L’insostenibile tristezza dello spot Samsung

La Samsung è un colosso della tecnologia, dell’innovazione, dell’IoT, ecc., ma non è possibile dimenticare che l’azienda coreana, con il lancio del suo ultimo cellulare della serie “Note” (il disgraziato Note 7) ha fatto una cavolata di proporzioni immense. Anticipare il lancio del suo nuovo prodotto per “tagliare la strada” all’Iphone 7 in uscita nel mese successivo si è rivelato il miglior spot che Apple potesse ideare. Il Note è diventato lo zimbello di tutti gli smartphone per quella sua indole esplosiva. Infinite prese per il culo, videogiochi che l’hanno inserito come arma non convenzionale, eccetera eccetera, hanno inflito un colpo pesante al progetto Samsung Note, progetto che fino ad allora aveva rappresentato un punto di forza per la multinazionale coreana.

Ok, la frittata è stata fatta. L’azienda si è affrettata a ritirare il prodotto (in 2 tranches, la seconda una volta resasi conto che il problema non era risolvibile, per così dire, da remoto e per evitare ulteriori figuracce), si è scusata pubblicamente e ha aperto indagini interne per capire l’origine, la causa del problema. Tutto bene, tutto nella norma, finché non è spuntato in TV il nuovo spot Samsung [link al video]. Nel nuovo spot l’azienda mostra come testa in maniera estrema i propri cellulari, di quanto sono rigorosi nei controlli e nelle verifiche; personalmente, però, il messaggio che traspare dallo spot si divide in:

  1. riesumare la vicenda Note che, comunque, stava affievolendo nelle menti dell’opinione pubblica;
  2. dare l’impressione che questi controlli così rigidi siano stati introdotti solo dopo il “Notegate”.

Samsung, ovviamente, deve dare importanza alla qualità, ci mancherebbe. È un leader mondiale nella tecnologia, produce prodotti ai massimi e più evoluti standard tecnologici che si fa pagare profumatamente, è ovvio che debba stare molto attenta alla qualità di ciò che vende, perché deve soddisfare le richieste e le aspettative della propria clientela. Il punto è che nel caso del Note 7 la qualità è proprio mancata. Capisco che Samsung voglia tessere le lodi del proprio Sistema di Gestione Per la Qualità, ma si tratta di mettere a confronto la realtà di uno spot pubblicitario contro la realtà di un errore di proporzioni mastodontiche. Credo che sarebbe sufficiente dire che si è individuata la causa del problema e vi è stato posto un rimedio efficace. Tutto il resto non serve, anzi, lascia addosso un po’ di tristezza.

Lavoro cercasi

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Eh sì, dopo anni di lavoro presso la stessa società ora mi trovo costretto a dover cercare un nuovo lavoro. Ormai la ricerca è iniziata da qualche mese e, sia chiaro, sono ancora impiegato e, quindi, non mi trovo ancora per strada. Certo, le prospettive non sono per nulla rosee; potrei dire che non sono ancora per strada, ma sono arrivato già al marciapiede.

Sapevo che la ricerca di un nuovo lavoro sarebbe stata complessa ma, se devo essere sincero, non pensavo potesse essere così difficile. Finora ho fatto una grande attività di invio cv e risposta ad annunci, ma i feedback sono troppo scarsi rispetto alla mole di invio. Comincio a essere un po’ sfiduciato, anche se per arrendermi ce ne passa ancora (ma non vorrei che sembrasse una sfida lanciata alla Fortuna, eh?).

 

P.S. se qualcuno volesse aiutare, non si faccia problemi 😀

Le bugie di Trenord

Trenord_soppresso

Che Trenord non fosse l’emblema della società di servizi più efficiente lo si era capito, lo hanno capito più o meno tutti i suoi abbonati. Ora, però, comincio a dubitare perfino della sincerità della società. Oggi, infatti, mi trovavo in viaggio sul treno della linea S1 S 23260 da Lodi a Saranno. Il treno era perfettamente in orario, anzi, addirittura in anticipo (link allo screenshot che continuava a mostrare il treno in orario) ed ero sinceramente sorpreso, non capita tutti i giorni di vedere un treno Trenord addirittura in anticipo.

Arrivato alla stazione di Milano Bovisa, in anticipo, il treno è stato soppresso, senza alcuna spiegazione. Il treno non era guasto, perché infatti viaggiava puntualissimo. Semplicemente non aveva voglia di arrivare fino a Saranno. Se fosse possibile avere una spiegazione della soppressione del treno S 23260 sarebbe fantastico, ma mi rendo conto che non si può pretendere più di un miracolo al giorno (oltre al treno in anticipo).

La cosa bella, però, è arrivata dopo. Infatti, sull’app di Trenord è apparsa la seguente comunicazione: 


Dunque, alle 13:30 Trenord comunica che il treno in partenza da Saranno alle 14:08 e diretto a Lodi alle 15:37 oggi terminerà la corsa a Milano Bovisa, a causa di un guasto tecnico al treno. Cioè, il treno è guasto per arrivare fino a Lodi, mentre può arrivare tranquillamente fino alla Bovisa? Io trovo che sia alquanto anomalo tutto questo, sembra quasi che la giustificazione addotta da Trenord sia, in realtà, una balla gigantesca, roba che farebbe inorridire pure Pinocchio.

Un consiglio per Trenord: abbiate il coraggio di ammettere che non potete o non volete garantire il servizio, non inventatevi scuse assurde e campate in aria (“guasto tecnico al treno che il personale in servizio sta cercando di risolvere” non si può sentire, si vede lontano un miglio che è una frottola). Siate sinceri, ammettete i vostri limiti, ché almeno sembrereste incapaci, ma simpatici.

Siamo tutti Donald Trump

Donald_Trump_immigrazione

Sono bastati pochi giorni a Donald Trump per far sussultare mezzo mondo. I provvedimenti più “controversi” sono stati: il (completamento) del muro con il Messico e il blocco agli ingressi da “Paesi indesiderati”. Il mondo occidentale è rimasto sorpreso dal fatto che Trump abbia fatto quanto aveva dichiarato durante la campagna elettorale, un comportamento imprevedibile nel contesto della politica delle “sparate a salve”.

Ora, tralasciando le implicazioni del provvedimento “blocca terroristi” e tralasciando che alcuni Paesi islamici con cui Trump fa affari non sono stati inseriti nella black list, siamo così sicuri che l’Europa possa fare la morale al neo presidente USA? Le politiche sull’immigrazione del Vecchio Continente si è basato su un buonismo di facciata, ma su una sostanziale indifferenza e chiusura nel concreto. La gestione dell’emergenza immigrazione è stata lasciata in mano, di fatto, a Italia e Grecia. Il resto dell’Europa ha costruito muri, respingendo l’ondata di disperati.

Quindi, in sostanza, Trump ha semplicemente estremizzato l’atteggiamento dell’Europa. Lui non vuole persone provenienti da particolari Stati, noi siamo favorevoli all’accoglienza, ma solo se tale accoglienza non tocca i nostri confini nazionali, altrimenti diventa un problema. Trovo quasi più coerente l’operato di Trump, ripeto, discutibile finché si vuole. Sembra quasi che faccia comodo a qualcuno additarlo come “cattivo”, per farsi bello, per ripulire la propria immagine. Resto curioso di vedere come Trump si destreggerà nella politica mondiale, un elefante in un negozio Swarovski.

Sarri premio Nobel per l’Economia

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Maurizio Sarri è un grande allenatore, uno che si ha fatto tanta gavetta prima di arrivare su una panchina prestigiosa e importante come quella di Napoli. È tanto bravo come allenatore (i risultati e il gioco espresso dalle sue squadre sono lì a dimostrarlo) quanto scarso nella gestione della comunicazione, soprattutto quando non si parla di calcio.

Ricorderanno tutti gli insulti omofobi diretti all’allora allenatore dell’Inter Roberto Mancini, in cui quest’ultimo accusò Maurizio Sarri di averlo apostrofato come ‘frocio’ e ‘finocchio’ per aver chiesto spiegazioni al quarto uomo sull’entità del recupero della semifinale di Tim Cup (Napoli-Inter 0-2, per la cronaca). Se non ricordo male la vicenda finì sostanzialmente a tarallucci e vino, come accade spesso in Italia. Sarri, però, nel frattempo ha acceso una polemica più a largo spettro sul mondo del calcio e sulle differenze nelle capacità economiche fra le diverse squadre della serie A (in realtà la morale alla base è “il mio Napoli è più povero delle altre grandi squadre e questo non è giusto”).

Sarri si è fatto paladino di questa crociata perché è l’allenatore del Napoli, squadra che ambisce a vincere lo scudetto, e perché vanta un passato da bancario, quindi lui di conti economici e finanziari se ne intende. La sua polemica, pur essendo corretta da un punto di vista formale, è sostanzialmente una cazzata faraonica. Ieri, ad esempio, al termine di Milan-Napoli (risultato 1-2) ha risposto piccatamente a Montella che, a sua volta, provocava Sarri per il fatto che lui ha in mano una squadra ben più “ricca”, grazie agli investimenti degli ultimi anni. Eh sì, perché la polemica sollevata da Sarri è chiaramente un boomerang che può ritorcersi contro di lui. Il fatturato delle società è, in primis, un merito delle rispettive dirigenze e, comunque, dipende da tanti fattori che, fisiologicamente, comportano delle differenze anche marcate tra i vari club. È assolutamente normale che la Juventus oggi fatturi più di chiunque altro in Italia ed è altrettanto normale che fatturi più del Napoli, basta pensare al bacino di utenza della Juve in confronto al Napoli.

Voglio ricordare a Sarri che il bilancio del Napoli è stato ampiamente agevolato dal fallimento del 2004. Ripartire da zero ha assicurato a Aurelio De Laurentis di poter costruire un bilancio più leggero, non gravato da “costi storici” (il Milan, che come ricorda Sarri fattura più del Napoli, ha certamente una struttura del costi più rigida e difficoltosa, soprattutto in un contesto di trasferimento del pacchetto di maggioranza e di governance).

Dunque, mi auguro che Sarri continui a lungo a fare l’allenatore, perché è bravo, uno dei migliori interpreti in Italia. Mi auguro, però, che riesca a tenere la bocca chiusa su argomenti che meno gli competono, perché rischia solo di fare brutte figure.

Le proteste contro Donald Trump

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Ieri Donald Trump è diventato ufficialmente il presidente degli Stati Uniti d’America. Non cennano a placarsi le polemiche e le proteste per la sua elezione, per il modo in cui il tycoon si è comportato durante la lunga campagna elettorale, in cui ha denigrato tutto e tutti, è stato misogino e xenofobo/razzista.

Sinceramente, però, non capisco perché la gente protesti contro Trump. Le proteste, al massimo, andrebbero indirizzate verso chi ha permesso a Donald Trump di finire alla Casa Bianca. Escludendo le questioni legate agli hackeraggi russi, Trump ha regolarmente vinto le elezioni contro Hillary Clinton; ha preso meno voti popolari della contendente, ma grazie alla legge elettorale americana è riuscito comunque a prevalere, quindi c’è poco da protestare. Tra l’altro, prima di alimentare il fuoco delle proteste attenderei di vederlo all’opera. Su Barack Obama, infatti, le attese erano diametralmente opposte rispetto a Trump, ma a conti fatti il doppio mandato di Obama è stato un sostanziale flop. Donald Trump, sotto questo aspetto, può essere una sorpresa positiva, basterebbe che non facesse parte delle idiozie che ha proclamato in campagna elettorale. Intanto ha cominciato col il percorso verso la cancellazione dell’Obamacare… #AmericaFirst

EyePyramid e la sicurezza informatica

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Oggi ci siamo resi tutti conto, perfino i nostri politici che ad acume non eccellono, che la sicurezza informatica è un problema di sicurezza nazionale, potenzialmente grave o forse addirittura più grave della minaccia del terrorismo di matrice islamica. A quanto pare, infatti, un paio di persone (al momento le persone iscritte nel registro degli indagati sono soltanto due, fratello e sorella, Giulio e Maria Francesca Occhionero) hanno sottratto per anni informazioni riservate a persone di grande importanza (come ruolo, si intende) come Mario Monti, Renzi o Mario Draghi. La tecnica è stata la solita, anche se ben articolata: infettavano i pc tramite una mail proveniente da un contatto conosciuto, quindi insospettabile all’apparenza. E c’è da aggiungere che sono stati scoperti quasi per puro caso, se non fosse stato per l’accortezza di un funzionario Enav, probabilmente, ora non sapremmo nulla di questa faccenda.

Ora, al di là dei legami con la massoneria, il Grande Oriente d’Italia ecc., mi preme sottolineare un altro aspetto: qual è il livello di sicurezza informatica delle persone che ci governano? Davvero le persone che decidono le sorti del nostro Paese, delle nostre economie, delle economie mondiali, possono essere così ingenui in fatto di sicurezza informatica? Il cybercrimine è all’ordine del giorno, non è un argomento nuovo, che non si conosce. Leggendo articoli sulla vicenda, sembra che i ladri di informazioni fossero attenti nel non farsi “beccare” più di quanto non fossero attenti tutti questi personaggi, o “personaggetti” per dirla alla De Luca. Perché Giulio Occhionero si accorse di essere sotto controllo. A partire dalle ore 14.41 del 4 ottobre 2016, sostiene nell’ordinanza di custodia il gip Maria Paola Tomaselli, l’indagato Giulio Occhionero diede inizio alla distruzione degli elementi di prova a suo carico, cancellando dati presenti sia sul suo pc locale che su alcuni server remoti, eliminando credenziali di accesso presenti nel suo “ewallet”, ossia nel gestore di password da lui stesso utilizzato, e poi alcuni account di posta elettronica. Così, scrive il gip, “ha quindi cancellato la copia dei dati esfiltrati dalle vittime che aveva memorizzato sul suo pc”. Non solo: il 5 ottobre, quando i due stati oggetto di perquisizioni domiciliari, “resisi conto della presenza degli operanti davanti alla porta della loro abitazione grazie a un complesso sistema di videosorveglianza, hanno così agito: “Giulio è immediatamente tornato nella stanza adibita a studio e ha riavviato il suo pc, sul quale era installato il sistema di cifratura BitLocker della Microsoft, rendendo in tal modo impossibile l’accesso ai dati in esso contenuti”.

Purtroppo sono convinto che da questa vicenda verrà a galla un bel casino, purtroppo.

Donald Marchionne

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Sergio Marchionne è un vecchio lupo di mare (degli affari) e al salone dell’auto di Detroit il CEO di FCA ha superato se stesso, con un triplo salto mortale carpiato da fare invidia a Greg Louganis. Marchionne, da amico di Obama e suo fidato condottiero nella campagna ambientale molto cara all’ormai ex presidente degli States, è riuscito a passare immediatamente nelle grazie nel quasi insediato presidente USA Donald Trump. Come? Semplicemente dicendo quello che Trump voleva sentirsi dire, ovvero:

  1. investimenti pari a 1 miliardo di dollari per potenziare le fabbriche Jeep in Michigan e Ohio
  2. scetticismo sulle auto elettriche, per ragioni economiche.
  3. le fabbriche FCA in Messico potrebbero chiudere, qualora Trump imponesse pesanti dazi

C’è da dire che FCA aveva bisogno di questo cambio di rotta, perché la paura che il protezionismo di Trump potesse rappresentare un pericolo per l’ex azienda italiana era decisamente forte, troppo forte per non meritare qualche tentativo di riappacificazione col presidente neo eletto. Bisogna ammettere, comunque, che FCA in Borsa stava dimostrando di non temere troppo The Donald Effect, per così dire. Negli ultimi tre mesi il titolo è decollato a Piazza Affari con una crescita quasi spaventosa, dopo che il titolo, nonostante buoni, ottimi risultati nei conti economici e nei dati di vendita, sembrava non attrarre particolarmente gli investitori.

La reazione di Marchionne ai ringraziamenti di Donald Trump sono tutto un programma:

Che devo dire? Ringrazio Trump. Ma quell’investimento nelle due fabbriche Jeep è un atto dovuto per il paese. L’annuncio di ieri dell’investimento faceva parte di programmi stabiliti nel 2014. Specialmente la Wrangler, delle tante Jeep, si farà sempre in America e non altrove perché è un’auto dalle caratteristiche tipicamente americane. Non si può spostarla. Solo che la capacità produttiva delle nostre fabbriche era limitata: pensate che nel 2009 ne facevamo 60mila, e lo scorso anno siamo arrivati a costruirne 260mila. E le fabbriche che avevamo non bastavano più. Bisognava potenziare ed è quello che abbiamo fatto decidendo quell’investimento”

Perso il duo Renzi-Obama, suggellato il nuovo patto con Donald Trump, ora mi aspetto il cambio di nome in Sergej Marchionne diventando amico di Vladimir Putin. In nome delle stock option, questo e altro!

Closing Milan: lo strano ruolo del governo cinese

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Alzi la mano chi ha capito qualcosa nella trattativa Fininvest-Sino Europe Vattelapesca per la cessione del Milan. No, perché io, sinceramente, comincio a credere che si stia cadendo sempre più nel ridicolo. Le ultime “nius” vedono il governo cinese un tantino incazzato per le folli cifre spese da società di calcio cinesi per accaparrarsi giocatori di livello sul mercato europeo (principalmente), ma anche da quello sudamericano. Normale, oserei dire comprensibile. Quindi, si dice, tale giro di vite potrebbe complicare ulteriormente il closing, magari prevedendo un ulteriore slittamento (il primo closing ad oltranza della storia, o closing a rate).

Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che, confermato anche da dichiarazioni di Silvio Berlusconi (ok, non è certamente la persona più affidabile di questo mondo, lo ammetto) e anche dal fratello Paolo (ok, stesso stampo di Silvio), nella cordata cinese di Sino Europe sarebbe presente, indirettamente, anche il governo cinese. Quindi, il governo cinese rende più complicata un’operazione di acquisizione di una società di calcio estera, rischiando di danneggiare indirettamente anche le società della cordata partecipate dal governo stesso? Senza dimenticare, tra l’altro, che il ritardo nel closing sarebbe dovuto a lungaggini burocratiche per le pratiche di autorizzazione all’esportazione di capitali all’estero. E meno male che nella cordata c’è il governo cinese… sono diffidenti pure loro sui nuovi investitori del Milan!