The lionfish doesn’t sleep tonight

Abbiamo un nuovo ospite nei nostri mari. È stato avvistato all’interno della Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari, infatti, il cosiddetto ‘pesce scorpione‘ (o ‘pesce leone’ o ‘Scorpena volante’), all’anagrafe Pterois volitans, un pesce d’acqua salata altamente infestante e impattante sulla biodiversità degli ambienti acquatici marini. Oltre ad essere pericoloso per le specie marine, il veleno del pesce scorpione può essere letale anche per l’uomo. Ad incrementarne la pericolosità c’è anche il fatto che il veleno della Scorpena volante rimane attivo anche dopo 24-48 ore dalla morte del pesce. Quindi, la colorazione molto appariscente può essere molto attrattiva, anche verso organismi che sono morti; bisogna però prestare moltissima attenzione agli aculei che rimangono velenosi.

Il lionfish è un pesce tropicale originario del Mar Rosso, Oceano Indiano e Oceano Pacifico. Nel tempo, volontariamente o involontariamente, è stato introdotto in Florida e ha invaso i Caraibi. Dall’anno scorso le prime segnalazioni della presenza nel Mar Mediterraneo, ora è stato segnalato anche in Italia.

Considerata la potenziale invasività e pericolosità della specie, chiunque abbia catturato o avvistato un pesce scorpione è invitato a fare una foto e segnalare l’osservazione all’indirizzo emai: alien@isprambiente.it
È disponibile anche un gruppo Facebook chiamato ‘Oddfish’ sul quale condividere osservazioni di specie esotiche con utenti del mare e ricercatori.

Giornata mondiale dell’Acqua

World_Water_Day.jpg
Oggi, 22 marzo, si celebra la Giornata mondiale dell’Acqua (World Water Day), una giornata votata alla sensibilizzazione sui temi legati all’acqua e sui problemi legati alla salute dell’acqua stessa, perché dalla salute dell’acqua dipende anche la nostra salute. Ovviamente la situazione è preoccupante, estremamente preoccupante. Secondo i dati pubblicati dal World Water Council, 923 milioni di persone attualmente non hanno accesso a fonti di acqua potabile sicura; ergo, quasi un settimo della popolazione mondiale non riesce ad approvvigionarsi a fonti di acqua sicura e potabile, dovendo necessariamente rischiare di utilizzare fonti non sicure. L’area mondiale complessivamente più rischiosa risulta essere l’Asia: infatti, del miliardo di persone precedentemente menzionato, 554 milioni sono asiatici, 319 milioni di abitanti dell’Africa Sub-Sahariana e 50 milioni di sudamericani. Considerando i singoli Stati, il risultato peggiore è quello della Papua Nuova Guinea, in cui solo il 40% della popolazione ha accesso ad acqua pulita. Seguono la Guinea Equatoriale (48%), l’Angola (49%), il Ciad e il Mozambico (51%), la Repubblica Democratica del Congo e il Madagascar (52%) e l’Afghanistan (55%).

Tutti i Paesi membri dell’Assemblea Generale dell’Onu sono chiamati a promuovere iniziative sul territorio che abbiano lo scopo di sensibilizzare la popolazione mondiale sull’importanza dell’acqua; il tema scelto quest’anno dall’Onu per il WWD riguarda le acque reflue e di scarico, intese come risorse e non emblema di spreco. Il recupero dell’acqua è fondamentale, perché con gli attuali stili di vita e con la popolazione mondiale attuale (in prospettiva, crescente) non possiamo permetterci di continuare a sprecare acqua in questo modo. A tal proposito, l’Unicef ha lanciato un grido di allarme: circa 600 milioni di bambini (1 su 4), entro il 2040 vivranno in aree con risorse idriche estremamente limitate. Stando al rapporto “Thirsting for a Future: Water and Children in a Changing Climate“, al momento 36 nazioni stanno affrontando un livello elevato di stress idrico. Fattori quali l’aumento delle temperature medie, l’innalzamento del livello dei mari, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento della frequenza di inondazioni e siccità, influenzano la qualità e la disponibilità di acqua, sia nel presente ma anche in ottica futura.

L’Italia, tramite il ministero dell’Ambiente, ha lanciato il progetto Acquamadre, ovvero un nuovo brand riconosciuto a livello mondiale nel quale canalizzare le iniziative mirate a diffondere una nuova cultura dell’acqua. Al centro del progetto ci saranno i fiumi come sorgente di vita e di identità culturale, ma anche veicolo di pace, dialogo e sviluppo delle comunità.

«I fiumi sono al centro della sfida climatica, ambientale e di sviluppo economico globale. C’è dunque un filo conduttore che lega il Po e il Mississippi, il Reno e il Fiume Azzurro con i più piccoli corsi d’acqua italiani» ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

Ridiamo, finché Draghi ce lo permette

Draghi_sorride
A tutt’oggi l’economia europea è drogata dal Quantitative Easing della BCE. Questo è lampante. Ma cosa accadrebbe se Mario Draghi (o il suo sostituto) interrompessero il programma di acquisto di titoli di Stato? Partiamo dal presupposto che il QE non può essere eterno, deve avere una fine (si spera quando l’economia reale fosse ripartita adeguatamente). Finora il Quantitative Easing ha sostanzialmente livellato le economie europee, non permettendo alla speculazione di approfittare dei gap che esistono fra di esse. Le differenze fra i Paesi sono rimaste, ma sono state narcotizzate, praticamente.

Stessa moneta ma economie molto eterogenee creano, di fatto, terreno fertile alla speculazione. Che viene spesso bollata come negativa, “perfida”, ma in realtà rappresenta il modo più evidente di rappresentare la voglia di guadagnare degli investitori, perché tutti investono per guadagnare, poco o tanto che sia. Draghi, finora, ha reso più difficile il lavoro degli speculatori, ma è solo questione di tempo. In Europa, specialmente dalla Germania, si sono elevate diverse voci preoccupate, sia per l’operato di Draghi, sia per la caduta del governo Renzi che veniva visto come “modernizzatore” del Paese.

Morale della favola: il tempo è un fattore che ci gioca contro, in tutti i sensi. La cronica lentezza della crescita economica italiana, il debito pubblico debordante e sempre crescente, una classe politica poco preparata e capace per affrontare le sfide del Paese, creano un mix letale, soprattutto se si considera che il tutto è condito da un Euro inadatto alla nostra economia, di fatto importato dall’Europa. Mi auguro che il futuro del Paese sia roseo, ma non ne sono così sicuro. Nel frattempo, comunque, io rido. Con Draghi.

Ora Legale in arrivo

Nella notte tra sabato e domenica torna l’ora legale: alle due del mattino del 25 marzo le lancette degli orologi dovranno essere portate un’ora avanti, “sacrificando” un’ora di sonno. Si tornerà all’ora solare domenica 28 ottobre 2012. L’idea iniziale venne a Benjamin Franklin (1706-1790) per motivi di risparmio energetico, ma nessuno gli prestò particolare attenzione in un’epoca in cui l’industrializzazione era ancora agli albori. Andò meglio al britannico William Willet: nel 1916 la Camera dei Comuni diede il via libera al “British Summer Time”. In Italia l’ora legale fu adottata per la prima volta nel 1916 e rimase in uso fino al 1920. Da allora fu abolita e ripristinata diverse volte tra il 1940 e il 1948 a causa della Seconda guerra mondiale. Dal 1966 al 1980 si stabilì che l’ora legale dovesse rimanere in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre; dal 1981 al 1995 si decise invece di estenderla dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre. Il regime definitivo è entrato in vigore nel 1996, quando a livello europeo fu disposto di prolungarne ulteriormente la durata dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre.

fonte: AGI.it

Auguro a tutti quanti di assorbire nel migliore dei modi il jet lag del cambio di orario e, soprattutto, ricordatevi di portare avanti di un’ora gli orologi, perché altrimenti le conseguenze potrebbero essere gravi… 😛

Il debito pubblico italiano continua a crescere

Il popolo italiano è chiamato a grandi sacrifici, ma i risultati stentano a farsi vedere. Se dal lato spread siamo tutti contenti, con il differenziale di rendimento fra decennale tedesco e BTP a 10 anni si attesta ormai stabilmente in area 290 punti base, dal lato del debito pubblico le notizie non sono ancora positive, tutt’altro. Secondo i dati contenuti nel Supplemento al Bollettino Statistico “Finanza Pubblica, fabbisogno e debito” della Banca d’Italia, a gennaio il debito pubblicoè aumentato di 37,9 miliardi rispetto al mese precedente, portandosi a 1935,8 miliardi di euro. Quindi, le stangate fiscali che tutti noi, chi più chi meno, debbono sopportare per far fronte all’attuale momento di crisi si rivelano assai poco utili (almeno direttamente) per abbattere il fardello che grava pesantemente sulla nostra economia, anche quella reale.

Sicuramente questo dipende anche dal fatto che gli effetti diretti si potranno vedere nel medio/lungo termine, ma la cosa veramente preoccupante è che per il momento stiamo pagando gli aiuti alla Grecia (tramite il fondo salva Stati, tramite lo swap del debito greco), in attesa degli shock provenienti dalla penisola iberica (il Portogallo già sta tremando e la Spagna non se la passa bene). Dunque, si incrementa la pressione fiscale per aumentare i finanziamenti all’Efsf, forse nella speranza che, quando ne avremo bisogno, il fondo sarà ancora in grado di aiutarci. Personalmente credo che il fondo Salva-Stati sia un fondo Salva-cadaveri, ma mi auguro di sbagliarmi, ovviamente.

Non mi stancherò mai di dire che un punto fondamentale per portare fuori il Paese dalla speculazione finanziaria è abbattere il debito pubblico. Bisogna dare l’impressione che siamo in grado di abbassare lo stock del debito e che vogliamo procedere alla sua riduzione nei prossimi anni. Se il debito continua a crescere, quale senso possono avere questi sacrifici? Qualcuno mi sa rispondere?

Fitch ci declassa. Ora manca solo Moody’s

L’Italia nella mattinata di ieri fa di nuovo il pieno nell’asta di titoli di Stato con tassi in calo sotto il 2% e i mercati che mostrano sempre più fiducia nell’operato del governo Monti, ma ciò non basta ad evitare la scure di Fitch. In serata, l’agenzia di rating abbatte di due gradini il giudizio sui titoli di Stato italiani, portandolo ad A- da A+ con outlook negativo e seguendo dunque l’esempio di Standard & Poor’s. La mossa di Fitch però non preoccupa il premier Monti. “Fitch? Da parte mia una distaccata serenità”, ha commentato il presidente del consiglio, aggiungendo che l’agenzia “rileva cose non nuove e non condanna le attuali politiche” del governo. Ed in effetti l’agenzia riconosce che solo “il forte impegno” del governo Monti “sui conti pubblici e sulle riforme ha evitato un taglio più severo del rating”. Il downgrade dell’Italia riflette la situazione di un “livello elevato del debito pubblico e un basso tasso di crescita che hanno reso il Paese particolarmente vulnerabile”, spiega Fitch, sottolineando che a preoccupare è l’aumento dei costi di finanziamento “con l’ampliamento del divario tra tassi di interesse e crescita economica che comporta implicazioni negative sulla dinamica del debito pubblico”. Insieme all’Italia sono state declassate anche la Spagna (due gradini ad A da AA-), il Belgio (un gradino ad AA da AA+), la Slovenia (due gradini ad A da AA-) e Cipro (un gradino a BBB-, appena sopra il livello junk, da BBB). Anche per questi Paesi l’outlook è negativo. La giornata per l’Italia era tuttavia iniziata nel migliore dei modi. Nell’asta della mattinata infatti il Tesoro ha piazzato di nuovo il massimo ammontare di titoli che si era prefissato, 11 miliardi di Bot, e spuntando tassi decisamente più bassi rispetto ai mesi scorsi. Nel dettaglio, Via XX Settembre ha venduto otto miliardi di Bot semestrali offrendo un rendimento inferiore al 2% per la prima volta da giugno dell’anno scorso e pari all’1,969%, in forte calo dal 3,251% pagato per vendere gli stessi titoli nell’asta del 28 dicembre ed in picchiata dal rendimento record del 6,5% offerto a novembre, all’apice della crisi. La domanda è stata pari a 1,35 volte l’importo offerto contro 1,69 dell’ultima asta. Il Tesoro ha anche assegnato 3 miliardi di Bot flessibili a 331 giorni con un rendimento del 2,214% e richieste pari a 1,821 volte l’offerta. “L’asta è andata bene, si conferma una tendenza al ribasso dei rendimenti dei titoli di Stato e dunque un ritorno di fiducia verso l’Italia da parte dei mercati”, commentano gli operatori di Borsa. Il risultato del collocamento di oggi ha spinto ulteriormente al ribasso lo spread. La forbice tra il Btp a 10 anni e il bund tedesco si è ristretta in chiusura a 404 punti col rendimento in calo sotto la soglia del 6% al 5,90%. In flessione anche i tassi sui titoli a breve e medio termine. Il rendimento del btp a 2 anni è calato fino al 3,49%, toccando il livello più basso dal 2 settembre scorso, prima di attestarsi al 3,56% mentre quello del quinquennale è sceso al 4,77%. L’Italia ritornerà sui mercati lunedì con un’asta di btp a cinque e dieci anni e sarà questo il vero banco di prova per il nostro Paese, una prova che, qualora fosse superata brillantemente, dimostrerebbe per l’ennesima volta l’incapacità delle agenzie di rating di fornire giudizi puntuali ed affidabili sugli emittenti, specialmente quelli sovrani.

I ministri del governo Monti

Questa mattina alle 11 il presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, si è recato al Quirinale, dove ha incontrato il presidente della Repubblica e ha sciolto la riserva. Circa due ore dopo l’incontro Monti ha letto la lista dei ministri che comporranno il suo governo, che propone per la nomina al Capo dello Stato: alle 17 i membri del governo hanno iniziato a prestare giuramento e probabilmente terranno il loro primo Consiglio dei ministri. Domani il governo Monti chiederà la fiducia del Senato, venerdì alla Camera.

I ministri con portafoglio sono 12 e uno di questi è lo stesso Monti, che ha tenuto per sé l’interim all’Economia. I ministri senza portafoglio sono cinque, ci sarà un sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E ci saranno viceministri e sottosegretari, che saranno indicati nei prossimi giorni. Le donne nel governo sono tre, Paola Severino alla Giustizia, Elsa Fornero a Lavoro e politiche sociali, Anna Maria Cancellieri agli Interni. Non abbiamo ancora l’età di tutti i ministri, ma per il momento sappiamo che nessuno di questi ha meno di cinquant’anni. Il più anziano dovrebbe essere Piero Gnudi, 73 anni, delega a Turismo e Sport.

Continua a leggere su Il Post per ulteriori informazioni

Ora tocca allo spread della Francia

Da mesi non si fa altro che parlare dell’arcinoto spread fra i tassi d’interesse dei titoli di Stato italiani e i titoli di Stato tedeschi. Il famoso spread Btp-Bund ha toccato picchi impressionanti nella giornata di ieri ed oggi sembra essersi attestato in area 500 punti base, un’area preoccupante ma non terrificante, per dirla rapidamente.

Il punto è che le ultime vicende della politica italiana, con le dimissioni post-datate di Silvio Berlusconi e la probabilissima nomina di Mario Monti a premier di un governo di unità nazionale, potrebbero affievolire la speculazione e la tensione sulla sostenibilità del debito pubblico italiano, consentendo quindi agli spread di tornare verso valori più tranquilli (300bp potrebbe essere un target importante da raggiungere). Il fatto è che i problemi dell’Italia hanno in qualche modo nascosto i problemi finanziari di un altro Paese, uno che fa sovente la voce grossa e vuole comandare insieme alla Germania: la Francia, appunto.

Forse non tutti sanno che ad inizio anno lo spread (decennale) Francia-Germania era attorno ai 30-40 punti base. Oggi, invece, supera i 160 punti. E’ un incremento elevato, oltre 4 volte maggiore ed è il segnale che la prossima vittima delle tensioni sul debito e sui conti pubblici potrebbe essere proprio la Francia di Nicolas Sarkozy, il presidente che ha fatto più volte la morale all’Italia. Perché nessuno si preoccupa della crescente tensione sul debito francese? Direi che in questi mesi la situazione critica dell’Italia ha fatto quasi comodo al duo Sarkozy-Merkel, ma ora le notizie potrebbero venire a galla e se si cominciasse a parlarne un po’ questo accrescerebbe ulteriormente la tensione e, quindi, gli spread con l’amica Germania.

Certo, non è che a noi faccia comodo una Francia sotto attacco speculativo, questo è chiaro. O meglio, magari ci fa comodo sul fronte debito pubblico, ma su tutto il resto (Euro compreso) ho forti dubbi. Però più guardo la matrice degli spread di Bloomberg e più mi chiedo come la Francia possa continuare a fingere di essere un Paese solido e forte e sfruttare questa forza per finanziarsi sul mercato a tassi agevolati e competitivi. La speculazione è una ruota che gira e può darsi che ora tocchi a loro…

Il fabbisogno di capitale delle banche italiane

La Banca d’Italia ieri ha diffuso un comunicato con il quale fa chiarezza sulle cifre riguardanti gli aumenti di capitale richiesti agli istituti di credito italiani per rientrare nei parametri di stabilità finanziaria previsti.

Per quanto riguarda le misure per rafforzare la posizione patrimoniale delle banche, è richiesta, laddove necessario, la costituzione di un buffer di capitale temporaneo per far fronte al rischio sovrano date le attuali condizioni di mercato. Inoltre, la costituzione di buffer dovrà essere tale da portare, entro la fine di giugno 2012, il Core Tier 1 ratio (definito dal rapporto tra il capitale di qualità più elevata e le attività ponderate per il rischio) al 9%. La costituzione di tali buffer consentirà alle banche di resistere a una serie di shock mantenendo un’adeguata posizione patrimoniale.

Il fabbisogno effettivo di capitale per coprire il buffer sarà comunicato dall’EBA in novembre sulla base dei dati definitivi riferiti al 30 settembre del 2011. Alle banche sarà allora richiesto di inviare entro la fine del 2011 alle rispettive Autorità di Vigilanza nazionali piani con precise indicazioni sulle azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo di capitale. Tali piani dovranno essere approvati dalle Autorità di Vigilanza nazionali e discussi con l’EBA. Gli obiettivi dovranno essere conseguiti evitando un deleveraging eccessivo, al fine di contenere l’eventuale impatto negativo sull’economia reale. Per raggiungere l’obiettivo, ci si attende che le banche limitino la distribuzione di dividendi e di bonus.

Per l’Italia, l’esercizio dell’EBA è stato condotto sui primi cinque gruppi bancari (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Unione di Banche Italiane): sulla base dei dati contabili riferiti a giugno 2011, ma tenendo conto delle variazioni di valore delle esposizioni verso gli emittenti sovrani registrate fino a settembre di quest’anno, per raggiungere un Core Tier 1 ratio del 9% sarebbero necessari complessivamente 14.771 milioni di euro. Questa quantificazione è basata su stime preliminari e va considerata soltanto indicativa del fabbisogno di capitale.

Le esigenze patrimoniali dovranno essere coperte da capitale della migliore qualità. Sarà anche possibile utilizzare strumenti di contingent capital (strumenti di debito convertibili in azioni) di nuova emissione sottoscritti da privati, se coerenti con i criteri severi e omogenei che saranno stabiliti dall’EBA.

Il Comunicato di Bankitalia

Non ho ancora ricevuto il questionario del censimento

Mi devo preoccupare? Teoricamente il questionario potrebbe arrivare entro il 22 ottobre p.v., quindi c’è ancora tempo. Però già la voglia di mettermi lì a compilare uno stupido censimento non è a livelli stratosferici, se poi devo pure attendere un sacco per ricevere il questionario direi che potrebbero pure tenerselo il questionario. Mi auguro, almeno, di ricevere la versione “sintetica” del medesimo (se non erro la versione verde), perché al solo pensiero di rispondere ad una miriade di domande assurde e puntigliose mi viene il latte alle ginocchia, per non dire di peggio.

La domanda, comunque, sorge spontanea: quanti sono quelli che non hanno ancora ricevuto il questionario del censimento 2011? Se c’è qualcuno che, come il sottoscritto, spera di potersela svignare dall’impegno statistico lasci un cenno qui, così da poter sperare ancora insieme. Invece, se qualcuno l’avesse già compilato e volesse lasciare qualche dritta per la compilazione è tutto ben accetto, anche perché leggo già di notizie pessime sull’avvio del sito per la compilazione online, ergo mi sa che mi toccherà ricorrere alla versione cartacea, più noiosa ma anche più sicura.