Provaci ancora Filippo!

Il giovane tifoso dell’Inter prova con un nuovo striscione, ma il risultato non cambia. L’Inter pareggia 0-0 in casa contro l’Atalanta, sbaglia un rigore e rimane lontana dalla lotta per il terzo posto (ormai un miraggio) e per la zona Europa. La domanda che un po’ tutti i tifosi interisti oramai si faranno è: ma non è che sto Filippo porta jella? Dai dai, che sotto sotto è milanista! 😛 Non mollare Filippo, continua a provarci!
Meglio lui, comunque, del patron Moratti che se ne va dallo stadio a fine primo tempo; obbiettivamente, da milanista, credo sia un atteggiamento che mostra scarso attaccamento alla squadra… mah.

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Thiago Matto (video)

Come tutti ben sanno (specialmente gli interisti) il Milan ha vinto a Pechino la sua sesta Supercoppa italiana, sconfiggendo per 2-1 i cugini interisti. La partita ha mostrato per l’ennesima volta che la superiorità dei rossoneri è ancora netta, specialmente nella mentalità e nella testa dei giocatori.

A proposito di testa, voglio sottolineare la “testina” di Thiago Motta, uno che ha scelto di essere di Italiano semplicemente perché in Brasile non se lo filava nessuno. E per invidia verso quel Brasile che, giustamente, l’ha sempre respinto, il pirla nerazzurro ha fatto un’entrata assassina su Thiago Silva, punta di diamante del Milan e della Seleçao. Nella sconfitta, l’Inter ha addirittura perso la faccia con questa brutta entrata di questo matto, per non parlare delle continua proteste contro la terna arbitrale. Non a caso, comunque, allo stadio c’era una predominanza di tifo rossonero: qualcosa sti cinesi dovevano già aver intuito…

Comunque stavo pensando a quante vittorie del Milan sono merito dell’Inter: senza di loro la bacheca rossonera non sarebbe così piena, ne sono più che convinto!

The Special Two

Andres Villa Boas è il nuovo allenatore del Chelsea di Abramovich, probabilmente l’erede naturale di José Mourinho e, sempre probabilmente, l’unico veramente in grado di offuscare l’immagine del portoghese tanto pieno di sè.
All’apparenza il nuovo tecnico del Chelsea ha tutto per poter ben impressionare fin dalla prima stagione; sembra pure più simpatico ed alla mano del profeta di Setubal, anche perché prima di andare a Londra ha sbattuto la porta in faccia a Branca e Moratti, il che gli fa guadagnare certamente ed immediatamente punti simpatia.

La sfiga è che già lo soprannominano “The Special Two” e non è un buon partire, questo. Spero per lui che sia in grado di far ricredere tutti e far passare in secondo piano quel pallone gonfiato di Mourinho che ha fatto del suo carattere di m…a la sua arma vincente.

Leonardo giuda carioca

C’era una volta un allenatore brasiliano poliglotta, dalla faccia pulita e dall’animo gentile. Tutti lo dipingevano come un uomo in odore di santità, talmente emanava sapienza ogni volta che proferiva parola. Ecco che un giorno, però, lo stesso allenatore si macchia del peccato di tradimento, andando ad allenare la squadra rivale della squadra che l’ha adottato e cresciuto fra le sue fila. E’ stata una pugnalata al cuore della sua ex tifoseria che tanto l’aveva sostenuto nella sua lotta contro il presidentissimo, pugnalata a cui i tifosi hanno prontamente risposto (foto) proprio durante il derby di ritorno. Ci fu anche la reazione pesante di Gennaro Gattuso che accusò Leonardo di essere un uomo “poco onesto”, per dirla in maniera pulita, anche se il video riporta l’esatta frase del capitano rossonero. Ricordo che si scatenò l’inferno, un’indignazione generale per uno sfogo ultras utilizzato come pretesto, dagli avversari, per tentare di rovinare la festa scudetto del Milan.

Ora non si può dire che Gattuso avesse ragione, perché i termini non furono i più indicati, però certamente l’immagine del buon Leonardo viene macchiata un’altra volta. Dopo essere arrivato sulla panchina dell’Inter nel dicembre 2010 e aver definito “un sogno” l’essere giunto alla corte di Massimo Moratti, ecco che il bel brasiliano è già pronto a levare le tende per volare a Paris, alla corte del Paris Saint Germain. Tutto questo per il vile denaro, come Giuda, insomma.
Certo, si dirà, “così fan tutti”, ma quando i milanisti accusavano Leonardo di essere un traditore erano tutti pronti a difenderlo a spada tratta, poiché in quel caso era stato vittima delle vessazioni del proprio datore di lavoro, il presidente Berlusconi. Ora, invece, tutti muti nel vedere il brasiliano lasciare l’Inter in mutande, costretta ad inseguire disperatamente un allenatore per non fare la figura dei fessi. Dove sono finiti tutti gli elogi verso Leo? Chi ha avuto ragione, alla fine? Ma soprattutto, quanti sogni ha Leonardo? Scommetto che sognava pure di fare il dg del PSG! 😛

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Waka waka Mazembe! This time is for Africa

Il Mazembe ha compiuto l’impresa. Battendo l’Internacional di Porto Alegre si laurea come prima squadra non europea e non sudamericana ad accedere alla finale del Mondiale per club 2010, finale che era sempre stata un’esclusiva delle vincitrici della Champions League e della Copa Libertadores. Battendo 2-0 i favoritissimi brasiliani, la squadra congolese aspetta in finale la vincente tra l’Inter di Benitez (per ora) e un’impronunciabile squadra coreana, completamente sconosciuta e, oramai, vittima sacrificale della resurrezione nerazzurra. Per me la finale è già scritta, sarà Mazembe-Inter e credo che il sogno africano sia destinato a terminare proprio in finale, per mano dei Pancho Villa boys.

Il gol del Mazembe arriva come un fulmine all’8’ della ripresa: Ekanga colpisce di testa come viene una palla al limite dell’area dell’Internacional. Diventa un assist per l’ossigenato Kabangu, che la doma alla grande e poi mentre scende la colpisce con un destro a giro sul secondo palo: 1-0. L’Internacional preme, Kidiaba respinge tutto al mittente, e quando non c’è lui, manca la mira. Dai e dai, pareggeranno, si pensa. Invece a 5’ dalla fine Kidiaba rinvia coi piedi e pesca nella metà campo avversaria Kaluyituka: doppi passi, uno contro uno contro Bolivar e poi tiro secco sul primo palo: 2-0 e finale raggiunta. Il Mazembe può tutto.

Si è scritta una bellissima pagina di calcio questa sera. Il calcio africano sta crescendo, sta maturando e questi risultati, uniti al recente mondiale in Sudafrica, ha dato lustro ad uno sport che potrebbe essere occasione di unione e riconciliazione fra i popoli, momento di svago per non pensare solamente ai grandi problemi di quelle regioni. Questo è il momento dell’Africa, è un momento che si sono meritati e che si devono gustare a fondo.

Kakà al Milan per sostituire Ronaldinho: affare o sogno impossibile?

Ricardo Kaká è attualmente un giocatore (infortunato) del Real Madrid e secondo me è lì che rimarrà per quest’anno. Ma sognare non costa nulla e l’anima del tifoso necessita di sogni per alimentare l’amore verso un club. Kakà rappresenta, dunque, quel sogno impossibile che il tifoso rossonero, sotto sotto, spera di veder realizzarsi persino a gennaio, nella finestra di calciomercato che solitamente non riserva grossi colpi di mercato, al massimo qualche toppa per coprire i buchi nella rosa.

I motivi per cui Kakà potrebbe tornare al Milan sono molteplici: innanzitutto, nella rosa del Milan ci sono parecchi giocatori in scadenza di contratto, fra cui non bisogna dimenticare Ronaldinho, giocatore trentenne che per le sue caratteristiche mal si presta al gioco dinamico dettato da Allegri. Probabilmente il Milan gli ha proposto un rinnovo al ribasso dell’ingaggio e, sempre probabilmente, queste voci su Kakazinho sono sempre un’abile mossa mediatica del Milan per porre pressione sul Gaucho che, comunque, sembra sempre attratto dalle sirene americane, anche per ragioni commerciali, non solo per l’ingaggio che potrebbe spillare.
Inoltre Kakà pare non avere un ottimo rapporto con José Mourinho e con la città di Madrid in generale. Tra di loro non è scattata la scintilla, non c’è stato quel feeling immediato che aveva, invece, contraddistinto l’avvio della carriera di Kakà a Milano, sponda rossonera ovviamente. Mourinho ha l’abitudine di far fuori qualche pezzo grosso dalla rosa, forse come segno di forza all’interno del gruppo, per darsi autorità. Kakà rappresenta proprio la pecorella da sacrificare, l’agnello da immolare per creare a Madrid lo stesso gruppo formato nell’annata vincente con l’Inter.
Kakà ha pure lasciato il Milan in malo modo, ceduto in fretta e furia dal club e svanito in poco tempo dalle mani dei rossoneri. Sicuramente lui conserva un ottimo ricordo del Milan e della sua tifoseria, a Milano stava bene e sa che al Milan troverebbe una squadra competitiva, non certamente una squadra ancellottiana che puntata tutto su di lui, affidandogli completamente le sorti della squadra. La presenza di gente come Ibrahimovic, Robinho e Pato è garanzia di qualità e questo potrebbe influire parecchio. Non credo molto, quindi, alle voci di un suo approdo all’Inter, perché sarebbe un alto tradimento e non è da lui, non è da Kakà.

Giustamente c’è chi sostiene che si tratterebbe della solita minestra riscaldata. I grandi ritorni hanno spesso portato solamente grandi delusioni. Questo è un pensiero latente che non si può non considerare, a maggior ragione considerando le precarie condizioni fisiche di Kakà mostrate nella sua avventura madridista. Dopo aver rifilato il pacco al Real rischieremmo di riprendercelo con gli interessi. E’ da sperare che, comunque, un eventuale arrivo del giocatore sia un approdo in prestito, al massimo con diritto di riscatto. Da tifoso mi piacerebbe assai rivederlo ancora con la maglia del Milan e vederlo giocare con Ibra sarebbe pura poesia calcistica… ho i brividi al solo pensiero.

Vamos Colchoneros! Atletico Madrid – Inter 2-0

Tabellino

INTER-ATLETICO MADRID 0-2

PRIMO TEMPO 0-0

MARCATORI: Reyes al 17’, Aguero al 38’ s.t.

INTER (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Zanetti, Cambiasso; Stankovic (dal 22’ s.t. Pandev), Sneijder (dal 33’ s.t. Coutinho), Eto’o; Milito. (Castellazzi, Cordoba, Materazzi, Mariga, Biabiany). All. Benitez

ATLETICO MADRID (4-4-2) De Gea; Ujfalusi, Perea, Godin, Dominguez; Reyes (dal 23’ s.t. Merida), Asunçao, Raul Garcia, Simao (dal 45’ s.t. Camacho); Aguero, Forlan (dal 37’ s.t. Jurado). (Robles, Antonio Lopez, Mario Suarez, Diego). All. Sanchez Flores.

ARBITRO: Busacca (Svi).

NOTE: spettatori 17265 (tutto esaurito). Ammonito: Samuel per gioco scorretto. Angoli: 9-4. Recuperi: p.t. 0’; s.t. 2’.

Inter-Roma finale Supercoppa Italiana: probabili formazioni

supercoppa_inter_roma.jpg

INTER (4-2-3-1): 1 Julio Cesar, 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 4 Zanetti; 5 Stankovic,19 Cambiasso; 27 Pandev, 10 Sneijder, 9 Eto’o; 22 Milito. (12 Castellazzi, 2 Cordoba, 23 Materazzi, 26 Chivu, 17 Mariga, 29 Coutinho, 88 Biabiany). All: Benitez

ROMA (4-3-1-2): 1 Lobont; 77 Cassetti, 5 Mexes, 4 Juan, 17 Riise; 16 De Rossi, 7 Pizarro, 20 Perrotta; 94 Menez; 10 Totti, 9 Vucinic. (32 Doni, 87 Rosi, 25 G. Burdisso, 33 Brighi, 30 Simplicio, 11 Taddei, 8 Adriano). All: Benitez

ARBITRO: Bergonzi di Genova.

Da milanista spero semplicemente che sia una bella partita e che in campo e, soprattutto, sugli spalti si eviti di utilizzare la violenza per sfogare le proprie rabbie repulse, oppure per dimostrare (per l’ennesima volta) la demenza di alcune parti del tifo organizzato. E che vinca il migliore, come sempre, senza troppe polemiche, possibilmente.

I have a dream…

… l’arresto di Moufrinho!
Fossi un arbitro, godrei come un matto a sbatterlo fuori dal campo, nonché litigare col suddetto Pulcinella del calcio, perché se l’Inter già non è sinonimo di simpatia per quanto riguarda la società, figuriamoci col portoghese in panchina.

Riflessioni (amare) post-derby

A mente fredda posso “parlare” del derby di Milano giocato ieri sera e vinto meritatamente dall’Inter per 2-0. Direi che è stata la dimostrazione lampante che nel calcio non conta i giochi di prestigio, la fantasia o le mere proprietà tecniche. Ci vuole grinta, determinazione e, soprattutto, GOL. Il Milan ha perso un derby praticamente senza averlo giocato, subendo l’Inter dal punto di vista mentale, regalando con Abate il gol che ha aperto le porte alla vittoria nerazzurra (Milito implacabile, comunque). Per non parlare dell’incubo Dida che, sotto la curva nord, è rimasto pietrificato da una punizione a palombella di Goran Pandev, il neo (ennesimo) acquisto della compagine di Moratti.
Nel Milan s’è fatta sentire l’assenza di Alessandro Nesta, vero gladiatore e comandante della retroguardia rossonera, ma non credo che si possa semplicemente dare la colpa agli assenti. Io penso che gli uomini di Leonardo siano scesi in campo con la mentalità del pareggio, partendo appunto dal presupposto che un punto sarebbe stato comunque positivo, ma si sono scontrati contro la voglia di vincere dell’Inter. Che serva da lezione per il futuro.

Personalmente, comunque, trovo veramente fuoriluogo le dichiarazioni post-partita di allenatore, giocatori, dirigenti e opinionisti dell’Inter. Cioè, avete vinto un derby e dovete pure attaccare l’arbitro? Vabbè che così dicendo passate come quelli che riescono ad essere addirittura più forti del sistema che rema loro contro, però credo che francamente si sia superato il limite della decenza. L’arbitro Rocchi ha certamente arbitrato molto male, commettendo tanti errori, ma quando un arbitro sbaglia tanto finisce spesso per penalizzare entrambe le squadre, o per meglio dire, gli errori pro e contro finiscono col compensarsi. Perché tutto questo accanimento? Perché voler creare un clima di sospetto attorno all’Inter? Mi sembra tanto che stiano mettendo le mani avanti, tanto per giustificare eventuali errori a favore che sicuramente capiteranno nelle prossime partite, oppure per condizionare perfino i futuri arbitraggi delle partite dell’Inter. Io lo dico sempre, bisogna saper perdere, ma bisogna anche saper vincere… e la classe non è certamente un dono di cui il mondo Inter si può fregiare.

Tornando al Milan, credo che sogno scudetto si sia definitivamente infranto. 9 punti non si recuperano facilmente, anche con una partita da recuperare. La partita di ieri sera era il vero spartiacque per Leonardo & Co., ma l’hanno fallito miseramente. Tra l’altro, con l’esclusione di Gattuso a fine primo tempo e il mancato utilizzo di Pippo Inzaghi, non vorrei che il buon Leonardo si fosse reso nemico qualche senatore di troppo nello spogliatoio.