Una rosa nel cielo

Un rosa rossa è sbocciata nell’Universo: sono i resti della supernova Puppis A esplosa 3.700 anni fa che ripresi agli infrarossi somigliano a una rosa dai petali scarlatti. Cio’ che resta della supernova nata migliaia di anni fa e che allora secondo gli esperti è rimasta visibile ad occhio nudo per molto tempo prima di affievolirsi è stato catturato in un’immagina dal telescopio spaziale Wise della Nasa.

La supernova Puppis A, spiegano gli esperti, si è formata quando una stella massiccia ha concluso la sua vita in una gigantesca esplosione, una delle più brillanti e potenti dell’universo.

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Incidente fra galassie

L’immagine ha come protagoniste ‘Le Antenne’, due galassie a spirale (chiamate NGC 4038 e 4039) in collisione e distanti circa 70 milioni di anni luce, in direzione della costellazione del Corvo. Grazie all’osservatorio astronomico Alma è stato possibile scoprire qualcosa che non sarebbe mai stato possibile identificare nella luce visibile: le nubi di gas freddo e denso nel cuore delle galassie e nella regione caotica dello scontro da cui si formano le nuove stelle.

fonte: Ansa

Il pianeta con 2 Soli

Come in Guerre Stellari, esiste davvero un pianeta con due soli, come Tatooine. Lo ha visto il cacciatore di pianeti della Nasa, il telescopio spaziale Kepler, e questo mondo alieno si trova solamente a 200 anni luce dalla Terra. Il risultato è annunciato su Science da un gruppo di ricerca coordinato dall’americano Laurance Doyle, del Seti Institute.

Il pianeta, battezzato Kepler-16b, è un gigante gassoso grande quanto Saturno, anche se più denso e non si pensa possa ospitare forme di vita. Questo mondo extrasolare simile al Tatooine della saga di Guerre Stellari impiega 229 giorni per orbitare intorno alle due stelle, dalle quali dista circa 100 milioni di chilometri: una distanza confrontabile a quella che separa Venere e il Sole. Le stelle del sistema che ospita il pianeta appartengono a un sistema binario e sono entrambe più piccole e fredde del Sole, con una massa, rispettivamente, pari al 20% e al 69% della massa della nostra stella. Per questa ragione la superficie del pianeta dovrebbe essere molto fredda, si calcola sia compresa fra -73 e -100 gradi. Secondo i ricercatori il pianeta si sarebbe formato nello stesso disco di polveri e gas dal quale sono nate le due stelle.

Sebbene si sospettasse da tempo l’esistenza di pianeti che orbitano intorno a due astri, è la prima volta che uno di questi viene visto mentre transita davanti alle sue stelle. «È il primo esempio, confermato senza ambiguità, di un pianeta circumbinario, cioè di un pianeta che orbita intorno a due stelle», ha osservato uno degli autori, Josh Carter, del Centro per l’Astrofisica Harvard-Smithsonian. «Ancora una volta – ha aggiunto – scopriamo che il nostro Sistema Solare è solo un esempio della varietà di sistemi planetari che la natura può creare».

Ansa.it

Una supernova visibile a occhio nudo

Una nuova supernova di tipo Ia, denominata PFT11kly, è stata osservata nella galassia M 101, detta anche galassia “girandola” per la sua perfetta forma a spirale, che si trova a circa 21 milioni di anni luce da noi in direzione della costellazione dell’Orsa Maggiore. Questo la rende la supernova di questo tipo più vicina osservata negli ultimi 40 anni.
La scoperta è merito di un gruppo di astronomi che ha usato il Palomar Transient Factory (PTF), un sistema robotizzato per osservazioni astronomiche, situato presso l’osservatorio astronomico di Monte Palomar (California), ed è stata effettuata proprio il giorno in cui è avvenuta l’esplosione e l’essere riusciti a individuarla così presto, insieme alla sua relativa vicinanza (in termini cosmici almeno) offre una rara opportunità per poter effettuare ricerche approfondite su questa importante classe di esplosioni stellari. Già tutti i più grandi telescopi a terra e nello spazio, tra cui il telescopio spaziale Hubble ed il telescopio Keck da 10 metri di apertura, sono stati puntati su questo oggetto, che sta rapidamente aumentando in luminosità, per ottenere immagini di dettaglio. Data la sua vicinanza alla Terra, è la più giovane supernova di tipo Ia mai osservata.

Adesso, è iniziata la corsa per cercare di accumulare quanti più dati possibile riguardo alla sua natura, e il più velocemente possibile. Questi dati aiuteranno a chiarire cosa succede in una delle prime fasi dell’esplosione di una supernova di questo raro tipo, quando la maggior parte della luce è emessa dagli strati più esterni della stella in esplosione. In questa prima fase, infatti, la supernova cambia letteralmente di ora in ora.
Diversamente dagli altri tipi di supernovae, originate dall’improvviso collasso di stelle massicce, le supernove di tipo Ia, sono prodotte da stelle nane bianche appartenenti a sistemi binari, che, “risucchiando” materia dalla stella compagna, superano il limite di massa di stabilità al di sopra del quale si verifica l’esplosione che ha la caratteristica di raggiungere un picco di luminosità ben definito, che rende questi eventi ideali per essere usati come “candele standard” per la misura delle distanze extragalattiche.
Osservazioni di supernove di tipo Ia in galassie remote hanno portato alla sorprendente scoperta, nel 1998, del fatto che l’espansione dell’Universo sta accelerando nel tempo per via della presenza di una “energia oscura”, un fenomeno cosmico ancora avvolto nel mistero. Si prevede che la supernova PFT11kly raggiungerà il picco massimo di luminosità verso l’inizio di settembre, quando la sua magnitudine avrà un valore compreso tra 9 e 10 e sarà quindi ben visibile anche con dei piccoli telescopi o dei  buoni binocoli, la luminosità inizierà poi a diminuire lentamente.

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Un punto esclamativo nello spazio

La bizzarra immagine qui sopra, tratta dal sito della NASA, mostra la collisione fra due galassie, esattamente VV 340 Nord (in alto) e VV 340 Sud (in basso). Fra milioni o forse miliardi di anni queste due galassie si fonderanno, ma per il momento danno vita ad uno spettacolo meraviglioso ed unico per noi, un’immagine di un gigantesco punto esclamativo! Ovviamente si spera che non sia un presagio di “pericolo”, dato che il 2012 si avvicina e ogni minima cosa viene interpretata in quell’ottica.

Le due galassie distano da noi all’incirca 450 milioni di anni luce per queste immagini stupende bisogna ringraziare il Chandra X-Ray Observatory e il telescopio spaziale Hubble.

Chandra osserva un buco nero

Il flusso di gas caldo verso un buco nero è stato chiaramente ripreso per la prima volta ai raggi-X. Le osservazioni della NASA Chandra X-ray Observatory aiuterà ada risolvere due misteri fondamentali dell’astrofisica moderna: capire come buchi neri crescono e come si comporta la materia nella loro intensa gravità.

Il buco nero è al centro di una grande galassia conosciuta come NGC 3115, che si trova a circa 32 milioni di anni luce dalla Terra ed è classificata come una cosiddetta galassia lenticolare perché contiene un disco e un rigonfiamento centrale di stelle, ma senza un modello a spirale rilevabile. Una grande quantità di dati precedenti ha mostrato materiale in caduta verso e sui buchi neri, ma nessuno con la chiararezza e nitidezza di questo flusso di gas caldo. Grazie alle immagini del gas caldo a diverse distanze da questo buco nero, gli astronomi hanno osservato una soglia critica in cui il movimento del gas diventa dipendente dalla gravità del buco nero e cade verso l’interno. Questa distanza dal buco nero è conosciuto come il “raggio Bondi“.

I flussi di gas verso un buco nero vengono “spremuti”, rendendoli più caldi e luminosi, una firma ora confermata dalle osservazioni radiografiche. I ricercatori hanno trovato l’aumento della temperatura del gas inizia circa 700 anni luce dal buco nero, dando la posizione del raggio Bondi. Questo suggerisce il buco nero nel centro di NGC 3115 ha una massa di circa due miliardi di volte quella del sole, diventando così il più vicino buco nero di quelle dimensioni rispetto alla nostra Terra.

Supernove e polvere cosmica

Nuove osservazioni agli infrarossi fornite dall’Osservatorio Spaciale Herschel hanno evidenziato che una stella supernova esplosa ha esploso nell’universo una quantità di polveri pari, grossomodo, a 160.000 – 230.000 la massa della nostra Terra. La polvere cosmica è composta da vari elementi, come il carbonio, ossigeno, ferro e altri atomi più pesanti di idrogeno ed elio. E’ il materiale di cui sono fatti i pianeti e le persone, ed è essenziale per la formazione stellare.

“La Terra su cui ci troviamo è fatta quasi interamente di materiale creato all’interno di una stella”, ha spiegato il principale ricercatore del progetto di indagine, Margaret Meixner dello Space Telescope Science Institute di Baltimora, Maryland. “Ora abbiamo una misura diretta di come supernove arricchirscano lo spazio con elementi che si condensano nella polvere che è necessaria per le stelle, i pianeti e la vita. ”

Lo studio, pubblicato sul numero dell’8 luglio della rivista Science, si è concentrata sui resti della supernova più recente visibile ad occhio nudo dalla Terra. Chiamata SN 1987A, questo residuo è il risultato di una esplosione stellare che si è verificati a 170.000 anni luce di distanza ed è stata vista sulla Terra nel 1987. Quando la stella è esplosa ha illuminato il cielo notturno e poi lentamente è sbiadita nei mesi successivi. Poiché gli astronomi sono in grado di testimoniare le fasi della morte di questa stella nel corso del tempo, SN 1987A è uno degli oggetti più studiati nel cielo.

fonte: NASA

Il buco nero si ciuccia la stella

La stella divorata dal buco neroGli scienziati della Nasa si sono imbattuti, tempo fa, in uno strano ed insolito fenomeno nell’universo lontano, grossomodo a circa 4 miliardi di anni luce orsono, grossomodo 38.000 miliardi di miliardi di chilometri. Il satellite Swift della Nasa  ha osservato l’ultimo respiro di una stella mentre viene divorata da un buco nero: si tratta di un lampo molto intenso e lunghissimo, di un fenomeno mai visto prima. A registrare il flash, lo scorso 28 marzo, sono stati i ricercatori dell’Università di California (Berkeley). Pare che nel fenomeno osservato la stella vagasse a una distanza troppo ravvicinata dal buco nero e che sia  stata risucchiata dalla sua enorme forza gravitazionale. In questo processo, secondo gli esperti, circa il 10% della massa della stella è stata trasformata in energia e irradiata nell’universo in forma di raggi X e gamma. Quest’ultime emissioni sono prodotte dal materiale che gira vorticosamente intorno al buco nero e da due potenti getti che fuoriescono da questo, uno dei quali punta direttamente verso la Terra.

Queste notizie riaccendono l’attenzione e l’interesse sull’origine e le conseguenze che i buchi neri comportano alla materia che risucchiano. Questi corpi oscuri, queste “stelle nere” talmente dense che risucchiano persino la luce. Ciò dipende dal fatto che la velocità di fuga dalla sua superficie è maggiore della velocità della luce che, come in molti sapranno, è pari a 300.000 Km/s. Non è impressionante tutto ciò? Non ci fa sentire tanto piccoli nell’universo sterminato? Una stella mangiata da un buco nero… non mi par vero.

Scoperto nuovo sistema planetario extrasolare simile a quello terrestre

PARIGI – Un sistema planetario con almeno cinque pianeti in orbita intorno a una stella simile al nostro Sole, battezzata HD10180 e situata a 127 anni luce di distanza nella costellazione australe Hydrus. Gli astronomi dell’osservatorio europeo australe (Eso) a La Silla, in Cile, hanno annunciato la scoperta di quello che sembra essere il sistema planetario più simile al nostro mai scoperto finora, almeno in termini di numero di pianeti (sette, contro gli otto di quello terrestre). Per identificarli, il team internazionale ha utilizzato lo spettrografo HARPS, aggiunto al telescopio da 3,6 metri dell’Eso, e ha seguito per sei anni la stella HD 10180, “simile al nostro Sole”, riuscendo a misurare le influenze gravitazionali dei pianeti che le orbitano intorno.

I cinque segnali più forti corrispondono a corpi celesti simili a Nettuno (fra le 13 e le 25 masse terrestri), con periodi orbitali che vanno dai 6 ai 600 giorni. Secondo gli astronomi è probabile che siano presenti anche altri due pianeti. Uno sarebbe simile a Saturno, con una massa minima di 65 masse terrestri e un’orbita di circa 2.200 giorni. L’altro sarebbe il pianeta extrasolare mai scoperto di minor massa, circa 1,4 volte quella della Terra.

Le distanze dei vari pianeti dalla loro stella sono, tuttavia, di gran lunga minori rispetto al nostro sistema: quello più piccolo, in particolare, si troverebbe a una distanza pari al 2% di quella fra la Terra e il Sole, con un periodo orbitale di soli 2 giorni. In pratica, un “anno” su questo pianeta dura solo 1,18 giorni-Terra. “Abbiamo trovato quello che è il sistema con il maggior numero di pianeti  finora scoperto”, ha commentato Christophe Lovis dell’Osservatorio dell’Univesità di Ginevra. “Questa notevole scoperta evidenzia anche come stiamo entrando in una nuova era nella ricerca degli esopianeti: lo studio di complessi sistemi planetari e non soltanto dei singoli pianeti. Gli studi dei moti planetari nel nuovo sistema rivelano complesse interazioni gravitazionali tra i pianeti e ci dà la possibilità di intuire l’evoluzione a lungo termine del sistema”.

Finora si era a conoscenza di quindici sistemi con almeno tre pianeti. L’ultimo detentore del record era 55 Cancro, con cinque pianeti, due dei quali giganti. “Sistemi di corpi celesti di piccola massa, come quelli intorno a 10180 HD, sembrano essere abbastanza comuni, ma la loro storia di formazione rimane un puzzle”, conclude Lovis.

Utilizzando la nuova scoperta, nonché i dati per altri sistemi planetari, gli astronomi hanno trovato un equivalente della legge di Titius-Bode, che esiste nel nostro sistema solare: le distanze dei pianeti dalla loro stella sembrano seguire uno schema regolare. “Potrebbe essere una firma del processo di formazione di questi sistemi planetari”, ha aggiunto un membro del team Michel Mayor. La scoperta è stata annunciata al convegno “Rilevamento internazionale e dinamica dei pianeti extrasolari in transito” presso l’Observatoire de Haute-Provence.

fonte: Repubblica