Bradley Wiggins si ritira dal ciclismo

Bradley_Wiggins

Fermi tutti. Ho appena appreso che Sir Bradley Wiggins (Wiggo) ha annunciato il ritiro dal ciclismo. Una notizia triste, anche se attesa, per me che sono appassionato di questo sport e ho potuto apprezzare lo stile e la classe del ciclista britannico. Wiggins è stato un campione poliedrico, in grado di dominare su pista e di arrivare a vincere, nel 2012, il Tour de France. Nella varietà di vittorie mondiali e olimpiche, non va dimenticato che è attualmente il detentore del record dell’ora (54,526 km), limite raggiunto il 7 giugno 2015 nella sua Londra.

«Sono stato abbastanza fortunato da vivere un sogno e realizzare tutte le mie aspirazioni di bambino di farmi una vita nello sport di cui mi sono innamorato quando avevo 12 anni. Ho conosciuto i miei idoli e ho pedalato con i migliori al mondo per 20 anni. Ho lavorato con i migliori allenatori e manager a cui sarò sempre grato per il loro supporto. Ciò che rimarrà con me per sempre è l’amore del pubblico tra alti e bassi, solo per avere pedalato su una bicicletta. Il 2012 mi ha sconvolto. Il ciclismo mi ha dato tutto e non avrei potuto farcela senza l’aiuto della mia fantastica moglie Cath e dei nostri bambini. Il 2016 è la fine di questo capitolo»

Se proprio si vuole trovare una sconfitta del ciclista baronetto, forse (e sottolineo forse) il fallito tentativo di conquista della Parigi-Roubaix, corsa che Wiggo ha amato ma da cui non ha ottenuto quanto sperato. Per il resto, il suo palmares parla per lui. È diventato un simbolo, un icona di questo sport, sia in Gran Bretagna sia nel mondo. Ha scritto pagini indelebili del ciclismo, resterà sempre nei cuori dei tifosi e degli appassionati di questo sport.

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Gentili signore e signori, buongiorno

Sono trascorsi già 10 anni dalla scomparsa di Adriano De Zan, volto e soprattutto voce del ciclismo, voce che ha saputo anche appassionare gli Italiani con le sue epiche telecronache di, all’incirca, 50 anni di ciclismo su strada. Il titolo del post è, per chi non lo sapesse, la frase introduttiva che apriva le sue cronache, una specie di “slogan” che lo contraddistingueva chiaramente. Non me ne vogliano gli attuali telecronisti Rai per il ciclismo, ma le telecronache di De Zan erano assolutamente uno spettacolo nello spettacolo, riusciva a catalizzare l’attenzione degli ascoltatori e trasmettere loro la passione e la gioia per questo sport. Adesso il ciclismo è fatto più di ragionieri ed ingegneri; ai suoi tempi, invece, il ciclismo era arte ed improvvisazione, bisognava improvvisare in gara e spesso si improvvisava anche in radiocronaca, perché le fonti di informazione non erano efficienti come lo sono adesso.

Adriano De Zan era una persona che amava il ciclismo e amava il proprio lavoro. Si sentiva la felicità nella sua voce, le emozioni erano chiare e nitide nelle sue parole. Ricordo particolarmente bene la sua grinta nel raccontare gli scatti e le imprese del grande Marco Pantani, ma anche la sua tristezza profonda, la sua voce rotta dal pianto nel commentare l’incidente e la morte di Fabio Casartelli, promessa del ciclismo italiano e medaglia olimpica a Barcellona 1992, morto sulle strade del Tour de France lungo la discesa del Colle di Portet-d’Aspet.

Con la sua scomparsa il ciclismo ha perso un autentico fuoriclasse, uno che dal ciclismo ha ricevuto tanto, ma che ha soprattutto dato, al ciclismo e a tutti gli appassionati. Mi auguro che anche lassù tu possa commentare a modo tuo le gare del tuo amatissimo ciclismo.

«Una volta Adorni mandò in fuga appositamente Baffi, Bruni e Pettinati. E in un campionato italiano di Acitrezza, c’era un traguardo di Ficarazzi, e facevano sempre vincere Cazzolato.» [Adriano De Zan]

Maratona delle Dolomiti: i percorsi

Domani, 10 luglio 2011 parte la 25ª edizione della Maratona dles Dolomites, forse la più bella manifestazione di ciclismo amatoriale che vi sia. Stupenda per i paesaggi delle Dolomiti, sempre incantevoli e stupendi. Meravigliosa anche per la copertura televisiva sempre molto attenta ed abbondante; domani la corsa parte alle ore 6:15 e la diretta tv Rai inizia alle 6:10 su Rai Tre, una diretta di oltre 6 ore. Di seguito riporto i percorsi della competizione amatoriale:

Il percorso lungo è lungo 138 Km e prevede, tra le varie salite, il passo Campolongo (2 volte), il passo Sella, il passo Gardena, il passo Giau e il Passo Falzarego. Dislivello totale 4130 metri.

Per gli altri percorsi rimando alla pagina del sito della manifestazione. Voglio comunque sperare che sia un grande spettacolo per gli spettatori e per i partecipanti. Mi auguro che non si senta assolutamente parlare di doping, una piaga che troppo spesso finisce con l’essere accostata proprio ai movimenti sportivi amatoriali, ambienti in cui lo sport dovrebbe essere puro piacere e non slealtà sportiva a tutti i costi.

Contador dopador?

Alberto Contador sta letteralmente dominando il Giro d’Italia, dimostrando di essere di gran lunga il più forte ciclista partecipante al Giro. Alberto va forte, forse fin troppo forte per essere umano. E in più Contador può correre nonostante la sospensione di un anno comminatagli dall’UCI, sospensione che, scusate il gioco di parole, gli è stata sospesa dalla Federazione spagnola di ciclismo, secondo cui Contador non si è dopato ma è stato semplicemente vittima di una contaminazione alimentare. La sostanza in questione è il clenbuterolo, un broncodilatatore appartenente alla categoria dei medicinali simpatomimetici. Si è trattato di un caso isolato di positività, riscontrato in un giorno di pausa dello scorso Tour de France e confermato anche dalle controanalisi, che, secondo Contador, sarebbe stato causato da un filetto di carne proveniente dalla Spagna (il clenbuterolo è una sostanza utilizzata negli animali da carne per aumentarne la massa magra a scapito di quella grassa).

Di per sè non si tratta di un caso scandaloso, ma fa effetto vedere ciclisti italiani e non bloccati dall’UCI per sospetti, mentre Contador saltella allegramente sulla sua bicicletta al Giro d’Italia, sostanzialmente fregandose delle regole a cui tutto il mondo, Spagna esclusa, devono seguire. La Spagna, infatti, sembrerebbe essere la patria del doping, la culla e l’isola felice delle pratiche dopanti, grazie ad una legislazione più tenera rispetto a quella dell’UCI e della WADA. Quindi la Federazione spagnola segue una strada tutta sua che permette agli atleti spagnoli di aver maglie dei controlli molto più larghe e questo non è sinonimo di lotta alla pari.
Alberto Contador si appresta a vincere il suo secondo Giro d’Italia, ma sarà sempre e comunque una vittoria macchiata dall’ombra del doping, un sospetto che è troppo forte, visti gli exploit dello spagnolo, forte su ogni terreno e lontano da ogni sorta di crisi. Troppo impressionante per non destare sospetti, veramente troppo.

Comunque si sta rivelando un grave errore dell’organizzazione del Giro aver invitato uno come Contador. Sarebbe stato un bellissimo e combattutissimo Giro senza l’iberico, un Giro privo o quasi di dubbi di doping, data la lotta al doping che il nostro Paese sta portando avanti. Ed invece siamo duri all’interno e morbidi verso l’esterno. Un atteggiamento veramente inconcepibile, almeno a mio avviso.

Riccò e le autoemotrasfusioni nel ciclismo

Credo di poter affermare con una buona probabilità di certezza che la carriera da ciclista di Riccardo Riccò sia ormai giunta al termine. Dopo una condanna per doping, condanna meritatamente conquistata dal ciclista romagnolo, eccolo di nuovo protagonista dei media sportivi, nuovamente non per meriti sportivi. Riccò è finito all’ospedale con un grave blocco renale, probabilmente causato da un’incauta autoemotrasfusione sanguigna, mediante l’iniezione del suo stesso sangue conservato nel frigorifero per una ventina di giorni. Ora se ciò fosse confermato sarebbe la riprova che a Riccò le rotelle hanno cominciato a girare all’inverso, perché se è assurdo doparsi quando si è comunque seguiti da un medico sportivo, è da folli pensare al fai-da-te, perché così facendo si rischia solamente di mettere a repentaglio la propria salute, come infatti è successo puntualmente a Riccardo Riccò.

Riccardo Riccò è certamente un atleta che ha mostrato delle doti particolari e speciali nel ciclismo, sembrava dover essere l’erede di Marco Pantani, l’unico in grado di infiammare gli animi dei tifosi della bicicletta come solo il Pirata sapeva fare. Ma Riccardo ha mostrato una fragilità mentale ancora maggiore rispetto al grande Marco. Le pressioni sono state troppo forti e il bisogno di vincere e di essere sulla cresta dell’onda l’ha spinto ad affidarsi alle pratiche dopanti per riuscire ad emergere. E’ triste, molto triste per tutto il movimento del ciclismo vedere notizie simili, notizie che allontanano il pubblico dalle due ruote, da uno sport nobile che vive in simbiosi col doping, una convivenza forzosa che non si riesce ad evitare.
Io credo che Riccò non sarà l’ultimo ciclista trovato positivo al doping. Sono abbastanza sicuro che, più o meno, tutti i ciclisti facciano ricorso ad aiutini farmacologici per mantenere prestazioni elevate. Il punto è che chi esagera finisce con l’essere beccato, perché il sistema dei controlli è veramente efficace e capillare, in grado di scovare buona parte delle pratiche dopanti ora utilizzate.

Una piccola precisazione sulla famiglia di Riccardo Riccò. Il ciclista in questione sarà stato un pirla a rischiare la pelle, ma anche la sua famiglia non è stata da meno, poiché non si può credere che genitori e, soprattutto, la moglie non sapesse nulla e fosse all’oscuro delle autotrasfusioni del marito ciclista. La responsabilità del gesto, che comunque ancora non è stato accertato, sarebbero da suddividere fra più soggetti, non semplicemente il protagonista princiale, Riccardo Riccò. Si tratta di un concorso di colpe, il festival dell’idiozia.

Doping, Contador positivo anche a secondo test

L’immagine di Alberto Contador è macchiata dal doping. Anche ad un secondo test antidoping il ciclista iberico sarebbe risultato positivo, sempre al Tour de France, e l’esito del test confermerebbe i risultati del primo. Riporto direttamente dal sito dell’Ansa:

Alberto Contador sarebbe risultato positivo ad un secondo test antidoping fatto in luglio durante il Tour de France, scrive il New York Times. Il test avrebbe rivelato la presenza nel vincitore del Tour di una sostanza chimica usata nei sacchetti di plastica per le flebo confermando quindi che Contador avrebbe fatto ricorso ad una trasfusione di sangue. Il test sarebbe stato effettuato il 20 luglio cioe’ un giorno prima del test che aveva mostrato la presenza di clenbuterol.

Non c’è pace, quindi, per il ciclismo, un nobile sport afflitto dalla piaga del doping, piaga che credo mai si potrà debellare. Specialmente attorno alla Spagna aleggia una coltre di fumo che ridimensiona persino le recenti vittorie sportive della nazione iberica. Insomma, dalla scoperta dell’Operación Puerto il movimento sportivo spagnolo ha fatto balzi da gigante, nonostante molti fra i suoi migliori atleti siano stati accostati alla vicenda. Sono stati accostati, ma non si è indagato a fondo. La Spagna ha preferito vincere col dubbio, piuttosto che ripulire il sistema a fondo. Caso emblematico è il ciclista Valverde, la cui posizione è rimasta sempre in bilico, ma che la magistratura spagnola ha sempre preferito non prendere troppo in considerazione. E a pagare son sempre i poveri tifosi che si illudono, come il sottoscritto, che le vittorie sia sempre e solo frutto del talento e dell’allenamento.

Morto Franco Ballerini, ct del ciclismo azzurro

Il commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo, Franco Ballerini, è morto in un incidente automobilistico durante il rally di Larciano in provincia di Pistoia. Ballerini, 45 anni, partecipava come navigatore e affiancava il pilota Alessandro Ciardi su una Renault New Clio della scuderia Alex Group. L’auto sulla quale viaggiavano si è schiantata contro il muro di una villa all’uscita di una curva.

Ballerini era commissario tecnico della nazionale azzurra di ciclismo dal 2001, mentre il rally era una passione che aveva cominciato a coltivare circa due anni fa con Paolo Bettini, campione mondiale e olimpico di ciclismo. La salma di Ballerini è stata portata all’Ospedale del Ceppo di Pistoia. Il pilota dell’auto al cui fianco viaggiava il ct azzurro è in coma.

La dinamica dell’incidente
L’incidente in cui ha perso la vita Ballerini è avvenuto poco prima delle 9 in località Casa al Vento nel comune di Serravalle Pistoiese. Il ct azzurro della nazionale di ciclismo era il navigatore di Alessandro Ciardi: erano tra i favoriti della gara. L’auto della coppia, una Renault Clio R3, si è schiantata contro il muro di una villa all’uscita di una curva, in un tratto di strada collinare. La Clio ha urtato contro il muro con il fianco destro, dalla parte di Ballerini, e poi è finita su un terrapieno. Ballerini sarebbe morto sul colpo. L’incidente è avvenuto durante la prima prova speciale della gara. Ciardi e ballerini erano in gara con il numero 10.

fonte: TGCOM

Di Luca positivo al Cera, altro scandalo doping nel ciclismo

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Il ciclista italiano Danilo Di Luca, campione italiano della Lpr e autentico simbolo dell’Abruzzo, è stato pescato positivo al doping nell’ultimo Giro d’Italia in cui si è classificato secondo, dietro al russo Denis Menchov. Riporto da Tuttosport:

«Ma sarei stato così stupido da prendere la Cera un anno dopo che è stata scoperta a Riccò, Sella, Rebellin, al Giro d’Italia poi?». Danilo Di Luca risponde così al telefono, mentre sta rientrando a Pescara, sulla sua sospensione per doping che gli è stata comunicata oggi dall’Uci. La notizia della positività è stata comunicata stamattina al telefono da un medico Uci alla moglie Valentina, direttamente a Pescara. Valentina Giuliani, figlia dell’ex corridore Stefano, l’ha poi rivelata al marito dopo la fine della tappa del Brixia Tour. «Cado dalle nuvole – ha detto Di Luca – è davvero strano, tanto che non so neanche dire come sto in questo momento».

Dopo la notizia della sospensione per la positività al Cera, Danilo Di Luca non ha potuto proseguire la propria corsa al Brixia Tour (in provincia di Brescia), dove da oggi era impegnato. «Due anni per me sarebbe una squalifica pesantissima, che mi avrebbe indotto a smettere – ha detto al telefono all’ANSA, il leader della Lpr-Brakes -. Si parla di Cera, ma io non l’ho assunto, anche perché sono stati trovati positivi tanti atleti e cadere in questa trappola sarebbe stato davvero stupido». «Per me – ha spiegato l’atleta abruzzese – adesso è importante fare le controanalisi in un altro laboratorio e non in quello di Parigi, perchè mi è stato detto che usano metodi strani. Due personaggi dell’atletica leggera, trovati positivi, si sono rivolti ad un altro laboratorio che ha sovvertito l’esito del test».

«Come mi sento? E come devo sentirmi? So quello che mi aspetta – ha concluso Di Luca, vincitore del Giro d’Italia nel 2007 e secondo quest’anno, alle spalle del russo Denis Menchov -. Ma soprattutto sono consapevole che, se dovesse essere tutto confermato, sarà la fine. Adesso devo vedere cosa fare, non potrò gareggiare fino al 3 agosto prossimo, giorno in cui verranno effettuate le controanalisi».

Sembrerebbe cadere dalle nuvole, ma qualora la positività fosse ampiamente confermata, devo dire che questi pseudo campioni riescono sempre a recitare benissimo nonostante la prima prova della loro colpevolezza. Sembra comunque molto difficile estirpare il tumore del doping da questo sport; le vecchie generazioni sembrano ancora così avvezze a pratiche dopanti e pare ancora che rischiare abbia senso, nonostante i controlli. Certa gente non andrebbe squalificata, andrebbe radiata dal ciclismo professionistico, cacciata a pedate per l’errore commesso e per i danni arrecati a sé ed a tutto il movimento ciclistico. È ora di dire BASTA!

Cronosquadre all’Astana, Armstrong quasi in giallo

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Nonostante una cronometro a squadre perfetta da parte del team Astana, Lance Armstrong torna a sfiorare la maglia gialla dopo l’addio al ciclismo durato quasi 4 anni. Il texano di Plano, dopo aver dominato i Tour de France dal 1999 al 2005, oggi si trova con lo stesso tempo del leader Fabian Cancellara che, per una questione di centesimi, conserva il simbolo della vittoria, la maglia gialla che per anni è stata monopolizzata da Armstrong. Si tratta comunque di un grande exploit di Lance Armstrong, figlio della prestazione della squadra odierna, nonché del “carpe diem” dell’americano nella tappa di ieri, in cui, grazie ad un ventaglio aperto dal team Columbia, ha guadagnato 40 secondi su tutti gli altri pretendenti alla vittoria finale, compreso il compagno di squadra Contador, vero favorito per la conquista della maglia gialla sui campi Elisi. Alberto Contador ha scampato il pericolo di dover lottare per la vittoria finale al Tour de France trovandosi la maglia gialla in squadra, una situazione che sarebbe stata un pesante freno psicologico (e non) per i presumibili attacchi dello scalatore madrileno.

CLASSIFICA DI TAPPA

  • 1.KAZ ASTANA 00:46:29
  • 2.USA GARMIN – SLIPSTREAM 00:46:47 (00:00:18)
  • 3.DEN TEAM SAXO BANK 00:47:09 (00:00:40)
  • 4.ITA LIQUIGAS 00:47:27 (00:00:58)
  • 5.USA TEAM COLUMBIA – HTC 00:47:28 (00:00:59)

L’Astana ha dimostrato di essere la squadra più forte, ma il rischio è di essere fin troppo forte e non trovare l’armonia all’interno, finendo col distruggere le potenzialità dei singoli ciclisti, assolutamente fortissimi se presi singolarmente, ma forse troppo competitivi fra di loro.

P.S. il Milan ha acquisito Oguchi Onyewu, difensore americano ex Standar Liegi, svincolato e quindi costato zero. Speriamo bene…

Montichiari, primo velodromo al coperto in Italia

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Oggi, esattamente alle ore 11:00, viene inaugurato ufficialmente a Montichiari, in provincia di Brescia, il primo velodromo al coperto in Italia, in zona PalaGeorge. Finalmente, quindi, una buona notizia per il ciclismo, dopo tanti scandali legati al doping una notizia che ravviva e dà linfa vitale al movimento.
In particolare, a gioire è il ciclismo su pista che, finalmente, potrà usufruire di una struttura comoda, efficiente e funzionale per i propri allenamenti, evitando velodromi vecchi e all’aperto, ad esempio come quello in cemento di Fiorenzuola, tanto per citarne uno abbastanza conosciuto.

Io sono un appassionato di ciclismo e sono sempre rimasto sorpreso dal quanto poco si investisse nel ciclismo su pista e, dunque, nelle strutture ad esso dedicate, ossia i velodromi. La pista è la miglior scuola per la strada e per avere bravi ciclisti (in special modo velocisti e cronoman) dovremo prima avere ottimi pistard. Invece, dopo che per anni abbiamo dominato come nazione le varie discipline (chilometro da fermo, velocità, corsa a punti, americana, inseguimento, ecc.), ora facciamo letteralmente ridere e il movimento sportivo è ridotto all’osso, talvolta ridotto ad allenarsi all’estero pur di trovare strutture idonee.

Mi auguro, quindi, che il velodromo di Montichiari sia il primo passo verso la costruzione di altre strutture per tornare, perché no, ai fasti d’un tempo. Ma soprattutto, senza allargarsi troppo con i sogni, per avvicinare i giovani al ciclismo su pista che, a mio avviso, rimane un’ottima disciplina per i giovani, utile e costruttiva.