Una rosa nel cielo

Un rosa rossa è sbocciata nell’Universo: sono i resti della supernova Puppis A esplosa 3.700 anni fa che ripresi agli infrarossi somigliano a una rosa dai petali scarlatti. Cio’ che resta della supernova nata migliaia di anni fa e che allora secondo gli esperti è rimasta visibile ad occhio nudo per molto tempo prima di affievolirsi è stato catturato in un’immagina dal telescopio spaziale Wise della Nasa.

La supernova Puppis A, spiegano gli esperti, si è formata quando una stella massiccia ha concluso la sua vita in una gigantesca esplosione, una delle più brillanti e potenti dell’universo.

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In contatto con gli alieni

L’anno 2012 si avvicina e con esso aumenta la speculazione su profezie e credenze popolari. Tra i tanti misteri non può non mancare quello degli alieni. L’esistenza di civiltà aliene è qualcosa che stuzzica nel profondo l’immaginazione di molti, alimenta la curiosità di tutti, perché si tende a credere che gli eventuali alieni sarebbero, nei nostri confronti, benevoli e disponibili a farci acquisire conoscenze e capacità inimmaginabili per l’attuale genere umano. Insomma, se gli alieni fossimo noi ci comporteremmo certamente in questo modo, o no?

Ultimamente, comunque, c’è chi sostiene che i contatti con forme di vita aliena sono già avvenuti e sono persino duraturi, da decenni ormai. E’ Richard Dolan a lanciare l’allarme: «Ci sono stati incontri continui con gli Alieni a partire dal 1947. Sono probabilmente civiltà molto diverse dalla nostra. Hanno l’abilità di entrare ed uscire da questa realtà in qualche modo, di cambiare dimensione. La Nasa, la Cia e le forze governative tentano di insabbiare la verità e controllano non solo i media, ma anche la comunità scientifica ed accademica». Dolan è intervenuto alla conferenza «Ufos and the evolution of consciousness», a New York alla Community Church di  Manhattan. Il ricercatore ha studiato per oltre 20 anni l’argomento della possibile vita extraterrestre e ha pubblicato diversi libri, basati anche su documenti governativi blindati e top secret, in cui spiega come il governo americano e i servizi segreti nascondono la verità sul fenomeno. «Non so chi  siano, ma credo di aver comunicato con alcuni di questi esseri. Ho l’obbligo morale di essere cauto, quindi non do nulla per certo o per scontato. Ma la nostra società cambierà completamente appena sarà rivelata la verità. È solo questione di tempo, ma  ormai le testimonianze venute fuori sono troppe. È sicuro che il governo continuerà a fare di tutto per impedirci di sapere; sarà una dura lotta, forse ci vorranno molti anni».

Insomma, la solita teoria molto cinematografica, fatta di dossier segreti e poche prove concrete. Ottimo modo per farsi della pubblicità e di far parlare di sè, ma credo che sarebbe meglio portare qualche dato concreto a supporto di certe teorie, altrimenti chiunque potrebbe legittimamente dire di aver visto o essere entrato in contatto con gli alieni. Spero che quel 21-12-2012 arrivi e passi in fretta, comincio ad essere stUFO…

Incidente fra galassie

L’immagine ha come protagoniste ‘Le Antenne’, due galassie a spirale (chiamate NGC 4038 e 4039) in collisione e distanti circa 70 milioni di anni luce, in direzione della costellazione del Corvo. Grazie all’osservatorio astronomico Alma è stato possibile scoprire qualcosa che non sarebbe mai stato possibile identificare nella luce visibile: le nubi di gas freddo e denso nel cuore delle galassie e nella regione caotica dello scontro da cui si formano le nuove stelle.

fonte: Ansa

Rosat, nuovo satellite che ci piove in testa

Dopo aver scampato l’impatto del satellite Uars, ecco all’orizzonte una nuova minaccia, l’ennesimo satellite spazzatura che dovrebbe precipitare sulla Terra tra la fine di ottobre e i primi di novembre. Il satellite prossimo venturo si chiama Rosat; la zona del possibile impatto esclude praticamente solo i ghiacci artici e antartici. E’ munito di un grande specchio concepito apposta per resistere al calore e andrà in pezzi solo a contatto con il suolo.

Dunque, l’ennesimo bus che sta precipitando sulle nostre Terre, dopo anni di onorato servizio. Il punto è che non è possibile che quei geni della NASA costruiscano satelliti ipertecnologici con capacità mirabolanti e non pensino a come mandarli decorosamente in pensione senza essere un peso e un rischio per le popolazioni mondiali. Autentici prodigi della tecnica si trasformano in minacce per l’incolumità di persone e cose. E il bello che è praticamente imprevedibile sia il tempo sia il luogo dell’impatto, il che aumenta ancora di più la paura, perché è una minaccia indefinita.

Comunque questo post vuol essere un plauso ai capoccioni della NASA che avranno pure un QI mostruoso, ma non si rendono conto dell’importanza di prevedere lo smaltimento del satellite, una volta terminato il suo compito. Troppo comodo aspettare che cada; sarei capace persino io…

I detriti del satellite colpiranno l’Italia

E’ previsto per domani sera o, al massimo, sabato mattina l’impatto dei detriti del satellite della NASA che sta minacciando i cieli dell’Italia. Non si sa ancora dove cadranno i detriti e lo si potrà sapere con una certa precisione solo pochi minuti prima dell’impatto contro l’atmosfera terrestre, impatto che distruggerà il satellite senza però disintegrarlo. I frammenti potrebbero cadere sull’Italia tra le 19.15 di domani e le 5 di sabato: è questa la finestra (molto larga) della previsione dell’impatto. La zona di caduta individuata è un’area di 200 km che sarà via via ristretta con il passare delle ore. Le simulazioni attuali vedono una discreta probabilità di impatto dei detriti nella zona del Nord Italia. Riporto ulteriori dettagli dal sito dell’Ansa:

Due al momento le traiettorie di caduta individuate: una che taglia tutto il nord Italia e l’altra che invece interesserebbe solo il nord-ovest. I pezzi del satellite della Nasa potrebbero cadere sull’Italia tra le 19.15 di venerdì e le 5 di sabato. E’ questa la ‘fascia’ di allarme individuata dagli scienziati che hanno partecipato questa mattina al Comitato operativo della Protezione civile. In particolare al momento sono due le possibili finestre di caduta: la prima tra le 21.25 e le 22.03 del 23 e la seconda tra le 3.34 e le 4.12 del 24. Secondo le previsioni della Nasa almeno 26 frammenti potenzialmente pericolosi potrebbero disperdersi nel raggio di circa 600 chilometri. Il rischio che possano esserci danni per gli esseri umani è pari a 1 su 3.200. Grande quanto un autobus, il satellite era in orbita da 20 anni per raccogliere dati sulla fascia di ozono che protegge la Terra dai raggi ultravioletti. La sua caduta è probabilmente la conseguenza dell’impatto con i detriti di un altro satellite, avvenuto pochi anni fa.

La caduta, dunque, sarebbe stata causata dalla spazzatura spaziale; siamo riusciti ad arrivare fin lì, ad inquinare anche lo spazio ed ora dobbiamo restare col fiato sospeso e completamente inermi di fronte alla caduta di un gigantesco rottame.
Consiglio di tenersi aggiornati e seguire le parole di Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile:

”Ci troviamo di fronte a un evento – ha spiegato Gabrielli – di cui non c’è letteratura perché la stragrande maggioranza di questi frammenti cade in mare o in zone deserte. Dunque stiamo cercando di mettere in piedi per la prima volta un sistema di autoprotezione che passa innanzitutto per una informazione trasparente, chiara e tempestiva. Al momento i suggerimenti che vengono dati alla popolazione sono di evitare i luoghi aperti nelle finestre di caduta e di evitare i piani alti degli edifici e di porsi sotto le architravi o nelle zone ad angolo delle proprie case e non al centro dei solai”. Gabrielli ha assicurato che tutte le misure necessarie verranno approntate nelle prossime ore e che in ogni caso quel che è fondamentale è l’informazione ai cittadini, proprio per l’impossibilità di prevedere una evacuazione di massa.
”Mai come in questa situazione gli organi di informazione diventano strutture di Protezione civile con una grande responsabilità”. Informare tempestivamente, ha aggiunto il capo del Dipartimento, ”non è sinonimo di allarmismo: il nostro dovere è di consentire alla gente di essere adeguatamente e correttamente informata”. Per questo tutte le informazioni necessarie saranno pubblicate sul sito della Protezione Civile (www.protezionecivile.it), compresi i bollettini di aggiornamento della situazione previsti ogni due ore.

Mi auguro di tutto cuore che si tratta di iper-allarmismo, ma sinceramente sono un po’ preoccupato perché mi sembra che un po’ tutti siano impreparati e impotenti di fronte agli eventi. Probabili aggiornamenti verranno pubblicati nel blog.

Aggiornamento: (ANSA) – CAPE CANAVERAL (STATI UNITI), 24 SET – E’ precipitato a terra il satellite Uars della Nasa, bruciando al rientro nell’ atmosfera, probabilmente sul Canada: lo rende noto la stessa agenzia spaziale Usa. Tre messaggi su Twitter indicano la caduta di frammenti, presumibilmente del satellite, sulla cittadina di Okotoks, a sud di Calgary. La caduta era prevista dalla Nasa fra la 05:45 e le 06:45 italiane. Ma la Nasa non è ancora in grado di confermare con esattezza punto e ora esatti della caduta.

Il pianeta con 2 Soli

Come in Guerre Stellari, esiste davvero un pianeta con due soli, come Tatooine. Lo ha visto il cacciatore di pianeti della Nasa, il telescopio spaziale Kepler, e questo mondo alieno si trova solamente a 200 anni luce dalla Terra. Il risultato è annunciato su Science da un gruppo di ricerca coordinato dall’americano Laurance Doyle, del Seti Institute.

Il pianeta, battezzato Kepler-16b, è un gigante gassoso grande quanto Saturno, anche se più denso e non si pensa possa ospitare forme di vita. Questo mondo extrasolare simile al Tatooine della saga di Guerre Stellari impiega 229 giorni per orbitare intorno alle due stelle, dalle quali dista circa 100 milioni di chilometri: una distanza confrontabile a quella che separa Venere e il Sole. Le stelle del sistema che ospita il pianeta appartengono a un sistema binario e sono entrambe più piccole e fredde del Sole, con una massa, rispettivamente, pari al 20% e al 69% della massa della nostra stella. Per questa ragione la superficie del pianeta dovrebbe essere molto fredda, si calcola sia compresa fra -73 e -100 gradi. Secondo i ricercatori il pianeta si sarebbe formato nello stesso disco di polveri e gas dal quale sono nate le due stelle.

Sebbene si sospettasse da tempo l’esistenza di pianeti che orbitano intorno a due astri, è la prima volta che uno di questi viene visto mentre transita davanti alle sue stelle. «È il primo esempio, confermato senza ambiguità, di un pianeta circumbinario, cioè di un pianeta che orbita intorno a due stelle», ha osservato uno degli autori, Josh Carter, del Centro per l’Astrofisica Harvard-Smithsonian. «Ancora una volta – ha aggiunto – scopriamo che il nostro Sistema Solare è solo un esempio della varietà di sistemi planetari che la natura può creare».

Ansa.it

La missione MAVEN e l’atmosfera di Marte

La missione MAVEN (acronimo di Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN), il cui lancio è previsto per fine 2013, sarà la prima missione dedicata a comprendere e studiare la parte superiore dell’atmosfera marziana. L’obiettivo di Maven è quello di determinare l’origine e la storia della perdita di gas atmosferici nello spazio nel tempo, fornendo risposte sull’evoluzione del clima di Marte. Si realizzerà questo misurando l’attuale tasso di fuga verso lo spazio e la raccolta di informazioni sufficienti sui processi rilevanti per permettere l’estrapolazione all’indietro nel tempo.

“Comprendere come e perché l’atmosfera è cambiata nel tempo è un importante obiettivo scientifico riguardante Marte”, ha detto Bruce Jakosky, Principal Investigator Maven del Laboratorio di fisica atmosferica e spaziale dell’Università del Colorado (CU / LASP) a Boulder. “Maven farà idonee misure per permetterci di rispondere a questa domanda. Siamo nel bel mezzo di un duro lavoro in questo momento di costruzione delle strumentazioni e veicoli spaziali, e siamo incredibilmente entusiasti dei risultati scientifici che si vogliono ottenere dalla missione “.

Maven porterà con sè tre suite strumento. Il pacchetto di particelle e campi, costruito dalla Università della California a Berkeley con il sostegno di CU / LASP e la NASA Goddard, contiene sei strumenti che analizzano il vento solare e la ionosfera del pianeta. Il pacchetto Remote Sensing, costruito da CU / LASP, determinerà le caratteristiche globali della parte alta dell’atmosfera e ionosfera. Infine uno spettrometro misurerà la composizione e gli isotopi di ioni neutri.

Per ulteriori info sulla missione MAVEN: MAVEN mission

Una supernova visibile a occhio nudo

Una nuova supernova di tipo Ia, denominata PFT11kly, è stata osservata nella galassia M 101, detta anche galassia “girandola” per la sua perfetta forma a spirale, che si trova a circa 21 milioni di anni luce da noi in direzione della costellazione dell’Orsa Maggiore. Questo la rende la supernova di questo tipo più vicina osservata negli ultimi 40 anni.
La scoperta è merito di un gruppo di astronomi che ha usato il Palomar Transient Factory (PTF), un sistema robotizzato per osservazioni astronomiche, situato presso l’osservatorio astronomico di Monte Palomar (California), ed è stata effettuata proprio il giorno in cui è avvenuta l’esplosione e l’essere riusciti a individuarla così presto, insieme alla sua relativa vicinanza (in termini cosmici almeno) offre una rara opportunità per poter effettuare ricerche approfondite su questa importante classe di esplosioni stellari. Già tutti i più grandi telescopi a terra e nello spazio, tra cui il telescopio spaziale Hubble ed il telescopio Keck da 10 metri di apertura, sono stati puntati su questo oggetto, che sta rapidamente aumentando in luminosità, per ottenere immagini di dettaglio. Data la sua vicinanza alla Terra, è la più giovane supernova di tipo Ia mai osservata.

Adesso, è iniziata la corsa per cercare di accumulare quanti più dati possibile riguardo alla sua natura, e il più velocemente possibile. Questi dati aiuteranno a chiarire cosa succede in una delle prime fasi dell’esplosione di una supernova di questo raro tipo, quando la maggior parte della luce è emessa dagli strati più esterni della stella in esplosione. In questa prima fase, infatti, la supernova cambia letteralmente di ora in ora.
Diversamente dagli altri tipi di supernovae, originate dall’improvviso collasso di stelle massicce, le supernove di tipo Ia, sono prodotte da stelle nane bianche appartenenti a sistemi binari, che, “risucchiando” materia dalla stella compagna, superano il limite di massa di stabilità al di sopra del quale si verifica l’esplosione che ha la caratteristica di raggiungere un picco di luminosità ben definito, che rende questi eventi ideali per essere usati come “candele standard” per la misura delle distanze extragalattiche.
Osservazioni di supernove di tipo Ia in galassie remote hanno portato alla sorprendente scoperta, nel 1998, del fatto che l’espansione dell’Universo sta accelerando nel tempo per via della presenza di una “energia oscura”, un fenomeno cosmico ancora avvolto nel mistero. Si prevede che la supernova PFT11kly raggiungerà il picco massimo di luminosità verso l’inizio di settembre, quando la sua magnitudine avrà un valore compreso tra 9 e 10 e sarà quindi ben visibile anche con dei piccoli telescopi o dei  buoni binocoli, la luminosità inizierà poi a diminuire lentamente.

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Un punto esclamativo nello spazio

La bizzarra immagine qui sopra, tratta dal sito della NASA, mostra la collisione fra due galassie, esattamente VV 340 Nord (in alto) e VV 340 Sud (in basso). Fra milioni o forse miliardi di anni queste due galassie si fonderanno, ma per il momento danno vita ad uno spettacolo meraviglioso ed unico per noi, un’immagine di un gigantesco punto esclamativo! Ovviamente si spera che non sia un presagio di “pericolo”, dato che il 2012 si avvicina e ogni minima cosa viene interpretata in quell’ottica.

Le due galassie distano da noi all’incirca 450 milioni di anni luce per queste immagini stupende bisogna ringraziare il Chandra X-Ray Observatory e il telescopio spaziale Hubble.

Chandra osserva un buco nero

Il flusso di gas caldo verso un buco nero è stato chiaramente ripreso per la prima volta ai raggi-X. Le osservazioni della NASA Chandra X-ray Observatory aiuterà ada risolvere due misteri fondamentali dell’astrofisica moderna: capire come buchi neri crescono e come si comporta la materia nella loro intensa gravità.

Il buco nero è al centro di una grande galassia conosciuta come NGC 3115, che si trova a circa 32 milioni di anni luce dalla Terra ed è classificata come una cosiddetta galassia lenticolare perché contiene un disco e un rigonfiamento centrale di stelle, ma senza un modello a spirale rilevabile. Una grande quantità di dati precedenti ha mostrato materiale in caduta verso e sui buchi neri, ma nessuno con la chiararezza e nitidezza di questo flusso di gas caldo. Grazie alle immagini del gas caldo a diverse distanze da questo buco nero, gli astronomi hanno osservato una soglia critica in cui il movimento del gas diventa dipendente dalla gravità del buco nero e cade verso l’interno. Questa distanza dal buco nero è conosciuto come il “raggio Bondi“.

I flussi di gas verso un buco nero vengono “spremuti”, rendendoli più caldi e luminosi, una firma ora confermata dalle osservazioni radiografiche. I ricercatori hanno trovato l’aumento della temperatura del gas inizia circa 700 anni luce dal buco nero, dando la posizione del raggio Bondi. Questo suggerisce il buco nero nel centro di NGC 3115 ha una massa di circa due miliardi di volte quella del sole, diventando così il più vicino buco nero di quelle dimensioni rispetto alla nostra Terra.