Gli Eurobond affossano le Borse europee

E’ notizia di oggi che l’Unione Europea intende accellerare sul fronte Eurobond. La parolina che fa venire l’orticaria alla Merkel sembra essere nei prossimi programmi dell’UE per attenuare la crisi dei debiti sovrani, specialmente quelli periferici. In quest’ottica Giulio Tremonti fu a dir poco lungimirante nel vedere nell’emissione di titoli di debito da parte di un ente sovranazionale europeo era l’unica strada possibile per superare l’empasse politica e finanziaria.

La notizia, però, sembra non essere stata prese bene dalle Borse europee. I mercati hanno aperto tutti negativi per poi virare ulteriormente verso un ulteriore peggioramento. Tutto questo, però, potrebbe essere compatibile con l’annuncio degli eurobond: infatti, se le Borse dovessere salire, che senso avrebbe ricorrere allo strumento dei bond europei? Tutto ciò, dunque, potrebbe essere la risposta indiretta dei mercati verso l’attuazione di questa soluzione, la quale garantirebbe certamente maggiore stabilità ai mercati finanziari del Vecchio Continente.

Non bisogna comunque dimenticare che da oggi si fanno decisamente più insistenti le voci di downgrade della Francia da parte dell’agenzia Moody’s. “La persistenza di elevati costi di raccolta per la Francia amplificherebbe le sfide di bilancio, con implicazioni negative sul credito” scrive Alexander Kockerbeck nell’outlook settimanale datato oggi. Dopo la caduta della tripla A statunitense, ecco affacciarsi lo spettro della caduta di un’altra “grande”, una defezione già ampiamente annunciata dopo la crescita esponenziale degli spread d’oltralpe. Chissà come sta vivendo questa situazione il buon Nicolas… Spero solo che, finalmente, ai sacrifici dei cosiddetti Paesi periferici corrispondano aperture da parte dei Paesi centrali, apparentemente più forti, ma solo nell’apparenza, mi pare…

Ora tocca allo spread della Francia

Da mesi non si fa altro che parlare dell’arcinoto spread fra i tassi d’interesse dei titoli di Stato italiani e i titoli di Stato tedeschi. Il famoso spread Btp-Bund ha toccato picchi impressionanti nella giornata di ieri ed oggi sembra essersi attestato in area 500 punti base, un’area preoccupante ma non terrificante, per dirla rapidamente.

Il punto è che le ultime vicende della politica italiana, con le dimissioni post-datate di Silvio Berlusconi e la probabilissima nomina di Mario Monti a premier di un governo di unità nazionale, potrebbero affievolire la speculazione e la tensione sulla sostenibilità del debito pubblico italiano, consentendo quindi agli spread di tornare verso valori più tranquilli (300bp potrebbe essere un target importante da raggiungere). Il fatto è che i problemi dell’Italia hanno in qualche modo nascosto i problemi finanziari di un altro Paese, uno che fa sovente la voce grossa e vuole comandare insieme alla Germania: la Francia, appunto.

Forse non tutti sanno che ad inizio anno lo spread (decennale) Francia-Germania era attorno ai 30-40 punti base. Oggi, invece, supera i 160 punti. E’ un incremento elevato, oltre 4 volte maggiore ed è il segnale che la prossima vittima delle tensioni sul debito e sui conti pubblici potrebbe essere proprio la Francia di Nicolas Sarkozy, il presidente che ha fatto più volte la morale all’Italia. Perché nessuno si preoccupa della crescente tensione sul debito francese? Direi che in questi mesi la situazione critica dell’Italia ha fatto quasi comodo al duo Sarkozy-Merkel, ma ora le notizie potrebbero venire a galla e se si cominciasse a parlarne un po’ questo accrescerebbe ulteriormente la tensione e, quindi, gli spread con l’amica Germania.

Certo, non è che a noi faccia comodo una Francia sotto attacco speculativo, questo è chiaro. O meglio, magari ci fa comodo sul fronte debito pubblico, ma su tutto il resto (Euro compreso) ho forti dubbi. Però più guardo la matrice degli spread di Bloomberg e più mi chiedo come la Francia possa continuare a fingere di essere un Paese solido e forte e sfruttare questa forza per finanziarsi sul mercato a tassi agevolati e competitivi. La speculazione è una ruota che gira e può darsi che ora tocchi a loro…

Berlusconi e la massa mancante

Una stagista, Amelia Fraser-McKelvie, giovane studentessa di ingegneria aerospaziale di appena 22 anni dell’Università Monash di Melbourne (Australia) è riuscita ad individuare la materia oscura dell’universo, la cosiddetta “massa mancante“. In realtà, però, il popolo italiano l’aveva già scoperta da tempo, aveva già intuito quale massa fosse mancante e, soprattutto, dove questa massa mancante fosse ubicata.

L’ultima manifestazione lampante della massa mancante è stata all’attuale G8 di Deauville dove il nostro premier Berlusconi non ha perso l’occasione per far parlare di sè, approfittando dell’incontro internazionale. Prima ha infastidito Barack Obama con le solite frasi contro la magistratura italiana e Dio solo sa cosa avrà pensato il presidente americano nel vedere quell’ometto che potrebbe essere suo padre (e non solo per l’età, visto che Berlusconi sembra essersi fatto mezzo pianeta) avvicinarglisi e propinargli l’ennesimo sproloquio sui suoi processi, sul fatto che lui è vittima della Giustizia e che i magistrati rossi politicizzati ce l’hanno sempre con lui e hanno instaurato una simil-dittatura.

Avete capito dove si trova la massa mancante, quindi? Eh già, proprio dove state pensando! Se ne sono accorti tutti nel mondo; noi partiamo avvantaggiati, perché possiamo godere delle peripezie lessicali del premier, siamo spettatori passivi della morte dolorosa del nostro Paese e della nostra dignità di popolo. Anche oggi, Berlusconi, ha voluto rincarare la dose, sostenendo che:

‘La giustizia è una patologia, ne ho parlato con Obama e con tutti i leader del G8. E’ mio dovere difendere l’istituzione del presidente del Consiglio’

Cioè, la sua massa mancante gli suggerisce di difendere l’istituzione del presidente del Consiglio. Geniale, non ha la benché minima idea di cosa sia e cosa significhi ‘conflitto di interessi‘. Lui non vuole difendere se stesso, nooo! Lui vuole semplicemente difendere la figura del presidente del Consiglio! Bastava dirlo prima! Lui agisce nel bene del Paese per difendere il premier!
Successivamente, in aggiunta alla precedente dichiarazione, ha detto:

‘Non abbandonerò la politica fino a quando in Italia non ci sarà una giustizia giusta’

Berlusconi, per raggiungere tale scopo, ha stretto un patto con la Morte, sostenendo con la medesima che è legittimamente impedito a morire, dato il suo ruolo istituzionale. La Morte ha fatto subito ricorso, ma dopo l’appoggio esterno del PD ha perso ogni minima speranza.

Tornando a cose più serie, faccio i complimenti alla giovane stagista australiana che pare essere riuscita nell’impresa di scoprire ciò che sembrava invisibile. Finalmente una donna giovane che, per godere delle luci della ribalta, non ha avuto bisogno di passare dal letto di qualche potente

Carla Bruni – L’Important

Clicca l'immagine per visualizzare il video

 

Quella Giuda Iscariota della Carla Bruni viene brillantemente sbeffeggiata dalla Sora Cesira in un video, “L’Important”, in cui la cantante e premier damme di Francia spiega, a suo modo, i motivi che l’hanno spinta fra le braccia del presidente Sarkozy e le ragioni dell’attacco francese alla Libia. Direi un video da non perdere, da spanciarsi dalle risate in diversi spezzoni della canzone che, nella versione della Sora Cesira, risulta orecchiabile e gradevole. Buon weekend a tutti quanti e buon ascolto (click the picture).

P.S. qualora non si fosse capito, a me Carla Bruni sta un tantino sulle palle.

Lactalis completa l’acquisto di azioni Parmalat

Facendo seguito al comunicato diffuso in data 22 marzo 2011, il Gruppo Lactalis comunica di aver acquistato direttamente dai fondi Zenit Asset Management AB, Skagen AS e Mackenzie Financial Corporation complessive n. 93.365.226 azioni ordinarie Parmalat S.p.A. pari al 5,37% del capitale sociale della stessa al prezzo di Euro 2,80 per ciascuna azione. Le restanti n. 172.379.724 azioni possedute dai fondi, pari al 9,92% del capitale sociale di Parmalat S.p.A., sono state acquistate al medesimo prezzo di Euro 2,80 per azione dalle controparti dei contratti di equity swap stipulati dal Gruppo Lactalis.
Oltre al primo contratto di equity swap già comunicato al mercato ed in base al quale la controparte Société Générale ha completato la provvista con acquisti di azioni pari al 5,08% del capitale sociale di Parmalat, in occasione dell’operazione con i fondi il Gruppo Lactalis ha stipulato un secondo contratto di equity swap con la stessa controparte e le medesime caratteristiche avente ad oggetto una partecipazione potenziale fino al 2,42% del capitale sociale di Parmalat S.p.A. La partecipazione potenziale massima del Gruppo Lactalis in base a tali due contratti è pari al 7,50% del capitale sociale di Parmalat S.p.A.

Inoltre, sempre in occasione dell’operazione con i fondi, il Gruppo Lactalis ha stipulato con Crédit Agricole Corporate and Investment Bank quale controparte un terzo contratto di equity swap avente caratteristiche similari ai primi due. Tale contratto, a sua volta, ha ad oggetto una partecipazione potenziale fino al 7,50% del capitale sociale di Parmalat S.p.A. e prevede, tra l’altro, la facoltà del Gruppo Lactalis di estinguere l’equity swap anticipatamente in ogni momento, in tutto o in parte, optando per l’acquisto delle azioni Parmalat S.p.A. sottostanti anche prima della data di scadenza del 2 aprile 2012, data in cui saranno comunque acquistate dal Gruppo Lactalis le azioni Parmalat S.p.A. sottostanti.
A seguito dell’operazione, pertanto, il Gruppo Lactalis detiene una partecipazione diretta pari al 13,97% del capitale sociale di Parmalat S.p.A. ed una partecipazione potenziale pari al 15,00% del capitale sociale della stessa.

Comunicato ufficiale

Siamo in guerra

L’Italia entra in guerra contro Gheddafi, a fianco di USA-Francia e compagnia bella. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha confermato che siamo pronti ad intervenire direttamente con 8 aerei, 4 caccia bombardieri e 4 Tornado. Non c’abbiamo messo molto tempo a prendere una decisione sul da farsi, siamo stati praticamente costretti a scendere in battaglia per colpa della rapidità dell’intervento francese, iper-reattivi nel rispondere alle offensive dei lealisti al vecchio regime. Siamo costretti perché la posizione ce lo impone, perché Gheddafi l’abbiamo costruito noi e abbiamo sempre cercato di addolcire la sua posizione, sia in termini di politica interna sia in termini di quella estera. Inoltre, non bisogna trascurare gli aspetti economici, perché restando a terra rischiamo seriamente di essere tagliati fuori dalla spartizione delle ricchezze energetiche del territorio libico.

Nell’evidenza dell’intervento militare italiano, spiccano e stupiscono le parole del presidente Napolitano che, dall’alto della sua carica istituzionale, sostiene ancora che l’Italia non sia in guerra:

«Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un operazione autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu», ha detto il presidente Napolitano parlando delle operazioni in Libia. Il capo dello Stato ha ricordato che la Carta delle Nazioni Unite prevede anche azioni delle forze armate ‘volte anche a reprimere le violazioni della pace’. «In Libia abbiamo avuto una repressione forsennata e violenta rivolta contro la stessa popolazione libica da parte del governo e del suo leader Gheddafi»

Dunque, manca da parte di tutti una dichiarazione di guerra ufficiale, ed anzi, in molti si affrettano a smentire e negare tutto quanto, persino l’evidenza. La verità è che dobbiamo attaccare, ma vorremmo non dover pagare le conseguenze dell’attacco. Essere oppositori ed amici del regime di Gheddafi, è questo a cui noi miriamo. La centralità dell’Italia nelle vicende geopolitiche è un vero elemento distintivo del Belpaese. Fa parte del nostro dna voler rimanere sempre neutralmente belligeranti.

Voglio solo sperare che tutto ciò non si traduca in un nuovo Afghanistan. Aprire un altro fronte di guerra non è il massimo oggi, finanziare l’ennesimo intervento militare può risultare difficoltoso per un Paese alle prese con tagli alla scuola, alla cultura, alle opere pubbliche. Speriamo che il tutto termini nel minor tempo possibile e col minor numero di vittime innocenti.

All’attacco di Gheddafi

Oramai è questione di ore, forse minuti. Le forze armate libiche del colonnello Gheddafi sono ora sotto la lente delle forze europee che vogliono controllare che la risoluzione Onu sia rispettata. Paladino della difesa dei diritti e delle vite degli insorti a Gheddafi è il premier francese Sarkozy, il primo che ha veramente rotto i ponti con il leader libico, condannato espressamente le barbarie del suo regno e minacciando attacchi militari.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato, dopo il vertice di Parigi tra Onu, Usa, Ue e Lega araba, il via libera all’attacco aereo contro le forze leali a Muammar Gheddafi a Bengasi. Le operazioni militari, ha annunciato il premier belga Yves Leterme, inizieranno nelle prossime ore. I paesi che hanno partecipato al vertice di Parigi hanno deciso “di assicurare l’attuazione della risoluzione Onu”, ha affermato Sarkozy. “Insieme – ha aggiunto – abbiamo deciso di mettere in atto le richieste dell’Onu per porre fine alle violenze contro i civili in Libia e siamo tutti d’accordo ad usare tutti i mezzi possibili anche militari per mettere in atto le decisioni del consiglio”.

Finalmente si è arrivati ad una soluzione che possa tentare di fermare lo sterminio dei rivoltosi libici. Non è che io mi fidi ciecamente di questi rivoluzionari, ma quello che so e che mi basta sapere è che Muammar Gheddafi non è certamente uno stinco di santo ed è venuto il momento in cui la sua dittatura giunga al termine o quantomeno venga rivista. Esportare la democrazia con le bombe è un ossimoro, lo so, però talvolta non c’è altra soluzione. Non si combatte un tiranno con le idee e le rivoluzioni spesso hanno bisogno di sangue versato per raggiungere dei fini lodevoli.
Fa eco a Sarkozy anche il primo ministro britannico David Cameron: “ha rotto il cessate il fuoco e questo rende urgente l’adozione di misure che evitino che il numero dei morti tra la popolazione civile possa crescere. E’ il colonnello Gheddafi che ha voluto tutto questo. Ha mentito alla comunità internazionale, ha promesso un cessate il fuoco e ha continuato a brutalizzare il suo stesso popolo. E’ giunto dunque il momento di agire, in maniera urgente, per mettere in atto le decisioni delle Nazioni Unite. Non possiamo più permettere il massacro dei civili”

In tutta questa smania di intervento militare, echeggia in maniera evidente il “silenzio” di Germania e Italia. Non posso non pensare che si tratti semplicemente di relazioni economiche che non si vogliono ulteriormente incrinare col leader libico. Specialmente l’Italia si trova in una posizione non invidiabile, quella di ex grande amico che ora si trova dalla parte opposta e non sa bene cosa fare. Fare troppa amicizia con un pazzo non è mai una cosa bella, spero che il Berlusca abbia imparato da questa vicenda. Cerchiamo di farci amici quelli buoni ed importanti, cribbio!

Terrorizzati dalla Destra Estrema

Domenica scorsa il quotidiano francese Le Parisien ha pubblicato un sondaggio realizzato dall’istituto Harris Interactive secondo cui Marine Le Pen era in testa, con il 23% delle preferenze, nelle intenzioni di voto per il primo turno delle elezioni presidenziali del 2012. La notizia è del tutto normale, se non fosse che Marine Le Pen è la figlia di Jean Marie Le Pen e presidente del Fronte Nazionale, il partito di estrema destra francese.

La notizia pare abbia sconvolto mezza Francia, sempre per il solito pericolo nero che vede la politica di destra sostanzialmente “cattiva”, un mix di protezionismo e xenofobia che potrebbe portare a tensioni sociali insanabili. Personalmente, però, credo sia arrivato il momento di abbandonare questo stereotipo del politico di destra. Al di là di quello che uno possa pensare, meglio giudicare le persone e non le ideologie politiche che esse rappresentano. Quelle che contano sono le idee delle persone e non quelle dei partiti. Non conosco l’ideologia di Marine Le Pen, ma credo che se il sondaggio proposto la vede in testa nelle preferenze di voto del popolo francese per le prossime presidenziali un motivo ci sarà, vorrà dire che la vecchia politica più “centrale” e meno “estrema” non ha raggiunto gli obiettivi sperati e, talvolta, perfino promessi. Inutile parlare di “pericolo” o di ritorno al fascismo/nazismo. In Italia la Destra è stata falcidiata dalla cultura rossa che l’ha dipinta come una belva feroce ed estremamente pericolosa. Poi è arrivato Fini e le ha dato il colpo di grazia

Tornando al sondaggio francese, esistono comunque molte perplessità sulla bontà dei risultati del medesimo sondaggio, poiché è stato condotto online, una modalità considerata da sempre meno affidabile dell’intervista telefonica, dato che risulta decisamente più agevole raccontar balle.

Le Parisien, nel riportare la notizia, ha fornito il numero degli intervistati (1.618) e ha spiegato come è stato condotto il sondaggio, ma non ha fornito il margine d’errore di questa tipologia di sondaggio associato al numero degli intervistati. Su un campione di mille intervistati il margine d’errore è di circa il 3%, quindi lo scarto tra Le Pen, Sarkozy e Aubry potrebbe essere nullo, applicati i dovuti correttivi.
Le ambiguità del sondaggio ed il modo in cui Le Parisien e alcune altre testate hanno deciso di dare la notizia ha dato l’avvio a una discussione sui sondaggi come strumento, sulla loro attendibilità e sull’opportunità di regolamentarne l’uso e la diffusione. Se alcuni sostengono addirittura che i sondaggi perturbino i processi democratici, in qualche modo predeterminando le candidature, alcuni interventi vanno in direzione opposta.

Allora mi domando: quando finirà questo terrore nero? L’evoluzione della politica passa anche dall’unione e dalla condivisione di ideologie estreme, poiché è la stessa situazione reale ad assumere, talvolta, risvolti estremi. E’ una questione anche culturale che, mi auguro, possa cambiare nel minor tempo possibile.

Mississippi bubble: storia di una crisi

Dopo aver parlato della crisi dei tulipani, oggi voglio parlare di un’altra bolla famosa, ossia la Bolla del Mississippi (Mississippi bubble). Questa crisi ha come epicentro Parigi e come attore protagonista un certo John Law. Questi è uno scozzese, figlio di un orafo-banchiere, ergo faceva parte di una famiglia benestante. Purtroppo, in giovane età, gli muore il padre e si trasferisce a Londra. Qui conduce una vita dissoluta fatta di sperperi e in poco tempo finisce col dissipare quasi tutto il suo patrimonio. La fortuna di Law deriva dalla sua grande capacità di calcolo matematico e probabilistico, fattore che gli permetterà di recuperare parte degli sperperi grazie al gioco d’azzardo. Successivamente, in un suo viaggio in Italia, affina le sue conoscenze e tecniche in materia bancaria e sulla moneta; capisce che a causa della carenza di moneta le economie degli Stati nazionali non posso decollare. Secondo lui gli Stati devono aumentare l’offerta di moneta per abbassare i tassi di interesse e, conseguentemente, aumentare il Pil reale.
Altra convinzione di John Law è che gli enormi debiti pubblici possono essere acquistati da una grande società per azioni privata che, a fronte dell’incameramento del debito pubblico, emettesse azioni. Lo Stato beneficerebbe di tale situazione poiché avrebbe di fronte un solo creditore con cui ottenere tassi più bassi e ricevere dilazioni. A fronte di queste agevolazioni lo Stato deve però concedere dei monopoli a questa società.
Le idee di Law vengono recepite dalla corte francese, perché nel 1700 si trovava a fare i conti con un debito spropositato, alimentato dalle esigenze di corte e dalle guerre combattute su più fronti. John Law parte dalla creazione di una banca di emissione privata che chiama Banque Générale (maggio 1716). Questa banca ha la facoltà di emettere carta moneta con l’impegno di convertirli in moneta su semplice richiesta dei possessori. Il collocamento delle azioni della banca non ha successo, allora Law autorizza il pagamento delle azioni con debito pubblico al valore nominale, nonostante sul mercato i titoli di debito pubblico valessero il 50% del valore nominale. L’altra decisione fu quella di ottenere il totale appoggio della Corona per far decollare la banca.
Per rilanciare l’economia rilancia in grande stile la Compagnie des Indes. L’accordo prevedeva che, in cambio di alcuni monopoli, la società si sarebbe adoperata al ritiro del debito pubblico. Nel frattempo, la Banque Générale diventa banca del sovrano e assume il nome di Banche Royale. La Compagnia delle Indie ottiene all’inizio il monopolio del commercio e dello sfruttamento della Lousiana. Diventa ben presto la più grande società per azioni mondiale. Law colloca diverse tranches di azioni di tre tipologie: mamma, figlia e nipotina, per la diversificazione generazionale. Il valore nominale di tali azioni è di 500 livres. La quotazione di queste azioni sul mercato è di 150 livres. Al momento del secondo collocamento, John Law chiede 550 livres (incorporando, quindi, un premio al rischio sul valore nominale); con la successiva sottoscrizione il premio viene rivisto verso l’alto innescando, in tal modo, una gonfiagione artificiale del prezzo delle azioni. Law mette inoltre in pratica una politica monetaria espansiva che svolge un ruolo significativo per il collasso del valore delle azioni: la politica monetaria espansiva sostiene la gonfiagione con tassi bassi e facilità di credito.
Gli assets della Compagnia delle Indie sono rappresentati da due grandi fonti:

  • i territori della Lousiana e del Mississippi, che Law aveva pubblicizzato come veri e propri paradisi terrestri pieni di ricchezze;
  • il debito pubblico incamerato, su cui la Corona di Francia pagava un tasso compreso tra il 3% e il 4%.

Sostanzialmente, la capacità di generare profitti di questa società era molto bassa ed essendo molto bassa è impensabile un valore delle azioni eccessivamente elevato.
Nel 1720 i prezzi cominciano a precipitare. Nel dicembre del 1720, con le azioni collassate al valore di 500 livres da un valore di circa 10.000, Law è costretto a fuggire dalla Francia e scappare all’estero.