Identificazione facciale tramite video: a che punto siamo?

Nei film di fantascienza spesso si vedono applicate tecnologie in grado di riconoscere, identificare le persone tramite immagini video, ad esempio tratte da telecamere di sorveglianza. In termini di sicurezza, potrebbe rendere possibile identificare migliaia e migliaia di persone che, quotidianamente, affollano alcuni luoghi delle nostre città (stadi, metropolitane, piazze, musei, ecc.). Ok, ma quanto è distante la fantascienza? Oppure, non è più fantascienza?

Recentemente il National Institute of Standards and Technology (NIST) ha provato a dare una risposta all’interrogativo, conducendo un test pubblico noto come Face in Video Evaluation (FIVE). Il progetto FIVE ha da poco reso disponibili le prime evidenze sull’argomento [link al report completo]. Com’era prevedibile, il rapporto mostra come il riconoscimento video-facciale non sia una sfida agevole. Per ottenere risultati migliori sarebbe necessario migliorare gli algoritmi con sforzi di progettazione dedicati, coinvolgere esperti in molte e diverse discipline, utilizzare database di immagini molto limitati e fare, soprattutto, molti test sul campo per calibrare e ottimizzare correttamente la tecnologia.

Nel concreto, il progetto FIVE ha utilizzato 36 algoritmi prototipo provenienti da 16 fornitori differenti, applicandoli a 109 ore di video girati in vari contesti. Le immagini includevano immagini “difficili”, come persone impegnate con il proprio smartphone, che indossavano un capello o che semplicemente guardavano lontano rispetto alla telecamera. In altri casi il problema era l’illuminazione (scarsa illuminazione), oppure in alcuni casi talune persone erano “oscurate” dalla presenza di persone più alte davanti. NIST ha utilizzato gli algoritmi per abbinare i volti dal video ai database di fotografie di un massimo di 48000 individui. Secondo Patrick Grother, che dirige le attività del NIST connesse alla biometrica, la qualità (e altre proprietà in generale) delle immagini video influenzano ancora fortemente i risultati dei test.

Ovviamente, non sono mancati i falsi positivi, ovvero, casi in cui gli algoritmi non hanno abbinato correttamente un volto nel video a un’immagine nel database; tale fenomeno, ovviamente, peggiora nei contesti molto affollati. Ciò dipende sicuramente da carenze tecnologiche sulla parte video, ma potrebbe essere causato anche dalla scelta di foto non appropriate nell’archivio, oppure di mancanza di aggiornamento dell’archivio stesso.

Tutto questo, in conclusione, dimostra come la fantascienza sia ancora tale, almeno per quanto riguarda la tecnologia di riconoscimento facciale in soggetti non cooperativi. Lo studio, soprattutto, offre uno spunto per il miglioramento verso chi si occupa direttamente di sviluppare tali tecnologie che, dato il contesto sociale che stiamo vivendo, potrebbero avere grande importanza e utilità.

+ Prendi – Spendi. Sicuro Euronics?

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Oggi mi è arrivata una mail pubblicitaria da Euronics e sono stato catturato, rapito dallo slogan principale: + Prendi – Spendi. Cavolo, che bello! Messa in questi termini, sembra davvero che uno più acquista e meno debba spendere! Cioè, a sto punto mi presento nel negozio Euronics più vicino e dico: “Salve, vorrei comprare tutta la baracca, quando mi pagate per farlo?”

Non voglio insinuare che si tratti di pubblicità ingannevole, ma diciamo che poco di manca. Lo slogan è volutamente ingannevole, perché non è (ovviamente) assolutamente vero che più prendi e meno spendi. Diciamo che è vero solo per alcune, poche cifre di spesa (Diciamo per spese uguali o poco superiori ai “valori soglia” può essere vero che più prendi e meno spendi, ma per essere sicuro dovrei leggere tutte le condizioni). Quello che è vero, come capita spesso nel commercio in generale, è che all’aumentare dell’ammontare degli acquisti si ottengono sconti crescenti. Sai che novità…

Volevo dire a Euronics (e a tutti quelle aziende che lanciano campagne pubblicitarie “giocando con le parole”) che obiettivamente non amo essere preso in giro, preferisco di gran lunga la sincerità; secondo me, alla lunga, più menti e meno prendi.

L’insostenibile tristezza dello spot Samsung

La Samsung è un colosso della tecnologia, dell’innovazione, dell’IoT, ecc., ma non è possibile dimenticare che l’azienda coreana, con il lancio del suo ultimo cellulare della serie “Note” (il disgraziato Note 7) ha fatto una cavolata di proporzioni immense. Anticipare il lancio del suo nuovo prodotto per “tagliare la strada” all’Iphone 7 in uscita nel mese successivo si è rivelato il miglior spot che Apple potesse ideare. Il Note è diventato lo zimbello di tutti gli smartphone per quella sua indole esplosiva. Infinite prese per il culo, videogiochi che l’hanno inserito come arma non convenzionale, eccetera eccetera, hanno inflito un colpo pesante al progetto Samsung Note, progetto che fino ad allora aveva rappresentato un punto di forza per la multinazionale coreana.

Ok, la frittata è stata fatta. L’azienda si è affrettata a ritirare il prodotto (in 2 tranches, la seconda una volta resasi conto che il problema non era risolvibile, per così dire, da remoto e per evitare ulteriori figuracce), si è scusata pubblicamente e ha aperto indagini interne per capire l’origine, la causa del problema. Tutto bene, tutto nella norma, finché non è spuntato in TV il nuovo spot Samsung [link al video]. Nel nuovo spot l’azienda mostra come testa in maniera estrema i propri cellulari, di quanto sono rigorosi nei controlli e nelle verifiche; personalmente, però, il messaggio che traspare dallo spot si divide in:

  1. riesumare la vicenda Note che, comunque, stava affievolendo nelle menti dell’opinione pubblica;
  2. dare l’impressione che questi controlli così rigidi siano stati introdotti solo dopo il “Notegate”.

Samsung, ovviamente, deve dare importanza alla qualità, ci mancherebbe. È un leader mondiale nella tecnologia, produce prodotti ai massimi e più evoluti standard tecnologici che si fa pagare profumatamente, è ovvio che debba stare molto attenta alla qualità di ciò che vende, perché deve soddisfare le richieste e le aspettative della propria clientela. Il punto è che nel caso del Note 7 la qualità è proprio mancata. Capisco che Samsung voglia tessere le lodi del proprio Sistema di Gestione Per la Qualità, ma si tratta di mettere a confronto la realtà di uno spot pubblicitario contro la realtà di un errore di proporzioni mastodontiche. Credo che sarebbe sufficiente dire che si è individuata la causa del problema e vi è stato posto un rimedio efficace. Tutto il resto non serve, anzi, lascia addosso un po’ di tristezza.

EyePyramid e la sicurezza informatica

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Oggi ci siamo resi tutti conto, perfino i nostri politici che ad acume non eccellono, che la sicurezza informatica è un problema di sicurezza nazionale, potenzialmente grave o forse addirittura più grave della minaccia del terrorismo di matrice islamica. A quanto pare, infatti, un paio di persone (al momento le persone iscritte nel registro degli indagati sono soltanto due, fratello e sorella, Giulio e Maria Francesca Occhionero) hanno sottratto per anni informazioni riservate a persone di grande importanza (come ruolo, si intende) come Mario Monti, Renzi o Mario Draghi. La tecnica è stata la solita, anche se ben articolata: infettavano i pc tramite una mail proveniente da un contatto conosciuto, quindi insospettabile all’apparenza. E c’è da aggiungere che sono stati scoperti quasi per puro caso, se non fosse stato per l’accortezza di un funzionario Enav, probabilmente, ora non sapremmo nulla di questa faccenda.

Ora, al di là dei legami con la massoneria, il Grande Oriente d’Italia ecc., mi preme sottolineare un altro aspetto: qual è il livello di sicurezza informatica delle persone che ci governano? Davvero le persone che decidono le sorti del nostro Paese, delle nostre economie, delle economie mondiali, possono essere così ingenui in fatto di sicurezza informatica? Il cybercrimine è all’ordine del giorno, non è un argomento nuovo, che non si conosce. Leggendo articoli sulla vicenda, sembra che i ladri di informazioni fossero attenti nel non farsi “beccare” più di quanto non fossero attenti tutti questi personaggi, o “personaggetti” per dirla alla De Luca. Perché Giulio Occhionero si accorse di essere sotto controllo. A partire dalle ore 14.41 del 4 ottobre 2016, sostiene nell’ordinanza di custodia il gip Maria Paola Tomaselli, l’indagato Giulio Occhionero diede inizio alla distruzione degli elementi di prova a suo carico, cancellando dati presenti sia sul suo pc locale che su alcuni server remoti, eliminando credenziali di accesso presenti nel suo “ewallet”, ossia nel gestore di password da lui stesso utilizzato, e poi alcuni account di posta elettronica. Così, scrive il gip, “ha quindi cancellato la copia dei dati esfiltrati dalle vittime che aveva memorizzato sul suo pc”. Non solo: il 5 ottobre, quando i due stati oggetto di perquisizioni domiciliari, “resisi conto della presenza degli operanti davanti alla porta della loro abitazione grazie a un complesso sistema di videosorveglianza, hanno così agito: “Giulio è immediatamente tornato nella stanza adibita a studio e ha riavviato il suo pc, sul quale era installato il sistema di cifratura BitLocker della Microsoft, rendendo in tal modo impossibile l’accesso ai dati in esso contenuti”.

Purtroppo sono convinto che da questa vicenda verrà a galla un bel casino, purtroppo.

iOS 10.3 e il Theatre Mode

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Secondo recenti rumor, Apple starebbe per rendere disponibile una nuova release del sistema operativo per Iphone ed Ipad, ovvero iOS 10.3. Questa nuova versione potrebbe essere disponibile a breve, addirittura dal 10 gennaio. Secondo le prime indiscrezioni, l’aggiornamento alla nuova versione dovrebbe rendere disponibile una nuova funzionalità, il cosiddetto “Theatre Mode“. Non è ben chiaro, almeno per il momento, cosa significhi e cosa rappresenti; c’è però un indizio, ossia l’icona del popcorn che dovrebbe essere, in qualche modo, collegata al cinema.

Su questo punto ci sono almeno 2 “scuole di pensiero”: secondo Apple Insider, il “Theatre Mode” del nuovo iOS 10.3 potrebbe essere una modalità ottimizzata per la visione dei film sui dispositivi della mela morsicata. Una funzione che, probabilmente, sfrutterebbe a pieno il profilo Wide Color (il modo in cui Apple chiama la colorimetria DCI-P3) fedele allo standard usato al cinema.
Altre fonti, tra cui Forbes, suggeriscono invece che potrebbe trattarsi di una modalità “silenziosa” avanzata, da usare quando si è al cinema, e che permetterebbe, con un solo tocco, di abbassare la luminosità dello schermo, disabilitare suoneria e vibrazione o bloccare le chiamate in arrivo.

Tra gli auspicabili bug fixing, si spera che il nuovo aggiornamento ponga rimedio al fastidiosissimo problema legato all’elevato consumo della batteria (il mio iPhone 5S passa le giornate attaccate al caricabatteria, manco fosse in terapia intensiva) che molti utenti hanno registrato e segnalato proprio con iOS 10. Si spera, perché ancora non c’è nulla di confermato, sono solo rumors e speranze. Non resta che aspettare, consapevoli del fatto che la nuova versione verrà rilasciata in beta prima agli sviluppatori, poi anche a noi comuni mortali.

Energia solare: la più conveniente

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Secondo proiezioni, fonte Bloomberg, l’energia solare è destinata a diventare più economica rispetto al carbone e, in generale, in 10 anni potrebbe essere la fonte energetica più conveniente in assoluto. Il trend dura ormai da diversi anni, la diffusione del solare, la riduzione dei costi grazie a progressi tecnologici hanno già condotto ad una decisa riduzione dei costi dell’energia solare (dal 2009 i prezzi del solare sono scesi del 62%).

Come ha scritto Bloomberg, ci sono Paesi come Cile e gli Emirati Arabi che hanno generato energia elettrica dal Sole a meno di 3 centesimi a kilowattora, ovvero la metà del costo medio globale delle centrali a carbone. Il calo dei prezzi «sta diventando normale nella maggior parte dei mercati» ha dichiarato Adnan Amin, Direttore Generale dell’International Renewable Energy Agency, un gruppo intergovernativo di Abu Dhabi. «Ogni volta che raddoppia la capacità di produzione, si riduce il prezzo del 20%». Anche le previsioni dell’U.S. Energy Department’s National Renewable Energy Lab mostrano che in futuro prossimo, in quasi tutto il mondo, il solare sarà più conveniente del carbone: secondo gli esperti, i costi attuali di circa 1,20 dollari watt, scenderanno ad 1 dollaro entro il 2020.

Ovviamente, la velocità del trend discendente del prezzo dell’energia solare non sarà omogenea fra tutti i Paesi. In generale, maggiori sono le disponibilità di giacimenti di carbone e più lento sarà il trend. Paesi come Cina e India, probabilmente, ci metteranno più tempo per rendere il solare più conveniente del carbone. La Cina, il più grande mercato dell’energia solare, vedrà i costi della tecnologia scendere al di sotto di quelli del carbone entro il 2030, secondo il New Energy Finance.

Lo scopriremo solo Vivendi

Vivendi_Mediaset

Ormai da mesi si parla delle trattative/beghe tra il colosso francese Vivendi e la “nostra” Mediaset, società sotto il controllo della famiglia Berlusconi tramite la holding Fininvest. La querelle nasce da questa primavera quando le due società sottoscrissero un accordo che prevedeva anche la cessione della pay tv del Biscione, Mediaset Premium, a Vivendi di Bolloré. Non nascondo che i termini dell’accordo, considerando la scarsa redditività della pay tv in perenne perdita, mi lasciarono alquanto sospetto. Sembrava, a tutti gli effetti, un modo escogitato da Bolloré per provare a mettere le mani su tutto il pacchetto Mediaset, cominciando dalla parte meno conveniente.

A quanto pare, effettivamente Vivendi voleva utilizzare Mediaset Premium come grimaldello per aprire la cassaforte Mediaset, ma con un utilizzo un po’ meno ortodosso di quanto previsto. La rinuncia all’acquisto di Premium e la successiva scalata ostile al titolo Mediaset in borsa, configura esattamente una fattispecie di abuso di mercato, in cui si diffondono notizie negative sul titolo per acquistarlo a mercato a prezzi più vantaggiosi. È probabile che Vivendi abbia sfruttato strumenti derivati per passare da circa il 3% al 20% di Mediaset in un paio di giorni, oltre ad avvalersi di qualche “prestanome” che nel corso dei giorni precedenti hanno comprato per conto di Vivendi.

Che cosa abbia realmente in mente Vivendi in pochi lo sanno, comunque. Quello che è certo è che hanno grandi disponibilità liquide da investire e che hanno un atteggiamento spregiudicato, sono disposti a tutto. La vicenda, riguardando Silvio Berlusconi, ha acceso gli animi politici e ha fatto parlare anche di difesa dell’italianità delle nostre aziende (in altri casi abbiamo lasciato che ci rapinassero tranquillamente, senza aprir bocca). Nella realtà, comunque, la scalata di Mediaset da parte di Vivendi dimostra ancora di più come la parabola discendente dell’ex Cavaliere sia ormai inesorabile, sia a livello politico sia a livello personale. La vicenda si va ad aggiungere alla cessione del Milan su cui non si perviene mai ad un definitivo closing. Dopo una vita costellata di successi, ora la vecchiaia per Berlusconi assume sempre più i connotati della disfatta.

Arrivederci Sky

Arrivederci_SkyStamattina, dopo una lunga storia non d’amore, sinceramente, ho riconsegnato decoder, tessera, telecomando e digital key a Sky. Circa un paio di mesi fa mi avevano staccato il segnale (ovviamente su mia disdetta, non si sono fumati il cervello a Sky, almeno per il momento). Come ho scritto nel titolo del post, si tratta di un arrivederci e non necessariamente di un addio; però qualcosa deve cambiare anche lato Sky, altrimenti tornare cliente sarà veramente dura.

Nel riconsegnare il materiale, ovviamente, l’addetta dello Sky Service a cui mi sono rivolto ha tentato un ultimo disperato tentativo di non perdermi come cliente, ma la ferita ormai era insanabile. Una “ferita” che ha avuto origine un paio di anni fa, circa, per una scoperta scioch che feci: pagavo oltre 70 euro per l’abbonamento full, ma c’erano diverse persone che su internet dichiaravano di pagare molto meno (intorno ai 50 euro, indicativamente). Alla base di questo “sconto” c’era, di fatto, un comportamento “furbetto” da parte di questi utenti: la minaccia della disdetta.

Io che ero stato, negli anni, un cliente pacifico, mai polemico con Sky, mi ritrovavo ad essere il fessacchiotto che paga e non riceve nulla da Sky (a parte, ovviamente, la fruizione dei contenuti televisivi, si intende). E allora l’anno scorso, verso l’estate, mi dissi «Provo a mandare la disdetta a Sky, vediamo che succede». E così feci. Ovviamente a Sky non sono polli, non è che si fiondano a implorarti di rimanere loro cliente. Le prime chiamate dai call center erano del tipo «Purtroppo non ci sono offerte per la sua utenza, mi dispiace», insomma, ti chiamavano per cercare di demoralizzarti. Ma a me, che in fin dei conti non ero spaventato dallo spettro di rimanere senza pay tv, andai avanti, volevo vedere il bluff di Sky. E così, man mano che la scadenza contrattuale si avvicinava, ecco che le telefonate dei call center diventavano più concilianti e “propositive”, ma a questo punto ero io che li liquidavo seccamente.

Finché un giorno arriva la proposta indecente: abbonamento full di Sky + HD + Sky Go + ecc., a 49 euro. Beh, non male, dico di richiamarmi un’ora dopo, perché ne devo parlare con mia moglie. L’operatore Sky mi richiama e sento subito che sembra avere una certa fretta di passare alla registrazione. Io  le chiedo (era una donzella) di ripetermi il contenuto dell’offerta e mi accorgo immediatamente che manca l’HD (prima c’era, gliel’avevo anche chiesto espressamente). Al che, ovviamente, mi girano alquanto, butto giù la chiamata e dico “mai più”. Chiaramente avevo parlato troppo presto, perché mia moglie voleva comunque seguire almeno i talent di Sky, quindi, dopo qualche giorno dallo spegnimento del segnale, accettai una riconnessione con Sky TV + HD + documentari a 19 euro al mese per 12 mesi.

Morale della favola:

  1. A mio avviso, in parte (ma non solo) a causa della perdita della Champions League, il valore complessivo dell’offerta Sky è sceso, mantenendo però dei prezzi costanti, decisamente alti. Vale i soldi che spendi se puoi permetterti di guardare la tv tutto il giorno, altrimenti la cifra mensile che si spende è decisamente troppo elevata. L’attuale principale competitor, Mediaset Premium, ha prezzi inferiori (avendo, però, un’offerta meno completa rispetto a quella Sky); personalmente, però, trovo calibrato meglio il prezzo di Premium.
  2. I call center di Sky hanno la tendenza ad essere truffaldini. Ovviamente non si può dire che siano tutti così, ma in generale ho l’impressione (confermata dalla persona dello Sky Service) che tramite telefono gli operatori abbiano spesso la tentazione a barare, probabilmente per portare a casa il cliente e “fare numeri”.
  3. La politica commerciale di Sky è quantomeno discutibile: continuando di questo passo, infatti, sicuramente può essere molto brava a catturare nuovi clienti, ma poi rischia di far rimanere solo i clienti più rompiscatole e far scappare quelli più mansueti. Con listini più bassi, probabilmente, avrebbe lo stesso numero di clienti, ma più stabili e meno incentivati all’utilizzo del ricatto della disdetta.
  4. In generale, con 5 euro di raccomandata hai la possibilità di accedere a sconti che possono arrivare fino a 150-200 euro sull’abbonamento annuale. Questo, ovviamente, dipende fortemente dal punto precedente.

Grazie dell’invito, TIM

Il mio operatore telefonico mi vuole un mondo di bene. Ogni volta che faccio una ricarica (talvolta anche così, in uno slancio di bontà infinita) mi manda questi sms in cui mi propone ogni sorta di ben di Dio, GRATIS! 

Oggi, ad esempio, mi arriva il messaggio qui a fianco. Notate come il messaggio cominci con un rassicurante “Mille complimenti!”. Si, ma, complimenti per cosa, Tim? Non ho fatto nulla e non ho vinto nulla, come mai ti complimenti con me? Beh, comunque, mi inviti ad un sorteggio dove si vince un Iphone 6S? Questa è la mia interpretazione, anche se potrei semplicemente dover partecipare ad un sorteggio in cui si estrae, gratuitamente, un Iphone 6S. Comunque sia c’è la parola “gratis”, il che mi rincuora e mi fa dormire sogni tranquilli…

Terminata la fase sarcasmo, io non capisco come si possa permettere questi pseudo tentativi di truffa da parte di operatori telefonici, oppure di società terze collegate o meno a tali operatori. Basta rimandare a un fantomatico regolamento presente in internet per ottemperare alla trasparenza? 81 centesimi di euro al giorno per cosa? Per partecipare al fantozziano mega-sorteggione [link]? Si intuisce chiaramente che la parola “gratis” è fuorviante, perché per poter partecipare al sorteggio dello smartphone devo spendere 81 cent/g (e a questo punto, sperando che il sorteggio sia regolare e non truccato, devo sperare che i coglioni che come me hanno risposto al messaggio siano pochi, per aver qualche buona chance di aggiudicarmi l’iphone 6S).

Proprio oggi ho letto di una proposta di legge per evitare di essere continuamente importunati da chiamate commerciali, specialmente sul telefono cellulare, a tutte le ore del giorno. Ottimo, ma già che ci siamo, un’occhiatina anche a questi sms “furbetti” la possiamo dare? Grazie.

P.S. Ho ricevuto proprio ora una telefonata a casa da scocciatori… mi sento un po’ osservato…

Ora Legale in arrivo

Nella notte tra sabato e domenica torna l’ora legale: alle due del mattino del 25 marzo le lancette degli orologi dovranno essere portate un’ora avanti, “sacrificando” un’ora di sonno. Si tornerà all’ora solare domenica 28 ottobre 2012. L’idea iniziale venne a Benjamin Franklin (1706-1790) per motivi di risparmio energetico, ma nessuno gli prestò particolare attenzione in un’epoca in cui l’industrializzazione era ancora agli albori. Andò meglio al britannico William Willet: nel 1916 la Camera dei Comuni diede il via libera al “British Summer Time”. In Italia l’ora legale fu adottata per la prima volta nel 1916 e rimase in uso fino al 1920. Da allora fu abolita e ripristinata diverse volte tra il 1940 e il 1948 a causa della Seconda guerra mondiale. Dal 1966 al 1980 si stabilì che l’ora legale dovesse rimanere in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre; dal 1981 al 1995 si decise invece di estenderla dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre. Il regime definitivo è entrato in vigore nel 1996, quando a livello europeo fu disposto di prolungarne ulteriormente la durata dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre.

fonte: AGI.it

Auguro a tutti quanti di assorbire nel migliore dei modi il jet lag del cambio di orario e, soprattutto, ricordatevi di portare avanti di un’ora gli orologi, perché altrimenti le conseguenze potrebbero essere gravi… 😛