Radio Londra – Le Balle della Crisi

Giuliano Ferrara è un ottimo giornalista e scrittore, ma di economia (a mio avviso) non capisce nulla, per non parlare della politica, poi, lui che è diventato famoso per aver cambiato idea una miriade di volte. Nella puntata di ieri del suo “Radio Londra” si è scagliato contro le balle della crisi, della recente crisi finanziaria dei debiti sovrani.
Secondo il Giulianone nazionale, infatti, la colpa della crisi non è da attribuirsi al dissesto finanziario della Grecia, oppure al pachidermico debito pubblico italiano. No, se la crisi c’è è colpa della BCE. Per una serie di motivi:

  • La BCE si è intromessa nella politica nazionale italiana. Questo Ferrara non lo dice ma è il motivo scatenante di questo suo intervento televisivo;
  • La BCE non presta abbastanza soldi e non garantisce il circuito della liquidità. Questo può anche essere vero, ma non bisogna dimenticare che la BCE ci ha dato una grossa mano ad agosto, placando la vendita di titoli di Stato italiani e facendoci risparmiare un bel po’ di quattrini. Ovviamente, si è trattato di una soluzione una tantum che non risolve il problema alla radice, lo sposta nel tempo. La vera soluzione è solo e solamente una soluzione interna, di politica interna.
  • La BCE è troppo attenta all’inflazione, vista come unico spettro da evitare. Questo è vero, ma Giuliano Ferrara dimentica di ricordare che l’attenzione della BCE sulle spinte inflazionistiche è una regola addirittura fissata nello statuto della BCE. Fu la Germania a pretendere che si sancisse nero su bianco la politica e l’indirizzo principale della BCE, per evitare che altri Paesi più indebitati potessero utilizzare la leva inflazionistica per risolvere i propri errori di malgoverno.

Insomma, nel suo spazio abusivo nella tv di Stato, Giuliano Ferrara ha difeso per l’ennesima volta la politica nazionale e il governo di centro-destra, rovesciando i problemi su altri. Chi sta col premier è infallibile, è questo il messaggio di fondo. Ma il bello è che quando lui lo dice si contraddice immediatamente. Spero che questo scempio televisivo non duri a lungo. Se Annozero era fazioso, Radio Londra che cos’è?

Il lunedì della Borsa di Milano

Piazza Affari ha iniziato la settimana borsistica con un onesto -3,17%, l’ennesima giornata da profondo rosso, l’ennesima mazzata ai mercati europei, veri trascinatori al ribasso in questa fase economica. Il punto è che il giorno del lunedì sembra il giorno nero per eccellenza, oramai: ogni lunedì, infatti, sembra che gli investitori vogliano sfogare sui mercati tutta la loro voglia repressa di vendere, vendere tanto per vendere, perché oggi non ha nemmeno senso tutto questo, perché a certi prezzi e sotto certe condizioni macroeconomiche bisognerebbe anche cominciare a comprare, ma soprattutto mantenere la posizione.

Comunque sia i timori sulla Grecia continuano a farla da padrona. C’è addirittura chi vede in domani 20 settembre la deadline per l’inizio del default pilotato dello Stato ellenico. A mio avviso avrebbe poco senso, anche se gli aiuti alla Grecia assumono sempre più l’aspetto di un accanimento terapeutico, semplicemente per mantenere in vita un malato terminale.

Comunque sia, chi è d’accordo con me per abolire il lunedì? Che sia giorno di festa, che si allunghi il weekend! E’ questo il miglior modo per combattere la crisi e la speculazione finanziaria avversa. Facciamo festa un giorno in più, salviamo le Borse e i nostri risparmi! Chi ci sta? Alla faccia di chi vuol farci lavorare sempre più, qua più sono le giornate di Borsa e più si perde, specialmente il lunedì. E’ possibile che nessuno lo proponga per frenare il depauperamento delle nostre finanze?

P.S. questo post è volutamente fuori di testa a causa di intensa attività lavorativa.

Allergia giuridica

Silvio Berlusconi è allergico ai processi e a tutto ciò che gira attorno ad essi. Se incontra un pm gli viene l’orticaria, se vede un giudice stramazza al suolo esanime. E perfino quando è chiamato a testimoniare come parte lesa. Non capita spesso che un pubblico ministero voglia sentire Berlusconi come parte lesa, normalmente lui sta dalla parte opposta e i pm cercano di fargli la pelle.

Quest’oggi doveva essere sentito per il caso Tarantini in cui Berlusconi sarebbe stato vittima di estorsione per coprire le vicende intime e private del premier, impegnato ad Arcore in “seminari” con giovani e procaci donzelle. Il problema per Silvio, comunque, è che qualora ammettesse l’estorsione dovrebbe pure ammettere di essere un puttaniere. Insomma, forse gli converebbe pure ammettere qualche debolezza, perché sarebbe umana e la gente, in parte, lo capirebbe pure. Magari contribuirebbe a frenare l’emoraggia di voti e consensi del PdL, colpito dalla crisi finanziaria e dallo stallo politico. Ed invece fugge, fugge all’estero, si rintana dall’UE fingendo di andare a fare un rapporto sulla manovra economica e per prendersi qualche pacca sulla spalla dai reggenti dell’Unione Europea. Stranamente ha fissato l’appuntamento proprio nel giorno in cui doveva essere ascoltato. Tutto attorno a Berlusconi è sempre tutto così strano, la sua vita è strana, la sua storia è strana e più passa il tempo è più è tutto più strano. Questa volta ha finto di pensare ai problemi del Paese sacrificando la propria sfera privata: secondo voi quanto potrà durare con questo giochetto? E quando curerà quella fastidiosa allergia?

Altro giovedì nero per Piazza Affari (e non solo)

Altra giornata di passione per le borse mondiali. I principali listini del mondo vivono oggi una giornata contraddistinta da pesanti vendite. Traino della crisi finanziaria sembra essere l’Europa, specialmente il mercato guida del Vecchio Continente, quella Germania che tanto aveva sostenuto Europa ed Euro nel passato ora vacilla pesantemente e mette a rischio l’intera Eurozona. La crescita economica della Germania è ferma, immobile. E non aiuta nemmeno lo stallo delle trattative Sarkozy-Merkel che hanno semplicemente alimentato confusione ed incertezza, benzina per chi vuole speculare al ribasso.

Anche l’America non aiuta, anzi. Brutti i dati sul mercato del lavoro e sull’inflazione, l’ennesima conferma che gli Stati Uniti vivono un periodo di grossa difficoltà che va ben oltre la perdita della tripla A da Standard & Poor’s. Non si è riusciti a curare al meglio la crisi finanziaria precedente, ora potrebbe essere l’avvio di una vera e profonda recessione, perché la liquidità scarseggia e in pochi possono permettersi di investire nell’economia, è la sconfitta dell’economia del debito.

Per quanto riguarda la cosiddetta “Tobin tax” sulle transazioni finanziarie credo sia più che giusta. Il punto è che non bisogna solo annunciarla, bisogna imporla. Con gli annunci finiamo soltanto col peggiorare le cose, facendo anticipare operazioni speculative. E’ tempo di “fare”, non di “parlare”. Le parole stanno a zero e, a dirla proprio tutta, più si parla e più i mercati crollano. Quindi, cari potenti della Terra, tappatevi la bocca e pensate e trovare le soluzioni migliori e a metterle in pratica nel minor tempo possibile.

P.S. Milano, al momento, fa all’incirca -6%. Il DAX tedesco è sulla falsariga della nostra performance. USA a -4%.

Intesa Sanpaolo: matrimonio infelice?

Andamento del titolo Intesa Sanpaolo dal 02/01/2007 al 30/12/2010 (Yahoo)

 

Oggi sono trascorsi esattamente quattro anni dalla fusione tra la Banca Intesa e la banca Sanpaolo IMI, matrimonio che ha dato vita alla Banca Intesa Sanpaolo, ora la seconda banca italiana per livello di capitalizzazione (dietro solo ad Unicredit), il settimo gruppo bancario in Europa per capitalizzazione. Sembrava l’affare del secolo, la nascita di un colosso bancario nazionale in grado di guidare il sistema-banca Italia negli anni a venire.

Qualcosa, però, nel progetto iniziale è andato storto. L’arrivo della crisi finanziaria finanziaria del 2008, partito dagli Stati Uniti (bolla speculativa + mutui subprime) ha reso Intesa Sanpaolo un pesante pachiderma poco agile nel districarsi dalle maglie della crisi, un gigante che si è visto crollare la terra sotto i piedi. Il crollo è sotto gli occhi di tutti, basta guardare il grafico qui sopra. Dal 2 gennaio 2007 (data delle nozze) al 30/12/2010 il titolo Intesa Sanpaolo ha perso il 65,24% del valore, quasi i 2/3 della capitalizzazione di Borsa. Un gran bell’investimento, non trovate? E va detto che oggi il titolo non si trova ai minimi, minimo registrato attorno al marzo 2009 ad un valore di circa 1,40 euro.

A posteriori si è trattato di un matrimonio infelice? Io credo di sì, credo che siano stati sbagliati i tempi tecnici dell’operazione e credo questo sia stato scontato nella grave caduta libera del titolo in Borsa, una picchiata globale del settore bancario che ha colpito maggiormente i grandi gruppi. Speriamo che il settore si riprenda e che sia trainante per l’economia italiana. Io ancora ne dubito, penso che il 2011 sarà un anno transitorio per le banche, magari di lieve ripresa, ma non sarà un anno da ricordare come anno felice. Le banche devono soffrire ancora un po’, l’hanno fatto troppo grossa…
Per quanto riguarda le decisioni di investimento, direi che si tratta di un titolo che, specialmente nel medio-lungo termine, merita un’attenzione speciale e potrebbe essere un ottimo investimento ad elevato rendimento a rischio contenuto. Insomma, il titolo ante crisi aveva una quotazione intorno a 6 euro ad azione, oggi ne vale all’incirca 2: se i mercati finanziari hanno senso, direi che la probabilità di una risalita dei prezzi è decisamente elevata, a meno di ulteriori peggioramenti delle economie mondiali. Auguro un felice 2011 anche ad Intesa Sanpaolo, nonostante i numerosi curricula che, nei mesi scorsi, ho inviato senza ricevere alcun tipo di risposta.

Trichet statte zitto!

Jean-Claude Trichet dovrebbe stare zitto. Può darsi che un brillante economista, ma quando parla ha un effetto disastroso sui mercati azionari mondiali, è in grado di trasformare una giornata brillante in una corsa al ribasso e alle vendite, solo pronunciando qualche parola e/o rispondendo in maniera poco chiara alle domande incalzanti dei giornalisti europei che, a fine conferenza, gli pongono le solite domande di rito.

Il nocciolo del problema risiede nella vaghezza delle sue parole, ma troppo precise e decise per convincere i mercati che ci sono segnali di ripresa e che si vuole puntare all’uscita da questa crisi che, detto francamente, ha rotto le palle. Trichet non può sempre dire che si mantengono i tassi di interesse bassi e che si persegue la solita stabilità dei prezzi. La stabilità dei prezzi è una zavorra che, in questo momento, comporta la staticità della crescita economica, una scialba piattezza che non risolve nulla e che alimenta solamente l’agonia dell’economia globale.

Per fortuna che le conferenze di Trichet non durano a lungo, altrimenti i danni economici sarebbero irreparabili. Un consiglio concreto: disertare le conferenze, per il bene di tutti.

I bancari fanno colare a picco le Borse europee

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Ennesima giornata nera per i listini europei, trascinati al ribasso dai timori di una ripresa economica che sembra sempre più lontana, un’uscita dal tunnel che non si avvicina mai. Riporto qui sotto una breve sintesi della giornata odierna:

Giornata pesante per le Borse europee che non sono riuscite a trovare alcuno spunto per risalire la china, accelerando piuttosto al ribasso nel pomeriggio. Ad alimentare ulteriori vendite ha contribuito il deludente dato macro Usa sulla bilancia commerciale, il cui deficit si è allargato più del previsto. Anche in conseguenza di ciò gli indici a stelle e strisce finisco nel mirino dei ribassisti e in particolare il Nasdaq Composite che arretra di quasi tre punti.
Pesante anche l’intonazione dei listini del Vecchio Continente ceh vendono il Cac40 scendere del 2,59%, mentre il Ftse e il Dax30 arretrano rispettivament del 2,38% e del 2,1%.
La peggiore performance in Europa è quella di Piazza Affari dove l’indice Ftse Mib scivola ridosso di area 20.600, con un affondo del 3,03%.
Crollo verticale per Azimut che arriva a perdere oltre otto punti percentuali, ma i venditori si accaniscono anche su STM che arretra del 4,93%, sulla scia anche delle indicazioni negative di Jp Morgan.
Vendite diffuse sui bancari con Intesa Sanpaolo che lascia sul parterre il 5,72%, seguito da Banca Popolare di Milano eda Ubi banca che flettono del 4,87% e del 4,58%. In ribasso di oltre il 3,5% Banco Popolare, Monte Paschi e Mediobanca, insieme a Unicredit che scende del 3,46%.
Tra le blue chips che si difendono meglio troviamo Parmalat e Terna che limitano le perdite al di sotto dell’1%. In rosso del 2,08% Telecom Italia che dopo il rally di ieri presta il fianco alle prese di profitto, complice anche la mossa di Ubs che ha deciso di confermare il rating “buy” sul titolo, abbassando però il target price da 1,3 a 1,25 euro.

fonte: Trend-Online.com

Usciremo mai da questa crisi? Ovviamente la risposta è sì, ma da giovane attualmente disoccupato e accademicamente votato al settore finanziario non posso non essere preoccupato per questi dati che non promettono nulla di buono. I titoli crollano, le banche tagliano il personale e in generale le opportunità di lavoro non sembrano aumentare, specialmente per i giovani.

Tassi all’1%, la BCE taglia di nuovo il costo del denaro

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Oggi, il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso un ulteriore taglio dei tassi, precisamente di 25 punti base per quanto riguarda le operazioni di rifinanziamento principali (portandolo all’1%) e di 50 punti base per quanto concerne le operazioni di rifinanziamento marginale (0.75%).  Si tratta del livello minimo fatto registrare dalla BCE, un’operazione con cui si è voluto dare un segnale forte di stimolo e rilancio per l’economia reale, ancora fortemente impantanata nella crisi economica più grave che la Storia abbia mai conosciuto. Il presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha lasciato intendere che tale livello raggiunto sia appropriato per l’economia, ma non esclude che si possa ulteriormente tagliare i tassi di interesse, qualora il mercato necessitasse di ulteriori impulsi.
Inoltre, è stato allungato il tempo di finanziamento per le banche dell’Eurozona, passato da 6 mesi a 12 mesi. Soprattutto, si parla di liquidità illimitata per le banche e mi auguro che questo provvedimento possa essere un forte stimolo per le banche stesse e, quindi, per l’economia.

Personalmente, da piccolo economista (non sono come il ministro Brunetta, nee!), sono sempre scettico per queste continue manovre di politica monetaria fatte dalla BCE. La storia insegna che l’efficacia di tali manovre dipende, in maniera cruciale, dalla capacità della Banca centrale di “spiazzare” gli operatori, sorprendendo il mercato. Finora, però, la BCE ha sostanzialmente fatto quello che il mercato si aspettava che facesse, tranne qualche rara eccezione riguardo alla forza di alcune decisioni. Inoltre, resta sempre da considerare il rischio inflazione, poiché la recessione economica ora erode letteralmente l’inflazione potenzialmente scaturente da queste manovre monetarie, ma nel momento della ripresa (2010, sperem…) potremmo assistere ad una fiammata inflazionistica molto forte e, potenzialmente, molto pesante sulla nostra economia ancora ferita. In questi casi, molto meglio tenersi un po’ più la recessione e lasciare che l’economia corregga autonomamente e liberamente il proprio trend ribassista… ma ovviamente, spero tanto di sbagliarmi, veramente.

Io dico No al piano-casa

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Il piano-casa è sostanzialmente una bufala politica, uno slogan per coprire i reali problemi del Paese. E lo dico da elettore di centro-destra, quindi non muovo una critica prettamente politica da avversario. Sostengo la mia idea sulla base (almeno) di due aspetti economici: da un lato la ricchezza media delle famiglie italiane è nettamente indirizzata nell’abitazione di proprietà, ergo incrementare tale quota è economicamente inefficiente poiché si va nella direzione opposta alla diversificazione di portafoglio. Dall’altro lato, comunque, le famiglie italiane sono a corto di liquidità e potrebbero accedere al piano casa solo aumentando l’esposizione debitoria verso le banche, aggravando, se possibile, la situazione attuale già di per sè difficile.

Non si può chiedere ai cittadini di mettere in circolazione quei pochi risparmi che si ritrovano e chiedere loro di affrontare pure il sacrificio di un mutuo (magari pure a tasso variabile, dato il momento) per rilanciare l’economia. E’ lo Stato che deve rilanciare l’economia, immettendo nel sistema economico italiano più ricchezza, più liquidità per “oliare” il meccanismo della nostra economia. I cittadini, in special modo le fasce meno abbienti, già pagano i danni della crisi economica e finanziaria importata, non è giusto pretendere che siano loro stessi a determinare la ripartenza dell’economia e l’uscita dal tunnel della crisi.

Per non parlare, comunque, del problema della cementificazione del Paese, problema messo in evidenza dalla stessa Opposizione. Aumentare la cubatura delle case o, addirittura, costruire nuovi quartieri o nuove città per chi non ha la casa vuol dire rivestire il nostro territorio di cemento, rafforzando la tendenza di un aumento dell’urbanizzazione rispetto alla campagna, come mostrato dal V Rapporto sulla qualità delle aree metropolitane (> 5Mb). Tale dinamica è già preoccupante da sola, meglio non rafforzarla con provvedimenti di dubbia utilità pratica e di sicuro danno ambientale.

Salva la banca e il governo campa

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Il salvataggio delle banche

Facciamo il punto della situazione. L’attuale crisi finanziaria nasce dalle banche. Principalmente dalle banche d’affari americane, ma non solo. Le banche, nel complesso, sono le artefici della creazioni di questa attuale crisi finanziaria, crisi che sta abbattendo le fondamenta della finanza mondiale e che sta dando il largo ad una più pericolosa recessione economica, potenzialmente la più spaventosa e devastante che l’uomo abbia mai conosciuto.
Questa doverosa premessa serve per chiedersi come mai buona parte dei governi mondiali si sia mossa per salvare gli istituti bancari più coinvolti nella crisi. In Italia si parla solo di aiuti alle banche (pronto un piano da 20 miliardi) e, forse, alle imprese. I cittadini consumatori, invece, devono restare a guardare. Le vere vittime della crisi sono loro, siamo noi. Chi ha avuto le maggiori responsabilità è ancora al proprio posto, sicuro, e riceve pure gli aiuti da parte dello Stato. Chi invece non centra nulla ha la percezione (reale) di essere via via sempre più povero, è preoccupato per il proprio futuro a causa dell’incertezza del lavoro e si trova a dover pagare maggiormente per la crisi scatenatasi.

Perché, allora, si aiutano le banche e non i cittadini? Beh, la nostra classe politica dice che, data la situazione di crisi, non c’è modo di aiutare tutti; insomma, siamo semplicemente arrivati in ritardo e dobbiamo fare la fila nell’attesa del nostro turno. Davanti a noi c’è pure Alitalia che, con la decisione dell’UE, ci costerà altri 300 milioni di euro per il prestito ponte. Qualcuno, più di uno, sostiene che sia necessario aiutare le banche per permettere loro di fare nuovi prestiti. Cioè, non vogliono renderci più ricchi, vogliono consentirci di indebitarci. La loro preoccupazione è che imprese e famiglie non riescano ad indebitarsi sufficientemente per le proprie spese, oppure per i propri investimenti. Indebitarsi non è sbagliato, in special modo in situazioni di crisi, ma non è giusto semplicemente affidarsi allo strumento del finanziamento bancario. Indebitarsi con una banca ha senso quando si pensa di anticipare dei flussi monetari futuri, per esempio per una spesa imminente di grossa importanza. Ma se le prospettive future rimangono quelle attuali, che senso ha chiedere prestiti alle banche? Non riusciamo più a risparmiare, cavolo! Da agenti in surplus le famiglie stanno diventando agenti in deficit, come le imprese. E questo non va bene, è una situazione che va corretta, va corretta aumentando il reddito delle famiglie e subito!
Un piccolo suggerimento ce l’ho: dato che lo Stato ha a cuore banche ed imprese e meno le famiglie, perché non taglia le tasse ai cittadini, aumentandole per le banche? Se lo Stato non aiuta durante le crisi, che diritto ha di chiedere un salasso economico come quello richiesto alla famiglia media italiana?