Paradise Papers

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Domani (ore 21:15 Rai3) la trasmissione Report tornerà sull’argomento Paradise Papers e ho già pronti i pop corn per l’occasione. Il tema mi interessa molto, perché sono un appassionato di finanza (ovviamente, questo ne rappresenta il “Lato Oscuro”, o uno di essi) e perché sono “orgogliosamente poveraccio”, nel senso che non navigo nell’oro e mai mi capiterà di trovarmi direttamente con tali situazioni, fortunatamente aggiungo. Forse, e dico forse, ho avuto modo di vedere qualcosa da lontano, ma è un argomento che è meglio non trattare, almeno pubblicamente.

Innanzitutto, invito ad informarsi bene sul tema: per l’Italia l’argomento è stato seguito e documentato dalla trasmissione Report e dal giornale L’Espresso. Il tutto è partito da un corposo pacchetto di documenti messo a disposizione del gruppo giornalistico ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists), proveniente principalmente da un famosissimo studio legale (Appleby) specializzato nell’offshore. Riassumere le evidenze finora emerse è un’impresa ardua, perché i personaggi coinvolti nello scandalo dei Paradise Papers sono un’autentica moltitudine; anche limitandosi al solo contesto nazionale, le carte sinora hanno già permesso di ricostruire fatti ed eventi di grande rilevanza per il nostro Paese (tanto per citarne uno, lo scandalo IMI-Sir).

Insomma, non vedo l’ora di vedere l’ennesimo vaso di Pandora scoperchiato dai giornalisti di Report e dal loro splendido lavoro investigativo. In questo nuovo capitolo dovrebbero focalizzarsi sulle principali piazze finanziarie mondiali che attraggono i capitali (Singapore, Dubai, Svizzera, Hong Kong). Sarà un bel viaggio…

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Senza colonnine elettriche la mobilità elettrica farà poca strada

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fonte: https://www.ideegreen.it

Qualche settimana fa mi sono imbattuto (non casualmente, era mia intenzione vederlo) in un servizio della trasmissione Report che, con il titolo emblematico di “Diamoci una scossa” poneva l’accento anche sulla situazione della mobilità elettrica in Italia. L’esperimento condotto dai 2 inviati di Report era banale: viaggiare con un’auto elettrica da Milano a Roma, valutando tempi e strutture adatte alla E-mobility. Il risultato? Alquanto impietoso. Premesso che i giornalisti hanno scelto un’auto elettrica decisamente più adatta al trasporto urbano, il servizio ha dimostrato come sia praticamente impossibile viaggiare in elettrico nella rete autostradale italiana; infatti, le colonnine elettriche sono praticamente assenti in autostrada e, quindi, per ricaricare le batterie è necessario uscire dall’autostrada, cercare la colonnina, sperare che sia funzionante e libera (soprattutto sul “funzionante” bisogna porre l’attenzione) e poi ripartire, rientrando in autostrada e proseguendo il viaggio.

Al di là delle evidenze emerse dall’esperimento condotto, quello che emerge chiaramente è lo scarso interesse e le scarsa attenzione pubblica sul tema della E-mobility. Non si investe in colonnine elettriche perché ci sono poche auto elettriche in Italia. Ma nessuno comprerà mai un’auto elettrica se la situazione delle infrastrutture rimarrà quella attuale.
Per rimediare alla situazione, Enel l’anno scorso ha annunciato l’installazione di 180 colonnine elettriche fast charge all’interno della rete autostradale italiana entro il 2018. Un piccolo passo, forse, verso l’abbandono dei combustibili fossili a favore dell’elettrico, possibilmente da fonti rinnovabili.

Sul tema delle colonnine elettriche, inoltre, voglio citare un articolo a firma del giornalista Fabio Gemelli che ha fatto il punto della situazione, confrontando la situazione dell’Italia nello scenario europeo. Da tale articolo si evince che la situazione italiana è critica, ma non tragica: l’Italia è quinta in Europa per numero di colonnine di ricarica e tale numero risulta essere abbastanza congruente con il numero di veicoli elettrici in circolazione. Il vero problema, semmai, è che i veicoli elettrici sono autentiche mosche bianche. L’Italia è 26esima in Europa nel rapporto “numero di abitanti per punto di ricarica”, a dimostrazione che è il concetto di auto elettrica a non aver ancora preso piede nel Belpaese, probabilmente per i costi ancora elevati dell’elettrico.

Infine, approfitto per segnalare il sito “Go Electric Stations” (o tramite app “Nextcharge”) il quale mostra le colonnine elettriche di ricarica vicine ad un indirizzo indicato, nonché informazioni aggiuntive quali il costo, il tipo di ricarica supportata, i commenti/opinioni/segnalazioni degli utenti, ecc.

Minority Report

Milena_GabanelliMilena Gabanelli appende il pungiglione al chiodo. Oggi la nota giornalista d’inchiesta tv ha annunciato che passerà la conduzione della trasmissione Report a Sigfrido Ranucci, storico coautore della Gabanelli proprio a Report. E non lo fa certamente per mancanza di lavoro, di “spunti”, perché con ciò che non funziona in Italia il palinsesto di Report è garantito per i prossimi 7-8 secoli.

Milena Gabanelli è riuscita ad appassionare e, allo stesso tempo, spaventare gli Italiani con servizi di inchiesta sempre efficaci e, per riprendere l’incipit iniziale, pungenti. È un po’ la Jessica Fletcher di noaltri, solo che lei, a differenza della serial killer di Cabot Cove, non ha disseminato di sangue e vittime le sue puntate di Report (con annessi ringraziamenti di tutta la redazione, immagino).

Ho specificato “spaventare”, perché ora come ora, avendo seguito buona parte delle sue/loro inchieste, sinceramente non so cosa mangiare e come mangiare, perché tolta la vera coltivazione biologica (non solo quella definita “biologica”) tutto il resto ti può ammazzare (tra inquinanti, antibiotici, plastiche, radiazioni, ecc.). Nonostante questo, non riesco a perdere quei kg di troppo che mi ritrovo. Quindi, cara redazione di Report, vi sprono a continuare sempre su questa strada, ché di strada ce n’è ancora tanta da fare.

Travaglio: Berlusconi offshore

Oggi pubblico un estratto del Passaparola odierno di Marco Travaglio sul blog di Beppe Grillo. Buona lettura e buona visione del video.

Partirei da quello che è successo ieri sera a Report, il programma d’esordio di Milena Gabanelli e di come è stato presentato da alcuni giornali, intanto per ridere un po’ guardare Il Giornale di oggi “La perizia dei PM che inchioda Fini, l’appartamento di Montecarlo, i magistrati monegaschi a quelli romani: la casa valeva un milione, più del triplo del prezzo di vendita e ora archiviare è difficile. Report in fuga dal Principato finisce alle Antille e cerca di spacciare Berlusconi per il Presidente della Camera, qui se non fosse che questo sembrerebbe un giornale perché si presenta con la stessa veste degli altri, ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate, Report avrebbe dovuto stazionare a Montecarlo e ripetere le cose che abbiamo già sentito milioni di volte e non recarsi invece alle Antille dove non il cognato di Berlusconi, ma Berlusconi possiede diverse ville, ha cementificato un promontorio e una baia, il tutto spendendo una ventina di milioni, che peraltro non sappiamo a chi sono andati, perché non sappiamo di chi sono le società che si stanno occupando della costruzione di questo gigantesco complesso turistico e soprattutto non sappiamo chi c’è dietro a questa famosa o famigerata Arner Bank, la cui filiale milanese è sotto inchiesta a Milano e a Palermo per riciclaggio, la Arner Bank è quella dove Berlusconi ha il conto corrente N. 1 e la Banca d’Italia ha già segnalato operazioni di possibile riciclaggio su una certa quantità di capitali in parte dicono i magistrati, capitali propri riguardanti il nostro Presidente del Consiglio, quindi Report ha finalmente rimesso le cose a posto, cioè non il cognato di Berlusconi sospettato di affittare o di possedere una casa di 55 metri quadrati a Montecarlo venduta da Alleanza Nazionale a una società offshore, ma Berlusconi in persona possiede diverse ville intestate a società offshore, collegate a una società di cui nessuno sa chi c’è dietro e soprattutto con soldi movimentati da una banca sospettata di riciclaggio dalla Procura di Milano e di Palermo, adesso naturalmente ci si aspetterebbe che Il Giornale e Libero facessero una raccolta di firme per le dimissioni di Berlusconi, facessero 60/90 copertine e prime pagine seguiti da campagne di Tg1, Tg2, Tg5 e Studio Aperto, Rete 4, Panorama etc., invece naturalmente non succederà nulla di tutto questo.
Tant’è che si continua sulla casetta a Monaco, anziché alzare gli occhi dal cognato e guardare invece il titolare che, tanto per cambiare è il nostro Presidente del Consiglio che è impegolato in pieno in tutto il mondo offshore e in tutti i paradisi fiscali dei Caraibi. Ma è anche interessante come anche un giornale “indipendente” La Stampa di Torino di proprietà della FIAT, dà questa notizia, notizia rilevata da Report, ma preceduta da un’altra notizia clamorosa, che l’Avvocato Ghedini pretendeva la censura preventiva del programma, annunciando già querele prima ancora di averlo visto, tant’è che la Gabanelli con grande candore ha detto: ma guardatela tra trasmissione, poi magari ci quereli, ma come fai a querelarci prima che andiamo in onda? Ricorderete che nelle intercettazioni di Trani si sentiva il Cavaliere dare di matto con Masi, con il commissario della AGcom Innocenzi perché voleva assolutamente chiudere Annozero prima che andasse in onda, non appena si veniva a sapere che avrebbe parlato della D’Addario o di Ciancimino o di Spatuzza o del caso Mills, mentre Masi spiegava a questo Innocenzi che era pressato dal Cavaliere che chiudere ex ante un programma è Roma di Zimbabue, semmai lo si chiude, semmai no si chiude ex post, Masi è un burocrate quindi è per la via burocratica alla censura, ci vogliono le carte a posto, aspettiamo che Santoro faccia qualcosa che non ci piace, la faccia fuori dal vaso e poi chiudiamo ex post, ma non ex ante.
Adesso è saltata anche la via burocratica alla censura, per cui Masi è stato costretto a smentire sé stesso e a fare un provvedimento che chiudeva Annozero ex ante, addirittura prima di sapere di cosa avrebbe parlato Annozero questo giovedì e il prossimo, poi sapete che come al solito gli è andata male perché Santoro ha fatto ricorso all’arbitrato e quindi la squalifica di due settimane è stata per il momento sospesa e quindi Annozero andrà in onda questo giovedì e il prossimo, ma persino Ghedini che aveva difeso Annozero perché Ghedini ha tanti difetti ma non è un censore preventivo, è stato costretto ieri a fare questa partaccia di chiedere a un programma di non andare in onda, perché evidentemente immaginate il nano quanto ha dato di matto tra sabato e domenica nel tentativo disperato di bloccare quella trasmissione che lo mette di nuovo al centro di un problema sul quale i suoi house organ avevano cercato di dirottare l’attenzione a proposito di Fini, del cognato etc., i rapporti tra Berlusconi, le offshore, il mondo dei paradisi fiscali che tutto l’occidente, soprattutto dopo la crisi finanziaria, sta combattendo con le liste nere, grigie e lo stato di Antigua e Barbuda dove Berlusconi ha queste ville, è a pieno titolo nella lista grigia dell’Ocse , tra i paesi che non collaborano e non danno trasparenza finanziaria e fiscale alle società che lì vengono create.
Un giornale “indipendente” come La Stampa, oggi in prima pagina un minuscolo titolo su questo caso, che è intitolato “La Polemica” come se fosse una polemica filosofica, un certamen, una discussione accademica, le case, le società offshore e nei paradisi fiscali di Berlusconi sono La polemica e qual è la polemica? Scontro Report – Pdl sulle ville del Premier, naturalmente chi ha visto la puntata ha visto che non c’è stato nessunissimo scontro, c’è un giornalista, un inviato, Paolo Mondani che è andato sul posto e ha intervistato le persone e ha fatto vedere delle immagini, dei documenti, ha fatto delle domande, La Gabanelli ha detto che Berlusconi avrebbe il dovere di spiegare queste cose, visto che riguardano lui, non cognati, cugini, zie, prozie etc., riguardano lui e ci sono inchieste di riciclaggio sulla banca che ha movimentato queste cose, ci sono dubbi sulla proprietà della società che per lui ha costruito queste case, ha intermediato la vendita dei terreni, quindi è lui che deve spiegare perché riguardano lui non un suo parente o un suo amico, tutto questo viene sminuzzato sotto l’occhiello “la polemica” e il titolo “scontro Report – Pdl sulle ville del Premier” come ci fosse uno scontro tra la Gabanelli e il Pdl, la Gabanelli ha fatto il suo mestiere, è il Pdl che gli è andato contro, ma non c’è nessuno scontro quando tu stai fermo e uno ti viene dentro, no?

I Comuni “inderivati”


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Dopo la volta delle grandi banche d’affari e degli intermediari finanziari in senso lato, sarà il turno dei comuni. Tra i nostri Enti locali ve ne sono alcuni che sono sull’orlo della bancarotta. Alcuni sono già falliti, come il comune di Taranto, altri son lì lì, come il comune di Catania che non riesce a pagare gli stipendi dei propri dipendenti. Per chi ha sottoscritto contratti derivati negli anni passati stanno finendo gli anni di vacche grasse per iniziare quelli di vacche magre, magrissime, scheletriche! Molti Enti locali si sono fatti affascinare dal miraggio dei soldi contanti immediati e dei debiti procrastinati nel tempo. Circa un anno fa la trasmissione Report intitolata “Il Banco vince sempre” aveva tolto il coperchio a tutto il marcio del mercato dei derivati in Italia, un buco enorme di svariati miliardi di euro che inghiottiva piccole e medie imprese private, enti locali e persino istituti religiosi.
Il tutto nasceva dall’ignoranza attorno ai titoli derivati. I derivati sono titoli il cui valore deriva dall’andamento di un’altro titolo o di un’altra attività. Questo fatto ne rende difficile il pricing e ne sconsiglia l’utilizzo a soggetti poco formati sulla Finanza, oppure a soggetti che si trovano a gestire soldi pubblici. Invece le banche si sono fatte in 4 per esporre proprio questi soggetti. Tutti sono stati consigliati, incentivati, spinti a sottoscrivere contratti di dubbia utilità e onestà. In particolar modo, mi soffermo sui contratti sottoscritti dai comuni: quest’ultimi, infatti, si sono fatti incantare troppo facilmente dalle banche, sottostimando o, addirittura, non prendendo minimamente in considerazione, il rischio sottostante a questi contratti: com’è possibile che un sindaco o un assessore non si siano insospettiti di fronte ad un contratto che millantava di essere a costo zero e di garantire flussi di cassa in entrata per i primi periodi? Che cosa pensavano, di essere più furbi delle banche? Innanzitutto, non esiste un contratto a costo zero. Il problema risulta quindi essere la determinazione del fair value del derivato, il suo valore intrinseco. Molti comuni sono entrati “a zero” in contratti con fair value fortemente negativi, perdendoci subito in partenza. La teoria finanziaria dice che:

In un mercato privo di arbitraggio, il prezzo di qualsiasi titolo è dato dal valore atteso, sotto la probabilità di martingala equivalente, di tutti i flussi di reddito futuri del titolo scontati al tasso privo di rischio.

Al di là della probabilità di martingala equivalente, bisogna capire che il valore odierno di un titolo dipende da quanto renderà nel futuro. Se oggi il valore di mercato di un titolo derivato è negativo, significa che il valore attuale atteso delle perdite è superiore al valore attuale atteso dei profitti. Per accettare di sottoscrivere questo titoli, dovreste ricevere immediatamente anche una somma pari al fair value; per qualsiasi valore inferiore, il contratto vi vedrebbe partire svantaggiati fin dall’inizio. Ma tanto, chi se ne frega, pagheranno i posteri…