato a commentare la corsa. Per quanto mi riguarda, ho perso un sacco di punti durante la stagione, quindi ero in pista per combattere e senza cercare di fare nulla per danneggiare la squadra»

Personalmente, non ho particolari motivi per simpatizzare per Nico Rosberg o Lewis Hamilton. Certo, il tedesco parla in perfetto italiano (è crescito in Italia). Poi però vedo come i due reagiscono alle sconfitte e provo un certo piacere nel veder esultare Rosberg e rosicare Hamilton. All’inglese, inoltre, mi permetto di dare un umile consiglio: se veramente non si fida del team Mercedes, abbia il coraggio di guardarsi intorno e abbandonare la scuderia tedesca. Ché oltre a renderlo più simpatico, magari renderebbe tutta la Formula 1 un cicinin più interessante (basterebbe riuscire a non addormentarsi ad ogni Gran Premio).