Gli Eurobond affossano le Borse europee

E’ notizia di oggi che l’Unione Europea intende accellerare sul fronte Eurobond. La parolina che fa venire l’orticaria alla Merkel sembra essere nei prossimi programmi dell’UE per attenuare la crisi dei debiti sovrani, specialmente quelli periferici. In quest’ottica Giulio Tremonti fu a dir poco lungimirante nel vedere nell’emissione di titoli di debito da parte di un ente sovranazionale europeo era l’unica strada possibile per superare l’empasse politica e finanziaria.

La notizia, però, sembra non essere stata prese bene dalle Borse europee. I mercati hanno aperto tutti negativi per poi virare ulteriormente verso un ulteriore peggioramento. Tutto questo, però, potrebbe essere compatibile con l’annuncio degli eurobond: infatti, se le Borse dovessere salire, che senso avrebbe ricorrere allo strumento dei bond europei? Tutto ciò, dunque, potrebbe essere la risposta indiretta dei mercati verso l’attuazione di questa soluzione, la quale garantirebbe certamente maggiore stabilità ai mercati finanziari del Vecchio Continente.

Non bisogna comunque dimenticare che da oggi si fanno decisamente più insistenti le voci di downgrade della Francia da parte dell’agenzia Moody’s. “La persistenza di elevati costi di raccolta per la Francia amplificherebbe le sfide di bilancio, con implicazioni negative sul credito” scrive Alexander Kockerbeck nell’outlook settimanale datato oggi. Dopo la caduta della tripla A statunitense, ecco affacciarsi lo spettro della caduta di un’altra “grande”, una defezione già ampiamente annunciata dopo la crescita esponenziale degli spread d’oltralpe. Chissà come sta vivendo questa situazione il buon Nicolas… Spero solo che, finalmente, ai sacrifici dei cosiddetti Paesi periferici corrispondano aperture da parte dei Paesi centrali, apparentemente più forti, ma solo nell’apparenza, mi pare…

Governo: obiettivo aumento dell’IVA (22%)

La manovra economica del governo è un tale casino che nemmeno loro saranno realmente cosa contiene e quale impatto dovrebbe avere sui conti pubblici dello Stato e sull’economia reale. Solo attorno ad un unico punto sembra che si stia diradando la nebbia della confusione: l’aumento dell’IVA. Questo, infatti, sembra essere il vero obiettivo dell’esecutivo, fin dall’inizio del discorso “manovra economica”. E’ un provvedimento facile da attuare (basta modificare un’aliquota), è un’imposta che, tutto sommato, non viene molto percepita dai consumatori e colpisce praticamente tutti, ovviamente tutti quelli che non hanno possibilità di scaricarla.

Su questa strada, però, c’è stato subito il veto di Giulio Tremonti, contrario all’idea dell’aumento dell’aliquota IVA, poiché per il ministro dell’Economia era doveroso puntare ad altre soluzioni (leggasi “contributo di solidarietà” e, probabilmente, “tassa patrimoniale“), potendosi così giocare la carta dell’aumento dell’IVA come ultima spiaggia, la carta da giocare nel momento del bisogno e quando ci si fosse trovati spalle al muro. Il punto è che per realizzare questo ci stiamo mettendo da soli spalle al muro. Da quando la BCE ha deciso di aiutare i nostri titoli di Stato sotto pressione acquistandoli in massa sul mercato secondario, la nostra classe politica ha cominciato a metter su confusione, a proporre emendamenti correttivi alla manovra prontamente stralciati e abbandonati, cancellando buona parte, se non tutto, dell’impianto iniziale della manovra, dichiarando che l’unica condizione necessaria fosse che i saldi della nuova manovra fossero identici a quella di partenza. Ma qui nessuno parla di cifre concrete, nessuno porta studi e analisi a sostegno delle proprie proposte. E’ tutto un minestrone da cui non si capisce più nulla e immagino che l’intento sia proprio quello. E intanto lo spread Btp-Bund continua a salire: ha superato ampiamente quota 300 punti, denotando come la protezione della Banca Centrale Europea stia via via scemando, come la credibilità del nostro Paese all’interno dell’Unione Europea.

Il punto è che stanno giocando col fuoco, ma il bello è che qualora si bruciassero saremmo noi a pagarne le conseguenze. Non hanno il coraggio di proporre l’aumento dell’IVA, perché sarebbe impopolare e decisamente recessivo per la nostra economia, molto debole specialmente nella domanda interna. Almeno che si sbrighino se lo vogliono fare, quantomeno ci togliamo il dente e, forse, il dolore. Si parla addirittura di una soluzione tampone di 3 mesi con aliquota massima dell’IVA portata al 22%. Il prossimo passo sarà approvarlo e poi dimenticarsi dei 3 mesi…
Potevamo approvare la manovra suggeritaci dall’Europa e tranquillizzare i mercati, nazionali ed europei; invece non riusciamo a trovare il bandolo della matassa, si taglia per non tagliare e si continua a sprecare, tempo e denaro.

Il debito pubblico è di tutti

Ieri sera ho assistito quasi casualmente ad uno spezzone dalla trasmissione “In Onda” su La7. In collegamento da casa sua (immagino) c’era Francesco Speroni, europarlamentare ed importante esponente della Lega Nord. Si parlava della manovra economica votata dal Parlamento italiano e lui era chiamato a difendere l’operato della maggioranza.
Premessa: il compito affidato a Speroni non era dei più semplici, questo è evidente. Però ha ampiamente dimostrato che quel ruolo non lo poteva ricoprire; si è fatto uccellare più volte persino da Italo Bocchino che, parliamoci chiaro, non è che sia un pozzo di scienza. La sparata più grossa del buon Speroni è stata: «il debito pubblico è di tutti, quindi tutti devono pagare», una frase che mette in evidenza la pochezza di profondità di analisi che l’esponente leghista riesce a mettere in campo.

Innanzitutto, un debito pubblico non è mai di tutti. Io non ho fatto debiti con lo Stato e non ho fatto nulla per incrementare il debito pubblico. Se il debito c’è ed è incontrollabile è colpa della classe politica che, in questi anni, ha mangiato allegramente sul nostro debito. Quindi, a rigor di logica, se il debito c’è e va tagliato a pagare dovrebbe essere in misura prevalente chi ha la responsabilità oggettiva di quanto accaduto, ossia la casta politica. Ed invece chi è che proprio non paga? La politica!
Speroni aveva la classica faccia da culo di chi se ne fotte dei pensionati a 600 euro al mese. Li guardava quasi con disprezzo, dall’alto del suo stipendio da parlamentare europeo (e magari pure con qualche vitalizio italiano, residuo della sua “preziosa” arrività politica in Italia, la tanto odiata Italia, tra l’altro). Voglio ricordare che Francesco Speroni, all’indomani della vittoria del referendum abrogativo sulla cosiddetta “devolution” disse la seguente frase:

«Gli italiani fanno schifo e l’Italia fa schifo perché non vuole essere moderna. Hanno vinto quelli che vogliono vivere alle spalle degli altri»

Era il 2006 ed oggi, dopo 5 anni, chi è che vive sulle spalle degli altri, caro Speroni? Il politico è il parassita moderno, un virus che spolpa la sua vittima finché può, per poi scappare ad Hammamet.

Milano a picco, banche italiane sotto attacco speculativo

Seconda peggior seduta dell’anno per Piazza Affari che, dopo lo scivolone dello scorso 21 febbraio (-3,59% a 22.230 punti) in piena crisi libica, ha ceduto oggi il 3,47%, portando l’indice di riferimento Ftse Mib a quota 19.049 punti a ridosso della soglia dei 19.000 punti. Dietro al ciclone di vendite, hanno indicato le sale operative, l’indebolimento della figura di Giulio Tremonti, ministro dell’Economia e persona chiave, secondo i mercati, per la tenuta dei conti dell’Italia, i cui titoli di stato hanno battuto un nuovo record negativo in quanto a divario con il Bund tedesco, salito oltre i 245 punti, con un tasso di rendimento al 5,25% per i titoli decennali, contro il 2,82% di quelli tedeschi. Tra scambi vivaci per 3,39 miliardi di euro di controvalore, hanno prevalso le vendite a partire dalle banche, ma alla fine il tracollo è stato totale. Un solo titolo non ha ceduto: Bulgari, mantenendosi poco sopra la parità

Le performance della Borsa di Milano sono totalmente decorrelate con il resto del mercato, palesando un attacco speculativo internazionale nei nostri confronti. I principali istituti bancari hanno vissuto l’ennesima giornata nera, con il titolo Unicredit a guidare la fila dei peggiori, segnando a fine giornata -7,85%. Ma è in buona compagnia: Banco Popolare (-6,46%), Bpm (-6,46%), Ubi (-5,84%) e Intesa Sanpaolo (-5,46%).
Le debolezze del nostro Paese si stanno palesando al mercato internazionale e stiamo offrendo il fianco a chi vuole approfittare delle difficoltà altrui per arricchirsi. Lo spread contro il Bund tedesco è salito vertiginosamente, ma lo spread è peggiorato persino contro la Spagna, un Paese che fino a qualche mese fa sembrava quasi morto. Lunedì c’è il rischio che riprendano ad affossarci, almeno fintantoché non usciranno i risultati degli stress test sulle banche europee, risultati che Mario Draghi ha già anticipato essere positivi per gli istituti di credito italiani, ma che non ci ha liberati dalla caduta libera dei listini nostrani.

Irriducibili Tasse

La maggioranza politica annaspa. Eh sì, e non è a causa dell’esito referendario, bensì dal caos e della confusione che regna sovrana nel centro-destra italiano. Erano talmente convinti di essere invincibili che queste due sberle elettorali li hanno scossi, li hanno fatti scoprire nudi, senza la protezione del buon Silvio che affonda anch’egli, forse più di tutti. E nel marasma più totale ecco rispuntare il vecchio cavallo di battaglia del premier, quel “meno tasse per tutti” che l’ha reso celebre nei suoi primi anni di politica attiva. Ma si tratta, come al solito e come sempre di fumo negli occhi agli Italiani. Non esiste, infatti, alcun intento di ridurre le tasse, né tantomeno vi sono dei margini operativi per operare una reale riduzione della pressione fiscale, un giogo che da decenni comprime crescita, sviluppo e consumi in Italia.

Oggi il ministro dell’economia Giulio Tremonti, dall’assemblea di Confartigianato, ha rilanciato il progetto di una nuova riforma fiscale, annunciando di avere in mente un sistema a tre aliquote Irpef e un totale di cinque imposte. Il problema è che nessuna riforma fiscale può essere fatta a deficit, specialmente per un Paese come l’Italia oppresso da un debito pubblico mostruoso pari, ad oggi, a 1.890 miliardi di euro, e specialmente in un contesto economico come quello attuale che non ci vede certamente nel momento più roseo e florido della nostra storia. Ed ecco che Tremonti si affida al buon esempio della politica:

“Scassare il bilancio pubblico è irresponsabile. Per la riforma è fondamentale che la classe politica dia l’esempio: ci sono molti costi della politica che vanno ridotti”

Quindi, riepilogando, oltre alla panzanata della riforma fiscale si aggiunge pure il carico della riduzione dei costi della politica! La situazione è decisamente più grave di quanto pensassi! Già credevo poco all’ipotesi di voler rilanciare l’economia con un bel taglio fiscale, ma adesso sono decisamente convinto che il governo abbia ben altro per la testa, ben altri problemi e grattacapi. Ad esempio, se accidentalmente il governo cadesse, cosa farà Silvio Berlusconi?

  1. Scapperà ad Antigua nel suo impero immobiliare?
  2. Farà un colpo di Stato?
  3. Chiederà ospitalità a Lula, dato il buon trattamento riservato in Brasile ai ricercati italiani?
  4. Si fingerà morto?
  5. Andrà in pensione e giocherà con i nipotini?

Io propendo su una, ma non posso e non voglio dire quale… 😛
Nel frattempo, aspettiamo senza troppo sperare una riforma fiscale che avvantaggi noi poveri disgraziati; sarebbe quasi più di un miracolo, credetemi.

Tremonti e il debito nucleare

Fino a poche settimane fa il nucleare era la risorsa indispensabile per il nostro Paese, era il modo per colmare il gap energetico del’Italia e portare persino alla ripresa economica. Dopo il terrmoto nipponico e il susseguente maremoto, le cose sono un tantino cambiate. Il mondo trema di fronte al reattore 2 della centrale nucleare di Fukushima, centrale che ormai è un colabrodo. Non siamo assolutamente ai livelli di contaminazione e pericolo di Chernobyl, però resta il fatto che la situazione non sembra migliorare significatamente e preoccupano le fuoriuscite di plutonio.

Particolarmente interessanti sono le parole del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il quale, dopo lunghe notti insonni, ha finalmente capito che il nucleare costa e costa carissimo. Tremonti ha dichiarato:

“Abbiamo un elevato numero di centrali in Europa – ha spiegato Tremonti – un elevato numero di centrali vecchie e la proliferazione di centrali in altre parti del mondo. Si pone una grande questione – ha proseguito – credo che si debba cominciare un ragionamento non solo in dare ma anche in avere sui costi delle strutture atomiche: quanto costa il decomissioning, quanto costa il rischio? Esiste un’assicurazione che copre il rischio? La cifra dei costi non e’ ancora stata bene evidenziata nei bilanci privati e pubblici”

Allora, il nucleare costa carissimo, costa miliardi di euro di investimento iniziale, ma soprattutto comporta delle esternalità negative su tutta la collettività in grado di generare dei costi indiretti che sono difficili da quantificare. Quanto vale la salute di generazioni di individui? Boh, chi può dirlo? Si parla di eventi che raramente la collettività ha sperimentato e mi auguro di non dover mai sperimentare una cosa simile! Sorprende, comunque, che il ministro dell’Economia se ne accorga solo ora dei rischi e dei costi. E’ sceso dal fico soltanto ora, e cavalcando l’emotività del momento si lascia andare ad una critica decisa e forte al programma nucleare italiano. E’ un peccato, comunque, che se ne sia accorto solo ora dei costi del nucleare, perché ai costi vanno anche aggiunti i costi del mancato accorpamento dei referendum alle elezioni amministrative di maggio.

Comunque, come ha detto il buon Tremonti, noi non abbiamo il debito nucleare. E dobbiamo festeggiare questa notizia, perché noi siamo il Paese dei debiti per eccellenza, soprattutto quando si parla di “pubblico”. Il debito nucleare non lo dobbiamo pagare, per il momento, ma c’è una parte politica che vorrebbe indebitarci su quest’aspetto… vabbè…

Annozero – Rischi Fatali

La puntata di Annozero di ieri sera (10 marzo 2011) è stata incentrata specialmente sulle vicende del nord-Africa, in particolare riguardo alle vicende libiche e dei profughi che dalla Libia vogliono scappare. Ospite d’onore il ministro dell’economia Giulio Tremonti che ha praticamente aperto la trasmissione con una lezione sugli sviluppi della globalizzazione mondiale dell’economia e sulle vicende storiche che hanno portato all’attuale crisi economica e alle rivolte africane. L’accento principale è stato posto, come sempre accade, la speculazione finanziaria, il vero male per l’economia attuale secondo Tremonti. Dico “come sempre” perché la via facile ed agevole porta sempre a puntare il dito verso la speculazione, la speculazione viene dipinta come “cattiva”, come un comportamento anomalo del mercato e dei trader dei mercati finanziari, quando invece è tutt’altro che vero. Ma non voglio concentrare l’attenzione sulla speculazione finanziaria.

Il vero dramma umano sono le immagini di dolore e di disperazione provenienti dalle frontiere libiche, una situazione umanitaria e umana che sta per collassare, poiché le fragili frontiere con la Tunisia non possono arginare e contenere la paura e la speranza dei cittadini libici e di chi lavorava in Libia prima dello scoppio della rivolta civile. Si tratta di masse di gente che aspetta di superare il mare Mediterraneo ed approdare nell’Europa che, per loro, rappresenta l’approdo verso nuove speranze, verso una rinascita umana alla ricerca di un lavoro e di un salario di sussistenza.
Quello che mi sorprende di più, comunque, è l’impotente attesa delle Nazioni Unite nei confronti di una situazione civile ed umanitaria già ampiamente compromessa. I civili muoiono nelle strade, nelle proprie abitazioni, muoiono per difendere i propri diritti più basilari. Migliaia di disperati affollano le spiagge nordafricane e sono disposti a tutto pur di sopravvivere, ma nonostante tutto questo non si cerca di rendere impotente il regime di Gheddafi; probabilmente continuano sottovoce e sottobanco le trattative per far sì che il Rais mantenga il suo potere assoluto o che, magari, gli venga concessa una fuga sicura e invisibile, cosicché si possa godere in pace i cospicui patrimoni generati in 40 anni di dittatura. Un consiglio ai rivoltosi: attaccate i pozzi di petrolio, è l’unico modo per far muovere seriamente i Grandi della Terra, perché hanno orecchie solo nel portafoglio.

Tremonti declassato dal Financial Times

In questo giorno di festa milanese, riporto una notizia apparsa oggi sul sito de Il Fatto Quotidiano, riguardante la considerazione europea del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, secondo molti un vero faro per i pari colleghi europei, il traghettatore dell’Europa verso l’uscita dalla crisi economica.

Il tedesco Wolfgang Schauble è il miglior ministro dell’economia europeo. Mentre Giulio Tremonti è solo al 14esimo posto. Su 19. A stilare la classifica è il Financial Times, secondo cui l’uomo dell’esecutivo Merkel è stato il titolare delle Finanze che meglio ha affrontato l’anno dominato dalla crisi economica. Al secondo gradino del podio il polacco Jacek Rostowski, seguito dalla francese Christine Lagarde. Mentre la maglia nera è stata assegnata all’irlandese Brian Lenihan.

Il “nostro” Tremonti, nella consueta classifica del quotidiano finanziario, è passato dal quinto posto del 2009 al 14esimo, tornando nella parte bassa dove era stato inserito già nel 2008. L’anno scorso il balzo al quinto posto fu accolto come un importante riconoscimento per la politica economica del ministro italiano. “Merito del rigore sui conti pubblici”, scrisse il Financial Times che, lo scorso anno, metteva al secondo posto il tedesco, allora titolare delle finanze, Peer Steinbruck, e al terzo la francese Christine Lagarde. Ultimo, era sempre l’irlandese. Quest’anno, invece, nessuno ha parlato di bocciatura per Tremonti. Più semplicemente la notizia è stata lasciata correre.

Come sottilinea nemmeno troppo velatamente la redazione del Fatto Quotidiano, troppo spesso in Italia le notizie “positive” tendono a campeggiare in bella mostra sulle prime pagine e in buona parte dei telegiornali nazionali, mentre invece le notizie più spiacevoli finiscono spesso nel dimenticatoio o, per dirla tutta, non vengono proprio riportate. Sono scelte editoriali che lasciano perplessi e fanno capire che il mondo dell’editoria italiano è ancora troppo dipendente dal potere politico ed economico.

P.S. è palese che il FT sia un quotidiano di estrema sinistra, dunque inattendibile nelle sue opinioni. Ce l’hanno tutti col governo Berlusconi, è tutta invidia… già.

Italia solida, affonda come un sasso nello stagno

Giulio Tremonti è un ministro le cui dichiarazioni vanno prese sempre con le molle: bisogna preoccuparsi molto di più quando fa l’ottimista, quando vede l’Italia lontana dai pericoli della crisi economica.

Il buon Giulio non si è smentito nemmeno all’Ecofin di oggi, ribadendo che «L’Italia ha una posizione solida e non e’ un problema, ma parte della soluzione.» Mi verrebbe da dire, “Quale soluzione?”. L’Italia si consola nel vedere Paesi come Grecia e Irlanda in pesanti difficoltà, per non parlare del Portogallo, ma non è che la sua situazione possa definirsi tranquillizzante. L’Italia è un Paese con un debito pubblico gigantesco, con una crescita economica piatta e con un mercato del lavoro sostanzialmente fermo, con un tasso di occupazione disastroso. Cosa c’è di positivo in tutto ciò? Senza un cambio di rotta, i prossimi a vivere una situazione di crisi saremo noi, sarà il nostro Belpaese.

La verità non viene certamente da una riunione di ministri dell’Economia. La realtà, dura e spietata, è fuori, è nel Paese, nelle nostre città, tra i cittadini. La crisi politica che stiamo vivendo non fa altro che accentuare una situazione già precaria e difficile. A pensar male, tra l’altro, si potrebbe pensare che questo incaglio politico sia stato creato ad arte proprio per da un lato distrarre gli Italiani dalla crisi economica, dall’altro lato per crearsi un facile alibi per evitare l’onta di una responsabilità politica che è sotto gli occhi di tutti. E non è una responsabilità solo dell’attuale maggioranza, ma di tutta la classe politica italiana: è tutto il sistema che si sta perdendo in chiacchere da bar, piuttosto che affrontare la realtà e, possibilmente, migliorarla. Economia e Politica vanno a braccetto e se affonda la prima, affonda anche la seconda e tutti noi con esse.

Solo un fatto di contabilizzazione

Il nostro ministro dell’economia, Giulio Tremonti, dice che non bisogna preoccuparsi delle voci di un presunto buco di bilancio, perché si tratta di un semplice fatto di contabilizzazione. Oltre a ciò, le nostre pensioni sono sicure perché noi la riforma l’abbiamo già fatta, la nostra economia non risente della crisi e nemmeno dei problemi della Grecia e il resto d’Europa praticamente ci invidia. Io quando sento queste vagonate di ottimismo spontaneo da parte di un politico sento sempre un brivido lungo la schiena, uno strano presagio che mi mette addosso un’ansia e un terrore che nemmeno “Paranormal Activity” potrebbe fare…

BRUXELLES
Pil, pensioni, conti pubblici, Grecia. Tremonti a tutto campo all’Ecofin. «Nei nostri bilanci nessun buco, solo un fatto di contabilizzazione», dice il ministro del Tesoro mettendo a freno le voci che parlavano di un maxi-debito. Quello del rosso «è un non problema». Nessun allarme anche sulle pensioni, dopo che Berlusconi aveva parlato di eccessiva pesantezza del sistema previdenziale: «Molti in Europa hanno problemi con le pensioni- ha detto Tremonti- ma in Italia non è un problema. Noi la riforma l’abbiamo già fatta».

Il ministro poi si è espresso per Draghi alla Bce. Nella scelta dei candidati alla guida dell’Eurotower «non esistono criteri geografici né quello di paesi piccoli o grandi ma solo il criterio del candidato migliore». «Quando tra venti mesi porremo la questione della scelta del presidente, chiederemo di nuovo di usare questo criterio», ha sottolineato il ministro dell’Economia.

Infatti nella scelta del portoghese Constancio alla vicepresidenza della Bce è stato seguito appunto il criterio del merito in quanto, ha spiegato Tremonti «il portoghese è stato ministro, ha avuto una notevole esperienza universitaria ed è Governatore della Banca centrale di Lisbona», quindi «il candidato giusto per il posto giusto» ha aggiunto.

Tremonti ha anche affrontato il nodo Grecia, spiegando che l’esposizione del sistema Italia nei confronti della Grecia è dieci volte inferiore rispetto a quello della Francia e molto più basso di quello tedesco. «Sulla Grecia a noi risulta che il sistema Italia è esposto per 8 miliardi, quello tedesco per 35 e quello francese per 80», così il ministro, che non accetta gli allarmismi sul Pil in calo: «Non stiamo peggio di altri».

Al vertice di Bruxelles i ministri dell’Economia hanno ribadito la loro disponibilità ad aiutare Atene. Nell’eventualità in cui si rendesse necessario, la Commissione europea sarà pronta a mettere in atto un «quadro» coordinato di sostegni finanziari a favore della Grecia ha detto il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, precisando durante una conferenza stampa al termine del vertice dei ministri finanziari che l’Unione europea dispone «dei mezzi» per effettuare un simile intervento.

fonte: La Stampa

Quanto è credibile uno come Tremonti? E la credibilità in economia è fondamentale, altrimenti meglio starsene zitti e togliersi dalla politica…