Le dimissioni di Renzi, la reazione di Piazza Affari

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Dopo un avvio incerto in territorio negativo, Piazza Affari dimostra di voler guardare oltre all’esperienza del governo Renzi. Guardando al grafico, infatti, non si direbbe che nella notte è avvenuto un pesante scrollone politico in Italia, è come se il referendum non fosse avvenuto. Ovviamente, la giornata borsistica è ancora lunga, ma questo dimostra che parlare prima di possibili reazioni dei mercati è solamente fuffa.

Volendo proseguire, però, sul genere fuffa, mi voglio sbilanciare e dico che il vero scossone ai mercati arriverebbe nel caso (remoto) in cui il presidente Mattarella sciogliesse le Camere e mandasse il Paese a elezioni anticipate. Ecco che, allora, le paure populiste e anti-europeiste svanite sul voto austriaco, riapparirebbero immediatamente sull’Italia.

Questa reazione dei mercati è la dimostrazione che: a) si ritiene improbabile il voto anticipato; b) si crede che il nuovo governo proseguirà sostanzialmente sul solco tracciato dal governo Renzi; c) l’Italia conta veramente poco, per il momento.

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Altro giovedì nero per Piazza Affari (e non solo)

Altra giornata di passione per le borse mondiali. I principali listini del mondo vivono oggi una giornata contraddistinta da pesanti vendite. Traino della crisi finanziaria sembra essere l’Europa, specialmente il mercato guida del Vecchio Continente, quella Germania che tanto aveva sostenuto Europa ed Euro nel passato ora vacilla pesantemente e mette a rischio l’intera Eurozona. La crescita economica della Germania è ferma, immobile. E non aiuta nemmeno lo stallo delle trattative Sarkozy-Merkel che hanno semplicemente alimentato confusione ed incertezza, benzina per chi vuole speculare al ribasso.

Anche l’America non aiuta, anzi. Brutti i dati sul mercato del lavoro e sull’inflazione, l’ennesima conferma che gli Stati Uniti vivono un periodo di grossa difficoltà che va ben oltre la perdita della tripla A da Standard & Poor’s. Non si è riusciti a curare al meglio la crisi finanziaria precedente, ora potrebbe essere l’avvio di una vera e profonda recessione, perché la liquidità scarseggia e in pochi possono permettersi di investire nell’economia, è la sconfitta dell’economia del debito.

Per quanto riguarda la cosiddetta “Tobin tax” sulle transazioni finanziarie credo sia più che giusta. Il punto è che non bisogna solo annunciarla, bisogna imporla. Con gli annunci finiamo soltanto col peggiorare le cose, facendo anticipare operazioni speculative. E’ tempo di “fare”, non di “parlare”. Le parole stanno a zero e, a dirla proprio tutta, più si parla e più i mercati crollano. Quindi, cari potenti della Terra, tappatevi la bocca e pensate e trovare le soluzioni migliori e a metterle in pratica nel minor tempo possibile.

P.S. Milano, al momento, fa all’incirca -6%. Il DAX tedesco è sulla falsariga della nostra performance. USA a -4%.

Misure restrittive sulle vendite allo scoperto imposte dalla Consob

La Commissione ha deciso oggi, con la delibera n. 17902, l’adozione di misure restrittive sulle posizioni nette corte. La decisione – presa sulla base l’articolo 74 del Tuf, che assegna alla Consob il compito di vigilare sui mercati regolamentati al fine di assicurare la trasparenza, l’ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori adottando, in caso di necessità e urgenza, i provvedimenti necessari – tiene conto della la straordinarietà delle condizioni di mercato rilevate nelle sedute del mese di agosto 2011, caratterizzate da un rilevante incremento della volatilità.

Ritenuto non più sufficiente, alla luce delle mutate condizioni di mercato, il regime di comunicazione delle posizioni nette corte, adottato lo scorso 10 luglio, e considerati i provvedimenti in materia di posizioni nette corte adottati dalle competenti Autorità francese, spagnola e belga, la Commissione ha deliberato il divieto di assumere posizioni nette corte ovvero incrementare posizioni nette corte esistenti, anche intraday, in relazione al capitale degli emittenti del settore finanziario.

Tale divieto si applica a chiunque, persone fisiche o  giuridiche e altri soggetti giuridici, sia italiani che esteri.
Restano valide, in ogni caso, le disposizione definite con la Delibera n. 17862 in materia di reporting delle posizioni nette corte.
Le disposizioni hanno effetto dal 12 agosto 2011 alle ore 9:00 e resteranno in vigore per 15 giorni.

Consob

Sapevo che prima o poi si sarebbe arrivato a vietare le vendite allo scoperto, anche se temo che questo provvedimento sia più dannoso che utile. L’ammontare degli short non è mai sembrato elevato anche nelle giornate più negative. Il sentiment del mercato è pessimo e questa scure della Consob che si abbatte sui mercati dopo una giornata di euforia potrebbe portare ad ulteriori vendite, piuttosto che calmare le acque come, invece, sperano in Consob. Speriamo bene, ma nel frattempo la giornata borsistica è iniziata col segno meno.

Spiazza Affari

Non c’è niente da fare, le Borse non vogliono proprio superare il momento di crisi e continua l’inesorabile caduta libera dei listini mondiali. Quest’oggi avevano cominciato male i listini asiatici: la Borsa di Tokyo chiude la seduta in calo del 2,18%, scontando il downgrade del rating Usa deciso da Standard & Poor’s: l’indice Nikkei si attesta a 9.097,56, con una perdita secca di 202,32 punti; l’indice Composite della borsa cinese ha terminato le contrattazioni a -3,79%, finendo a 2.526,82 punti. Hong Kong -2,17%, grazie ad un recupero finale.

L’Europa, invece, aveva aperto in modo disomogeneo. Molto bene Spagna e Italia (grazie all’intervento della BCE), male il resto, guidato dal DAX tedesco decisamente rosso. Le chiusure, però, sono state tutte decisamente negative: gli indici della borsa milanese hanno terminato le contrattazioni in calo di oltre due punti percentuali allineandosi al resto d’europa, con le piazze finanziarie che hanno accusato forti ribassi a causa della debacle di Wall Street. Il Ftse mib ha terminato le contrattazioni in calo del 2,43% a 15.639 punti, Ftse all share -1,68%, Ftse star -3,75%. Giornata in picchiata per la Borsa di Atene che ha chiuso a -6% con l’indice guida Athex sotto la soglia psicologica dei 1.000 punti a 998,24.Va a picco anche Mosca, trascinata al ribasso dal downgrade degli Stati Uniti e dal calo del prezzo del petrolio. L’indice RTS ha chiuso in calo del 7,84% a 1.657,77 punti.

L’indice tedesco DAX ha chiuso il lunedì nero con una performance negativa di -5,02% a 5.923,27 punti, il CAC40 di Parigi a -4,68% a 3.125,19 punti, mentre la borsa di Londra ha chiuso a -3,39%. Insomma, la giornata è stata nerissima per tutti e noi siamo riusciti a limitare i danni grazie all’avvio spint che ci ha dato un notevole vantaggio rispetto agli altri listini europei. Dio solo sa cosa sarebbe successo se la Banca Centrale Europea non avesse deciso di iniettare nuova liquidità sul mercato acquistando titoli di Stato italiani e spagnoli. È stato come tentare di spegnere un incendio con un bicchiere d’acqua, del tutto inutile. La speculazione si sposta dalla periferia verso il centro, è un virus che non si sconfigge salvando prima l’uno poi l’altro. Manca credibilità all’Euro e a tutta la politica dell’Europa intera.

Per quanto riguarda Piazza Affari, direi che nemmeno gli interventi straordinari della BCE sono in grado di dare una scossa rialzista al mercato. C’è tanta voglia di vendere e si continua a sprofondare. Qualcuno già ipotizza un FTSE Mib che potrebbe arrivare fino a 13.500 punti prima di invertire la tendenza. Dagli Stati Uniti si parla di una possibile nuova crisi, dagli effetti tremendamente superiori a quella del 2008. Mi auguro che tutto ciò non corrisponda al vero, ma sinceramente comincio ad essere un pochino preoccupato, seriamente preoccupato.

I mercati hanno sempre ragione

Sento da più parti levarsi critiche nei confronti dei mercati finanziari. Quando le cose vanno male si fa presto a cercare un capro espiatorio e, in questo caso, si è finito col dire che sono i mercati ad essere drogati. Non si tratta, quindi, di un problema dell’economia reale, ma il tutto dipende da perfidi speculatori che si divertono ad attaccare (in questo caso l’Italia) perché gli stiamo antipatici o, forse, perché sono invidiosi di noi.

Purtroppo, però, le cose sono ben diverse. La realtà è che siamo sotto attacco perché ce lo meritiamo. Avevamo l’occasione di evitare questo attacco semplicemente attuando quelle riforme strutturali necessarie sia a correggere i conti pubblici sia a migliorare l’economia reale (in primis l’occupazione). La politica cerca di abbindolarci con l’idea che il male venga dall’esterno, ma il tumore è dentro di noi, sono le persone che guidano il Paese e che hanno miseramente fallito negli ultimi anni.

Siamo diventati la nuova Grecia o la nuova Irlanda. Solo che ancora non ce ne rendiamo conto e fingiamo di essere diversi, ma è una mera illusione. Facciamo parte dei PIGS, l’economia italiana è in lento ma inesorabile declino. Solo la struttura di medio-piccole imprese permette alla nostra economia di andare ancora avanti e di sopravvivere, ma senza l’intervento dello Stato e della politica sarà sempre più difficile garantire loro un futuro prospero.

I mercati finanziari non mentono mai, hanno sempre ragione. Guai a sfidarli e minacciarli, come ha fatto il premier nel suo intervento alla Camera. Di fronte alla forza dei mercati bisogna chinare il capo e riconoscere i propri errori, qualità che evidentemente è del tutto assente nell’attuale esecutivo. L’ennesima lacuna da aggiungere alla lista…

Borsa chiusa al venerdì santo

Ed io, finalmente, faccio un giorno di ferie! Il mio contratto a progetto non mi dà molto potere contrattuale per pretendere ferie, anzi, mi sento spesso preso per le palle, metaforicamente parlando. Però amo guardare il bicchiere mezzo pieno e domani mi godrò una splendida giornata di non-lavoro, sperando che sia una giornata bella quanto quella odierna, perché oggi fa abbastanza caldo e in ufficio si è tornato a patire lievemente l’afa da ufficio, appunto.

Comunque sia, oggi la Borsa di Milano chiuderà positiva e questo è anch’esso molto piacevole, perché per come era iniziata la settimana, con quel tonfo del -2,92% temevo che le Borse mondiali potessero sbracare, specialmente quella italiana che sembrava decisamente più sensibile alle tematiche bancarie, per quanto riguarda gli aumenti di capitale che debbono rafforzare i patrimoni bancari (Basilea 3 arriva!).

Comunque sia non ho voglia di parlare di borsa, meglio dedicarmi a questo splendido venerdì santo che sta per giungere, un giorno tanto atteso per chi lavoro nel mondo finanziario, forse il più atteso in assoluto. Un saluto festoso a tutti quanti, domani mattina, andranno normalmente al lavoro! 😛 Oggi mi sento molto simpatico! 😀

La giornata di Borsa: 27 marzo 2011

La Borsa di Milano ha chiuso la prima seduta della settimana senza grandi scossoni. La guerra in Libia, l’allarme nucleare in Giappone e la crisi del Portogallo non hanno particolarmente influito sull’andamento del listino meneghino. Dagli Stati Uniti sono arrivati dati macro in chiaroscuro: la spesa personale di febbraio ha mostrato un progresso dello 0,7%, sopra le attese che indicavano +0,5%, mentre i redditi sono cresciuti dello 0,3% con attese che puntavano ad un +0,4%. In questo quadro a Piazza Affari il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,11% a 22.009 punti, mentre il Ftse All Share è avanzato dello 0,12% a quota 22.669.

Enel Green Power ha svettato sul paniere principale con un rialzo del 3,93% a 1,876 euro in scia alla buona vena del comparto europeo delle energie rinnovabili. Due i fattori chiave: la continua crisi del nucleare in Giappone e la vittoria dei Verdi nelle elezioni regionali in Germania. La controllata di Enel ha poi annunciato l’inizio dei lavori per la costruzione di un nuovo impianto idroelettrico in Costa Rica. L’impianto dovrebbe essere completato nella prima metà del 2013 e porterà la capacità di Green Power installata nel Paese a 74 MW. Eni (-0,12% a 17,31 euro) resta un tema caldo a Piazza Affari, come dimostrato dalle nuove ipotesi circolate nel fine settimana sulla cessione di Snam Rete Gas, dopo le aperture dell’Ad Scaroni dei giorni scorsi. Il Corriere della Sera ipotizza due scenari alternativi: la fusione con Terna, che farebbe un aumento di capitale dedicato all’operazione che porterebbe alla nascita di un campione nazionale delle reti energetiche; la fusione con altri operatori europei di reti gas come GdF, la tedesca Open Grid Europe, la belga Fluxis e l’austriaca OMV Gas, con la creazione di un soggetto paneuropeo.

Contrastato il comparto bancario. Il Banco Popolare è scivolato sul fondo del Ftse Mib con un tonfo del 5,29% a 2,254 euro dopo aver pubblicato venerdì i conti 2010: utile netto di 308 milioni di euro, Core Tier 1 al 6,5% e dividendo di 3 centesimi. Nomura ha ribadito la raccomandazione reduce sull’istituto scaligero, con target price abbassato a 2,5 da 2,7 euro. “Nonostante la debole qualità degli utili, noi pensiamo che i conti non saranno un catalyst per il titolo visto che il mercato resterà focalizzato sull’imminente piano industriale e sull’evoluzione del capitale, che noi consideriamo una chiave per l’investment case”, hanno scritto gli esperti nella nota odierna. Nomura ha suggerito agli investitori di iniziare ad esercitare “il factoring in vista di una potenziale diluizione a causa della conversione del soft convertibile, che noi riteniamo probabile”. Male anche Ubi Banca (-1,86% a 6,87 euro) e Popolare di Milano (-1,19% a 2,83 euro). Di contro il Monte dei Paschi è salito dello 0,80% a 0,945 euro alla vigilia della pubblicazione dei conti, con Banca Akros che prevede un deciso miglioramento dell’utile a 547 milioni dai precedenti 220 milioni di euro. In positivo anche Intesa SanPaolo (+0,61% a 2,29 euro) e Unicredit (+0,37% a 1,877 euro).

Parmalat (-1,01% a 2,356 euro) resta al centro dei riflettori del mercato con il gruppo Ferrero che ha confermato l’interesse sull’azienda di Collecchio. Nel frattempo, il Cda di Parmalat è stato convocato per venerdì primo aprile e l’occasione sarà sfruttata dagli azionisti per esaminare la possibilità di far slittare l’assemblea a fine giugno, così come permesso dal decreto del Consiglio dei Ministri. Occhi puntati su Fiat (-0,84% a 6,47 euro) che ha ripetuto di non aver preso nessuna decisione sull’ipotesi di spostamento della sede legale negli Stati Uniti. Lottomatica non ha sfruttato in Borsa i dati preliminari forniti dall’Agicos, secondo cui il Lotto dovrebbe continuare la sua corsa a marzo con una raccolta attesa a 640 milioni di euro, ovvero il 60% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il titolo Lottomatica ha lasciato sul parterre lo 0,63% a 12,56 euro.

Borsa Italiana

Settimana piatta a Piazza Affari

Piazza Affari ha chiuso la settimana sostanzialmente in pareggiocon il FTSEMIB a quota 22015,11. Sarebbe stata una settimana positiva se non fosse stato per il tonfo finale, giustificato da un mese di gennaio insolitamente positivo per la Borsa di Milano e, quindi, per le prese di profitto inevitabili che scaturiscono per i timori ancora latenti di nuovi ribassi diffusi. La paura è ancora presente sui mercati, questo è evidente, ma l’aria che si respira è diversa, c’è voglia di ripresa e di crescita dopo un 2010 avaro di investimenti e rendimenti, soprattutto.

Finalmente i titoli bancari sembrano aver preso una boccata d’ossigeno. Da tenere sott’occhio specialmente il titolo Intesa, molto bello sul listino, che sembra aver intrapreso un buon cammino ascendente. In generale è il settore finanziario che può essere il vero motore trainante del listino italiano. Si è visto, infatti, come il mercato azionario italiano sia stato spesso il migliore in ambito europeo, e vedere il FTSEMIB battere il DAX tedesco è sempre una discreta soddisfazione.

Certo, è ancora presto per cantare vittoria e per esultare, ma se il buongiorno si vede dal mattino è già qualcosa di enorme vedere un mese di Borsa largamente positivo. Dopo un periodo cupo e buio, forse, e dico forse, si ricomincia a vedere la luce, l’uscita dal tunnel che ha portato alla sfiducia più totale nel comparto azionario italiano.

Fiat Industrial, la good company Fiat

In Borsa il titolo Fiat si è sdoppiato: da una parte la divisione auto, dall’altra parte tutto il resto, praticamente. Da una parte il mercato dell’auto che crolla a picco, dall’altra parte mezzi agricoli e commerciali che, al contrario, rappresentano la vera forza economica del colosso industriale del Lingotto. Fiat SpA rappresenta la division automobilistica, mentre Fiat Industrial raccoglie tutti gli altri settori di Fiat.

Piazza Affari ha accolto bene la suddivisione delle due Fiat. Dapprima, lunedì mattina, gli indici sono andati in tilt e tutte le operazioni su Fib sono state annullate proprio per il disallineamento tra il valore dell’indice reale e quello che veniva effettivamente riportato come dato. Risolti gli inconvenienti tecnici di inizio anno, ecco che i due titoli hanno avuto un sostanziale incremento borsistico, anche se per ragioni molto differenti. Fiat Industrial ha ottenuto la fiducia degli investitori, fiducia riposta nella consistenza del gruppo e nelle prospettiva di crescita futura. Fiat Industrial, infatti, ha chiuso la settimana di Borsa con un incremento di quasi il 9%, incremento concentrato nella seconda parte della settimana. Fiat SpA, invece, ha avuto un aumento del valore della quota del 6,57%, concentrato specialmente nella prima parte della settimana, mentre negli ultimi giorni è rimasta sostanzialmente stabile, forse anche per i pessimi dati sulle immatricolazioni di auto in Italia. La verità, comunque, è che Fiat SpA è in tutto e per tutto un titolo speculativo, un titolo che è pronto per avere un picco ribassista. Molti investitori stanno già ribilanciando il “portafoglio Fiat” verso l’Industrial, quindi è un piccolo consiglio che sento di dover dare a tutti coloro che sono possessori di azioni Fiat.

La storia è semplice da spiegare e ricorda tanto la vicenda Alitalia. Quando le cose si mettono male si creano due società: una sana e vitale, la good company, è una malata e piena di debiti, la bad company. In questo caso sono stati quotati due titoli e la speculazione su Fiat SpA serve proprio a mascherare il fatto che quest’ultima non ha futuro; il mercato va anestetizzato, almeno per un po’. Bisogna dare il tempo a “tusaichi” di modificare la propria esposizione su Fiat. È una ruota che gira, ma sempre a favore degli stessi.

Intesa Sanpaolo: matrimonio infelice?

Andamento del titolo Intesa Sanpaolo dal 02/01/2007 al 30/12/2010 (Yahoo)

 

Oggi sono trascorsi esattamente quattro anni dalla fusione tra la Banca Intesa e la banca Sanpaolo IMI, matrimonio che ha dato vita alla Banca Intesa Sanpaolo, ora la seconda banca italiana per livello di capitalizzazione (dietro solo ad Unicredit), il settimo gruppo bancario in Europa per capitalizzazione. Sembrava l’affare del secolo, la nascita di un colosso bancario nazionale in grado di guidare il sistema-banca Italia negli anni a venire.

Qualcosa, però, nel progetto iniziale è andato storto. L’arrivo della crisi finanziaria finanziaria del 2008, partito dagli Stati Uniti (bolla speculativa + mutui subprime) ha reso Intesa Sanpaolo un pesante pachiderma poco agile nel districarsi dalle maglie della crisi, un gigante che si è visto crollare la terra sotto i piedi. Il crollo è sotto gli occhi di tutti, basta guardare il grafico qui sopra. Dal 2 gennaio 2007 (data delle nozze) al 30/12/2010 il titolo Intesa Sanpaolo ha perso il 65,24% del valore, quasi i 2/3 della capitalizzazione di Borsa. Un gran bell’investimento, non trovate? E va detto che oggi il titolo non si trova ai minimi, minimo registrato attorno al marzo 2009 ad un valore di circa 1,40 euro.

A posteriori si è trattato di un matrimonio infelice? Io credo di sì, credo che siano stati sbagliati i tempi tecnici dell’operazione e credo questo sia stato scontato nella grave caduta libera del titolo in Borsa, una picchiata globale del settore bancario che ha colpito maggiormente i grandi gruppi. Speriamo che il settore si riprenda e che sia trainante per l’economia italiana. Io ancora ne dubito, penso che il 2011 sarà un anno transitorio per le banche, magari di lieve ripresa, ma non sarà un anno da ricordare come anno felice. Le banche devono soffrire ancora un po’, l’hanno fatto troppo grossa…
Per quanto riguarda le decisioni di investimento, direi che si tratta di un titolo che, specialmente nel medio-lungo termine, merita un’attenzione speciale e potrebbe essere un ottimo investimento ad elevato rendimento a rischio contenuto. Insomma, il titolo ante crisi aveva una quotazione intorno a 6 euro ad azione, oggi ne vale all’incirca 2: se i mercati finanziari hanno senso, direi che la probabilità di una risalita dei prezzi è decisamente elevata, a meno di ulteriori peggioramenti delle economie mondiali. Auguro un felice 2011 anche ad Intesa Sanpaolo, nonostante i numerosi curricula che, nei mesi scorsi, ho inviato senza ricevere alcun tipo di risposta.