Virginia Raggi vittima del Movimento 5 Stelle

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Beppe Grillo incontra Virginia Raggi (Ansa)

La politica romana è scossa dall’ennesimo scandalo che ha travolto la sindaca Raggi. L’arresto del suo braccio destro, Raffaele Marra, ha aperto uno squarcio probabilmente insanabile tra lei e il Movimento 5 Stelle. Uno squarcio che era ferita, ferita che perdura ormai da mesi, praticamente dall’insediamento della sindaca al Campidoglio. La grande occasione del movimento si sta trasformando in un pantano, perché se a parole i grillini hanno dimostrato di poter essere dei buoni politici, la pratica di Roma sta assumendo sempre più connotati tragicomici. Si vocifera che addirittura, dopo lo scandalo Marra, Beppe Grillo avesse già preparato il post di espulsione della sindaca di Roma dal M5S. Allarme rientrato, a quanto pare, anche se l’umore nel movimento rimane nero.

Il problema ha origini dall’estate, come ricostruito dal Fatto Quotidiano:

Le prime polemiche sono datate 29 giugno: Raffaele Marra compare come uno dei papabili per il ruolo di vicecapo di gabinetto in affiancamento a Daniele Frongia. La sindaca Raggi prende tempo, gli replica a distanza la Lombardi che in quel momento fa ancora parte del mini direttorio e crede di poter avere un’influenza: “Ho conosciuto il dottor Marra ieri”, dice a Rai Radio 2, “ho letto anche io di questi suoi incarichi precedenti (vedi Alemanno ndr). Ora capiremo se è stata una nomina ponderata, ci sarà un approfondimento. Abbiamo anche l’umiltà di dire che, se facciamo dei piccoli errori, li rimediamo subito”. Il primo luglio interviene addirittura Di Maio. Alle domande dirette sulla vicenda risponde genericamente: “Chi ha distrutto questa città non fa parte della nostra squadra; chi in questi anni ha dimostrato buona volontà, competenze e storia personale all’interno della macchina amministrativa, ci venga a dare una mano. L’ho detto in tempi non sospetti. Sia a Torino che a Roma la squadra non sarà legata al M5s, ma sarà composta soprattutto da persone competenti che possono realizzare il nostro programma”

Secondo me, comunque, la sindaca Virginia Raggi è vittima dello stesso Movimento 5 Stelle. La crescita esponenziale del movimento ha portato troppo in fretta alla ribalta persone non adeguatamente formate e preparate a ruoli di grande responsabilità e pressione. La naturale risposta a questo boom politico è il caos post deflagrazione. La difesa della Raggi verso Marra ha il sapore della vecchia politica tanto accusata e odiata dai pentastellati. Sinceramente non sono riuscito a capirne il motivo, perché la sindaca abbia rischiato così tanto giocandosi la carta “Marra” in un momento e in un contesto così delicato per il Movimento. Sta di fatto che ora rischia di diventare una pietra al collo politica, soprattutto per Luigi Di Maio che, anche in questo caso, è caduto in fallo prendendo, in passato, le difese dell’indipendenza della sindaca Raggi. Anche lui, come Virginia Raggi, diventato famoso senza sapere bene come, senza avere delle solide basi su cui poggiare questa celebrità ereditata dal movimento. Non a caso, comunque, il movimento è forte a livello nazionale, ma fatica a prendere piede sul territorio dove, comunque, contano ancora molto le persone oltre che i simboli.
Consiglio, al Movimento 5 Stelle, di cominciare a valorizzare un po’ le persone oltre che le idee e i programmi, altrimenti rimarrà sempre un partito più da campagna elettorale piuttosto che di governo.

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Non succede, ma se succede…

L’11 maggio Roma potrebbe essere spazzata via da un immane terremoto. E’ questa la previsione catastrofica di Raffaele Bendandi, scienziato autodidatta che era convinto di aver trovato il modo di prevedere i terremoti, specialmente quelli di grande magnitudo. La sua teoria trae origine dalle influenze che la Luna avrebbe sulla crosta terrestre, un’influenza che sotto particolari condizioni cosmiche avrebbe effetti devastanti sulla Terra.

Personalmente, io non credo assolutamente alle previsioni di terremoti, poiché reputo che i terremoti non siano prevedibili in termini di luogo, tempo e magnitudo. Cioè, è possibile dire che il cosmo abbia effetti ed influssi sulla Terra, magari anche negli strati inferiori della crosta terrestre, ma ciò non significa necessariamente dire che tali effetti abbiano una netta correlazione con il manifestarsi di terremoti. Prevedere i terremoti, quindi, sarebbe come provare a prevedere le sestine vincenti al superenalotto: praticamente impossibile a livello scientifico, si può solo provare a giocare.

Detto questo, però, cosa accadrebbe se effettivamente l’11 maggio 2011 la città di Roma fosse scossa da un terremoto di immane potenza? Bisognerebbe credere alle voci messe in giro in nome di Raffaele Bendandi, oppure si tratterebbe sempre e comunque di un tragico fato? Insomma, il caso esiste oppure no?  Come ci porremmo di fronte ad un evento catastrofico predetto con largo anticipo? Io non credo a queste profezie delle sciagure, ma spero anche che esse siano realmente frutto di fantasie, perché altrimenti ne sarei quasi spaventato, ancora più spaventato rispetto alle conseguenze nefaste di un sisma distruttivo.

Roma-Milan, probabili formazioni per il punto scudetto

Questa sera alle 20:45, allo stadio Olimpico di Roma, il Milan il secondo match point per la vittoria del suo 18° scudetto. Di fronte la Roma di Montella in piena lotta per il quarto posto e, quindi, poco propensa a scansarsi per far passare l’armata rossonera. Montella deve affrontare la grana delle squalifiche di De Rossi e Perrotta. Se Brighi rappresenta il naturale sostituto del designato futuro capitano giallorosso ci si aspetterebbe l’innesto di Menez al posto dell’ex cursore del Chievo. Invece il tecnico capitolino, alla luce delle ultime, opache prestazioni del transalpino, pare preferire affidarsi al rispolverato brasiliano Simplicio, giocatore più duttile e concreto del francese Menez, troppo altalenante nelle sue prestazioni. Nella Roma occhio a Riise, spesso decisivo nelle sfide tra Milan e Roma, una specie di gatto nero per il clan milanista.

Per Allegri, invece, pare sarà importante la gestione delle energie complessive della squadra anche in vista dell’impegno del ritorno di semifinale di Coppa Italia contro il Palermo di martedì prossimo. Ha finalmente la rosa al completo (convocato pure Pippo Inzaghi) e ha quindi l’imbarazzo della scelta dell’11 da mettere in campo per la decisiva sfida con la Roma.
In mediana si registra il ritorno di Gattuso, a coadiuvare Flamini e Van Bommel con Seedorf sulla trequarti (panchina per Boateng). In attacco il rientrante Ibrahimovic sarà presumibilmente affiancato da Robinho, anche Pato scalpita in panchina e potrebbe trovare spazio nella formazione rossonera.

Arbitrerà Morganti, arbitro esperto ma che quest’anno ha avuto una stagione decisamente storta. Non sarà contento di rivederlo Ibra, dato che a Firenze è stato cacciato dal campo proprio da Morganti (a dire il vero su segnalazione dell’assistente di linea). Speriamo che non sia l’arbitro a dover far parlare di sé nel dopo-partita, ma si parli di belle giocate e anche di qualcos’altro […]

Formazioni di Roma-Milan

ROMA (4-2-3-1): Doni; Cassetti, Juan, Burdisso, Riise; Pizarro, Brighi; Taddei, Simplicio (Menez), Vucinic; Totti.

MILAN (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Nesta, Thiago Silva, Zambrotta; Gattuso, Van Bommel, Flamini; Seedorf (Boateng); Ibrahimovic, Robinho (Pato).

Se un italiano ammazza una romena è quasi normale

Roma, un giovane italiano e un’infermiera romena stanno discutendo su una precedenza non rispettata ad una biglietteria. E’ questa la scena iniziale del video oramai arcinoto dell’aggressione avvenuta nel metrò di Roma alla stazione di Anagnina. Il giovane italiano si chiama Alessio Burtone, l’infermiera romena Maricica Hahaianu. Il primo è agli arresti domiciliari (provvisoriamente), l’altra è in coma irreversibile (era in coma, da ieri sera è definitivamente morta, trascorse le 6 ore di prassi per la verifica delle funzioni vitali). Il ragazzo ora sembra essere pentito del gesto e ha chiesto scusa ai familiari della donna romena, anche se ovviamente le scuse non sono state accettate, perché il dolore è ancora troppo forte.

Il punto della situazione è che attorno a questa vicenda non sembra esserci il medesimo clamore di vicende anologhe passate, specialmente in quelle in cui vittime e aggressori avevano nazionalità opposte. Quando un romeno ammazza una donna italiana si alza un putiferio che non si può nemmeno descrivere. Si attaccano i rom, i loro modi e la loro inciviltà, il loro essere rozzi. Ma se il cattivo è italiano che succede? Se l’italiano aggredisce una donna romena, le sputa addosso e con un pugno la manda all’altro mondo è quasi del tutto normale, si cercano perfino possibili spiegazioni del gesto inconsulto. Nonostante i precedenti del Burtone, nonostante il gesto violento e totalmente futile, per lui scattano gli arresti domiciliari e nessuno si scandalizza. Come mai? Niente titoloni sui giornali, nessun approfondimento sulle nostre tv; poco clamore, perché morire romeni non ha lo stesso valore…

Per fortuna che la posizione del ragazzo italiano si sta aggravando. Ora Burtone è ai domiciliari. Ma ora potrebbe venirgli contestato l’omicidio preterintenzionale e il pm potrebbe richiedere la custodia in carcere. Il suo legale ha già preannunciato che la sua difesa sarà difficile. “Nel processo avremo difficoltà a difenderci – afferma l’avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Burtone – la crudezza dell’ultima immagine, quella in cui il mio assistito se ne va, è orribile. Le lesioni non sono state provocate del pugno, sono derivate dalle caduta successiva al colpo. Il reato contestato sarà quindi omicidio preterintenzionale e non volontario. Ma la posizione del mio assistito potrebbe aggravarsi”. Spero nella Giustizia, perché un uomo che picchia una donna fino a portarla alla morte è una merdaccia, indipendentemente da razza, nazione o appartenenza politica.

SPQR

Pensavo che quel “Sono porci questi romani” fosse ormai entrato nella storia e rimasto lì come battuta demenziale da film cinepanettone. Ed invece spunta Umberto Bossi, il senatur, che dal territorio di Lazzate (MB) riprende il famoso detto e fa l’ennesima figura di merda colossale, per di più da ministro della Repubblica italiana, posizione che amplifica enormemente la sua gaffe. Non bisogna nemmeno chiamarla troppo gaffe, perché trattandosi di un vecchio malato e incapace di intendere, credo che la cosa migliore da fare sarebbe dargli un sonoro calcio nel deretano e lasciarlo farneticare a Lazzate e dintorni.

Se Umberto Bossi pensa di poter dire tutto quello che gli drena dalla capoccia si sbaglia di grosso. Non è Fini il primo che si deve fare da parte. Il primo della lista è Bossi, e se si raccogliessero le firme per mandarlo a casa certamente non mancherebbe la mia firma. Se Roma gli fa così schifo, gli farei volentieri il piacere di rispedirlo nella sua terra, la Padania, la sua terra dei sogni che esiste solo nella sua fantasia e di quelle dei leghisti, o almeno parte di essi.

Quando sento e vedo certi spettacoli dei nostri politicanti mi vergogno di essere italiano, mi vergogno immensamente…

Inter-Roma finale Supercoppa Italiana: probabili formazioni

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INTER (4-2-3-1): 1 Julio Cesar, 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 4 Zanetti; 5 Stankovic,19 Cambiasso; 27 Pandev, 10 Sneijder, 9 Eto’o; 22 Milito. (12 Castellazzi, 2 Cordoba, 23 Materazzi, 26 Chivu, 17 Mariga, 29 Coutinho, 88 Biabiany). All: Benitez

ROMA (4-3-1-2): 1 Lobont; 77 Cassetti, 5 Mexes, 4 Juan, 17 Riise; 16 De Rossi, 7 Pizarro, 20 Perrotta; 94 Menez; 10 Totti, 9 Vucinic. (32 Doni, 87 Rosi, 25 G. Burdisso, 33 Brighi, 30 Simplicio, 11 Taddei, 8 Adriano). All: Benitez

ARBITRO: Bergonzi di Genova.

Da milanista spero semplicemente che sia una bella partita e che in campo e, soprattutto, sugli spalti si eviti di utilizzare la violenza per sfogare le proprie rabbie repulse, oppure per dimostrare (per l’ennesima volta) la demenza di alcune parti del tifo organizzato. E che vinca il migliore, come sempre, senza troppe polemiche, possibilmente.

Francesco Cossiga in gravi condizioni al Gemelli

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ROMA – L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga è stato ricoverato oggi al Policlinico Gemelli di Roma. La notizia è stata confermata dall’ospedale. Secondo quanto si è appreso, il senatore a vita, che ha compiuto 82 anni il 26 luglio scorso, avrebbe accusato problemi respiratori. Nel pomeriggio le condizioni si sarebbero aggravate.

Cossiga, che ora si troverebbe nel reparto di rianimazione, era stato sottoposto ad accertamenti clinici e avrebbe risposto positivamente alle cure dei medici del reperto di medicina d’urgenza dell’ospedale; ma nel tardo pomeriggio avrebbe avuto un peggioramento repentino delle condizioni di salute.

fonte: Ansa.it

Si spera che le condizioni di salute del noto picconatore della politica italiana possano migliorare, ma credo e temo che data l’età avanzata possa essere una battaglia dura per il buon Cossiga…

Una strada per Bettino Craxi

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Bettino Craxi è stato un grande protagonista della storia politica d’Italia. Su questo non vi è dubbio, per i ruoli da lui ricoperti e per alcuni fatti di cronaca che ancora oggi si ricordano: ad esempio, la cosiddetta “Crisi di Sigonella” in cui l’allora presidente del Consiglio Craxi mostrò il pugno di ferro all’allora presidente americano Ronald Reagan, in merito al destino dei sequestratori dell’Achille Lauro. Purtroppo, però, il buon Bettino è ricordato anche per altri spiacevoli fatti, molto meno valorosi di quello di Sigonella. Per non fare una brodaglia di commenti sulla sua persona, mi limito ad elencare la sua fedina penale. Bettino Craxi è stato condannato (con sentenza passata in giudicato) a:

  • 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sat;
  • 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito, per le mazzette della metropolitana di Milano.

Per il resto dei processi ancora pendenti è stata pronunciata estinzione a causa del suo decesso. Ed inoltre, Bettino Craxi decise di osservare i processi dalla comoda spiaggia di Hammamet, per un esilio autoimpostosi che sapeva più che altro di fuga da una condanna certa (Silvio si è evoluto, lui non va in esilio, lui manda in esilio la Giustizia). Dunque, non parliamo certamente del miglior statista che la storia d’Italia abbia conosciuto, certamente non quello più limpido ed onesto. Fa riflettere, quindi, la volontà del sindaco di Roma Gianni Alemanno di intitolare al defunto Craxi una strada di Roma. Ma come, tra tutte le alte personalità di spicco che l’Italia ha saputo offrire al mondo intero, tu (caro Gianni) vai a beccare un corruttore/corrotto? Va detto che il primo ad avere la brillante idea fu Walter Veltroni, ma di lui non mi sorprendo, dopo averlo visto perdere un’elezione che poteva solo vincere direi che la sua affidabilità ed attendibilità è decisamente scadente. Sorprende come questa intesa bipartisan sull’intenzione di intitolare una strada a Bettino Craxi. Da italiano sono allibito, dopo tutti i danni commessi dovremmo pure intitolargli una strada? Dov’è il nesso? Quale sarebbe la motivazione del gesto?

Non sono un cittadino di Roma e, volendo guardare, non sono nessuno per contestare questa decisione, però personalmente da cittadino italiano mi sento offeso nel vedere tante attenzioni per una persona che ha legato il proprio nome a diversi reati di corruzione, finanziamento illecito, tangenti. Craxi ha dato il via alla nascita dell’egemonia mediatica di Silvio Berlusconi, permettendogli di ottenere 3 reti televisive in concessione e consegnandogli la propria eredità politica, l’eredità del partito socialista, defunto insieme a lui.

Oliver Messi e Mark Ronaldo

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Il Barcellona si è aggiudicato la sua terza Coppa dei Campioni (Champions League) battendo in finale la compagine inglese del Manchester United, detentrice del titolo e campione del mondo in carica, col risultato finale di 2-0 con reti di Eto’o e Lionel Messi. Anche quest’anno, dopo l’occasione del 2007, tra le 3 squadre inglesi giunte in semifinale è il quarto incomodo a portare a casa la coppa. Due anni fa fu il Milan a stregare il Liverpool nella finale di Atene, ora è toccato al Barcellona di Pep Guardiola che, al suo primo anno da allenatore, porta a casa uno storico triplete (Liga, Coppa del Re e, appunto, Champions League).

Più che sulla finale in sè, voglio porre l’attenzione sui due giocatori più attesi alla vigilia, ossia Lionel Messi (Barcellona) e Cristiano Ronaldo (Manchester United). Entrambi giocatori immensi, ovviamente, ma divisi da un modo diverso di approcciarsi alla partita. Nel vederli giocare mi sono riaffiorati alla mente i ricordi dei cartoni che vedevo da bambino, in questo caso del famosissimo “Holly e Benji“. Nella trasposizione reale ed attuale, Messi era l’Oliver Hutton della situazione, giocatore dotato di tecnica, di visione di gioco, che sapeva giocare molto bene con la squadra. Un trascinatore della squadra, ma senza imporsi, fungendo da perno per essa. Cristiano Ronaldo, invece, assomigliava a Mark Lenders: poco propenso a passare la palla, sempre alla ricerca dell’azione personale, in particolar modo del tiro verso la porta, anche se da posizione sfavorevole. Insomma, un altruista contro un egoista (e spocchioso e provocatorio e arrogante), e non mi dispiace certamente che l’abbia spuntata il primo.

Lionel Messi mi sta simpatico perché è un giocatore forte ma semplice, ha avuto un passato difficile ma è riuscito comunque a diventare un campione; inoltre è piccolo di statura e questo mi ispira una naturale simpatia, poiché non è che io sia Dino Meneghin in altezza. Inoltre, vedere un altro anno in cui il portoghese di Madera faceva incetta di trofei (tra cui il Pallone d’Oro) non mi andava proprio. Quest’anno è giusto che sia Messi ad aggiudicarsi il Pallone d’Oro, se lo merita, perché nel suo piccolo è un grande!