Le novità del DDL Stabilità

Qui di seguito le principali modifiche/novità del cosiddetto “DDL Stabilità”, la manovra aggiuntiva e correttiva che dovrebbe riportarci sui binari della stabilità economica.

– PENSIONI: Certificato l’aumento dell’età pensionabile. Pensione di vecchiaia per tutti i lavoratori a 67 anni entro il 2026 e a 70 nel 2050.

– LAVORO GIOVANI E DONNE: Sgravi contributivi del 100% per i primi 3 anni di contratto di apprendistato, a partire dal 2012. Successivamente l’aliquota sarà del 10%.
Incentivi economici anche per il lavoro femminile. Previsto un contratto di inserimento per le aree geografiche il cui tasso di occupazione femminile sia inferiore di almeno 20 punti percentuali a quello maschile o il cui tasso di disoccupazione femminile superi di 10 punti percentuali quello maschile. Prevista anche la deduzione Irap che per l’anno 2012 ciascuna regione può disporre relativamente ai contratti aziendali nel settore privato.

– MOBILITA’ STATALI IN ESUBERO: I dipendenti pubblici in soprannumero potranno essere posti ‘in disponibilita’ con un’indennità pari all’80% dello stipendio per due anni. Le amministrazioni che non adempiono alla ricognizione annuale non potranno effettuare assunzioni.

– 150 MLN PER LEGGE MANCIA: Arrivano 150 mln di rifinanziamento per il 2012-2013 per la Legge Mancia per microinterventi.

– DISMISSIONI IMMOBILI PUBBLICI: Saranno possibili attraverso il conferimento o il trasferimento degli stessi a uno o più fondi comuni di investimento immobiliare o a una o più società. I proventi derivanti dalle cessioni andranno alla riduzione del debito pubblico.

– DISMISSIONE TERRENI AGRICOLI: Sarà affidata all’Agenzia del Demanio che dovrà alienarli mediante trattativa privata (per gli immobili di valore inferiore a 400mila euro) o mediante asta pubblica (per quelli di valore pari o superiore a 400mila euro).

– MENO TAGLI ALL’EDITORIA: Ridotti i tagli di 19,55 milioni di euro nel 2012, di 16,25 milioni nel 2013 e di 12,902 milioni nel 2014. In precedenza erano previsti tagli rispettivamente di 69,8 mln, 58,06 mln e 46,14 mln.

– RADIO RADICALE: Avrà un finanziamento di 3 milioni di euro per il 2012.

– BONUS BEBE’: Proroga sino al 2014 del fondo nuovi nati.

– AUTOSTRADE: Defiscalizzazione, attraverso Irap e Iva, per la realizzazione di nuove autostrade.

– TAGLI PIU’ SOFT PER REGIONI: Redistribuzione tra le regioni delle compensazioni ai tagli previsti dall’ultima manovra agli enti territoriali grazie al ricorso ai proventi della Robin Tax sul settore energetico.

– TAV, RISCHIO ARRESTO: Le aree interessate alla realizzazione della Torino-Lione sono di ‘interesse strategico nazionale’, chi vi si introduce sarà punito con l’arresto da tre mesi a un anno e un’ammenda.

– BENZINA: Nuovo aumento delle accise sulla benzina e sul gasolio dal 2012 per rendere strutturale la deduzione forfetaria vigente dal 1998 a favore dei distributori di carburante. Le aliquote di accisa sulla benzina e sul gasolio sono fissate dal primo gennaio 2012 a 614,20 e a 473,20 euro per mille litri di prodotto e dal 2013 a 614,70 euro e a 473,70 euro per mille litri di prodotto.

– STOP TARIFFE MINIME PROFESSIONI: Liberalizzazione degli ordini professionali con l’eliminazione delle tariffe minime dei professionisti entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge. – ANAS Dall’1 gennaio 2012 trasferirà a Fintecna tutte le sue partecipazioni.

– STRETTA DEBITO ENTI LOCALI: Gli enti territoriali parteciperanno alla riduzione del debito pubblico a partire dal 2013. La partecipazione di ogni ente sarà stabilita in relazione al debito medio pro capite. Stretta per ricorso a mutui e altre forme di finanziamento.

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Alza i tacchi, Silvio!

L’avventura politica di Silvio Berlusconi credo sia giunta al termine. Dopo oltre 15 anni di tanti buoni propositi e di facili promesse difficili da mantenere si chiude il ciclo berlusconiano. Oggi pomeriggio la maggioranza di centro-destra guidata dal premier di Arcore ha approvato alla Camera il Rendiconto dello Stato con 308 voti favorevoli e 321 astenuti. La soglia della maggioranza assoluta è ben lontana e non ci può essere sempre un responsabile e/o un radicale a salvare le chiappe.

Quest’estate avevo scritto che Berlusconi era morto, ovviamente politicamente morto. I segnali erano inequivocabili, gli scricchiolii troppo forti per non essere uditi. Dalle barzellette condite con bestemmia allo scandalo del sesso con la minorenne Ruby, passando per i rapporti particolari col dittatore Gheddafi. Un premier non più capace di governare gli eventi che si abbattevano sulla sua persona e, soprattutto, sul Paese. E uno che non è in grado di pensare a se stesso, come può pretendere di gestire il futuro e le aspettative di milioni di Italiani?

Caro Silvio, te lo scrivo dal cuore. Lascia. Lascia il governo e lascia la politica. So già che questo vorrebbe dire esilio, perché senza il contatto con la politica sei totalmente nudo, incapace di schivare i processi che, uno dopo l’altro, stanno montando e crescendo attorno a te ed al tuo impero. So che non fosti d’accordo con la scelta di Craxi di andare in esilio, ma un conto è giudicare dall’esterno, un conto è esserci dentro fino al collo. Ora ti sei dato il cambio col tuo caro amico Bettino, avete fatto grossomodo la stessa fine, dopo tanta gloria immersi nella merda, colati a picco nel baratro da essi stessi scavato. E non c’è magistrato di sinistra che tenga qui. La sconfitta è pesante, totale, senza alibi. Abbiamo perso tutto, persino il rispetto internazionale che, comunque, da Paese appartenente al G7 avevamo.

Dai Silvio, ora alza i tacchi e ridacci qualche speranza di uscire, in tempi ragionevoli, da questa profonda crisi che ci sta attanagliando. E’ la cosa migliore che tu possa fare e solo tu non te ne rendi contro, mentre tutto il mondo ti invita a fare un passo indietro (o di lato, per dirla alla Umberto Bossi).

Berlusconi va alla festa di Putin per superare la crisi (di astinenza)

Silvio Berlusconi è talmente preoccupato per la crisi economica globale che ha già messo in piedi un sistema per aggiustare le cose: da un lato il carcere per i giornalisti che pubblicano ciò che non dovrebbero pubblicare (Paniz rulez) e dall’altro volo a San Pietroburgo per festeggiare il compleanno di Vladimir Putin, l’unico vero amico rimasto a Berlusconi o, per meglio dire, l’unico sopravvissuto.

Prima di partire, comunque, il buon Silvio ha voluto lasciare qualche argomento di cui parlare in sua assenza. D’apprima ha fondato un nuovo partito, mischiando del fango con la propria saliva e battezzandolo “Forza Gnocca“, un nome che in tempi di crisi come questi ha sempre un fascino importante. D’altronde a uno con la sua storia e il suo repertorio gli calza a pennello un partito così. Tra i festini di Arcore e gli attacchi contro gli omosessuali direi che il massimo elogio dell’organo riproduttivo femminile è perfetto per il nostro premier.

Non contento di ciò, oggi ha rincarato la dose:

“Governare è un fardello di cui personalmente mi libererei molto volentieri, ma le elezioni anticipate non servirebbero a nulla, non c’è un’alternativa al nostro governo”

Eh sì, è proprio un fardello. Chi si offrirebbe di fare il premier (ottimo stipendio, alloggio compreso, tutto spesato, auto blu e infiniti benefit) soprattutto di questi tempi? Per di più essendo miliardario e potendo manovrare il Paese per aumentare gli introiti del proprio impero economico-industriale? Cioè, sfido io a trovare una persona disposta ad accollarsi un impegno e una fatica simile. Dovrebbero farlo santo quest’uomo, sono anni che Emilio Fede lo dice e molti l’hanno sbeffeggiato per questo…
A questo punto non capisco se Berlusconi sia un incredibile altruista, oppure un masochista fatto a modo suo. E’ incollato a Palazzo Chigi come pochi, dopo oltre un decennio di governo non riesce a farsi da parte e l’unico modo per allontanarlo è una festa, immagino morigeratissima, a casa di Putin. Già me lo immagino sull’aereo al grido di “Forza Gnocca”!

Italia solida, affonda come un sasso nello stagno

Giulio Tremonti è un ministro le cui dichiarazioni vanno prese sempre con le molle: bisogna preoccuparsi molto di più quando fa l’ottimista, quando vede l’Italia lontana dai pericoli della crisi economica.

Il buon Giulio non si è smentito nemmeno all’Ecofin di oggi, ribadendo che «L’Italia ha una posizione solida e non e’ un problema, ma parte della soluzione.» Mi verrebbe da dire, “Quale soluzione?”. L’Italia si consola nel vedere Paesi come Grecia e Irlanda in pesanti difficoltà, per non parlare del Portogallo, ma non è che la sua situazione possa definirsi tranquillizzante. L’Italia è un Paese con un debito pubblico gigantesco, con una crescita economica piatta e con un mercato del lavoro sostanzialmente fermo, con un tasso di occupazione disastroso. Cosa c’è di positivo in tutto ciò? Senza un cambio di rotta, i prossimi a vivere una situazione di crisi saremo noi, sarà il nostro Belpaese.

La verità non viene certamente da una riunione di ministri dell’Economia. La realtà, dura e spietata, è fuori, è nel Paese, nelle nostre città, tra i cittadini. La crisi politica che stiamo vivendo non fa altro che accentuare una situazione già precaria e difficile. A pensar male, tra l’altro, si potrebbe pensare che questo incaglio politico sia stato creato ad arte proprio per da un lato distrarre gli Italiani dalla crisi economica, dall’altro lato per crearsi un facile alibi per evitare l’onta di una responsabilità politica che è sotto gli occhi di tutti. E non è una responsabilità solo dell’attuale maggioranza, ma di tutta la classe politica italiana: è tutto il sistema che si sta perdendo in chiacchere da bar, piuttosto che affrontare la realtà e, possibilmente, migliorarla. Economia e Politica vanno a braccetto e se affonda la prima, affonda anche la seconda e tutti noi con esse.

OCSE: Italia fanalino di coda tra i Paesi del G7

L’economia italiana è il fanalino di coda tra i paesi del G7 e nel terzo trimestre entra in territorio negativo, registrando un -0,3% su base annua. E’ quanto rivela l’Ocse nel suo ultimo rapporto previsionale, secondo il quale il Pil del nostro paese tornerà a crescere, seppure di poco, nel quarto trimestre 2010 attestandosi a +0,1%, contro il +1,5% del secondo trimestre e il +1,6% dei primi tre mesi dell’anno.

Il risultato dell’Italia e’ il peggiore tra i paesi del G7 e in Europa. Nel terzo trimestre di quest’anno i paesi del G7 si attestano a +1,4%, e nel quarto a +1%. Si tratta, spiega l’Ocse, di un “rallentamento dell’andamento della ripresa più pronunciato di quanto precedentemente stimato” e “non è ancora chiaro” se la frenata della ripresa “sia temporanea”, oppure se “segnali un piu’ forte indebolimento dei consumi privati, in una fase in sui i sostegni all’economia iniziano ad essere rimossi”.

L’Ocse stima per la Germania una crescita dello 0,7% del Pil nel terzo trimestre e un +1,1% nel quarto, dopo un inatteso +9% nel secondo trimestre. Per la Francia la previsione è di una crescita dello 0,7% nel terzo trimestre e dello 0,3% nel quarto, mentre per la Gran Bretagna la stima è di un +2,7% nel terzo e +1,5% nel quarto trimestre. Più moderate le previsione per gli Usa che si atetsteranno a +2% nel primo trimestre e +1,2% nel quarto trimestre.

Per il Giappone, la previsione dell’Ocse è di una crescita dello 0,6% del pil nel terzo trimestre e dello 0,7% nel quarto, dopo il +0,4% del secondo trimestre.

fonte: Rainews24.it

Le notizie economiche sull’Italia non sono ancora confortanti. Non siamo ancora usciti dalla crisi economica e chissà per quanto tempo dovremo restarci immersi. Si fanno le previsioni più disparate, positive e poi negative e viceversa in un melting pot di informazioni contrastanti, ma la dura realtà resta stabile ed immutabile ad di fuori degli studi di ricerca e previsione. La domanda di lavoro è ancora scarsa, la disoccupazione aumenta e aumenta anche, soprattutto, la sfiducia verso il futuro. Da 26enne quale sono non vedo grandi spiragli di uscita da questa situazione di empasse, vedo “il nulla” che sta avvolgendo tutto, specialmente il nulla della nostra politica.

Il ruolo della politica monetaria (Milton Friedman)

Vi è ampio accordo sui più importanti obiettivi della politica economica: occupazione elevata, prezzi stabili, sviluppo rapido. Si è meno d’accordo sulla loro mutua compatibilità e, tra coloro che li ritengono incompatibili, sui modi in cui essi possono e dovrebbero essere sostituiti tra di loro. L’accordo è poi minimo sul ruolo che i vari strumenti della politica economica possono e dovrebbero giocare per il raggiungimento dei singoli obiettivi.
Lo scopo che qui mi propongo è di analizzare il ruolo di uno di tali strumenti: la politica monetaria. Quale può essere il suo apporto? E come dovrebbe essere condotta per dare i migliori contributi? I pareri in proposito hanno oscillato non poco. Il primo naturale entusiasmo suscitato dalla creazione del Federal Reserve System indusse molti osservatori ad attribuire la relativa stabilità degli anni Venti alla capacità del Sistema stesso di essere – in termini moderni – un ottimo sintonizzatore. Era ampiamente diffusa la convinzione che si fosse entrati in una nuova era, nella quale le fluttuazioni cicliche erano state superate grazie al progresso della tecnologia monetaria. Questa opinione era condivisa da economisti e profani sebbene vi fossero, naturalmente, voci in disaccordo. La Grande Crisi provocò la scomparsa di questo ingenuo orientamento e le opinioni passarono all’altro estremo. La politica monetaria era una corda: si poteva tirarla per fermare l’inflazione, ma non spingerla per arrestare la recessione. Si può portare un cavallo ad un abbeveratoio, ma non si può costringerlo a bere. Questa tesi, espressa per aforisma, fu presto sostituita dalla rigorosa e complessa analisi di Keynes.

Keynes offrì contemporaneamente una spiegazione della presunta incapacità della politica monetaria ad arrestare la depressione ed una alternativa alla politica monetaria per contrastare la depressione, e la sua offerta venne avidamente accettata. Se la preferenza per la liquidità è assoluta o quasi – e Keynes riteneva che lo fosse in periodi di forte disoccupazione – il tasso di interesse non può essere abbassato attraverso misure monetarie. Se il consumo e l’investimento sono scarsamente influenzati dal tasso di interesse la sua riduzione, anche se potesse essere attuata, apporterebbe scarsi vantaggi. La politica monetaria è così doppiamente condannata. La recessione posta in essere, secondo le opinioni predette, da un crollo negli investimenti, o dalla scarsa convenienza a realizzarli, o, ancora, dall’ostinazione a risparmiare, non avrebbe potuto venire arrestata, si osservata, attraverso manovre monetarie. Ma esisteva una possibile alternativa, costituita dalla politica fiscale: la spesa pubblica avrebbe sopperito all’insufficienza degli investimenti privati. Una riduzione nelle imposte avrebbe scoraggiato la tendenza troppo accanita a risparmiare.
Il vasto consenso ottenuto da tali concezioni presso gli economisti generò per circa un ventennio il convincimento che la politica monetaria fosse stata messa fuori causa dal progresso della scienza economica. La moneta non aveva importanza, aveva solo la funzione secondaria di mantenere basso il tasso di interesse, così da contenere i pagamenti degli interessi nel bilancio governativo, di contribuire alla “eutanasia dei rentiers”, e, magari, di stimolare l’investimento di quel tanto sufficiente ad aiutare la spesa pubblica a mantenere la domanda aggregata ad un livello elevato.
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I bancari fanno colare a picco le Borse europee

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Ennesima giornata nera per i listini europei, trascinati al ribasso dai timori di una ripresa economica che sembra sempre più lontana, un’uscita dal tunnel che non si avvicina mai. Riporto qui sotto una breve sintesi della giornata odierna:

Giornata pesante per le Borse europee che non sono riuscite a trovare alcuno spunto per risalire la china, accelerando piuttosto al ribasso nel pomeriggio. Ad alimentare ulteriori vendite ha contribuito il deludente dato macro Usa sulla bilancia commerciale, il cui deficit si è allargato più del previsto. Anche in conseguenza di ciò gli indici a stelle e strisce finisco nel mirino dei ribassisti e in particolare il Nasdaq Composite che arretra di quasi tre punti.
Pesante anche l’intonazione dei listini del Vecchio Continente ceh vendono il Cac40 scendere del 2,59%, mentre il Ftse e il Dax30 arretrano rispettivament del 2,38% e del 2,1%.
La peggiore performance in Europa è quella di Piazza Affari dove l’indice Ftse Mib scivola ridosso di area 20.600, con un affondo del 3,03%.
Crollo verticale per Azimut che arriva a perdere oltre otto punti percentuali, ma i venditori si accaniscono anche su STM che arretra del 4,93%, sulla scia anche delle indicazioni negative di Jp Morgan.
Vendite diffuse sui bancari con Intesa Sanpaolo che lascia sul parterre il 5,72%, seguito da Banca Popolare di Milano eda Ubi banca che flettono del 4,87% e del 4,58%. In ribasso di oltre il 3,5% Banco Popolare, Monte Paschi e Mediobanca, insieme a Unicredit che scende del 3,46%.
Tra le blue chips che si difendono meglio troviamo Parmalat e Terna che limitano le perdite al di sotto dell’1%. In rosso del 2,08% Telecom Italia che dopo il rally di ieri presta il fianco alle prese di profitto, complice anche la mossa di Ubs che ha deciso di confermare il rating “buy” sul titolo, abbassando però il target price da 1,3 a 1,25 euro.

fonte: Trend-Online.com

Usciremo mai da questa crisi? Ovviamente la risposta è sì, ma da giovane attualmente disoccupato e accademicamente votato al settore finanziario non posso non essere preoccupato per questi dati che non promettono nulla di buono. I titoli crollano, le banche tagliano il personale e in generale le opportunità di lavoro non sembrano aumentare, specialmente per i giovani.

Il rapporto deficit/Pil vola al 9,3%: la crisi è solo psicologica

Schizza a livelli record il rapporto tra deficit e Pil. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat nel primo trimestre del 2009 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rispetto al Pil è stato del 9,3%, ossia il valore più alto dal 1999, praticamente dall’inizio della serie storica. Nei primi tre mesi del 2008, invece, il disavanzo pubblico è stato del 5,7%, mentre nel quarto trimestre del 2008 si è attestato al 2,6%.

C’è da dire però che tradizionalmente il primo trimestre dell’anno è quello in cui si registra il rapporto più alto tra deficit e Pil, poi nel corso dell’anno viene corretto con le decisioni di politica economica.

In valore assoluto l’indebitamento netto registrato nel primo trimestre è pari a 34,082 miliardi di euro, contro i 21,8 miliardi di euro dello stesso periodo dello scorso anno.

Entrate in calo, uscite in aumento
Andamento negativo per le entrate dello Stato mentre la spesa pubblica è in aumento. In particolare, comunica l’Istat, nei primi tre mesi dell’anno le entrate totali sono diminuite del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un’incidenza sul Pil del 39,9% (era 39,8% nello stesso trimestre del 2008). Le uscite totali, invece, sono aumentate del 4,6% su base annua e il loro valore in rapporto al Pil è salito al 49,2% (era 45,6% nei primi tre mesi dell’anno scorso).

Nel primo trimestre dell’anno, spiega l’Istat, le entrate correnti hanno segnato una flessione tendenziale del 2,9%, “dovuto all’effetto combinato di una diminuzione delle imposte dirette (-4,6%), delle imposte indirette (-4,9%) e dei contributi sociali (-0,1%), e della crescita delle altre entrate correnti (+0,9%)”. Le entrate in conto capitale, invece, sono aumentate del 24,8% rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso.

Per quanto riguarda le uscite, quelle correnti hanno registrato un aumento tendenziale del 3,9%.
“Tale aumento è l’effetto combinato – spiega l’istituto di statistica – di un incremento del 7% dei redditi da lavoro dipendente, sui quali hanno influito i rinnovi contrattuali dei dipendenti dei ministeri, della scuola, degli enti pubblici non economici, dell’università e degli enti di ricerca, del 7,4% dei consumi intermedi, del 5,6% delle prestazioni sociali in denaro, dello 0,3% delle altre uscite correnti e di una diminuzione del 7,8% degli interessi passivi che risentono della discesa dei tassi d’interesse iniziata negli ultimi mesi del 2008″.

Le uscite in conto capitale invece sono aumentate in termini tendenziali del 15,3%. In particolare gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 17,4%, “influenzati dal trasferimento – spiega l’istituto di statistica – agli enti di previdenza, degli immobili non ancora venduti nell’ambito delle operazioni Scip classificati come investimenti”, e le altre uscite in conto capitale del 12%.

Netto calo del saldo primario
Il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo e pari a 16.865 milioni di euro (meno 3.133 milioni di euro nel corrispondente trimestre del 2008), con una incidenza negativa sul Pil del 4,6% (meno 0,8% nel corrispondente trimestre del 2008).
Il saldo corrente (risparmio) è risultato negativo e pari a 21.977 milioni di euro, contro il valore negativo di 11.257 milioni di euro nel corrispondente trimestre dell’anno precedente, con una incidenza negativa sul Pil pari al 6% (-3% nel corrispondente trimestre del 2008).

fonte: TgCom

Eh sì, è proprio vero, la crisi è solo psicologica…

Nel primo trimestre Pil -5,9%

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Il sito dell’Istat oggi fornisce le stime preliminari sulll’andamento del Prodotto Interno Lordo (PIL) italiano. E sono dati allarmanti che confermano e danno una quantificazione numerica alla portata dell’attuale crisi economica e della recessione globale che sta investendo l’economia planetaria. Il Pil ha fatto registrare un -2.9% rispetto al quarto trimestre 2008, mentre la variazione su base annua è pari a -5.9%, una delle più pesanti flessioni da decenni. Il resto del mondo, comunque, non è che se la passi poi tanto meglio.nel quarto trimestre il Pil è diminuito in termini congiunturali del 3.3% in Giappone, del 2.1% Germania, dell’1.6% negli Stati Uniti, dell’1.5% nel Regno Unito e dell’1.2% in Francia. In termini tendenziali, il Pil è diminuito del 4.6% in Giappone, dell’1.9% nel Regno Unito, dell’1.6% in Germania, dell’1.0% in Francia e dello 0.8% negli Stati Uniti. Nel complesso, il Pil dei paesi dell’area Euro è diminuito dell’1.5% in termini congiunturali e dell’1.7% in termini tendenziali. I settori che stanno subendo maggiormente la crisi sono quello dell’edilizia e dell’industria, con flessioni in Italia pari, rispettivamente, a -4% e -8.4%. Recupera invece il settore agricolo, dimostrando forse che bisogna tornare alla terra per puntare veramente ad un’economia e ad uno sviluppo sostenibile.

L’unica speranza che posso avere, oltre al fatto che questa crisi possa durare il meno possibile, è quella che questa grave e profonda crisi possa ripulire il mondo economico da quella gentaglia che, con comportamenti truffaldini e disonesti, ha contribuito fortemente ad accrescere ed amplificare la magnitudo di questo baratro in cui l’economia mondiale è precipitata. Questa è la speranza di un giovane 25enne laureato che sogna un mondo migliore.

Beppe Grillo contro Marchionne

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Dal suo blog, dal celebre blog di Beppe Grillo, oggi si leva una condanna verso il leader di Fiat, l’amministratore delegato Sergio Marchionne, definito dal comico genovese come il “Napoleone delle utilitarie”. La condanna di Beppe Grillo è semplice, e nasce dal fatto che il gruppo automobilistico Fiat sta facendo fusioni e joint venture sostanzialmente grazie a soldi pubblici, soldi che però non fanno aumentare l’occupazione, bensì la riducono. Ergo, i soldi pubblici servono a creare disoccupazione, e questo ovviamente non è cosa buona.

L’idea di Grillo parte dal presupposto lecito che il settore industriale dell’auto è in declino, in un continuo declino da almeno 10-15 anni. Quindi, gli aiuti di Stato, le sovvenzioni, gli incentivi, sono sostanzialmente un accanimento terapeutico per tenere in vita un settore che, altrimenti, finirebbe con l’essere particolarmente ridimensionato o, addirittura, arrivare alla morte.

Beppe Grillo, dunque, ha ragione sostanzialmente a predersela con questo meccanismo delle sovvenzioni statali e sulle fusioni che riducono i posti di lavoro, ma sbaglia non tenendo conto del fatto che senza di esse il crollo occupazionale sarebbe molto più pesante. Probabilmente non è materialmente possibile creare posti di lavoro in questo settore, perché la domanda del bene auto è in discesa e pare proseguire su questo trend, ma è altresì vero che è possibile salvare il salvabile e garantire il futuro ed il reddito a molte famiglie, non tutte ma parecchie.
La Fiat ha avuto il merito, riconosciuto anche Oltreoceano da un certo Barack Obama, di puntare su motori meno inquinanti, su auto più eco-compatibili e più efficienti. Ovviamente non basta a risollevare il mercato dell’auto, ma perché questo non potrebbe essere visto come un tentativo lento, ma costante, di riqualificare la produzione delle auto, andando sempre più verso auto a minor impatto ambientale?
Grillo ha il difetto di vedere del marcio ovunque; spesso, ovviamente, c’azzecca, ma talvolta bisogna saper guardare al bicchiere mezzo pieno, perché senza un minimo di ottimismo non si uscirà mai da questa crisi. E quindi, mi schiero dalla parte di Sergio Marchionne e mi auguro che l’ascesa di Fiat sia l’inizio della ripresa economica tanto attesa, soprattutto da chi come me, neolaureato, trova difficoltà a trovare lavoro.