Sarri premio Nobel per l’Economia

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Maurizio Sarri è un grande allenatore, uno che si ha fatto tanta gavetta prima di arrivare su una panchina prestigiosa e importante come quella di Napoli. È tanto bravo come allenatore (i risultati e il gioco espresso dalle sue squadre sono lì a dimostrarlo) quanto scarso nella gestione della comunicazione, soprattutto quando non si parla di calcio.

Ricorderanno tutti gli insulti omofobi diretti all’allora allenatore dell’Inter Roberto Mancini, in cui quest’ultimo accusò Maurizio Sarri di averlo apostrofato come ‘frocio’ e ‘finocchio’ per aver chiesto spiegazioni al quarto uomo sull’entità del recupero della semifinale di Tim Cup (Napoli-Inter 0-2, per la cronaca). Se non ricordo male la vicenda finì sostanzialmente a tarallucci e vino, come accade spesso in Italia. Sarri, però, nel frattempo ha acceso una polemica più a largo spettro sul mondo del calcio e sulle differenze nelle capacità economiche fra le diverse squadre della serie A (in realtà la morale alla base è “il mio Napoli è più povero delle altre grandi squadre e questo non è giusto”).

Sarri si è fatto paladino di questa crociata perché è l’allenatore del Napoli, squadra che ambisce a vincere lo scudetto, e perché vanta un passato da bancario, quindi lui di conti economici e finanziari se ne intende. La sua polemica, pur essendo corretta da un punto di vista formale, è sostanzialmente una cazzata faraonica. Ieri, ad esempio, al termine di Milan-Napoli (risultato 1-2) ha risposto piccatamente a Montella che, a sua volta, provocava Sarri per il fatto che lui ha in mano una squadra ben più “ricca”, grazie agli investimenti degli ultimi anni. Eh sì, perché la polemica sollevata da Sarri è chiaramente un boomerang che può ritorcersi contro di lui. Il fatturato delle società è, in primis, un merito delle rispettive dirigenze e, comunque, dipende da tanti fattori che, fisiologicamente, comportano delle differenze anche marcate tra i vari club. È assolutamente normale che la Juventus oggi fatturi più di chiunque altro in Italia ed è altrettanto normale che fatturi più del Napoli, basta pensare al bacino di utenza della Juve in confronto al Napoli.

Voglio ricordare a Sarri che il bilancio del Napoli è stato ampiamente agevolato dal fallimento del 2004. Ripartire da zero ha assicurato a Aurelio De Laurentis di poter costruire un bilancio più leggero, non gravato da “costi storici” (il Milan, che come ricorda Sarri fattura più del Napoli, ha certamente una struttura del costi più rigida e difficoltosa, soprattutto in un contesto di trasferimento del pacchetto di maggioranza e di governance).

Dunque, mi auguro che Sarri continui a lungo a fare l’allenatore, perché è bravo, uno dei migliori interpreti in Italia. Mi auguro, però, che riesca a tenere la bocca chiusa su argomenti che meno gli competono, perché rischia solo di fare brutte figure.

Napoli-Milan: probabili formazioni al San Paolo

Dopo che entrambe le squadre sono uscite indenni da due difficilissime trasferte europee contro Barcellona (Milan) e Manchester City (Napoli), le squadre allenate da Walter Mazzarri e Massimiliano Allegri si scontrano sulla via dello scudetto. Si tratta, infatti, delle due massime pretendenti al titolo, dato il temporaneo forfait dell’Inter di Gasperini, inchiodata al pareggio dalla non irresistibile Roma targata Luis Enrique.

Per quanto riguarda lo scontro di questa sera, l’unico vero dubbio riguarda l’attaccante partenopeo Lavezzi. A poche ore dal big match con il Milan le condizioni della caviglia di Lavezzi destano ancora preoccupazione in casa Napoli. L’attaccante argentino sarà valutato fino all’ultimo, in alternativa è già pronto il macedone Pandev accanto ad Hamsik e Cavani. Rispetto all’undici visto a Manchester rientra Dossena al posto di Zuniga. Confermati, invece, Hamsik e Cavani e su questo vi erano pochi dubbi.

Chi se la passa male, invece, è mister Allegri, il quale deve fare a meno di Flamini, Mexes, Gattuso, Ibrahimovic, Robinho, Zambrotta, Ambrosini e Boateng infortunati. In pratica si tratta quasi di una squadra al completo in infermeria. Scelte obbligate, quindi, per Allegri che in attacco dovrebbe inserire Seedorf alle spalle della coppia composta da Pato e Cassano, la coppia già vista al Camp Nou. In panchina il giovane El Shaarawy in cui i tifosi del Milan sperano di trovare il talento per accendere la miccia dell’attacco rossonero.

NAPOLI (3-4-2-1): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Maggio, Inler, Gargano, Dossena; Hamsik, Pandev, Cavani. A disposizione: Rosati, Fernandez, Dzemaili, Zuniga, Santana, Mascara, Lavezzi. All. Mazzarri

MILAN (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Nesta, Thiago Silva, Antonini; Nocerino, Van Bommel, Aquilani; Seedorf; Pato, Cassano. A disposizione: Amelia, Yepes, Taiwo, Bonera, Valoti, Emanuelson, El Shaarawy. All. Allegri

ARBITRO: Paolo Tagliavento di Terni. (Assistenti: Grilli-Rosi, quarto uomo: Celi)

Coglione chi vota a sinistra

Ecco, ci risiamo. Silvio Berlusconi, disperato per l’andamento delle campagne elettorali per i ballottaggi di domenica e lunedì prossimo tira fuori dal cilindro un vecchio slogan politico, un attacco all’intelligenza media dell’elettore medio, chiamato a fare una scelta intelligente, piuttosto che una scelta senza cervello. Questa volta il premier, discutendo sulle elezioni amministrative di Napoli e, specialmente, sulla figura di Luigi De Magistris, non ha usato la metafora dell’attributo maschile, si è limitato semplicemente a dire che:

“il signor de Magistris non ha nessuna esperienza, dove ha fatto il magistrato è stato censurato, gli è stata tolta la funzione di pubblico ministero, è stato trasferito di sede, è un incapace totale, un demagogo, un agitatore politico, un bell’uomo, piace magari alle donne, sa mostrarsi, ma non ha nessuna sostanza. Quindi “non credo – ha aggiunto – che ci sia una persona con la testa sulle spalle che possa votare per il signor de Magistris: se uno voterà per il signor de Magistris vada a casa, si guardi nello specchio e dica: sono un uomo o una donna senza cervello”

E il bello è che gli viene concesso di lanciare insulti di massa senza che qualcuno provi a fermarlo, senza contraddittorio e senza il benché minimo tentativo di opporsi ad una visione così spaccata del mondo politico. Berlusconi sta sempre più diventando un piagnone, diventa vecchio, ingrassa e piange. L’uomo giovane, magro, brillante e vincente è un’immagine ormai sbiadita e scolorita. Al suo posto, ora, c’è un vecchio logoro, stanco e logoro, incapace di controllare le proprie parole e le proprie pulsioni. Si sente minacciato dai media, quando ha in mano i media. Si sente minacciato dalla Magistratura, quando in realtà governa anche la Magistratura, forse addirittura solo la Magistratura, dato che si occupa solo di processi, ormai. E’ un uomo che vive di ricordi e paure, non guarda al futuro perché non ha futuro, vede solo il proprio passato brillante e rimpiange i bei momenti. Silvio, dai retta a me, ritirati a fare il nonno, conviene a te e a tutti noi…

Beppe Grillo ripudia Luigi De Magistris

Luigi De Magistris, ormai, è a tutti gli effetti un politico. La vera consacrazione l’ha avuta voltando le spalle a chi l’aveva appoggiato ed aiutato nella campagna elettorale per le elezioni europee, avvicinandosi ai vecchi partiti politici contro cui, teoricamente, avrebbe dovuto combattere. Sembrava dovesse essere il delfino di Beppe Grillo, una presenza fondamentale dal Parlamento Europeo come controllore dell’attività parlamentare e dei finanziamenti europei all’Italia, soldi che troppo spesso sono finiti nelle mani sbagliate, nelle tasche di chi le aveva già piene.

Oggi, sul suo blog, Beppe Grillo rompe definitivamente con l’ex pm di Catanzaro scrivendo:

Quando sbaglio lo faccio in buona fede, ma subito dopo mi incazzo con me stesso. Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri, uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris, eurodeputato grazie (anche) ai voti del blog come indipendente che subito dopo si è iscritto per coerenza a un partito. Sulla sua attività europarlamentare tantissimi contavano, io per primo, per contrastare i fondi europei destinati alle mafie. In questi mesi è stato forse più presente sui giornali e in televisione che nei banchi di Bruxelles. L’europarlamento è un passaggio per traguardi più importanti e di grande visibilità. Ah, la visibilità. Ah, la coerenza.

Ricordo la gioia di Grillo nell’annunciare la vittoria di De Magistris, una vittoria fatta di preferenze, non di semplici voti. Secondo solo dietro a Berlusconi, uno che non si può battere su questo campo. Grillo scriveva: «Luigi de Magistris e Sonia Alfano sono stati eletti al Parlamento Europeo. E’ una straordinaria vittoria della Rete e della società civile. Mi unisco a tutta la comunità del Blog nel congratularmi con Luigi e Sonia per lo straordinario successo ottenuto. Ora siamo pronti a ripartire!»
Nulla è ripartito, tutt’altro. Si è tornati indietro, una pesante inversione ad U per il movimento politico di Grillo che, comunque, è abituato ad una vita difficile, dato che non ha finanziamenti pubblici e non gode di visibilità mediatica (tranne rare eccezioni). Bisogna ammettere, infine, che Beppe Grillo ha avuto il merito di ammettere i propri errori: questa è una qualità ancora molto rara, specialmente in politica. Credo che in questi casi non vi sia cosa migliore che tagliare i ponti col passato per ripartire più forti di prima. De Magistris ha, a mio avviso, avuto una grossa occasione per essere il simbolo di un cambiamento e rinnovamento politico in Italia. Invece, si è rivelato il solito politico attaccato ai soldi ed alle poltrone. Ha utilizzato la propria posizione politica per evitare di essere processato, un comportamento che si addice pienamente ad un politico italiano; diciamo che il buon Luigi ha imparato in fretta come si gestisce il potere, non vi sono dubbi in merito. Come sindaco di Napoli lo vedrei persino bene, una degna continuazione rispetto ai suoi ipotetici predecessori.

Domanda: perché soltanto un’ora?

NAPOLI – Disavventura per il sindaco di Napoli, Rosetta Iervolino, che ieri sera è rimasta chiusa per oltre un’ora nel cimitero di Vasto, in Abruzzo. Il sindaco di Napoli si era recato nella cittadina in provincia di Chieti per deporre dei fiori sulla tomba del marito. Qualche minuto prima delle 18, è suonata la consueta sirena che avverte dell’imminente chiusura del cimitero. Il primo cittadino di Napoli ha tentato di raggiungere l’uscita ma erano già stati chiusi i cancelli di entrambi gli ingressi, quello di via del Cimitero e l’altro in via dei Conti Ricci. Proprio come Totò nella poesia «La Livella» in cui il Principe della risata, fantasticando sulle ingiustizie di un mondo in cui c’è «chi ten’ tutto e chi nun ave niente» (chi ha tutto e chi niente), si dimenticò dell’orario di chiusura del camposanto e «rimanett’ rinchius priggiuniero, muort’ e paura, annanz’ e candelott’» (rimase imprigionato all’interno, morto di paura, davanti alle candele). A nulla è valsa la telefonata della prima cittadina di Napoli al numero del comando della polizia municipale.

TELEFONATA ALLA POLIZIA – Utilizzando il cellulare, la Iervolino ha telefonato alle forze dell’ordine, chiedendo loro di rintracciare il custode del cimitero. operazione che ha richiesto circa un’oretta. Per far uscire il sindaco dal cimitero è dovuta infine sopraggiungere una pattuglia di agenti del commissariato.

APERTA UN’INCHIESTA – Oggi il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta interna per verificare eventuali inadempienze da parte del personale comunale. Inoltre, sempre Lapenna ha fatto una telefonata all’illustre collega scusandosi per lo spiacevole episodio.

Corriere.it

Quando non si conosce il significato di “dimissioni”

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Le dimissioni non necessariamente rappresentano una sconfitta. Talvolta è necessario dimettersi non per propria colpa o responsabilità, ma perché la situazione lo richiede, perché diventa un modo per uscire degnamente da una situazione insostenibile, per salvare almeno la dignità. Ma sembra che qualcuno non conosca questo termine. Certi politici sono letteralmente incollati al proprio scranno e fanno di tutto per non abbandonarlo, anche di fronte all’evidenza, un’evidenza che non lascia dubbi sulla responsabilità diretta ed indiretta del soggetto.

Ad esempio, il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, anche di fronte alle velate (e anche non) richieste di un suo addio alla carica da parte dei vertici del suo partito, continua a percorrere la propria strada, apparentemente senza ascoltare nessuno. 4 dei suoi assessori sono in galera e tali assessori sono stati scelti da lei. La responsabilità indiretta è palese. Se nomini come assessori dei delinquenti, non puoi pretendere semplicemente di poter sostituirli come fossero pezzi difettati. Il sindaco è responsabile dei propri assessori e non può esentarsi da tale responsabilità. Il comune di Napoli è indebitato, come molti (troppi) comuni, non ha saputo gestire le emergenze della città, ed ora si scopre che alcuni assessori e consiglieri comunali erano avvezzi al malaffare, all’appalto facile e agevolato… per non dimettersi, caro sindaco, non basta avere la maggioranza degli assessori in libertà! Non è una grandezza statistica, qui si parla di buonsenso! Ovviamente, l’iscrizione nel registro degli indagati non è garanzia di colpevolezza, ci mancherebbe. Ma se tali iscrizioni sono sostenute da un discreto e palese castello accusatorio, beh, allora non si può far finta che tali assessori si siano smaterializzati, o finiti in un’altra dimensione spazio-temporale.

Ovviamente, con Bassolino presidente alla regione Campania, come può la Iervolino dimettersi? Entrambi penseranno “Quando si dimette l’altro, mi dimetto anch’io” e così vanno avanti a braccetto, insieme, confermando il fatto che le disgrazie non arrivano mai da sole…