Grillocrazia


“Fidatevi di me”. Con queste parole Beppe Grillo ha provato a “giustificare” la scelta di rinnegare la vittoria della candidata Marika Cassimatis, togliendole l’uso del simbolo del Movimento 5 Stelle e rilanciando un’altra tornata di elezioni online (che hanno consacrato la vittoria di Luca Pirondini, persona che parrebbe essere molto vicina alla consigliera regionale Alice Salvatore, plenipotenziaria di Grillo in Liguria.

Inutile dire che per un movimento che fa della partecipazione democratica alle scelte e della trasparenza 2 solidi pilastri direi che questo è più di un autogol. Non puoi permetterti di predicare bene e razzolare male, è una cosa decisamente grave. Era evidente fin dagli albori del M5S che la partecipazione democratica alle decisioni del movimento avrebbe comportato anche dei rischi, perché ci sta che il popolo non prenda le decisioni migliori ma, appunto, quelle più “popolari”.

L’unica consolazione per Grillo, comunque, è che non rischia di perdere voti per questi passi falsi. Gli altri partiti stanno facendo di tutto per aiutare l’ascesa dei “populisti” grillini… “E Dio vide che era cosa buona”

Di Pietro eclipse

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La carriera, la vita stessa di Antonio Di Pietro è classificabile come una vera e propria saga, piena di colpi di scena. Mi è venuto in mente così, quasi per caso, forse proprio perché da mesi non ne sento più parlare. Non che se ne senta la mancanza nella politica italiana, è che umanamente mi spiace per lui, perché credo che, almeno in minima parte, fosse armato da buoni e sani principi nella sua attività politica.

Rientra tranquillamente tra quelli che in politica ci sono finiti per meriti conseguiti in altro ambito. Il clamore dell’inchiesta cosiddetta “Mani Pulite” gli diede una visibilità e una popolarità che lo spinsero a mollare la toga da magistrato per fare il grande salto nei palazzi della politica, gli stessi palazzi che aveva cercato di abbattere alle fondamenta nella aule di Giustizia. Probabilmente Tonino si rese conto che per colpire la mala-politica bisognava penetrarla in maniera più forte ed incisiva, non bastava l’attività processuale, le inchieste, gli arresti.

L’attività politica dei primi anni è una storia di successo: Di Pietro gode di alta considerazione, viene nominato ministro più volte, diventa senatore, parlamentare europeo; nel 2009, in occasione delle elezioni europee, raggiunge addirittura l’8% dei consensi con l’Italia dei Valori (risultato, di fatto, ribadito l’anno successivo alle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010). Di Pietro, in quel periodo, è di fatto la valvola di sfogo politica di Beppe Grillo e del suo nascente movimento politico (credo che all’epoca fosse ancora in fase “meet-up embrionale”).

Da qua in avanti è la storia di un rapido tramonto. Il successo da magistrato è un lontano ricordo, Grillo decide di non dare più in outsourcing l’attività politica, fondando il Movimento 5 Stelle, dissidi interni nel partito minano la fiducia dell’elettorato. Credo che Di Pietro abbia provato fino all’ultimo di agganciarsi al treno M5S che sentiva essere il cavallo vincente; ma non ce la fece, non ce l’avrebbe mai fatta, perché il movimento doveva essere apolitico, doveva essere qualcosa di nuovo e di “diverso” da tutto ciò che era stata finora la politica.

Oggi, per quel che so, Antonio Di Pietro non è più in politica, ha abbandonato la guida del partito che lui stesso aveva fondato, rimanendone solo militante. Ha anche quasi abbandonato l’attività da blogger, riducendo sensibilmente la sua vena creativa (fino al 2013 scriveva in media un post al giorno; ora, se va bene, scrive 1 post al mese). Sempre dal suo blog leggo che ogni tanto si fa qualche comparsata in tv, ormai come commentatore politico. Forse ha trovato la sua vera dimensione. No, non quella di commentatore, quella di nonno.

P.S. tanti auguri Tonino 😉

Virginia Raggi vittima del Movimento 5 Stelle

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Beppe Grillo incontra Virginia Raggi (Ansa)

La politica romana è scossa dall’ennesimo scandalo che ha travolto la sindaca Raggi. L’arresto del suo braccio destro, Raffaele Marra, ha aperto uno squarcio probabilmente insanabile tra lei e il Movimento 5 Stelle. Uno squarcio che era ferita, ferita che perdura ormai da mesi, praticamente dall’insediamento della sindaca al Campidoglio. La grande occasione del movimento si sta trasformando in un pantano, perché se a parole i grillini hanno dimostrato di poter essere dei buoni politici, la pratica di Roma sta assumendo sempre più connotati tragicomici. Si vocifera che addirittura, dopo lo scandalo Marra, Beppe Grillo avesse già preparato il post di espulsione della sindaca di Roma dal M5S. Allarme rientrato, a quanto pare, anche se l’umore nel movimento rimane nero.

Il problema ha origini dall’estate, come ricostruito dal Fatto Quotidiano:

Le prime polemiche sono datate 29 giugno: Raffaele Marra compare come uno dei papabili per il ruolo di vicecapo di gabinetto in affiancamento a Daniele Frongia. La sindaca Raggi prende tempo, gli replica a distanza la Lombardi che in quel momento fa ancora parte del mini direttorio e crede di poter avere un’influenza: “Ho conosciuto il dottor Marra ieri”, dice a Rai Radio 2, “ho letto anche io di questi suoi incarichi precedenti (vedi Alemanno ndr). Ora capiremo se è stata una nomina ponderata, ci sarà un approfondimento. Abbiamo anche l’umiltà di dire che, se facciamo dei piccoli errori, li rimediamo subito”. Il primo luglio interviene addirittura Di Maio. Alle domande dirette sulla vicenda risponde genericamente: “Chi ha distrutto questa città non fa parte della nostra squadra; chi in questi anni ha dimostrato buona volontà, competenze e storia personale all’interno della macchina amministrativa, ci venga a dare una mano. L’ho detto in tempi non sospetti. Sia a Torino che a Roma la squadra non sarà legata al M5s, ma sarà composta soprattutto da persone competenti che possono realizzare il nostro programma”

Secondo me, comunque, la sindaca Virginia Raggi è vittima dello stesso Movimento 5 Stelle. La crescita esponenziale del movimento ha portato troppo in fretta alla ribalta persone non adeguatamente formate e preparate a ruoli di grande responsabilità e pressione. La naturale risposta a questo boom politico è il caos post deflagrazione. La difesa della Raggi verso Marra ha il sapore della vecchia politica tanto accusata e odiata dai pentastellati. Sinceramente non sono riuscito a capirne il motivo, perché la sindaca abbia rischiato così tanto giocandosi la carta “Marra” in un momento e in un contesto così delicato per il Movimento. Sta di fatto che ora rischia di diventare una pietra al collo politica, soprattutto per Luigi Di Maio che, anche in questo caso, è caduto in fallo prendendo, in passato, le difese dell’indipendenza della sindaca Raggi. Anche lui, come Virginia Raggi, diventato famoso senza sapere bene come, senza avere delle solide basi su cui poggiare questa celebrità ereditata dal movimento. Non a caso, comunque, il movimento è forte a livello nazionale, ma fatica a prendere piede sul territorio dove, comunque, contano ancora molto le persone oltre che i simboli.
Consiglio, al Movimento 5 Stelle, di cominciare a valorizzare un po’ le persone oltre che le idee e i programmi, altrimenti rimarrà sempre un partito più da campagna elettorale piuttosto che di governo.

Democratica…mente

Renzi perplessoLa diretta streaming tra Matteo Renzi e Beppe Grillo è stata, francamente, un disastro. Risulta squallido quando va in scena un non dialogo, quando non c’è contraddittorio, quando non si esprimo idee, proposte e  soluzioni.

Ciò nonostante, però, questo tassello si inserisce alla perfezione nel clima attuale della politica italiana. Stiamo vivendo, infatti, una fase assurda, quasi inspiegabile: un esecutivo (non democraticamente eletto, come il suo predecessore) viene sfiduciato da un’assemblea di partito (anziché dal Parlamento sovrano) e viene sostituito da un altro esecutivo, l’ennesimo non eletto dal popolo.
L’artefice di tutto questo pastrocchio è Matteo Renzi (nella foto in una sua celeberrima espressione), il volto nuovo della politica italiana, il segretario-sindaco-rottamatore del PD, il quale, nelle scorse settimane aveva dichiarato:

  • Mai più governo delle larghe intese
  • Mai al governo senza passare dal voto
  • #Enricostaisereno, con cui aveva espresso il suo appoggio al governo Letta.

Ed infatti, il governo Letta è stato fatto fuori proprio dal segretario-sindaco-rottamatore; nulla di male, nel senso che ogni tanto Renzi aveva lasciato intendere che il governo Letta doveva innanzitutto “fare” per andare avanti. Ma la pugnalata alle spalle è arrivata proprio a tradimento, proprio quando meno ce lo si poteva aspettare. L’obiettivo è stato chiaro ed evidente fino al primo minuto: la regola della politica è “togliti tu che mi ci metto io”, ed infatti Renzi a scalzato Letta per sostituirlo, senza passare dalle elezioni. Ma non esiste maggioranza senza centro-destra, senza larghe intese insomma. Ecco che, in un colpo solo, il giovane Matteo ha disatteso le sue promesse, insomma ha mentito.

E allora vi domando: quanto è credibile uno così? Lasciamo perdere che è sponsorizzato dai cosiddetti “poteri forti”, ma quanto ci si può fidare di lui? Finora ha fatto l’opposto di quanto aveva dichiarato, non è la migliore delle premesse. Non è che ci si può fidare ciecamente di Grillo, chiaramente, ma voglio ricordare che, finora, la spinta riformista e rottamatrice generata dalla politica stessa non ha prodotto nulla, ha creato solo fumo e poco, pochissimo arrosto. Eppure è più facile di un buon imbonitore, piuttosto che ascoltare lo stregone del blog. Ed è strano che sia più facile affidarsi al perdente di successo, piuttosto che dare una chance agli outsiders. Questo Paese è fermo su un bipartitismo di fatto, che si sostanzia in un ‘nulla di fatto’ da ambo i lati. Non si punta su chi potrebbe avere idee nuove, abbiamo il voto conformista. Il concetto di “voto utile” ci ha fatto il lavaggio del cervello, fossilizzando le preferenze politiche e fossilizzando il Paese. E tra menzogne, inciuci e interessi personali, siamo e saremo sempre qui, a provare sulla pelle come troppo va male, discutendo di come si potrebbero sistemare le cose.

Beppe Grillo condannato a risarcire Fininvest

Il più noto blogger italiano e capo spirituale del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, è stato condannato a risarcire con 50.000 euro la Fininvest per diffamazione:

Beppe Grillo dovrà risarcire la Fininvest. La Corte d’Appello di Roma ha condannato il comico e blogger genovese a pagare 50mila euro di danni all’azienda del biscione (che ne aveva chiesti 500mila) per un articolo pubblicato nel gennaio 2004 sul settimanale Internazionale, dal titolo «il caso Parmalat e il crepuscolo dell’Italia». Nel testo i modi di operare della Fininvest venivano accostati a quelli del gruppo alimentare, il cui gigantesco crack finanziario era in quelle settimane al centro delle cronache internazionali. La Corte d’Appello di Roma avrebbe respinto in particolare la tesi difensiva di Grillo, che invocava la finalità satirica dell’articolo: non di satira si trattava, secondo i giudici, bensì di diffamazione.

E’ veramente un periodo nero per l’ex comico genovese, oramai attore attivo della politica italiana. Il suo Movimento sta sicuramente acquisendo notorietà e consensi, ma comincia a vacillare all’interno, con qualche voce fuori dal coro che critica la guida un po’ troppo autoritaria di Grillo, il quale non vuole comandare ma, di fatto, comanda eccome all’interno del M5S. E non ci sarebbe nulla di male, per carità, ma lui chiede espressamente che chi fa politica abbia una fedina completamente linda e la sua non lo è, mi pare…

Val di Suca

In Val di Susa è guerra civile. O per meglio dire, è in atto da un lato una guerra civile e dall’altro lato una specie di disobbedienza civile. Chi disobbedisce sono i veri e propri “no Tav”, i valsusini che da anni si battono per evitare lo scempio di una valle stupenda ed incontaminata, uno scempio dovuto ad un’infrastruttura che, a detta degli oppositori, non serve a nulla, è solo un costo per la collettività e un danno per l’ambiente. Accanto a questi che legittimamente protestano, sono giunti da varie parti d’Italia e persino dall’estero dei facinorosi che volevano semplicemente menare le mani. E’ una cosa troppo palese per essere smentita, non c’è bisogno nemmeno di invocare i black block.

Per una volta devo essere d’accordo con Casini, il quale, rispondendo a Beppe Grillo che aveva detto:

“In Valle di Susa state facendo una rivoluzione straordinaria, siete tutti eroi, le campane suonano per tutta l’Italia che ci sta guardando attraverso la rete. La Torino-Lione è la più grande truffa del secolo, pensare di fare viaggiare le merci a 300 all’ora è roba da anni Settanta, il futuro è fare viaggiare meno le merci, è il regionalismo”

Il massimo esponente dell’Udc ha detto che ”In Val di Susa gli eroi sono i poliziotti e gli operai, non i manifestanti ne’ tantomeno i delinquenti che tirano le pietre”. Perché al di là dei validi motivi che guidano la protesta valsusina, credo che le vere vittime di tutta questa situazione siano quei poveri cristi che quotidianamente vanno a presidiare il cantiere di Chiomonte e le zone limitrofe, beccandosi sassaiole di cortesia. I No-Tav dovrebbero andare a protestare a Roma, contro la politica. Basta mandare al pronto soccorso le forze dell’ordine. Possibile che non capiscano che è solo tempo sprecato e un palese autogol d’immagine?

Gli abitanti della valle non vogliono la Tav, ma il governo la vuole a tutti i costi. Sono due poteri che si scontrano e generano conflitto. E mi domando: quando le ragioni di pochi devono prevalere sulla collettività? Se le cifre e i dati diffusi dai comitati no tav fossero vere sarebbe il solito sperpero di denaro pubblico, un’opera inutile e costosa, sulla scia del ponte sullo stretto di Messina che, fortunatamente, la crisi economica ha spento nelle menti folli dei nostri politicanti. Ma queste stime sono attendibili? Le previsioni di traffico sulla linea sono veritiere? E come mai quest’opera ha trovato una così grande opposizione solo in Italia? In Francia, ad esempio, ci sono comitati no tav? E sono così combattivi come in Italia? Io ammetto di non aver mai sentito nulla nemmeno paragonabile a quanto accaduto oggi, in Francia. Sinceramente, io fatico a capire la reale situazione…

Quello che posso dire, in conclusione, è che i no Tav dovrebbero cominciare a mettersi il cuore in pace o, al massimo, rivolgersi all’Unione Europea per contrastare la realizzazione dell’opera. Basta scene di violenza come quelle odierne, non fanno certamente il bene del Paese anche se avessero tutte le ragioni e combattessero una battaglia giusta.

Democrazia secondo Beppe Grillo e Casaleggio Associati

Democrazia: parlarne, praticarla, combattere per essa. O, a scelta, riempircisi la bocca per poi fare tutt’altro: succede anche questo; e succede anche da parte di qualcuno che, proprio, non te l’aspetteresti, vista la mole di parole che scrive e dice appunto sulla democrazia. E’ lui, Beppe Grillo. Lo conosciamo: una figura indubbiamente controversa dello scenario politico italiano; partito come autore e attore comico di successo, si è letteralmente buttato in politica, e tutti ricordiamo i toni e le modalità della sua discesa in campo. Toni antipolitici, li definisce il giornalismo nostrano: toni anticasta, contro la politica, ovvero, contro tutti i politici, indistintamente. Sono tutti da buttare, secondo Beppe Grillo, tutti: sono residuati bellici, gente vecchia che parla di concetti vecchi, che propaganda tecnologie “morte e sepolte” come il nucleare, che vive una politica putrefatta. Insomma: da uno che organizza i “Vaffanculo Day” contro la politica italiana, non ci si può aspettare clemenza contro nessuno. Né lui ne mostra; ed è suo preciso interesse presentarsi come radicalmente alternativo rispetto alla classe politica di questo paese.

PREMIATA DITTA CASALEGGIO & GRILLO – Di cosa stiamo parlando? Di una storia potenzialmente esplosiva, che ormai, sulla rete grillina, è di dominio pubblico. Beppe Grillo è un uomo capace di radunare consenso intorno a sé, e questo consenso lui lo raduna – e, giustamente, se lo rivendica – dove altri sono arrivati solo dopo: appunto sulla rete, su Internet. Quando la politica moriva nelle sezioni, Beppe Grillo animava i Meetup, invenzione americana importata in Italia e propagandata nei suoi spettacoli, e che hanno iniziato a crescere esponenzialmente. Chiunque, con impegno anche minimo, poteva essere parte di questo progetto politico innovativo, diffuso, sul territorio. Orizzontale, di base, animato e gestito dagli stessi cittadini, oltre i partiti, oltre tutto, oltre oltre oltre: insomma, questi concetti qui. Beppe Grillo è quello che per primo ha iniziato a dire che quei signori incravattati che siedono in Parlamento non sono nostri rappresentanti ma nostri dipendenti, nel senso del rapporto lavorativo visto che percepiscono denaro pubblico, e che come dipendenti in un’azienda debbono essere trattati e valutati: col pugno, appunto, del padrone, che li tiene sotto controllo, li bracca, gli sta alle costole. Sua l’idea di far entrare nelle riunioni pubbliche degli organismi elettivi – consigli comunali, provinciali – i suoi ragazzi con la telecamera a documentare tutto e a riportare sul web, perchè, appunto, tutto dev’essere trasparente e controllato in maniera diffusa. La democrazia ai tempi della rete, e Beppe Grillo ne è cantore. Ma tutto questo, e l’abbiamo raccontato più volte, Beppe Grillo non lo fa da solo: il suo notissimo blog, tutte le sue produzioni editoriali, le menti politiche dietro il “progetto” Beppe Grillo e, a cascata, il Movimento 5 Stelle, sono i fratelli Casaleggio, Davide e Gianroberto, proprietari dell’omonima ditta Casaleggio & Associati, che produce tutto il materiale per Grillo, dal sito internet ai Dvd che distribuisce, nonché le risorse a cui lui si appoggia, come la mappa della borsa italiana; consulenti globali per le nuove tecnologie, sono, e un po’ giocano ad essere, l’intelligenza grigia del movimento grillino. Vedremo fra un attimo che tali sono in effetti considerati.

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Beppe Grillo a Milano

A Milano ieri c’era la nebbia. I giornalisti della carta stampata tranne rarissime eccezioni non hanno visto almeno ventimila persone stipate sotto la Madonnina, anche quelli che danno quotidianamente lezioni di democrazia e giustizia agli altri sono stati ciechi e sordi, ma sempre attenti ai loro riferimenti elettorali. Voi mi direte: “Ma che ci frega, c’è la Rete!“. Invece mi frega e molto che l’informazione sia morta e sepolta per coloro che non possono accedere alla Rete. Decine di milioni di persone. Mi frega e molto che i giornali siano sovvenzionati da 330 milioni di euro sottratti alla comunità, alle scuole, alla sanità per mantenere dei cialtroni a pagamento. Mi frega e molto che i giornali accettino pubblicità da società senza alcuna credibilità e che spesso e volentieri questi soldi diventino “la paga del silenzio“. Non puoi attaccare la banca o l’impresa che ti paga parte dello stipendio. Non è necessario che il direttore ti dica nulla, lo sai già, ometti, cuci, tagli e non fai capire un cazzo ai lettori.
Senza finanziamenti pubblici e senza la pubblicità delle lobby questi fogli inchiostrati di melma chiuderebbero in una settimana. Il danno che producono alle regole democratiche è enorme.
Il blog in sette anni ha promosso solo un’azienda di pannelli fotovoltaici e ad alcuni libri di cui ho condiviso il contenuto. Sette anni… Nessuna lobby mi ha proposto un euro, anche perché avrei rifiutato. La tua credibilità va a farsi fottere se attacchi l’ENI per le centrali nucleari e la sponsorizzi con un banner sul sito. E sono contento così. Va bene, però mi incazzo se le agenzie fanno solo le foto di una piazza vuota prima del mio comizio e di un mio primo piano, come a Varese. La piazza era piena, ma le foto testimoniano il contrario. E’ un mio preciso dovere far togliere ogni finanziamento ai giornali. Un cittadino non deve pagare per sentirsi raccontare delle balle o per leggere le opinioni di editorialisti autoreferenziali. I giornalisti vogliono farlo? Si paghino da soli il biglietto. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Beppe Grillo

Beppe Grillo ripudia Luigi De Magistris

Luigi De Magistris, ormai, è a tutti gli effetti un politico. La vera consacrazione l’ha avuta voltando le spalle a chi l’aveva appoggiato ed aiutato nella campagna elettorale per le elezioni europee, avvicinandosi ai vecchi partiti politici contro cui, teoricamente, avrebbe dovuto combattere. Sembrava dovesse essere il delfino di Beppe Grillo, una presenza fondamentale dal Parlamento Europeo come controllore dell’attività parlamentare e dei finanziamenti europei all’Italia, soldi che troppo spesso sono finiti nelle mani sbagliate, nelle tasche di chi le aveva già piene.

Oggi, sul suo blog, Beppe Grillo rompe definitivamente con l’ex pm di Catanzaro scrivendo:

Quando sbaglio lo faccio in buona fede, ma subito dopo mi incazzo con me stesso. Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri, uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris, eurodeputato grazie (anche) ai voti del blog come indipendente che subito dopo si è iscritto per coerenza a un partito. Sulla sua attività europarlamentare tantissimi contavano, io per primo, per contrastare i fondi europei destinati alle mafie. In questi mesi è stato forse più presente sui giornali e in televisione che nei banchi di Bruxelles. L’europarlamento è un passaggio per traguardi più importanti e di grande visibilità. Ah, la visibilità. Ah, la coerenza.

Ricordo la gioia di Grillo nell’annunciare la vittoria di De Magistris, una vittoria fatta di preferenze, non di semplici voti. Secondo solo dietro a Berlusconi, uno che non si può battere su questo campo. Grillo scriveva: «Luigi de Magistris e Sonia Alfano sono stati eletti al Parlamento Europeo. E’ una straordinaria vittoria della Rete e della società civile. Mi unisco a tutta la comunità del Blog nel congratularmi con Luigi e Sonia per lo straordinario successo ottenuto. Ora siamo pronti a ripartire!»
Nulla è ripartito, tutt’altro. Si è tornati indietro, una pesante inversione ad U per il movimento politico di Grillo che, comunque, è abituato ad una vita difficile, dato che non ha finanziamenti pubblici e non gode di visibilità mediatica (tranne rare eccezioni). Bisogna ammettere, infine, che Beppe Grillo ha avuto il merito di ammettere i propri errori: questa è una qualità ancora molto rara, specialmente in politica. Credo che in questi casi non vi sia cosa migliore che tagliare i ponti col passato per ripartire più forti di prima. De Magistris ha, a mio avviso, avuto una grossa occasione per essere il simbolo di un cambiamento e rinnovamento politico in Italia. Invece, si è rivelato il solito politico attaccato ai soldi ed alle poltrone. Ha utilizzato la propria posizione politica per evitare di essere processato, un comportamento che si addice pienamente ad un politico italiano; diciamo che il buon Luigi ha imparato in fretta come si gestisce il potere, non vi sono dubbi in merito. Come sindaco di Napoli lo vedrei persino bene, una degna continuazione rispetto ai suoi ipotetici predecessori.

Beppe Grillo: lo Scudo della Rete

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Oggi voglio sponsorizzare una lodevole iniziativa di Beppe Grillo, ex comico ed oramai protagonista della politica italiana col Movimento 5 Stelle da lui avviato e sviluppato mediante il suo noto blog. L’iniziativa in questione riguarda l’aiuto a favore di coloro i quali vengono denunciati/querelati per opinioni espresse sulla Rete. Ora, non è che sulla Rete di internet una possa scrivere tutto ciò che gli passa per la testa, ma non si può nemmeno arrivare a querelare per delle cazzatine, altrimenti diventa quasi pericoloso esprimere una propria idea, rischia di diventare controproducente, e se perdiamo pure l’abitudine ad esprimerci siamo letteralmente fottuti.

Beppe Grillo, dunque, offre assistenza legale a quelli che ne faranno richiesta ed è anche alla ricerca di avvocati volontari e/o non troppo esosi che si rendano disponibili ad offire tale servizio. Ecco una sintesi dell’appello grilliano:

Lo Scudo della Rete è già operativo, sulla Banca Etica c’è un conto per contribuire. Terremo un fondo per occuparci di queste cause, di diffamazione e altro, che possono essere intimidatorie, perché non puoi prendere un ragazzo che ha scritto “coglione” e fargli una causa da un milione di euro.
Chiedo agli avvocati che ci seguono, iscritti al MoVimento 5 Stelle, o non iscritti, se possono mettersi a disposizione nelle varie città perché quando c’è una causa hai bisogno di un legale nella città in cui viene fatta.
Pubblicheremo i riferimenti degli avvocati che si metteranno a disposizione volontariamente o a cifre contenute. Questa è un’ulteriore garanzia che cerchiamo di dare. Quindi, riassumendo:

– il blog patrocinerà alcune cause grazie al fondo lo Scudo della Rete di cui verrà dato l’avanzamento processuale
– il blog pubblicherà l’elenco degli avvocati disponibili sul territorio nazionale per fornire assistenza.

Per chi volesse contribuire può farlo sia economicamente, sia mediante le proprie competenze legali:
Contribuisci con una donazione al Conto “Scudo della Rete” c/o Banca Etica,
IBAN : IT 39 Y 05018 01400 000000135947
Se sei un avvocato, segnala la tua disponibilità ad offrire assistenza legale inviando i tuoi dati
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L’iniziativa è semplice, ed è anche per questo che la trovo geniale. Troppo spesso si pensa a grandi cose, troppo spesso irrealizzabili. Bisogna essere più semplici e concreti, perché è di questo che abbiamo bisogno.

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