La manovra sulle pensioni

Metodo contributivo per tutti a partire dal 1° gennaio 2012 e abolizione delle pensioni di anzianità basate sul sistema delle quote. Indicizzazione all’inflazione solo per le pensioni minime nel 2012 e nel 2013 e obiettivo pensionamento a 67 anni nel 2022. Questi i punti cardini della riforma del sistema pensionistico italiano presentata ieri sera dal presidente del consiglio Mario Monti. Il pacchetto, assemblato insieme al ministro del Welfare Elsa Fornero, dovrebbe portare nell’immediato sui 3-3,5 miliardi di risparmi.

Metodo contributivo
Dal 1° gennaio 2012 sarà applicato a tutti il sistema contributivo pro rata. Questo decreterà la fine del calcolo della pensione basato sugli ultimi stipendi. L’applicazione del retributivo continuerà per coloro i quali il calcolo della pensione attraverso il contributivo risulterà più favorevole.

Vecchiaia
La pensione, a partire dall’anno prossimo, arriverà al compimento dei 66 anni di età per gli uomini e a 62 per le donne. Per quest’ultime, appartenenti al settore privato, è previsto un adeguamento progressivo ai 66 anni maschili nel 2018. Per le donne impiegate nel settore pubblico l’età pensionabile aumenterà a 66 anni nel 2012 mentre le lavoratrici autonome passano a 63 anni e mezzo dall’anno prossimo e a 66 anni e mezzo nel 2018. I lavoratori autonomi invece potranno andare in pensione a 66 anni e mezzo. Obiettivo sarà quello di giungere al 2022 a un’età pensionabile per tutti non inferiore ai 67 anni.

Anzianità vs anticipata
La riforma abolisce le pensioni di anzianità, ossia quelle previste attraverso il calcolo delle quote legate alla somma dell’età anagrafica con quella contributiva. D’ora in poi il termine anzianità sarà sostituito da anticipata: le porte della pensione dal 2012 si potranno aprire in anticipo solo con la maturazione di 42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 e un mese per le donne. Per gli autonomi serviranno non meno di 41 anni e mezzo di contributi per le donne e per gli uomini 42 e mezzo. L’uscita anticipata “piena” è prevista solo per coloro cha abbiano compiuto almeno 62 anni di età. In caso contrario, anche con la maturazione dei 42 anni di contributi, scatterà una penalizzazione del 3% per ogni anno di età prima dei 62 anni.

Via la finestra e fascia flessibile
Addio al sistema delle finestre mobili per la decorrenza della pensione, fissato a 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi. Adesso il periodo sarà assorbito nei requisiti di vecchiaia: quindi il momento in cui si maturano i requisiti sarà anche quello di pensionamento. Inserita anche una cosiddetta fascia flessibile che invoglierà i lavoratori a posticipare il più possibile il pensionamento. Per le donne il periodo andrà dai 63 ai 70 anni mentre per gli uomini sarà tra i 66 e i 70 anni.

Rivalutazioni
La riforma prevede il blocco delle pensioni rispetto all’inflazione sia per il 2012 sia per il 2013. Rimarranno totalmente fuori dal provvedimento le pensioni minime, ossia quelle fino a 467,42 euro, e parzialmente quelle comprese tra questa soglia e i 935 euro.

Contributo di solidarietà
Colpite anche le fasce più alte e coloro che godono di trattamenti privilegiati. Per tutti coloro che usufruiscono di fondi speciali Inps dal 1° gennaio 2012 scatterà un contributo di solidarietà variabile tra lo 0,3 e l’1%, a seconda degli anni di contribuzione.

Borsa Italiana

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Le novità del DDL Stabilità

Qui di seguito le principali modifiche/novità del cosiddetto “DDL Stabilità”, la manovra aggiuntiva e correttiva che dovrebbe riportarci sui binari della stabilità economica.

– PENSIONI: Certificato l’aumento dell’età pensionabile. Pensione di vecchiaia per tutti i lavoratori a 67 anni entro il 2026 e a 70 nel 2050.

– LAVORO GIOVANI E DONNE: Sgravi contributivi del 100% per i primi 3 anni di contratto di apprendistato, a partire dal 2012. Successivamente l’aliquota sarà del 10%.
Incentivi economici anche per il lavoro femminile. Previsto un contratto di inserimento per le aree geografiche il cui tasso di occupazione femminile sia inferiore di almeno 20 punti percentuali a quello maschile o il cui tasso di disoccupazione femminile superi di 10 punti percentuali quello maschile. Prevista anche la deduzione Irap che per l’anno 2012 ciascuna regione può disporre relativamente ai contratti aziendali nel settore privato.

– MOBILITA’ STATALI IN ESUBERO: I dipendenti pubblici in soprannumero potranno essere posti ‘in disponibilita’ con un’indennità pari all’80% dello stipendio per due anni. Le amministrazioni che non adempiono alla ricognizione annuale non potranno effettuare assunzioni.

– 150 MLN PER LEGGE MANCIA: Arrivano 150 mln di rifinanziamento per il 2012-2013 per la Legge Mancia per microinterventi.

– DISMISSIONI IMMOBILI PUBBLICI: Saranno possibili attraverso il conferimento o il trasferimento degli stessi a uno o più fondi comuni di investimento immobiliare o a una o più società. I proventi derivanti dalle cessioni andranno alla riduzione del debito pubblico.

– DISMISSIONE TERRENI AGRICOLI: Sarà affidata all’Agenzia del Demanio che dovrà alienarli mediante trattativa privata (per gli immobili di valore inferiore a 400mila euro) o mediante asta pubblica (per quelli di valore pari o superiore a 400mila euro).

– MENO TAGLI ALL’EDITORIA: Ridotti i tagli di 19,55 milioni di euro nel 2012, di 16,25 milioni nel 2013 e di 12,902 milioni nel 2014. In precedenza erano previsti tagli rispettivamente di 69,8 mln, 58,06 mln e 46,14 mln.

– RADIO RADICALE: Avrà un finanziamento di 3 milioni di euro per il 2012.

– BONUS BEBE’: Proroga sino al 2014 del fondo nuovi nati.

– AUTOSTRADE: Defiscalizzazione, attraverso Irap e Iva, per la realizzazione di nuove autostrade.

– TAGLI PIU’ SOFT PER REGIONI: Redistribuzione tra le regioni delle compensazioni ai tagli previsti dall’ultima manovra agli enti territoriali grazie al ricorso ai proventi della Robin Tax sul settore energetico.

– TAV, RISCHIO ARRESTO: Le aree interessate alla realizzazione della Torino-Lione sono di ‘interesse strategico nazionale’, chi vi si introduce sarà punito con l’arresto da tre mesi a un anno e un’ammenda.

– BENZINA: Nuovo aumento delle accise sulla benzina e sul gasolio dal 2012 per rendere strutturale la deduzione forfetaria vigente dal 1998 a favore dei distributori di carburante. Le aliquote di accisa sulla benzina e sul gasolio sono fissate dal primo gennaio 2012 a 614,20 e a 473,20 euro per mille litri di prodotto e dal 2013 a 614,70 euro e a 473,70 euro per mille litri di prodotto.

– STOP TARIFFE MINIME PROFESSIONI: Liberalizzazione degli ordini professionali con l’eliminazione delle tariffe minime dei professionisti entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge. – ANAS Dall’1 gennaio 2012 trasferirà a Fintecna tutte le sue partecipazioni.

– STRETTA DEBITO ENTI LOCALI: Gli enti territoriali parteciperanno alla riduzione del debito pubblico a partire dal 2013. La partecipazione di ogni ente sarà stabilita in relazione al debito medio pro capite. Stretta per ricorso a mutui e altre forme di finanziamento.

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Manovra all’italiana

Finalmente la maggioranza politica è riuscita a partorire una manovra economica che rispettasse i diktat della Lega Nord di Bossi e del leader tascabile Berlusconi. E va premesso che non è mai facile tagliare, perché qualche scontento lo si trova sempre, è praticamente inevitabile. Certo è che, probabilmente, sono riusciti a peggiorare una prima bozza di manovra che, al di là di qualche ombra, presentava delle cifre abbastanza chiare, soprattutto si capiva da dove si sarebbero recuperati i soldi per la manovra. Il contributo di solidarietà era impopolare, chiaramente, come ogni gabella che si rispetti. Però colpiva i redditi medio-alti, risparmiando i ceti meno abbienti dall’ennesima mannaia che poteva deprimere ulteriormente il nostro Paese. Insomma, era una vera “Robin Hood tax“, perché colpiva direttamente i redditi dei ricchi, senza essere scaricata sui cosiddetti poveri.

Ed invece che succede? Come sempre accade in Italia si parte sempre da ottimi propositi, ma si finisce sempre col guardare il tornaconto personale e privato. Colpire i ricchi è una manovra molto popolare, ma che fa male anche al proprio portafoglio (visto nell’ottica della politica). Scartato, fortunatamente, l’idea di incrementare l’aliquota Iva, la maggioranza ha virato verso l’abolizione delle Province e qualche ritocchino alle pensioni (sia chiaro, non si è mai pensato minimamente di toccare i vitalizi parlamentari). Sul punto pensioni, gli anni di riscatto della leva militare e dell’università non concorreranno più a formare anzianità pensionistica, pur rientrando per il calcolo economico della pensione. Sono rimasti fregati coloro che hanno pagato (profumatamente) per il riscatto, visto che i veri benefici del riscatto sono stati annullati. E probabilmente la Lega ha dovuto far finta di non vedere questo passaggio, perché il proprio motto era che le pensioni non si dovevano toccare.

Il più contento di tutti è Berlusconi: niente contributo di solidarietà, niente patrimoniale. Il suo portafoglio è salvo, dopo il salasso della sentenza a favore della CIR. Il premier ha così commentato le manovra modificata:

«Sono stati ridotti di molto i costi della politica, tagliate parecchie poltrone. La Lega è stata responsabile ora è necessario che lo siano le opposizioni. Avevamo detto subito che quella manovra, varata per avere un intervento della Bce a tutela dei nostri titoli di Stato sotto attacco della speculazione, sarebbe migliorata. Ho sempre lavorato ad agosto per rendere la manovra più equa e sostenibile. Avevo detto che introducevo il contributo di solidarietà con il cuore che grondava sangue perché da sempre ho promesso che non volevamo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Siamo riusciti a levarlo con altre fonti di risparmio»

A Silviè, ma quale grondante di sangue! A te giravano i maroni perché facevi il calcolo di quanto ti toccava pagare con la vecchia versione della manovra! E se tu e quelli come te pagate di meno, indovina un po’ chi deve pagare di più…
E comunque voglio proprio vedere i saldi di questa manovra, ma soprattutto sono curioso di vedere come faranno ad eliminare le Province. L’iter legislativo è lungo e tortuoso, si è sempre in tempo a cambiare idea.

Giornata Nazionale della Previdenza: 4 e 5 maggio

 La Giornata nazionale della Previdenza si terrà il 4 e 5 maggio a Milano, in Piazza Affari, presso la Borsa Italiana. E’ stata organizzata da Itinerari Previdenziali in collaborazione con Borsa Italiana e Prometeia e con il sostegno di AdEPP (Associazione tra le casse previdenziali privatizzate), Assoprevidenza, Cisl, Confindustria, Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza, Rete Imprese Italia e Uil, in partnership con Intesa Sanpaolo e con l’alto patronato della presidenza della Repubblica. Si dice che questa sarà la generazione dei senza pensione. E proprio per cercare di sensibilizzare il Paese, e in particolare i giovani, su questa tematica d’attualità, è stata organizzata la prima Giornata nazionale della previdenza dedicata al mondo delle pensioni pubbliche e private. Obiettivo: cercare di costruire un dialogo con i professionisti del settore, imparare a conoscere i prodotti e raccogliere quante più informazioni possibili per operare scelte pensionistiche consapevoli. Saranno presenti 65 enti previdenziali pubblici e privati, sono previste inoltre tre conferenze istituzionali e 23 incontri di approfondimento.

Direi che l’evento è lodevole e utile per chiunque, specialmente per le giovani generazioni che si affacciano al mondo del lavoro e che, con mille difficoltà nel trovare un lavoro devono pure penare al pensiero che tutte queste fatiche, in realtà, si tramuteranno in una batosta futura.
Chiunque fosse interessato all’evento può cominciare a cliccare sul sito ufficiale della manifestazione ed iscriversi direttamente online. E’ presente sul sito anche un test per verificare le proprie conoscenze in ambito previdenziale.

Altri canali per seguire la Giornata nazionale della Previdenza 2011:

Pensioni: terzo scalino e finestra mobile

ETA’ PENSIONE ANZIANITA’ DIPENDENTI: I lavoratori dipendenti dall’anno prossimo andranno in pensione anticipata rispetto all’età di vecchiaia con quota “96” ma con almeno 60 anni di età (fino a fine 2010 basta quota 95 con almeno 59 anni). Quindi in pratica ci vogliono 60 anni di età e 36 di contributi ma salgono a 61 se gli anni di contributi sono solo 35. Una volta raggiunti i requisiti per avere l’assegno bisogna aspettare ancora 12 mesi previsti dalla “finestra mobile” introdotta con la manovra di luglio arrivando quindi almeno a 61 anni.

ETA’ PENSIONE ANZIANITA’ AUTONOMI: I lavoratori autonomi vanno in pensione di anzianità con quota 97 e almeno 61 anni di eta. A questi requisiti va aggiunta un’attesa di 18 mesi previsti dalla finestra mobile prevista dalla manovra di luglio. Di fatto quindi per li autonomi sono necessari almeno 62 anni e mezzo (regola che vale anche per i collaboratori a progetto).

PENSIONE DI VECCHIAIA: La finestra mobile si applica anche alla pensione di vecchiaia (65 anni gli uomini, 60 le donne). Di fatto quindi si andrà in pensione di vecchiaia con almeno 61 anni le donne e 66 gli uomini.

DONNE E PUBBLICO IMPIEGO: Le nuove regole di fatto cancellano la pensione di anzianità per le lavoratrici del settore privato che potranno uscire dal lavoro dopo i 60 anni, età già prevista per la pensione di vecchiaia. Diversa la situazione invece per le impiegate nel pubblico che avranno dal 2011 un requisito anagrafico per la vecchiaia di 61 anni (65 dal 2012). Per loro sarà ancora possibile l’uscita anticipata per anzianità con 60 anni di età e 36 di contributi. Ad entrambe le categorie comunque si applica la finestra mobile e quindi un anno di attesa una volta raggiunti i requisiti anagrafici e contributivi.

ANZIANITA’ CON 40 ANNI CONTRIBUTI: Sarà comunque possibile avere la pensione di anzianità, indipendentemente dall’età con almeno 40 anni di contributi ma a questi andranno comunque aggiunti i 12 mesi di attesa della finestra mobile.

REQUISITI ENTRO IL 2010: Le norme sull’uscita mobile non riguardano i lavoratori che maturano i requisiti entro dicembre 2010 che potranno uscire dal lavoro anche l’anno prossimo con le “vecchie” finestre (gennaio e luglio).

fonte: Ansa.it

Come possiamo tutti facilmente notare, andare in pensione sarà sempre più difficile e a condizioni sempre meno vantaggiose. A parte una leggera risalita prevista per i prossimi anni, sicuramente dopo la soglia del 2015 il gap previdenziale è destinato a crescere pesantemente, comportando una pensione che si allontana nel tempo, e che al contempo si alleggerisce, appiattendosi su valori, praticamente, di pensione sociale. La pensione dovrebbe essere la giusta ricompensa dopo una vita di lavoro, ma qui si configura una realtà ben diversa, in cui la pensione è sempre più miraggio, un miraggio che nasconde pure un incubo per chi riuscirà a raggiungerlo. In bocca al lupo ai futuri pensionati!

Previsioni nefaste sulle pensioni nel 2050

Un quinto di coloro che andranno in pensione nel 2050 avranno diritto a una previdenza pubblica (quella derivante dai contributi versati durante l’attività lavorativa) più bassa dell’assegno sociale, che oggi è di circa 450 euro. È questa l’ultima previsione sull’andamento futuro delle nostre pensioni. Si parla del 2050, quindi riguarda specialmente la mia generazione, in generale quelli nati fra gli anni ’80 e ’90.

Dunque, il sistema previdenziale pubblico sta collassando. Il rapporto fra pensione e salario percepito nell’ultimo anno di lavoro scenderà dal 70% attuale a poco meno del 50% fra 40 anni. Questi risultati sono stati eleborate dall’Università di Bologna in collaborazione con la fondazione Unipolis. Quindi, per chi oggi fatica a trovare un lavoro stabile e soddisfacente, ecco arrivare l’ennesima mazzata, tanto per confermare che le cattive notizie non giungono mai da sole. Le categorie più colpite dovrebbero essere le donne e i lavoratori precari (e chi non è precario oggi?).

Va lo immaginate come si potrebbe vivere con meno di 450 euro al mese? Già oggi sarebbe alquanto difficile, ma provate ad immaginare quanto varranno quei 45o euro scarsi nel 2050, tenuto conto dell’andamento generale dei prezzi che, come tutti possono tranquillamente constatare, è sempre in salita, magari poco a causa della crisi attuale, ma sempre crescente. Lo scenario è apocalittico. Una marea di persone potrebbe trovarsi con un pugno di mosche al momento di arrivare alla tanto attesa pensione e l’unica cosa che si può fare è risparmiare per il futuro. Il problema è che la stagnazione economica e la forte disoccupazione non permettono di alimentare come si dovrebbe il risparmio. La previdenza integrativa privata è l’unica soluzione che può permettere di coprire il gap previdenziale che si andrà a creare sul lato pubblico. Ovviamente, la soluzione ottima sarebbe staccarsi completamente dal sistema pubblico, ormai inefficiente, per affidarsi autonomamente a soluzioni private più redditizie. E col termine “redditizie” non mi riferisco al rendimento che il mercato potrebbe offrire, bensì a soluzioni a rendimento garantito, il metodo migliore, a mio avviso, per costruire una pensione senza troppi pensieri.

In generale, la parola d’ordine è risparmio. Createvi la pensione come vi pare e piace, l’importante è accantonare per il futuro. Il mercato assicurativo e bancario offre diverse soluzioni e bisogna stare molto attenti su chi affidare il proprio futuro. Si tratta di una decisione molto importante che va valutata per bene, magari chiedendo un parere ad un esperto, possibilmente non di parte. 😉
Prima si comincia e più facile sarà ottenere i risultati voluti. Altrimenti, il 2050 diventerà una triste realtà per, almeno, 1/5 della popolazione italiana, questo è praticamente garantito.

Non è un Paese per vecchi

L’Italia non è un Paese per vecchi, perché di vecchi ne abbiamo tanti e la spesa pensionistica continua inesorabilmente a salire. Circa un anno fa avevo scritto della relazione dell’Ocse che ci vedeva ai vertici mondiali per la spesa per le pensioni. Oggi la situazione non è certo migliorata, tutt’altro. Nel 2009 la spesa per le pensioni e le rendite ha pesato per 234.025 milioni di euro con un aumento del +4,3% su base annuale e aumentando di circa un punto percentuale rispetto al Pil (15,4% del 2009 contro il 14% del 2008). Questi aumenti della spesa pensionistica si vanno a sommare agli aumenti dei pagamenti sostenuti per la cassa integrazione (+200,4%) e per gli assegni di disoccupazione (+34,8%).

Quindi nel Paese aumentano pensionati e disoccupati, il tutto condito dall’apparente disinteresse della classe politica, presa da lutti eccellenti e tra lotte fratricide. Se la situazione era molto poco sostenibile l’anno scorso, oggi diventa tutto a dir poco allarmante. Perché la spesa pensionistica aumenta, ma la “qualità” delle pensioni non è certamente buona: oltre la metà delle pensioni si colloca al di sotto dei 1000 euro, una soglia che, con il costo della vita attuale, definirei “di mera sopravvivenza“. Ergo, non è nemmeno un problema di pensioni d’oro, si sta delineando semprepiù un problema strutturale che, per troppo tempo, è stato sottostimato, lasciato accantonato anche per non ricevere contraccolpi elettorali. Non è però il momento di fare calcoli politici, è necessario che si ponga rimedio alla situazione in atto, specialmente per salvaguardare le generazioni future (lo so, sono in conflitto di interessi), perché a breve le pensioni potrebbero non esserci per tutti…

Solo un fatto di contabilizzazione

Il nostro ministro dell’economia, Giulio Tremonti, dice che non bisogna preoccuparsi delle voci di un presunto buco di bilancio, perché si tratta di un semplice fatto di contabilizzazione. Oltre a ciò, le nostre pensioni sono sicure perché noi la riforma l’abbiamo già fatta, la nostra economia non risente della crisi e nemmeno dei problemi della Grecia e il resto d’Europa praticamente ci invidia. Io quando sento queste vagonate di ottimismo spontaneo da parte di un politico sento sempre un brivido lungo la schiena, uno strano presagio che mi mette addosso un’ansia e un terrore che nemmeno “Paranormal Activity” potrebbe fare…

BRUXELLES
Pil, pensioni, conti pubblici, Grecia. Tremonti a tutto campo all’Ecofin. «Nei nostri bilanci nessun buco, solo un fatto di contabilizzazione», dice il ministro del Tesoro mettendo a freno le voci che parlavano di un maxi-debito. Quello del rosso «è un non problema». Nessun allarme anche sulle pensioni, dopo che Berlusconi aveva parlato di eccessiva pesantezza del sistema previdenziale: «Molti in Europa hanno problemi con le pensioni- ha detto Tremonti- ma in Italia non è un problema. Noi la riforma l’abbiamo già fatta».

Il ministro poi si è espresso per Draghi alla Bce. Nella scelta dei candidati alla guida dell’Eurotower «non esistono criteri geografici né quello di paesi piccoli o grandi ma solo il criterio del candidato migliore». «Quando tra venti mesi porremo la questione della scelta del presidente, chiederemo di nuovo di usare questo criterio», ha sottolineato il ministro dell’Economia.

Infatti nella scelta del portoghese Constancio alla vicepresidenza della Bce è stato seguito appunto il criterio del merito in quanto, ha spiegato Tremonti «il portoghese è stato ministro, ha avuto una notevole esperienza universitaria ed è Governatore della Banca centrale di Lisbona», quindi «il candidato giusto per il posto giusto» ha aggiunto.

Tremonti ha anche affrontato il nodo Grecia, spiegando che l’esposizione del sistema Italia nei confronti della Grecia è dieci volte inferiore rispetto a quello della Francia e molto più basso di quello tedesco. «Sulla Grecia a noi risulta che il sistema Italia è esposto per 8 miliardi, quello tedesco per 35 e quello francese per 80», così il ministro, che non accetta gli allarmismi sul Pil in calo: «Non stiamo peggio di altri».

Al vertice di Bruxelles i ministri dell’Economia hanno ribadito la loro disponibilità ad aiutare Atene. Nell’eventualità in cui si rendesse necessario, la Commissione europea sarà pronta a mettere in atto un «quadro» coordinato di sostegni finanziari a favore della Grecia ha detto il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, precisando durante una conferenza stampa al termine del vertice dei ministri finanziari che l’Unione europea dispone «dei mezzi» per effettuare un simile intervento.

fonte: La Stampa

Quanto è credibile uno come Tremonti? E la credibilità in economia è fondamentale, altrimenti meglio starsene zitti e togliersi dalla politica…

Berlusconi lancia l’allarme pensioni

Il premier italiano Silvio Berlusconi lancia l’allarme pensioni al termine del vertice UE:

Al vertice europeo ho posto il problema dell’età pensionabile visto che c’è l’esigenza da parte di tutti. Le pensioni stanno pesando sempre più sui bilanci di tutti gli stati

Un allarme serio che dimostra quanto sia preoccupante lo stato e le prospettive dei sistemi pensionistici nazionali dei vari Paesi europei, specialmente quello italiano in cui fattori economici e fattori demografici stanno portando all’attenzione di molti i possibili problemi per le generazioni future, me compreso quindi, dato che ho (quasi) 26 anni.

Dal mio punto di vista, da consulente previdenziale, esorto chi può a cominciare a pensare a mettere da parte dei soldi per il proprio futuro, indipendentemente dal fatto che si voglia seguire Cattolia Previdenza oppure altre compagnie. Non facciamoci cogliere impreparati quando arriveranno le prime vere mazzate nelle tasche dei futuri pensionati. Perché prevenire è meglio che curare… 😉

Cattolica Previdenza – Progetto Pensione Bis

Cattolica Previdenza Progetto Pensione Bis è un piano individuale pensionistico (PIP) che ti permette di accumulare nel tempo le risorse di cui potrai disporre al raggiungimento dell’età pensionabile, in aggiunta all’eventuale pensione pubblica, per assicurare il miglior tenore di vita alla tua famiglia.

Esistono due forme di gestione:

  1. Soluzione Garantita – i contributi vengono investiti nella Gestione Separata Gestione Previdenza con un rendimento minimo garantito dell’1,75% annuo composto e il consolidamento annuale dei risultati.
  2. Soluzione Dinamica – i contributi vengono investiti in proporzione predefinita nel fondo interno EV Strategia Internazionale e nella gestione separata Gestione Previdenza. La composizione del portafoglio viene adeguata ogni 5 anni, riducendo progressivamente l’esposizione al rischio all’avvicinarsi dell’età pensionabile.

I contributi che versi sono sempre investiti totalmente, senza alcun prelievo. Infatti, Cattolica Previdenza Progetto Pensione Bis è uno dei pochissimi prodotti assicurativi previdenziali che non impone costi di ingresso né costi fissi.
Come per tutti i Piani Individuali Pensionistici, sono previsti benefici fiscali, ossia la deducibilità dei contributi versati fino ad un massimo di 5164,57 euro (ovvero 10 milioni del “vecchio conio”). Oltre a ciò, bisogna menzionare la tassazione agevolata sulle prestazioni e la ridotta tassazione sui rendimenti, nonché le varie possibilità di conversione in rendita, tra cui voglio citare l’innovativa rendita con controassicurazione, che in caso di decesso trasforma la rendita in un capitale a disposizione dei tuoi cari.

Come Consulente previdenziale, sono qui disponibile a fornire risposte e chiarimenti in merito. Sono temi importanti che possono riguardare il futuro di tutti noi, quindi credo sia il caso di parlarne con calma e serenità, senza però sottovalutare troppo la questione.