Grillocrazia


“Fidatevi di me”. Con queste parole Beppe Grillo ha provato a “giustificare” la scelta di rinnegare la vittoria della candidata Marika Cassimatis, togliendole l’uso del simbolo del Movimento 5 Stelle e rilanciando un’altra tornata di elezioni online (che hanno consacrato la vittoria di Luca Pirondini, persona che parrebbe essere molto vicina alla consigliera regionale Alice Salvatore, plenipotenziaria di Grillo in Liguria.

Inutile dire che per un movimento che fa della partecipazione democratica alle scelte e della trasparenza 2 solidi pilastri direi che questo è più di un autogol. Non puoi permetterti di predicare bene e razzolare male, è una cosa decisamente grave. Era evidente fin dagli albori del M5S che la partecipazione democratica alle decisioni del movimento avrebbe comportato anche dei rischi, perché ci sta che il popolo non prenda le decisioni migliori ma, appunto, quelle più “popolari”.

L’unica consolazione per Grillo, comunque, è che non rischia di perdere voti per questi passi falsi. Gli altri partiti stanno facendo di tutto per aiutare l’ascesa dei “populisti” grillini… “E Dio vide che era cosa buona”

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Virginia Raggi vittima del Movimento 5 Stelle

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Beppe Grillo incontra Virginia Raggi (Ansa)

La politica romana è scossa dall’ennesimo scandalo che ha travolto la sindaca Raggi. L’arresto del suo braccio destro, Raffaele Marra, ha aperto uno squarcio probabilmente insanabile tra lei e il Movimento 5 Stelle. Uno squarcio che era ferita, ferita che perdura ormai da mesi, praticamente dall’insediamento della sindaca al Campidoglio. La grande occasione del movimento si sta trasformando in un pantano, perché se a parole i grillini hanno dimostrato di poter essere dei buoni politici, la pratica di Roma sta assumendo sempre più connotati tragicomici. Si vocifera che addirittura, dopo lo scandalo Marra, Beppe Grillo avesse già preparato il post di espulsione della sindaca di Roma dal M5S. Allarme rientrato, a quanto pare, anche se l’umore nel movimento rimane nero.

Il problema ha origini dall’estate, come ricostruito dal Fatto Quotidiano:

Le prime polemiche sono datate 29 giugno: Raffaele Marra compare come uno dei papabili per il ruolo di vicecapo di gabinetto in affiancamento a Daniele Frongia. La sindaca Raggi prende tempo, gli replica a distanza la Lombardi che in quel momento fa ancora parte del mini direttorio e crede di poter avere un’influenza: “Ho conosciuto il dottor Marra ieri”, dice a Rai Radio 2, “ho letto anche io di questi suoi incarichi precedenti (vedi Alemanno ndr). Ora capiremo se è stata una nomina ponderata, ci sarà un approfondimento. Abbiamo anche l’umiltà di dire che, se facciamo dei piccoli errori, li rimediamo subito”. Il primo luglio interviene addirittura Di Maio. Alle domande dirette sulla vicenda risponde genericamente: “Chi ha distrutto questa città non fa parte della nostra squadra; chi in questi anni ha dimostrato buona volontà, competenze e storia personale all’interno della macchina amministrativa, ci venga a dare una mano. L’ho detto in tempi non sospetti. Sia a Torino che a Roma la squadra non sarà legata al M5s, ma sarà composta soprattutto da persone competenti che possono realizzare il nostro programma”

Secondo me, comunque, la sindaca Virginia Raggi è vittima dello stesso Movimento 5 Stelle. La crescita esponenziale del movimento ha portato troppo in fretta alla ribalta persone non adeguatamente formate e preparate a ruoli di grande responsabilità e pressione. La naturale risposta a questo boom politico è il caos post deflagrazione. La difesa della Raggi verso Marra ha il sapore della vecchia politica tanto accusata e odiata dai pentastellati. Sinceramente non sono riuscito a capirne il motivo, perché la sindaca abbia rischiato così tanto giocandosi la carta “Marra” in un momento e in un contesto così delicato per il Movimento. Sta di fatto che ora rischia di diventare una pietra al collo politica, soprattutto per Luigi Di Maio che, anche in questo caso, è caduto in fallo prendendo, in passato, le difese dell’indipendenza della sindaca Raggi. Anche lui, come Virginia Raggi, diventato famoso senza sapere bene come, senza avere delle solide basi su cui poggiare questa celebrità ereditata dal movimento. Non a caso, comunque, il movimento è forte a livello nazionale, ma fatica a prendere piede sul territorio dove, comunque, contano ancora molto le persone oltre che i simboli.
Consiglio, al Movimento 5 Stelle, di cominciare a valorizzare un po’ le persone oltre che le idee e i programmi, altrimenti rimarrà sempre un partito più da campagna elettorale piuttosto che di governo.

Italicum a 5 stelle

Italicum_5StelleIl Movimento 5 Stelle, a mio avviso, dovrebbe essere un “partito” coerente, perché nella politica italiana la coerenza non esiste, è quasi utopia. Detto sinceramente, ho sempre pensato che pur avendo numerosi difetti, i pentastellati fossero sostanzialmente coerenti con se stessi, le proprie idee e le proprie convinzioni. 

L’ho pensato finché non è diventato trend topic la discussione sulla legge elettorale. Il Movimento 5 Stelle, di fatto, si sta comportando come tutti gli altri partiti. La vecchia politica vuole rivedere in senso proporzionale l’Italicum per impedire al M5S di prendere il potere, il Movimento vuole mantenerlo per poter puntare a vincere le elezioni in solitaria. Bene, peccato che il Movimento dicesse peste e corna della legge elettorale promossa da Matteo Renzi.

La legge elettorale proporzionale è una porcata, lo so. È una legge che non fa vincere il singolo partito, fa vincere gli inciuci di potere e, quindi, la Grande Coalizione PD + Forza Italia. Però se vuoi essere diverso da chi rappresenta quel modo di fare politica, allora devi esserlo fino in fondo, non puoi piegarti a vecchie logiche di potere. Non puoi sostenere il Democratellum e poi chiedere di andare a votare con l’Italicum (tra l’altro sub judice da parte della Corte Costituzionale). Preferirei che il M5S utilizzasse la propria forza politica e parlamentare per fare, in breve tempo, una nuova legge elettorale che sia rappresentativa, garantendo anche una buona stabilità. In questo momento, mi pare di capire che la brama di vittoria abbia un po’ soffocato i valori distintivi del movimento e, sinceramente, un po’ me ne dispiace. Oppure dovremo venire in piazza a firmare per abolire l’abolizione dell’Italicum?

Democratica…mente

Renzi perplessoLa diretta streaming tra Matteo Renzi e Beppe Grillo è stata, francamente, un disastro. Risulta squallido quando va in scena un non dialogo, quando non c’è contraddittorio, quando non si esprimo idee, proposte e  soluzioni.

Ciò nonostante, però, questo tassello si inserisce alla perfezione nel clima attuale della politica italiana. Stiamo vivendo, infatti, una fase assurda, quasi inspiegabile: un esecutivo (non democraticamente eletto, come il suo predecessore) viene sfiduciato da un’assemblea di partito (anziché dal Parlamento sovrano) e viene sostituito da un altro esecutivo, l’ennesimo non eletto dal popolo.
L’artefice di tutto questo pastrocchio è Matteo Renzi (nella foto in una sua celeberrima espressione), il volto nuovo della politica italiana, il segretario-sindaco-rottamatore del PD, il quale, nelle scorse settimane aveva dichiarato:

  • Mai più governo delle larghe intese
  • Mai al governo senza passare dal voto
  • #Enricostaisereno, con cui aveva espresso il suo appoggio al governo Letta.

Ed infatti, il governo Letta è stato fatto fuori proprio dal segretario-sindaco-rottamatore; nulla di male, nel senso che ogni tanto Renzi aveva lasciato intendere che il governo Letta doveva innanzitutto “fare” per andare avanti. Ma la pugnalata alle spalle è arrivata proprio a tradimento, proprio quando meno ce lo si poteva aspettare. L’obiettivo è stato chiaro ed evidente fino al primo minuto: la regola della politica è “togliti tu che mi ci metto io”, ed infatti Renzi a scalzato Letta per sostituirlo, senza passare dalle elezioni. Ma non esiste maggioranza senza centro-destra, senza larghe intese insomma. Ecco che, in un colpo solo, il giovane Matteo ha disatteso le sue promesse, insomma ha mentito.

E allora vi domando: quanto è credibile uno così? Lasciamo perdere che è sponsorizzato dai cosiddetti “poteri forti”, ma quanto ci si può fidare di lui? Finora ha fatto l’opposto di quanto aveva dichiarato, non è la migliore delle premesse. Non è che ci si può fidare ciecamente di Grillo, chiaramente, ma voglio ricordare che, finora, la spinta riformista e rottamatrice generata dalla politica stessa non ha prodotto nulla, ha creato solo fumo e poco, pochissimo arrosto. Eppure è più facile di un buon imbonitore, piuttosto che ascoltare lo stregone del blog. Ed è strano che sia più facile affidarsi al perdente di successo, piuttosto che dare una chance agli outsiders. Questo Paese è fermo su un bipartitismo di fatto, che si sostanzia in un ‘nulla di fatto’ da ambo i lati. Non si punta su chi potrebbe avere idee nuove, abbiamo il voto conformista. Il concetto di “voto utile” ci ha fatto il lavaggio del cervello, fossilizzando le preferenze politiche e fossilizzando il Paese. E tra menzogne, inciuci e interessi personali, siamo e saremo sempre qui, a provare sulla pelle come troppo va male, discutendo di come si potrebbero sistemare le cose.

Exit Strategy

Exit Strategy Berlusconi

Alla vigilia della sua decadenza, Silvio Berlusconi completa la sua personalissima “exit strategy”. Alla luce della presumibile esclusione dal Senato, ecco che Berlusconi anticipa tutti uscendo anche dalla maggioranza, togliendo l’appoggio al governo. La “spaccatura” col Nuovo Centrodestra guidato dall’ex delfino Alfano serviva proprio a questo: a rimanere al governo passando all’opposizione. Perché Silvietto aveva (e ha ancora) paura di consumare uno strappo definitivo con gli alleati del PD, temendo un salvataggio dell’Esecutivo in extremis da parte dei deputati e, soprattutto, dei senatori del Movimento 5 Stelle. Così lui continua, molto indirettamente, a guidare l’operato del governo, mettendosi in competizione con Grillo in materia di populismo e demagogia. Con un punto molto a suo favore: lui sarà il martire della politica, la vittima sacrificale di un disegno politico-giudiziario ai suoi danni. Ovviamente quest’ultimo punto dipende dal “tasso di boccalaggine” degli Italiani che, per dirla tutta, negli ultimi anni ha raggiunto valori molto, troppo elevati.

Si tratta del “colpo di coda” del Caimano, o Cainano. Le sta provando tutte per salvarsi: dalla manifestazione di piazza, alla delegittimazione della Magistratura che l’ha condannato (facilmente individuabile dalle appariscenti “toghe rosse”), dalla comparsa di nuovi testimoni a sua difesa (7 o 12, non s’è capito bene, si sa solo che è un numero biblico) all’odierna minaccia di togliere l’appoggio al governo Letta. Ovviamente non lo fa per il voto sulla decadenza, ma perché nella cosiddetta “legge di Stabilità” ci sarebbero troppe tasse. Perché Silvio ci ama tutti, ci vuole bene e non vuole che paghiamo troppe tasse. Ah se solo potesse pagarcele lui…. No, aspetta! Ma chi era quel tale che aveva promesso di pagare di tasca propria l’Imu qualora avesse vinto le elezioni? Probabilmente si trattò dell’ennesimo refuso giornalistico, perché quale coglione offrirebbe una cifra simile? Sarebbe una cosa INCREDIBILE…

 

Vendol’anima al diavolo

nichi-vendola

Ho sempre sentito dire che “gli opposti si attraggono”, ma non vi ho mai creduto molto. Ma oggi mi devo ricredere, il governatore della Puglia Nichi Vendola mi ha fatto ricredere. Infatti, il Fatto Quotidiano (giornale non certamente berlusconiano) ha pubblicato un’intercettazione telefonica tra Girolamo Archinà (pr della famiglia Riva) e, giust’appunto, Nichi Vendola. Nello stralcio pubblicato il leader di Sel se la ride per la “performance” dell’Archinà che ha zittito un giornalista, a dire di Vendola un “provocatore”. La domanda riguardava il numero di tumori attorno all’Ilva. E la reazione di Vendola è una risata.

Ora, stiamo parlando di fatti del 2010, non rilevanti (almeno credo) dal punto di vista penale, ma di una gravità estrema. Gravissimo, tra l’altro, anche che Nichi Vendola si rivolga anche con la seguente frase:

“Dica a Riva che il presidente non si è defilato”

la quale potrebbe sì avere valenza penale, visto che Vendola è indagato per concussione. Da quest’intercettazione emerge un quadro agghiacciante della politica, lo stesso quadro (o molto simile) che avvolge il ministro Cancellieri e le sue telefonate con la famiglia Ligresti. È sempre la stessa storia: il potere politico asservito a quello economico. Nel caso di Nichi Vendola, tra l’altro, il fatto è addirittura più grave, perché lui, icona della Sinistra moderna, i capitalisti dovrebbe mangiarseli a colazione, non flirtarci al telefono (anche se per interposta persona).

La risposta del governatore non si è fatta attendere (anzi no, per la verità si è fatta un po’ attendere, tant’è che qualcuno pensava che stesse preparando la lettera di dimissioni); la risposta la ripropongo qui, sotto forma di tweet, visto che ormai Twitter è lo strumento più rapido ed efficace per lanciare messaggi:

All’inizio ho pensato che un hacker berlusconiano (o Berlusconi stesso) avesse preso possesso dell’account Twitter del leader di Sel. Dopo qualche attimo di smarrimento ho capito che era proprio lui, Nichi Vendola, in una specie di delirio molto simile, appunto, ai deliri farneticanti di Silvio Berlusconi contro la Magistratura, a suo dire, politicizzata. Ha querelato il Fatto (almeno così ha detto) e si è trincerato nel suo mondo “decontestualizzato”, decontestualizzato dalla realtà sicuramente. Sarebbe bastato scusarsi con le vittime dell’Ilva e con le loro famiglie, fare un passo indietro e rassegnare le proprie dimissioni. Con dignità, con fermezza! Finora l’unica persona che l’ha fatto è stata Josefa Idem e, a voler proprio guardar bene, poteva ragionevolmente sbattersene le balle e continuare nella sua carriera politica, visto che aveva appena iniziato. Ed invece siamo pieni di Cancellieri, Berlusconi, Vendola, ecc. ecc., di ogni colore e appartenenza politica, che anche di fronte all’evidenza negano, si rifiutano di mollare la cadrega e continuano imperterriti, raccontando palle a destra e a manca, come se nulla fosse. E nulla sarà, ne sono convinto, perché ben presto dimenticheremo, il solito oblio ci avvolgerà e, anche grazie all’avvicinarci del Natale, saremo inevitabilmente tutti più buoni. Auguri.