ICI de Mario

Nel video della Sora Cesira si spiega brevemente la manovra economica del governo Monti, i limiti e gli effetti. Da guardare attentamente a ritmo di samba per ridere amaramente… fate “click” sull’immagine per visualizzare il video (e tranquilli, il click col mouse non è stato ancora tassato).

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Follia Stracquadanio: distrugge telecamera “Piazza Pulita”

Hotel Hassler di Roma, ieri sera, Giorgio Stracquadanio, deputato tra i malpancisti del Pdl, perde la testa. Prima aggredisce verbalmente una troupe del programma Piazzapulita (La7), un cittadino riprende tutto con un videofonino da una finestra di fronte. Il pidiellino grida: ”Te la rompo” e poco dopo spinge l’operatore, la telecamera cade in terra, poi l’onorevole scaglia lontano il flash che finisce in pezzi. Il cronista Antonino Monteleone grida: “Onorevole Stracquadanio, si calmi”.

fonte: Il Fatto Quotidiano

L’incidente mortale di Marco Simoncelli

Marco Simoncelli è morto sull’asfalto di Sepang, in Malesia. E’ morto prematuramente a 24 anni, facendo ciò che amava fare e per cui sapeva di correre tanti rischi, anche mortali. A Sepang doveva essere una gara tranquilla, con il titolo mondiale già assegnato a Casey Stoner e con le Honda ufficiali a spadroneggiare. Invece, non si è disputata alcuna gara, e il mondo del motomondiale piange un altro pilota, uno che, come Daijiro Kato, è morto prima di poter dimostrare tutto il proprio valore e il proprio talento.

La dinamica dell’incidente è strana. Simoncelli fin dalle prime curve era ingarellato con Alvaro Bautista con cui aveva avviato un duello d’altri tempi. Nel corso del secondo giro, però, la sua moto ha perso aderenza in una curva verso destra. La cosa strana, però, è che diversamente da una scivolata “normale” la moto non parte per la tangente ma mantiene quel minimo di aderenza che le consente di continuare la curva. Paradossalmente, questa mancata caduta segna la fine di Marco Simoncelli. Secondo una prima analisi sembrerebbe essere stato causato dall’elettronica della moto. Infatti, le moto da corsa di Moto GP hanno ormai raggiunto un livello di elettronica tale da rendere molto difficile la scivolata per il pilota. In un certo senso, l’intento di aumentare la sicurezza per i piloti ha aperto scenari di pericolo nuovi, rari ma di grande gravità.

L’impatto con le due moto è stato di una violenza mostruosa. Il casco non ha potuto reggere all’impatto e si è staccato; Simoncelli ha perso i sensi istantaneamente e, probabilmente, è morto sul colpo. Infatti sono stati vani i tentativi di rianimarlo, fin da subito si è capito che la situazione era assolutamente gravissima, la conferma è arrivata quando è stato deciso di cancellare la gara. Decisione saggia, poiché il clima nel paddock non poteva permettere la ripresa della corsa, forse nemmeno se fossero giunte dal centro medico del circuito delle notizie che potessero alimentare qualche flebile speranza.

In conclusione, voglio dire una parola sulla stagione di Marco Simoncelli. Simoncelli ha avuto alti e bassi, ma soprattutto è stato la “vittima sacrificale” della motoGP. Simoncelli è stato protagonista di diverse cadute e incidenti, e questo ha acceso la rabbia di altri piloti nei suoi confronti. Soprattutto il clan spagnolo ha preso di mira Marco, additandolo di essere un pilota troppo aggressivo e violento. Forse aveva poca testa, ma credo avesse un gran cuore e un gran manico.

Radio Londra – Le Balle della Crisi

Giuliano Ferrara è un ottimo giornalista e scrittore, ma di economia (a mio avviso) non capisce nulla, per non parlare della politica, poi, lui che è diventato famoso per aver cambiato idea una miriade di volte. Nella puntata di ieri del suo “Radio Londra” si è scagliato contro le balle della crisi, della recente crisi finanziaria dei debiti sovrani.
Secondo il Giulianone nazionale, infatti, la colpa della crisi non è da attribuirsi al dissesto finanziario della Grecia, oppure al pachidermico debito pubblico italiano. No, se la crisi c’è è colpa della BCE. Per una serie di motivi:

  • La BCE si è intromessa nella politica nazionale italiana. Questo Ferrara non lo dice ma è il motivo scatenante di questo suo intervento televisivo;
  • La BCE non presta abbastanza soldi e non garantisce il circuito della liquidità. Questo può anche essere vero, ma non bisogna dimenticare che la BCE ci ha dato una grossa mano ad agosto, placando la vendita di titoli di Stato italiani e facendoci risparmiare un bel po’ di quattrini. Ovviamente, si è trattato di una soluzione una tantum che non risolve il problema alla radice, lo sposta nel tempo. La vera soluzione è solo e solamente una soluzione interna, di politica interna.
  • La BCE è troppo attenta all’inflazione, vista come unico spettro da evitare. Questo è vero, ma Giuliano Ferrara dimentica di ricordare che l’attenzione della BCE sulle spinte inflazionistiche è una regola addirittura fissata nello statuto della BCE. Fu la Germania a pretendere che si sancisse nero su bianco la politica e l’indirizzo principale della BCE, per evitare che altri Paesi più indebitati potessero utilizzare la leva inflazionistica per risolvere i propri errori di malgoverno.

Insomma, nel suo spazio abusivo nella tv di Stato, Giuliano Ferrara ha difeso per l’ennesima volta la politica nazionale e il governo di centro-destra, rovesciando i problemi su altri. Chi sta col premier è infallibile, è questo il messaggio di fondo. Ma il bello è che quando lui lo dice si contraddice immediatamente. Spero che questo scempio televisivo non duri a lungo. Se Annozero era fazioso, Radio Londra che cos’è?

La patonza deve girare

Berlusconi è alla frutta, è politicamente morto. L’ho scritto tempo fa e lo ribadisco a maggior ragione adesso, alla luce delle nuove intercettazioni che escono sui media, alla luce delle figuracce che il nostro premier ci regala in ambito internazionale, ultima della lunghissima seria la definizione poco elegante di Angela Merkel, giudicata da Berlusconi inadatta a partecipare ai sui festini a luci rosse. Ma il bello è che i festini con le escort ad Arcore, a Palazzo Grazioli o sull’aereo presidenziale sono solo la punta dell’iceberg, perché non sono queste le vere ragioni che dovrebbero impedire a Silvio Berlusconi di governare il Paese.

Innanzitto, la prima ragione che mi viene in mente è l’incapacità: in quasi 20 anni di politica (grossomodo una quindicina passati a governare) non è riuscito a portare a termine nessun punto fondamentale della sua idea politica. Ricordo ancora benissimo la firma del contratto con gli Italiani da Bruno Vespa, contratto con cui si impegnava solennemente a lasciare la politica qualora non fosse riuscito a raggiungere almeno l’80% del proprio ambizioso programma politico. Di quel contratto Berlusconi non parla più e andrebbe processato pure per quello, per inadempienza contrattuale. Berlusconi sarà stato un grande imprenditore, avrà fatto successo e soldi grazie alle proprie capacità, ma come uomo politico ha dimostrato tutti i suoi limiti, nonché i reali motivi per cui è sceso in campo.

Altro motivo, che si ricollega al primo: egocentrismo. Come tutti immagino ben sanno, Silvio Berlusconi ha deciso di intraprendere la strada politica per salvaguardare i propri interessi, ottenuti precedentemente grazie alle potenti amicizie con il Partito Socialista. Travolto quest’ultimo Berlusconi si è trovato nudo e ha dovuto investire su se stesso in politica per difendere e incrementare il proprio patrimonio. E difatti, al posto delle leggi pro-Italiani sono spuntate come funghi leggi ad personam, le principali volte ad allontanare lo spettro giudiziario dato che, come uomo politico, si trovò decisamente più esposto alla luce dei riflettori e, quindi, della Magistratura. Ma, a differenza delle riforme strutturali del Paese, sulle leggi ad personam Berlusconi è stato assolutamente inattaccabile: preciso, chirurgico e sistematico. Tempi rapidissimi di approvazione e conflitto spostato con presidenza della Repubblica e, in particolar modo, Corte Costituzionale.

Ultimo motivo: conflitto di interessi. Silvio Berlusconi ha sì creato i presupposti per una crescita del proprio impero economico e finanziario, ma anche utilizzato tale impero a fini politici, per incrementare il consenso. Da persona colta e intelligente quale lui è, ha subito capito che il grimaldello per entrare con prepotenza nella politica italiana era il martellamento mediatico, inizialmente come spot politico per poi convergere via via sempre più verso lo scontro contro il comunismo, le toghe rosse e, in generale, l’illiberalismo delle opposizioni, capaci solo di proporre l’antiberlusconismo senza riuscire a produrre proposte concrete. Ma lo stesso martellamento mediatico ora gli sta implodendo addosso. Ad una certa età e dopo aver raccontanto palle a destra e a manca comincia a non essere più in grado di gestire la baracca senza cadere in fallo, senza contraddirsi e/o sputtanarsi.  E chi lo difende a spada tratta non capisce che sta solamente prolungando la sua agonia, non lo sta aiutando per niente.

Milan-Lazio 2-2: video highlights e pagelle

Non comincia nel migliore dei modi il cammino del Milan di Allegri in campionato. Il Milan, infatti, esce con un solo punto dalle mura amiche di San Siro, messo in grande difficoltà da una Lazio tonica (finché ha resistito) e ben organizzata nel gioco. Sotto di due gol la squadra rossonera reagisce, più con l’orgoglio che con le gambe e il gioco, riacciuffando il pareggio già nel primo tempo. Al doppio vantaggio firmato Klose-Cissé rispondono Ibrahimovic (su assist al bacio di Antonio Cassano) e lo stesso Cassano, di testa dopo un calcio d’angolo battuto da Aquilani.

La squadra di mister Allegri è sembrata ancora tanto imballata da una lunga preparazione estiva che, ci si augura, possa dare i frutti sperati nell’arco della lunga stagione. Certamente c’è da registrare la difesa, in cui Thiago Silva troneggia ancora come in passato, mentre il buon vecchio Nesta comincia a manifestare chiaramente il peso degli anni e dei gravi infortuni patiti lunga la sua carriera calcistica.
Centrocampo abbastanza inguardabile stasera, tanti errori e poco ritmo. La squadra molto lunga non agevola, ovviamente, il ruolo dei centrocampisti e il loro compito. Fra tutti bene Van Bommel che, entrato per sostituire l’acciaccato Gattuso, ha riportato equilibrio in mezzo al campo, ridando i giusti tempi alla manovra.
Attacco fra luci ed ombre. Bene Cassano che si è avvantaggiato per l’impiego in nazionale, mentre Ibrahimovic è apparso ancora poco lucido e brillante, lontano dalla forma migliore. Pato è entrato a 15 minuti dalla fine, ma si è visto poco poco poco.

Le Pagelle di Milan-Lazio

Abbiati 6: incolpevole sui gol, è però troppo indeciso in alcune uscite e crea scompiglio. Da regolare.
Abate 6,5: corre e giustamente finisce con i crampi fino alle orecchie. Subisce inizialmente la fisicità di Cissè, ma poi gli prende le misure.
Nesta 5,5: fa un salvataggio da circense che dà un punto al Milan, ma nei novanta minuti è spesso protagonista di interventi goffi e maldestri; i due gol arrivano dai giocatori che lui stava “marcando”.
Thiago Silva 7: impossibile dargli di meno, lui parte dal 7, non dal 6. Una sicurezza, l’investimento sicuro per eccellenza.
Antonini 6: cresce alla distanza ma non stupisce più di tanto. Soffre tantissimo la posizione di Mauri e dalla sua parte la Lazio fa quello che vuole, praticamente.
Gattuso s.v.: esce anzitempo per uno scontro con Nesta. La sua uscita, comunque, non è poi così dannosa per il Milan, anzi.
Ambrosini 6–: utilissimo nel gioco aereo, come sempre; però a centrocampo ci vogliono almeno dei piedi discreti e lui proprio non li ha.
Aquilani 6: perfetto il passaggio a Cassano che porta al primo gol, si divora un rigore in movimento davanti a Bizzarri e crolla fisicamente dopo il quarto scatto. Spompato.
Boateng 6,5: non il miglior Prince, ma comunque si dà da fare e si impegna al 100%. Esce anche lui acciaccato, per una botta alla spalla. Si spera che non sia nulla di grave perché al Camp Nou ci serve come il pane.
Cassano 7-: si è visto il lavoro in nazionale e le due partite giocate. Il suo ritmo partita è discreto e spicca su gli altri. Probabilmente calerà quando la condizione globale della squadra sarà superiore.
Ibrahimovic 6,5: partita più a far sportellate contro Biava e Dias. Ancora lontano dal miglior Ibra, ha solo bisogno di giocare.
Van Bommel 6: buon direttore d’orchestra, ma commette una sciocchezza che poteva costare molto, molto cara. Meno male che Nesta c’è…
Pato e Nocerino s.v.

Sempre a prendersela con i più piccoli

 

Una bella lotta ministricida tra i due semi-ministri dell’attuale governo: uno in formato ridotto e l’altro ridotto male. Proprio quest’ultimo, il senatur Umberto, si lascia andare al solito linguaggio leghista che, come spesso accade, accende gli animi dei fedelissimi. Questa volta la vittima è il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, reo di aver pensato di tagliare le pensioni. Devono essere i primi segni dei tagli alla politica: cominciano dai farmaci. Godetevi il brevissimo show.

Thiago Matto (video)

Come tutti ben sanno (specialmente gli interisti) il Milan ha vinto a Pechino la sua sesta Supercoppa italiana, sconfiggendo per 2-1 i cugini interisti. La partita ha mostrato per l’ennesima volta che la superiorità dei rossoneri è ancora netta, specialmente nella mentalità e nella testa dei giocatori.

A proposito di testa, voglio sottolineare la “testina” di Thiago Motta, uno che ha scelto di essere di Italiano semplicemente perché in Brasile non se lo filava nessuno. E per invidia verso quel Brasile che, giustamente, l’ha sempre respinto, il pirla nerazzurro ha fatto un’entrata assassina su Thiago Silva, punta di diamante del Milan e della Seleçao. Nella sconfitta, l’Inter ha addirittura perso la faccia con questa brutta entrata di questo matto, per non parlare delle continua proteste contro la terna arbitrale. Non a caso, comunque, allo stadio c’era una predominanza di tifo rossonero: qualcosa sti cinesi dovevano già aver intuito…

Comunque stavo pensando a quante vittorie del Milan sono merito dell’Inter: senza di loro la bacheca rossonera non sarebbe così piena, ne sono più che convinto!

Di Pietro vuole cancellare il porcellum

Antonio Di Pietro propone la raccolta firme per eliminare il porcellum, ma non si tratta di Berlusconi, bensì della nota legge elettorale che ha incasinato ogni elezione. Dalle pagine del suo blog riporto quanto scrive il leader dell’Idv.

Oggi poniamo il tema della legge elettorale. Senza cambiarla il Parlamento non cambierà, perché la compravendita è già avvenuta. Voi immaginate quelli che sono passati da un partito all’altro, immaginatevi i tanti parlamentari scilipotati in questo Parlamento. Per loro c’è già un accordo in questo voto di scambio, e così continuerà per sempre. Nella prossima legislatura, quelli che saranno nominati staranno lì ad alzare la mano non nell’interesse dei cittadini italiani ma di chi li ha nominati. Salvo che non trovino qualcuno che gli offre qualcosa in più.

Questo non ha nulla a che fare con la democrazia. Noi abbiamo aspettato fino alla fine, proprio fino all’ultimo giorno utile, che il parlamento affrontasse con serietà questo problema, posto che sia la maggioranza che l’opposizione hanno detto che il porcellum non va bene. Il nome “porcata” non glielo abbiamo dato noi, glielo ha dato il suo autore. Ma ora, in una situazione di vita o di morte democratica, è un atto di patriottismo democratico (visto che ieri qualcuno ha parlato di patriottismo) fare questo referendum.

E allora si parta. Da sabato 6 agosto chi vuole e chi può ci mette la faccia, ci mette soprattutto la firma, perché ancora una volta i cittadini sono chiamati a sostituire il Parlamento.

Qualcuno dice che non ce la facciamo. Anche negli ultimi tre referendum dicevano che non ce la facevamo… Non c’è peggior modo di perdere del non provarci. Chi non ci prova ha già perso. Siccome noi crediamo che tra il morire d’inedia e il fare resistenza sia meglio fare resistenza, resistenza, resistenza democratica, siamo qui ad avviare concretamente questa operazione, che è un’operazione democratica per ridare al paese un Parlamento degno di questo nome e non come quello che avete visto ancora ieri, asservito a una persona che non vive in Italia ma sulla Luna.

Antonio Di Pietro