Il plutonio di Fukushima

Tracce di plutonio sono state rilevate in 6 siti della prefettura di Fukushima, fino ad una distanza dalla centrale nucleare disastrata di circa 45 Km. Ovviamente si tratta di tracce, quantità troppo basse per cagionare danni alla salute umana, ma la notizia è a dir poco preoccupante. La pericolosità del plutonio, infatti, è paragonabile a quella dello Iodio i cui valori, nel mare circostante la centrale nucleare di Fukushima, sono stati riscontrati di 3.500 volte superiori rispetto ai limiti imposti dalla legge. Tra le due sostanze esistono comunque delle differenze importati. Il Plutonio è un elemento più pesante, quindi non riesce a contaminare zone molto lontane, al contrario dello iodio che il vento ha trasportato fin qui in Italia con una nube radioattiva.

I possibili danni causati dal plutonio? Sia alla salute sia all’incolumità dell’intera umanità, infatti:

Il plutonio è comunque estremamente pericoloso se non manipolato adeguatamente. Le particelle alfa che emette non penetrano la pelle, ma possono danneggiare gravemente gli organi interni se il plutonio viene inalato o ingerito. Particolarmente a rischio sono lo scheletro, sulla cui superficie il plutonio è assorbito, ed il fegato, dove viene raccolto e concentrato. Particelle finissime di plutonio (dell’ordine dei microgrammi) causano il cancro ai polmoni per inalazione.

A differenza di altri radioisotopi naturali quali il radio o il carbonio-14, il plutonio è stato prodotto, concentrato e isolato in grandi quantità (centinaia di tonnellate) durante gli anni della guerra fredda per la produzione di armi. Questi depositi, siano o meno in forma di armi, rappresentano un rischio tossicologico significativo principalmente perché non esistono vie facilmente praticabili per il loro smaltimento.

Fatta questa doverosa digressione, domanda: si può sapere cosa succede in Giappone? Stanno ponendo in sicurezza la centrale nucleare a Fukushima, oppure sono in balìa degli eventi? Qui in Italia si parlava di nucleare e di Fukushima 24 ore su 24 prima del referendum, ora tutto è passato nel dimenticatoio e dei giapponesi ce ne fottiamo. Qua tra un po’ scopriamo che i giapponesi di notte brillano come lampadine…

Annunci

Fukushima peggio di Chernobyl

Il suolo in 34 aree diverse della prefettura di Fukushima ha ormai punte di cesio 137 oltre gli standard seguiti a Cernobyl per l’evacuazione forzata della popolazione a seguito dell’incidente nucleare del 1986.

La mappatura aggiornata della radioattività presentata in un recente incontro al ministero della Scienza, anticipata dallo Yomiuri Shimbun, ha presentato ‘sorprese’ in sei municipalità (Okumamachi, Futabamachi, Namiemachi, Tomiokamachi, Iitatemura e Minami-Soma) dove sono stati rilevati più di 1,48 milioni di becquerel per metro quadrato di cesio 137, il limite scelto per mettere in sicurezza i residenti dopo l’emergenza in Ucraina.

I dati, pur con l’indubbia gravità della crisi di Fukushima, sono poco indicativi se letti in maniera asettica: “i becquerel indicano le proprietà radioattive in questo caso del suolo, ma non l’immediata traducibilità in effetti per la salute umana”, hanno detto all’Ansa fonti scientifiche.

I millisievert, invece, “esprimono la dose di radiazioni che può essere assorbita in un tempo e in un ambiente determinati”. Per questo, secondo quanto riferito dal ministero, sarà ora necessario combinare la lettura di molteplici valori, come i tempi di decadimento, per avere una lettura “tridimensionale”.

I 34 punti, in base alla mappatura, si trovano nell’area ‘off limits’ del raggio di 20 km dall’impianto di Fukushima, più le altre esterne per le quali è stata decisa l’evacuazione per l’ alta contaminazione. Gli ultimi dati, tuttavia, rafforzano la portata dei commenti espressi sabato dal premier uscente Naoto Kan che, nella sua visita alla prefettura di Fukushima, aveva detto che “c’è la possibilità che i residenti di alcune aree possano non tornare a casa per molto tempo”.

continua a leggere su Rainews24.it

Energia nucleare in estinzione

Il nucleare è una ‘specie energetica’ in via d’estinzione. Ad affermarlo l’ultimo report del Worldwatch Institute, il primo istituto di ricerca indipendente che si focalizzò sulle problematiche ambientali. “L’energia nucleare in un mondo post-Fukushima” è una vera e propria fotografia dello stato dell’industria nucleare mondiale. Il report sostiene che l’energia atomica sarebbe destinata a scomparire, vittima, non solo degli ultimi tragici avvenimenti (vedi il disastro di Fukushima), quanto piuttosto di un trend in atto da decenni. Secondo il Worldwatch Institute il nucleare avrebbe iniziato la propria parabola discendente già nel lontano 1980, proseguendo negli anni successivi. Tappa fondamentale del declino: il 1990 quando per la prima volta il numero di reattori arrestati avrebbe superato il numero di quelli avviati. Una tendenza confermato poi dai dati più recenti: ad aprile 2011 risultavano in funzione solo 437 reattori nucleari in 30 paesi del mondo, ben 8 in meno rispetto al massimo storico di 444 reattori del 2002. Nello stesso periodo erano poi in costruzione 64 reattori, un numero decisamente più basso rispetto ai 120 del 1987, oppure ai 233 del 1979. Di questi 64 impianti, inoltre, 12 erano considerati in costruzione da più di 20 anni; 35 non avevano una data di inizio ufficialmente pianificata e una buona parte stava incontrando ritardi nei lavori di costruzione, per la maggior parte considerati significativi. In calo anche la produzione mondiale di elettricità ottenuta dall’energia nucleare. Nel 2009 prodotti 2558 TWh di energia, in calo di 103 TWh, circa il 4%, rispetto al 2006. Diminuzione degli impianti e calo della produzione per il dinosauro energetico che però, come ricorda lo studio, citando i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, dal 1986 ha ricevuto finanziamenti pubblici 5 volte maggiori rispetto alle rinnovabili.

fonte: BusinessPeople

Tutto questo per dimostrare, per l’ennesima volta, che gli Italiani hanno preso la decisione giusta e saggia nell’impedire l’utilizzo di questa fonte energetica in Italia. Al di là del fatto che Paesi a noi vicini ne fanno abbondante uso, l’energia nucleare è un’energia morta, morta e che porta morte per la sua implicita pericolosità. E il mondo, oramai, si sta lentamente convertendo alle energie rinnovabili, le fonti di energia che possono darci un futuro, le uniche. “Approfittiamo” della crisi economica per convertire i nostri sistemi produttivi verso forme di energia più sostenibili, adatte a conservare la vita sul nostro Pianeta. Altrimenti, è meglio che troviamo un nuovo pianeta adatto ad ospitarci, perché la “pacchia” potrebbe finire ben presto.

Il Giappone e il terremoto senza fine

Un forte terremoto di magnitudo 6.5 è stato registrato nel Giappone nordorientale alle ore 13.34 locali (le 6.34 in Italia), nella stessa area del devastante sisma/tsunami dell’11 marzo scorso.

L’epicentro, ha riferito la Japan Meteorological Agency (Jma) senza lanciare alcun allarme tsunami, è stato individuato nelle acque dell’oceano Pacifico poco al largo della costa della prefettura di Miyagi, alla profondità di 40 km.

L’intensità della scossa, avvertita da Hokkaido alla prefettura di Shizuoka e soprattutto nella prefettura di Iwate, è stata di 5+ sulla scala di rilevazione nipponica di 7, mentre la tv pubblica Nhk ha reso noto che al momento non ci sono notizie di danni a persone o cose. Nessuna anomalia è stata segnalata presso la centrale di Fukushima, all’origine della peggiore crisi nucleare da quella di Cernobyl del 1986.

(Rainews24)

L’emergenza in Giappone continua, anche se qui in Italia, soprattutto dopo l’esito positivo del referendum abrogativo, l’interesse sulle vicende della popolazione nipponica e della centrale nucleare di Fukushima si è notevolmente affievolito. Il Giappone continua ad essere scosso da potenti scosse e finalmente stanno cominciando a capire che i rischi delle centrali nucleari sono superiori ai benefici, in un contesto nel quale il terremoto è, quasi, all’ordine del giorno. Chissà che anche gli accesi nuclearisti si stiano cominciando a convertire all’idea delle energie rinnovabili…

Centrali nucleari nel mondo

Dopo il grave incidente alla centrale nucleare di Fukushima, molti paesi che utilizzano l’energia atomica hanno deciso di rivedere i loro piani energetici, cercando di rafforzare le misure di sicurezza negli impianti o adottando decisioni più drastiche – e forse difficilmente applicabili – come nel caso della Germania, che ha deciso di dismettere entro i prossimi dieci anni numerose centrali. Nel mondo ci sono tuttavia molti paesi determinati a proseguire nei loro piani per il nucleare e alcuni dispacci diplomatici svelati da Wikileaks, e pubblicati da poco da Reuters, dimostrano come scarsa preparazione e corruzione potrebbero far aumentare sensibilmente i rischi per possibili nuovi incidenti nucleari.

In un dispaccio proveniente dall’ambasciata statunitense di Hanoi del 2007, per esempio, un funzionario si dice preoccupato per le modalità in cui vengono conservate le scorie radioattive in Vietnam, un paese che da tempo ha piani molto ambiziosi sul fronte della costruzione di nuove centrali. Nel documento vengono riportate anche le parole del viceministro alla Scienza e tecnologia, Le Dinh Tien, che ammette le carenze nella gestione dei registri per le scorie e la scarsa capacità di metterle in sicurezza.

Le cose non sembrano essere promettenti nemmeno in Azerbaijan, almeno stando a un dispaccio del novembre 2008 in cui si parla di Kamaladdin Heydarov, l’uomo che potrebbe occuparsi della regolamentazione dei programmi nucleari del paese, descritto come una persona che «ha le mani dappertutto, dalle costruzioni ai servizi doganali». In India, dove l’industria del nucleare è ormai molto sviluppata e ci sono piani per costruire 58 nuovi reattori, i problemi di sicurezza non mancano. In un dispaccio del novembre 2008, il livello di sicurezza e controllo di una centrale visitata da un funzionario dell’ambasciata statunitense viene definito «discreto» con controlli poco accurati di borse e oggetti introdotti nell’impianto dai visitatori e mancanza di telecamere di sicurezza.

Le informazioni svelate da Wikileaks e riprese da Reuters sono state in parte smentite dai governi dei paesi interessati. Il Vietnam ha definito le frasi attribuite al proprio viceministro come prive di fondamento, ricordando che il paese gestisce i rifiuti radioattivi seguendo le direttive dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). Le autorità dell’Azerbaijan hanno ricordato che non ci sono ancora piani precisi per la costruzione di una centrale nucleare, mentre un responsabile dell’Agenzia per il nucleare dell’India ha detto di non aver mai ricevuto reclami sulla sicurezza degli impianti e ha preferito non commentare.

Continua a leggere su Il Post

Fukushima, l’allarme continua

Nonostante i media nazionali continuino ad evitare di parlarne, l’allarme a Fukushima, nella centrale nucleare di Fukushima, continua ad essere elevato. La notizia di oggi è che il reattore della centrale perde acqua, acqua radioattiva che continua ad aggravare la situazione ambientale delle aree circostanti la centrale nucleare gestita dalla Tepco.

Il nocciolo sta sprofondando verso il basso, ma la stessa Tepco sostiene che l’attività di raffreddamento dell’uranio è efficace e continuerà nel futuro. Quasi 10.400 tonnellate di acqua sono state pompate nel reattore finora, ma non è chiaro dove fuoriesca l’acqua. Gli elevati livelli di radiazioni rendono difficili le verifiche al sito degli addetti, ha detto Junichi Matsumoto, general manager della Tepco. Sorprende, sinceramente, la calma apparente di fronte ad un lento disastro nucleare che potrebbe avere seri effetti negativi sulla popolazione nipponica, addirittura potrebbe essere più devastante delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Tracce di cesio radioattivo sono stati rilevati nei centri di trattamento delle acque reflue a Ibaraki e nella prefettura di Kanagawa, a sud di Fukushima.

Tutto scorre, lentamente, come l’acqua contaminata dai reattori di Fukushima. Tutto scorre, lentamente, verso una possibile catastrofe ambientale, con ripercussioni sulla salute mondiale. Altro che influenza suina, qui si rischiano danni permamenti su larga scala, ma il tutto sembra passare via liscio, senza preoccupare. Il nucleare deve rimanere una risorsa, non deve mai assomigliare ad un rischio. Vale così tanto l’affare nucleare?

Il Disastro di Chernobyl: 25 anni dopo

Sono trascorsi 25 anni dal terribile incidente della centrale nucleare di Chernobyl, uno dei più tragidi incidenti umani che la storia abbia mai potuto raccontare e un terribile errore che continua, a tutt’oggi, a mietere vittime per le conseguenze delle radiazioni disperse nell’ambiente quel 26 aprile 1986. Chernobyl e le zone limitrofe alla ex centrale nucleare sono zone di non-vita, tutto si è fermato ed azzerato a quel maledetto giorno che ha stravolto la vita e l’opionione della popolazione mondiale.

Ed oggi, a 25 anni di distanza dal disastro, si continua a parlare di centrali nucleare come soluzione semplice ed efficace al problema dell’approvvigionamento energetico. Cioè, abbiamo il passato (Chernobyl), il presente (Fukushima) e ancora vogliamo dare un futuro al nucleare? Ma siamo totalmente rincoglioniti? Oppure qualcuno ha mazzette di banconote che gli coprono gli occhi da non vedere gli effetti potenziali ed effettivi che un incidente nucleare può comportare sulle popolazioni e sull’ambiente, quest’ultime conseguenze che garantiscono tumori su tumori pure alle generazioni future?

Senza dimenticare, comunque, l’8 novembre 1987 i cittadini italiani si sono espressi platealmente contro le centrali nucleari in Italia, per non parlare della partecipazione dell’Enel alla costruzione di nuove centrali nucleari all’estero. La vox populi non conta più nulla? E se conta veramente, perché è necessario proporre un nuovo referendum contro il nucleare? Non basterebbe appellarsi a quel risultato per far saltare il banco a chiunque proponesse di riportare l’energia dell’atomo in Italia? Il nucleare costa caro, sia in termini di salute e vite umane, sia in termini economici, argomento a cui spesso si è pure più sensibili. Fortuna che pare che le volontà nucleari siano state sopite, anche se sembrerebbe trattarsi di tentativo disperato di boicottare i refendum di giugno, tanto per far contare sempre meno la volontà popolare.
Voglio infine ricordare il sito del Chernobyl Day per ottenere maggiori informazioni e per “agire” direttamente contro il nucleare.

Fukushima, la nuova Chernobyl

Finalmente, ahimè, il mondo si rende conto della gravità dell’incidente nucleare della centrale di Fukushima. E’ stato dichiarato, infatti, dalla stessa Tepco il passaggio al livello 7 di pericolosità, il massimo della scala, un livello paragonabile al disastro nucleare di Chernobyl nel lontano 1986.

Certamente, a livello di immagine, l’esplosione del reattore ucraino ha avuto un impatto emotivo e radioattivo ben più evidente e forte, rispetto ai danni dei reattori 1, 2 e 3 della centrale di Fukushima. Il problema del Giappone, però, è che la terra non smette di tremare e le scosse di terremoto di susseguono uno dopo l’altro, costringendo i tecnici della centrale a lasciare frettolosamente l’impianto ad ogni allarme tsunami. Il punto è che non si riesce a fermare la fusione nucleare del nocciolo e, credo, non si riuscità mai a fermare la reazione nucleare. Oramai si è raggiunto un punto di non ritorno e i danni per l’ambiente e per le persone sono e saranno incommensurabili. Spiace soprattutto per il fatto che a pagare maggiormente le conseguenze sarà il popolo giapponese, un popolo pacifico e mansueto che non merita tutto quello che sta vivendo. Eppure lo vive con serenità e grande dignità, un esempio concreto anche per noi italiani, sempre pronti al piagnisteo ed alla facile polemica. Purtroppo, però, il problema non è solo giapponese perché a causa dell’evoluzione della questione Fukushima si rischia la catastrofe su scala mondiale. Ad esempio, Beppe Grillo scrive sul suo blog:

Fukushima ha acceso la spia di sorpasso rispetto a Chernobyl. Ma dopo il livello 7 che altro c’è? Cosa ci aspetta? C’è un livello 8, un livello 9? Lo sapremo solo vivendo. Un disastro nucleare, ambientale di questa portata non è mai successo nella Storia. Ipotesi verosimili prevedono una contaminazione sempre più estesa verso la grande Tokyo. In questo caso si dovrebbero sfollare 35 milioni di persone. Il Giappone si trasformerebbe in una Nuova Atlantide alla luce del sole. Il nocciolo sta fondendo. Sta penetrando nel terreno e se incontrerà delle falde acquifere esploderà rilasciando nell’aria una nuvola da far impallidire “La Nuvola nera” del romanzo di Fred Hoyle. La nuvola andrà dove la porterà il vento, in Corea e in Cina oppure in California dove sono già state trovate tracce di radioattività nel latte.

Sinceramente non ho le competenze e le conoscenze per dire se si tratti di una possibile realtà oppure di inutili catastrofismi. Quello che so per certo è che il Giappone è un Paese in ginocchio la cui economia rischia di bloccarsi definitivamente e quello che è ancora peggio è che la crisi economica sarebbe solo il minore dei mali. Non so come possa evolvere questa vicenda, ma purtroppo temo che siano più probabili dei peggioramenti rispetto ai miglioramenti. E il mio non è pessimismo di fondo, ma semplicemente la constazione di una situazione ineluttabile che sta volgendo verso la tragedia.

Nuclear Boy (video)

Ecco come i giapponesi spiegano il disastro nucleare di Fukushima ai bambini: la radioattività è merda e bisogna fare in modo che la centrale non evacui la sua puzza… in Italia farebbe ridere, ma credo che in Giappone possa funzionare alla grande.

Il messaggio di fondo, comunque, è che bisogna evitare la fuoriuscita di materiale radioattivo, magari mettendo un bel pannolone grande e resistente. Insomma, la fisica spiegata ad un bambino, un messaggio chiaro e ad alto impatto. Credo sarebbe anche un ottimo spot per i prossimi referendum sull’energia nucleare di giugno. In ogni caso, guardatevi il video! 😉

Tremonti e il debito nucleare

Fino a poche settimane fa il nucleare era la risorsa indispensabile per il nostro Paese, era il modo per colmare il gap energetico del’Italia e portare persino alla ripresa economica. Dopo il terrmoto nipponico e il susseguente maremoto, le cose sono un tantino cambiate. Il mondo trema di fronte al reattore 2 della centrale nucleare di Fukushima, centrale che ormai è un colabrodo. Non siamo assolutamente ai livelli di contaminazione e pericolo di Chernobyl, però resta il fatto che la situazione non sembra migliorare significatamente e preoccupano le fuoriuscite di plutonio.

Particolarmente interessanti sono le parole del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il quale, dopo lunghe notti insonni, ha finalmente capito che il nucleare costa e costa carissimo. Tremonti ha dichiarato:

“Abbiamo un elevato numero di centrali in Europa – ha spiegato Tremonti – un elevato numero di centrali vecchie e la proliferazione di centrali in altre parti del mondo. Si pone una grande questione – ha proseguito – credo che si debba cominciare un ragionamento non solo in dare ma anche in avere sui costi delle strutture atomiche: quanto costa il decomissioning, quanto costa il rischio? Esiste un’assicurazione che copre il rischio? La cifra dei costi non e’ ancora stata bene evidenziata nei bilanci privati e pubblici”

Allora, il nucleare costa carissimo, costa miliardi di euro di investimento iniziale, ma soprattutto comporta delle esternalità negative su tutta la collettività in grado di generare dei costi indiretti che sono difficili da quantificare. Quanto vale la salute di generazioni di individui? Boh, chi può dirlo? Si parla di eventi che raramente la collettività ha sperimentato e mi auguro di non dover mai sperimentare una cosa simile! Sorprende, comunque, che il ministro dell’Economia se ne accorga solo ora dei rischi e dei costi. E’ sceso dal fico soltanto ora, e cavalcando l’emotività del momento si lascia andare ad una critica decisa e forte al programma nucleare italiano. E’ un peccato, comunque, che se ne sia accorto solo ora dei costi del nucleare, perché ai costi vanno anche aggiunti i costi del mancato accorpamento dei referendum alle elezioni amministrative di maggio.

Comunque, come ha detto il buon Tremonti, noi non abbiamo il debito nucleare. E dobbiamo festeggiare questa notizia, perché noi siamo il Paese dei debiti per eccellenza, soprattutto quando si parla di “pubblico”. Il debito nucleare non lo dobbiamo pagare, per il momento, ma c’è una parte politica che vorrebbe indebitarci su quest’aspetto… vabbè…