L’elettrica che si ricarica da sola

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Recentemente sto vedendo passare spesso alla tv il nuovo spot della Toyota che promuove le proprie auto ibride. Sull’ibrido, va detto, Toyota è probabilmente la casa costruttrice che ha maggiormente puntato e sviluppato sulla tecnologia ibrida, ossia sull’accoppiata di un motore endotermico + un motore elettrico.

Nulla da eccepire sulla cosiddetta tecnologia ibrida, anche se forse la ritengo un po’ superata, ma quello che veramente non riesco a capire ed accettare è stata la comparazione tra l’ibrido e l’auto elettrica. Ossia, l’auto ibrida è vista come un’elettrica più smart, capace di “autoricaricarsi” senza doversi attaccare ad una presa elettrica e, dunque, senza dover stare necessariamente ferma durante una ricarica. Non si può, infatti, inneggiare all’ibrido come “pulito” e a basse emissioni dimenticando che per ricaricare le batterie elettriche, oltre al recupero di energia dalle frenate, di fatto l’auto utilizza e consuma carburante, producendo quindi emissioni inquinanti. L’ibrido è una soluzione parziale ad un problema molto importante: l’inquinamento, specialmente quello cittadino. Attualmente, economicamente e concretamente, è la soluzione migliore per cercare di ridurre le emissioni delle automobili, ma solo perché quelle elettriche son ancora troppo costose e l’infrastruttura a supporto dell’elettrico potrebbe risultare ancora troppo debole, soprattutto in alcune aree del Paese.

Quindi, per favore, non facciamo pubblicità disincentivante all’elettrico, ché già il mondo dell’elettrico in Italia è difficile di suo, senza interventi esterni. Grazie.

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Il silenzio delle innocenti (auto elettriche)

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Tra i tanti pregi dell’auto elettrica che la fa apprezzare da molti automobilisti è la silenziosità delle automobili, poiché il motore elettrico, a differenza di quello endotermico, praticamente non produce rumore; di fatto l’unico rumore che si sente è quello del rotolamento delle ruote sull’asfalto.

A quanto pare, però, tutto questo silenzio ha dato fastidio a qualcuno. Ad esempio, la NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration), ovvero la motorizzazione USA già dalla fine del 2016 aveva deciso che dal 1° settembre 2019 tutte le auto elettriche e ibride avrebbero dovuto emettere un suono riconoscibile e facilmente individuabile al di sotto di una certa velocità, per consentire ai pedoni di individuare più facilmente le auto. Questa modifica rappresenterà un grande aiuto per tutti i pedoni (e ciclisti), specialmente per le persone non vedenti che, come è ovvio che sia, potrebbero avere grosse difficoltà ad individuare le automobili elettriche in arrivo. Una ricerca ha mostrato che i pedoni hanno il 40% in più di rischio in più di essere investiti da un’auto elettrica o ibrida rispetto a un’auto a benzina o diesel. Inoltre, il 93% delle persone non vedenti o ipovedenti ha detto di aver avuto problemi con le auto elettriche/ibride.

Questa novità normativa è previsto che venga introdotta anche in Unione Europea tramite un’apposita direttiva. È previsto che questo dispositivo di sicurezza non potrà essere disattivato dal guidatore, ma si attiverà automaticamente all’avviamento dell’auto. Questo per prevenire la tragedia che avvenne in Giappone, quando un guidatore disattivò il congegno finendo con l’uccidere una persona cieca e il suo cane guida.

Comunque, già diversi modelli di auto elettrica e ibrida si sono adeguati alla nuova normativa. Resta il peccato per il gusto del puro silenzio delle auto elettriche che, ahimè, risulta essere troppo pericoloso… alla faccia dell’inquinamento acustico.

Il fallimento di Tesla

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No, ancora non è successo e, forse, mai avverrà. Ma quello che è certo è che la nota e innovativa casa automobilistica Tesla, del celeberrimo e spesso geniale miliardario Elon Musk che, fra le sue tante idee geniali, sta provando a rovesciare il tavolo del mercato automotive, passando da un mondo a base di motore a scoppio verso il motore elettrico a zero emissioni. Un sogno bello ed entusiasmante, ma che pare non si stia realizzando appieno. Tra i pessimisti sul sogno di Elon Musk, forse tra i più pessimisti sul progetto Tesla c’è John Thompson, gestore di un hedge fund e CEO di Vilas Capital Management, il quale, come si suol dire, la tocca piano e sostiene apertamente:

Unless Elon Musk “pulls a rabbit out of his hat,” Tesla will be bankrupt within four months

Ma non si tratta semplicemente di parole, perché John Thompson dalle parole è passato, da anni, ai fatti, assumendo una pesante posizione short sul fondo hedge da lui gestito e, di fatto, scommettendo sulla bontà delle proprie posizioni sostenute con forza.
Ok, ma cosa non va in Tesla? Perché si parla di un imminente fallimento alle porte? Beh, innanzitutto Tesla ha difficoltà nel fare ricavi e, soprattutto, si è dimostrata particolarmente allergica agli utili. E su questo punto c’è una generale convergenza di opinioni, perché i numeri del bilancio di Tesla sono molto “scarichi”. Ad esempio, lo stesso Thompson mette in relazione i numeri di Ford, che è valutata la metà di Tesla, nonostante la Ford abbia prodotto 6 milioni di automobili realizzando profitti per 7.6 miliardi di dollari, mentre Tesla ne ha prodotti 100.000 con 2 miliardi di perdita.

Altri motivi per essere dubbiosi sul futuro di Tesla li spiega egregiamente Enrico Verga e vi invito a leggerlo attentamente. Mi soffermo su un punto che ritengo essere il vero nodo cruciale del sogno Tesla, ossia la Model 3, ovvero quell’auto elettrica “economica” che nell’ottica di Musk dovrebbe rappresentare la vera diffusione su larga scala dell’auto elettrica. Ecco, su questo argomento stanno emergendo tutti i problemi connessi al passaggio da una produzione di nicchia (Model X e Model S a prezzi esorbitanti e, quasi, proibitivi) ad una vera produzione di massa.
Tra l’altro Musk non ha solo Tesla in testa, questa è solo la punta dell’iceberg del suo mondo imprenditoriale. Sarebbe un vero peccato se Tesla dovesse finire gambe all’aria perché ha avuto il merito di fungere da grimaldello per scardinare il mercato automobilistico fossilizzato sui combustibili fossili. Vedremo chi vincerà, alla fine, tra Elon Musk e gli shortisti su Tesla.

WLTP, il costo della verità

Rimango sempre affascinato da conseguenze che sembrano totalmente sconnesse dalle cause. L’ultima in cui mi sono imbattuto è una vicenda connessa ai nuovi test dei consumi per l’omologazione delle automobili, il cosiddetto WLTP o Worldwide harmonized Light vehicles test procedure, una nuova procedura che sostituirà i vecchi procedimenti del programma NEDC che è stato considerato inadeguato e poco veritiero ai fini del risultato finale, considerata la brevità della simulazione (11 km) e la bassa velocità media raggiunta (34 km/h). Che i test precedenti fossero poco attendibili era cosa assai nota, i consumi delle automobili “sulla carta” risultavano decisamente migliori rispetto a quelli registrati su strada.

I nuovi test, come riportato da alVolante.it, sono composti da 4 fasi: «le auto saranno provate simulando velocità basse, medie, alte ed autostradali. Ogni fase è composta da varie prove, come ad esempio frenate, accelerazioni o riprese. In determinati casi le vetture in fase di test verranno provate nella versione più leggera e in quella più pesante: questo per minimizzare le discrepanze fra i diversi allestimenti. Sono previste inoltre suddivisioni differenti in base al rapporto peso/potenza: il test durerà 17 minuti per quelle inserite nella categoria 1 (comprende le auto fino a 30 CV per 1.000 kg di peso) e 30 minuti per quelle di categoria 3 (oltre i 46 kW/1.000 kg). I furgoni e gli autobus rientrano nella seconda categoria, mentre le auto tradizionali nella terza. La simulazione del percorso per la categoria 3 misura 23,25 chilometri, verrà affrontata alla velocità media di 46,5 km/h e includerà un tratto di guida a 130 km/h». Insomma, la simulazione risulta essere più corrispondente alla realtà, all’uso normale di un’auto, no?

Ma la reazione di alcune case automobilistiche non si è fatta attendere. Da settembre di quest’anno la nuova procedura entrerà effettivamente in vigore e alcuni si stanno già lamentando. Perché? Perché queste nuovo processo, tra le altre cose, rischia di avere degli impatti sui prezzi delle automobili. Sì, le casa automobilistiche per dire la verità sui reali consumi delle loro automobili prodotte devono far pagare di più i clienti. Una specie di tassa sull’onestà, insomma; prima potevano fare un test fasullo e/o farlocco e farci uno sconto sull’acquisto. Ora ci dovranno far pagare fino all’ultimo centesimo, perché se aumentano i consumi dichiarati dovranno necessariamente aumentare anche i costi, chiaro?

È evidente che test più complessi potranno avere costi maggiori che si ripercuoteranno sul prezzo di vendita. Ma con ciò, dove sarebbero i problemi? Credo che un consumatore meglio informato e più consapevole sarebbe anche disposto a spendere un pochino di più, piuttosto che proseguire con la presa in giro passata, in cui le case automobilistiche presentavano auto dalle prestazioni fantasmagoriche che, all’atto pratico, tali non sono.

Le bugie di Trenord

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Che Trenord non fosse l’emblema della società di servizi più efficiente lo si era capito, lo hanno capito più o meno tutti i suoi abbonati. Ora, però, comincio a dubitare perfino della sincerità della società. Oggi, infatti, mi trovavo in viaggio sul treno della linea S1 S 23260 da Lodi a Saranno. Il treno era perfettamente in orario, anzi, addirittura in anticipo (link allo screenshot che continuava a mostrare il treno in orario) ed ero sinceramente sorpreso, non capita tutti i giorni di vedere un treno Trenord addirittura in anticipo.

Arrivato alla stazione di Milano Bovisa, in anticipo, il treno è stato soppresso, senza alcuna spiegazione. Il treno non era guasto, perché infatti viaggiava puntualissimo. Semplicemente non aveva voglia di arrivare fino a Saranno. Se fosse possibile avere una spiegazione della soppressione del treno S 23260 sarebbe fantastico, ma mi rendo conto che non si può pretendere più di un miracolo al giorno (oltre al treno in anticipo).

La cosa bella, però, è arrivata dopo. Infatti, sull’app di Trenord è apparsa la seguente comunicazione: 


Dunque, alle 13:30 Trenord comunica che il treno in partenza da Saranno alle 14:08 e diretto a Lodi alle 15:37 oggi terminerà la corsa a Milano Bovisa, a causa di un guasto tecnico al treno. Cioè, il treno è guasto per arrivare fino a Lodi, mentre può arrivare tranquillamente fino alla Bovisa? Io trovo che sia alquanto anomalo tutto questo, sembra quasi che la giustificazione addotta da Trenord sia, in realtà, una balla gigantesca, roba che farebbe inorridire pure Pinocchio.

Un consiglio per Trenord: abbiate il coraggio di ammettere che non potete o non volete garantire il servizio, non inventatevi scuse assurde e campate in aria (“guasto tecnico al treno che il personale in servizio sta cercando di risolvere” non si può sentire, si vede lontano un miglio che è una frottola). Siate sinceri, ammettete i vostri limiti, ché almeno sembrereste incapaci, ma simpatici.

L’autostrada Salerno-Reggio Calabria è finita! (Forse)

Salerno_Reggio_Calabria.jpgIeri sera, tramite la sua pagina Facebook, l’ex premier Matteo Renzi ha esultato per il completamento dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria nei tempi previsti. Era, infatti, il 22 febbraio scorso quando Renzi, di fronte ai giornalisti, promise che l’autostrada sarebbe stata completata entro il 22 dicembre 2016. E l’ex premier non poteva perdere l’occasione di rivendicare un suo successo personale, una promessa mantenuta agli Italiani.

Tutto ok, se non fosse che il buon Renzi, diciamo, ha mantenuto la promessa come tutte le altre. L’ha mantenuta a metà, per così dire. Oh, sia ben chiaro, meglio un po’ che niente, ma se si guarda alla realtà si intuisce che la Salerno-Reggio Calabria non è propriamente ‘completata’. Come scrive Anas sul proprio sito:

10 km, relativi al tratto tra lo svincolo di Campo Calabro, al km 433+750 ca., e lo svincolo di Reggio Calabria/Santa Caterina, al km 442+920: sono previsti lavori di manutenzione straordinaria, la procedura di gara è in corso.

Inoltre, sempre sul sito, si dice che “Per i restanti 58 km di autostrada, già caratterizzati da quattro corsie e a standard autostradale, Anas ha avviato, di intesa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, un Piano di manutenzione che prevede specifici interventi per il rifacimento profondo della pavimentazione, risanamento di viadotti, posa in opera di nuove barriere di sicurezza, nuovi impianti di illuminazione e tecnologici, nuova segnaletica”. [infografica piano di manutenzione] [video 3D piano di manutenzione]

Quindi, l’esultanza di Renzi è il solito gioco delle 3 carte: chiudo i cantieri e li rinomino in “lavori di manutenzione”. Va detto che è il suo stile e che, dopo la scoppola del 4 dicembre, ha un disperato bisogno di rivendicare a sé i risultati positivi dell’Esecutivo (a Gentiloni l’arduo compito di incassare, in silenzio, i pugni di quelli negativi).

P.S. il costo complessivo della Salerno-Reggio Calabria ammonta, finora, a 7,446 miliardi di euro.

Trenord fa vomitare

Trenord_vomitareDall’immagine qui a fianco non so se si vede, ma questo altro non è che uno scorcio di un treno Trenord, preso esattamente questa sera per tornare a casa. Si può apprezzare la chiazza di vomito (umano, immagino, anche se potrebbe essere di origine animale) con accanto della terra, forse, che lascia il dubbio che si tratti di escrementi.

La foto è stata scattata in una delle carrozze di testa, quindi è difficile immaginare che il personale Trenord non si sia accorto (anzi, è altamente probabile che il problema gli sia stato segnalato).

Questa è la vita del pendolare. Non solo bisogna attendere il treno in ritardo, al freddo (di questa stagione); non solo spesso si è costretti a viaggi a mo’ di sardina, in piedi, schiacciati l’un l’altro, perché il treno è palesemente sottodimensionato rispetto agli utenti; non solo gli scioperi, spesso del venerdì, costringono i pendolari a fare orari di lavoro “strani”, oppure a utilizzare permessi o ferie; no, quando si ha la fortuna di trovare un posto libero, ecco che si scopre che il posto era libero non per caso, c’era un motivo sotto sotto.

Intendiamoci Trenord, a me personalmente basterebbe anche solo avere dei treni puntuali, sulla pulizia sono anche pronto a chiudere un occhio (e a turarmi il naso). Ma dato che siete ciò che più lontano non può essere dal concetto di puntualità, proprio non ce la fate, allora cercate di migliorare su aspetti che sono alla vostra portata. Dai, su, è Natale, fateci sto regalo 😉

Sciopero dei treni del 21 ottobre 2011

Disagi in vista per il trasporto ferroviario. Le segreterie nazionali dei sindacati di categoria, si legge in una nota delle Fs Italiane, hanno proclamato uno sciopero nazionale del personale del gruppo dalle 9 alle 17 di venerdì 21 ottobre. In occasione dello sciopero, spiega la nota, il programma di alcuni treni potrà subire modifiche.

P.S. Olè, altri disagi in vista per chi viaggia e per i pendolari. Spero che Trenord non si inventi altri orari per scioperare, almeno…

(Seguiranno aggiornamenti, se disponibili)

Trenord e lo sciopero generale a Milano

In occasione dello sciopero generale indetto dalla Cgil per la giornata di domani martedì 6 settembre, sulle linee della rete Ferrovienord (Milano – Seveso – Asso; Milano -Como Lago; Milano – Varese – Laveno Mombello; Milano – Novara; Brescia – Iseo – Edolo) lo sciopero si svolgerà dalle 9.01 alle 16.30. Per tutti gli altri treni regionali e suburbani, circolanti sulla rete Rfi, e per quelli del Passante ferroviario lo sciopero si svolgerà dalle 9.01 alle 17.

Al di fuori delle fasce di garanzia (al mattino dalle ore 6 alle 9 su entrambe le reti e nel pomeriggio dalle ore 16.30 alle 19.30 su rete Ferrovienord e dalle ore 18 alle 21 su rete Rfi) i treni potranno subire soppressioni totali o parziali. I treni garantiti sono pubblicati nell’orario ufficiale di Trenord consultabile anche dal sito http://www.trenord.it/ .

Per il solo Malpensa Express via Milano Cadorna, durante gli orari dello sciopero, saranno istituite corse sostitutive da via Paleocapa, con partenza agli stessi orari del treno. Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi al numero verde del Contact center Trenord 800.500.005, operativo tutti i giorni dalle 7 alle 21.

Il consiglio che mi permetto di dare è informarsi bene per non trovarsi spiazzati nella giornata di sciopero di domani. Per esperienza posso anche dire che le fasce di garanzia non sono il Vangelo e le soppressioni dei treni sono frequenti anche negli orari in cui, teoricamente, i treni dovrebbero esserci sempre. Lo sciopero, giusto o sbagliato che sia, fa ancora più incazzare visti i recenti aumenti tariffari per il trasporto a Milano, aumenti a dir poco considerevoli e a cui, immagino, non corrisponderà assolutamente un miglioramento dei servizi; anzi, finora direi che i servizi sono addirittura peggiorati da inizio settembre.

Sciopero Trasporti del 21 e 22 luglio

Le sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Orsa Trasporti, Faisa e Fast hanno proclamato un nuovo sciopero di 24 ore per il 21 e il 22 luglio nel trasporto pubblico locale e ferroviario “a sostegno della vertenza per la sottoscrizione del nuovo contratto della mobilità”.

Una nota congiunta spiega che il 21 luglio si fermeranno tutti gli addetti ai bus che effettuano i servizi extraurbani mentre il 22 la protesta interesserà il personale di bus, metro e tram dei servizi urbani.

Gli addetti alle ferrovie si fermeranno invece dalle 21 del 21 luglio alla stessa ora del 22 luglio.

Mi pareva strano che in estate non vi fossero scioperi dei mezzi pubblici. Solitamente hanno una certa regolarità, perché è un peccato non fare qualche giorno di vacanza con lo sciopero mensile. E’ un vero spreco. Le motivazioni dello sciopero sono le solite, ovvero economiche. Siccome non hanno ricevuto gli aumenti contrattuali degli anni 2009-2010, ecco che per protestano lasciano a piedi gli utenti, cioè chi paga regolarmente.

Speriamo che lo ritirino, ma non ci credo più di tanto. Lo sciopero di luglio è quasi un diritto dei lavoratori, difficile che si rinunci ad un’opportunità così ghiotta, a meno che non raggiungano i loro obiettivi.