Giornata mondiale dell’Acqua

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Oggi, 22 marzo, si celebra la Giornata mondiale dell’Acqua (World Water Day), una giornata votata alla sensibilizzazione sui temi legati all’acqua e sui problemi legati alla salute dell’acqua stessa, perché dalla salute dell’acqua dipende anche la nostra salute. Ovviamente la situazione è preoccupante, estremamente preoccupante. Secondo i dati pubblicati dal World Water Council, 923 milioni di persone attualmente non hanno accesso a fonti di acqua potabile sicura; ergo, quasi un settimo della popolazione mondiale non riesce ad approvvigionarsi a fonti di acqua sicura e potabile, dovendo necessariamente rischiare di utilizzare fonti non sicure. L’area mondiale complessivamente più rischiosa risulta essere l’Asia: infatti, del miliardo di persone precedentemente menzionato, 554 milioni sono asiatici, 319 milioni di abitanti dell’Africa Sub-Sahariana e 50 milioni di sudamericani. Considerando i singoli Stati, il risultato peggiore è quello della Papua Nuova Guinea, in cui solo il 40% della popolazione ha accesso ad acqua pulita. Seguono la Guinea Equatoriale (48%), l’Angola (49%), il Ciad e il Mozambico (51%), la Repubblica Democratica del Congo e il Madagascar (52%) e l’Afghanistan (55%).

Tutti i Paesi membri dell’Assemblea Generale dell’Onu sono chiamati a promuovere iniziative sul territorio che abbiano lo scopo di sensibilizzare la popolazione mondiale sull’importanza dell’acqua; il tema scelto quest’anno dall’Onu per il WWD riguarda le acque reflue e di scarico, intese come risorse e non emblema di spreco. Il recupero dell’acqua è fondamentale, perché con gli attuali stili di vita e con la popolazione mondiale attuale (in prospettiva, crescente) non possiamo permetterci di continuare a sprecare acqua in questo modo. A tal proposito, l’Unicef ha lanciato un grido di allarme: circa 600 milioni di bambini (1 su 4), entro il 2040 vivranno in aree con risorse idriche estremamente limitate. Stando al rapporto “Thirsting for a Future: Water and Children in a Changing Climate“, al momento 36 nazioni stanno affrontando un livello elevato di stress idrico. Fattori quali l’aumento delle temperature medie, l’innalzamento del livello dei mari, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento della frequenza di inondazioni e siccità, influenzano la qualità e la disponibilità di acqua, sia nel presente ma anche in ottica futura.

L’Italia, tramite il ministero dell’Ambiente, ha lanciato il progetto Acquamadre, ovvero un nuovo brand riconosciuto a livello mondiale nel quale canalizzare le iniziative mirate a diffondere una nuova cultura dell’acqua. Al centro del progetto ci saranno i fiumi come sorgente di vita e di identità culturale, ma anche veicolo di pace, dialogo e sviluppo delle comunità.

«I fiumi sono al centro della sfida climatica, ambientale e di sviluppo economico globale. C’è dunque un filo conduttore che lega il Po e il Mississippi, il Reno e il Fiume Azzurro con i più piccoli corsi d’acqua italiani» ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

Vendol’anima al diavolo

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Ho sempre sentito dire che “gli opposti si attraggono”, ma non vi ho mai creduto molto. Ma oggi mi devo ricredere, il governatore della Puglia Nichi Vendola mi ha fatto ricredere. Infatti, il Fatto Quotidiano (giornale non certamente berlusconiano) ha pubblicato un’intercettazione telefonica tra Girolamo Archinà (pr della famiglia Riva) e, giust’appunto, Nichi Vendola. Nello stralcio pubblicato il leader di Sel se la ride per la “performance” dell’Archinà che ha zittito un giornalista, a dire di Vendola un “provocatore”. La domanda riguardava il numero di tumori attorno all’Ilva. E la reazione di Vendola è una risata.

Ora, stiamo parlando di fatti del 2010, non rilevanti (almeno credo) dal punto di vista penale, ma di una gravità estrema. Gravissimo, tra l’altro, anche che Nichi Vendola si rivolga anche con la seguente frase:

“Dica a Riva che il presidente non si è defilato”

la quale potrebbe sì avere valenza penale, visto che Vendola è indagato per concussione. Da quest’intercettazione emerge un quadro agghiacciante della politica, lo stesso quadro (o molto simile) che avvolge il ministro Cancellieri e le sue telefonate con la famiglia Ligresti. È sempre la stessa storia: il potere politico asservito a quello economico. Nel caso di Nichi Vendola, tra l’altro, il fatto è addirittura più grave, perché lui, icona della Sinistra moderna, i capitalisti dovrebbe mangiarseli a colazione, non flirtarci al telefono (anche se per interposta persona).

La risposta del governatore non si è fatta attendere (anzi no, per la verità si è fatta un po’ attendere, tant’è che qualcuno pensava che stesse preparando la lettera di dimissioni); la risposta la ripropongo qui, sotto forma di tweet, visto che ormai Twitter è lo strumento più rapido ed efficace per lanciare messaggi:

All’inizio ho pensato che un hacker berlusconiano (o Berlusconi stesso) avesse preso possesso dell’account Twitter del leader di Sel. Dopo qualche attimo di smarrimento ho capito che era proprio lui, Nichi Vendola, in una specie di delirio molto simile, appunto, ai deliri farneticanti di Silvio Berlusconi contro la Magistratura, a suo dire, politicizzata. Ha querelato il Fatto (almeno così ha detto) e si è trincerato nel suo mondo “decontestualizzato”, decontestualizzato dalla realtà sicuramente. Sarebbe bastato scusarsi con le vittime dell’Ilva e con le loro famiglie, fare un passo indietro e rassegnare le proprie dimissioni. Con dignità, con fermezza! Finora l’unica persona che l’ha fatto è stata Josefa Idem e, a voler proprio guardar bene, poteva ragionevolmente sbattersene le balle e continuare nella sua carriera politica, visto che aveva appena iniziato. Ed invece siamo pieni di Cancellieri, Berlusconi, Vendola, ecc. ecc., di ogni colore e appartenenza politica, che anche di fronte all’evidenza negano, si rifiutano di mollare la cadrega e continuano imperterriti, raccontando palle a destra e a manca, come se nulla fosse. E nulla sarà, ne sono convinto, perché ben presto dimenticheremo, il solito oblio ci avvolgerà e, anche grazie all’avvicinarci del Natale, saremo inevitabilmente tutti più buoni. Auguri.

Rosat, nuovo satellite che ci piove in testa

Dopo aver scampato l’impatto del satellite Uars, ecco all’orizzonte una nuova minaccia, l’ennesimo satellite spazzatura che dovrebbe precipitare sulla Terra tra la fine di ottobre e i primi di novembre. Il satellite prossimo venturo si chiama Rosat; la zona del possibile impatto esclude praticamente solo i ghiacci artici e antartici. E’ munito di un grande specchio concepito apposta per resistere al calore e andrà in pezzi solo a contatto con il suolo.

Dunque, l’ennesimo bus che sta precipitando sulle nostre Terre, dopo anni di onorato servizio. Il punto è che non è possibile che quei geni della NASA costruiscano satelliti ipertecnologici con capacità mirabolanti e non pensino a come mandarli decorosamente in pensione senza essere un peso e un rischio per le popolazioni mondiali. Autentici prodigi della tecnica si trasformano in minacce per l’incolumità di persone e cose. E il bello che è praticamente imprevedibile sia il tempo sia il luogo dell’impatto, il che aumenta ancora di più la paura, perché è una minaccia indefinita.

Comunque questo post vuol essere un plauso ai capoccioni della NASA che avranno pure un QI mostruoso, ma non si rendono conto dell’importanza di prevedere lo smaltimento del satellite, una volta terminato il suo compito. Troppo comodo aspettare che cada; sarei capace persino io…

Oceani, verso il punto di non ritorno

L’aumento della temperatura globale, l’acidificazione delle acque e la pesca intensiva stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza delle specie animali e vegetali che abitano i mari e gli oceani. Da uno studio condotto da 27 esperti di sei paesi che si sono riuniti ad Oxford hanno presentato uno scenario futuro inquietante. “L’esito è scioccante – ha dichiarato Alex Rogers direttore scientifico del programma internazionale sullo stato degli oceani (Ipso-International Programme on the State of Ocean) “L’effetto cumulativo di tutte le attività umane sugli oceani ha implicazioni molto più gravi di quanto ciascuno di noi si fosse reso conto fino ad ora nel proprio specifico settore”.

L’ecosistema più grande del Pianeta, quello marino, che grazie agli influssi di mitigazione del clima ci permette di vivere sulla superficie del Pianeta garantendo uno dei cibi più sani della nostra catena alimentare, il pesce, è in pericolo e ci chiede aiuto affinchè venga adottato al più presto un sistema di gestione del patrimonio che lo protegga e lo salvaguardi, garantendo la sopravvivenza delle specie animali e vegetali.
I tempi sono davvero brevi e la vita marina rischia di estinguersi nel giro di una generazione, con danni che andrebbero ad influenzare e a mettere in pericolo anche la sopravvivenza della vita sulla Terra.

(Rinnovabili.it)

Perché dobbiamo per forza rovinare il pianeta che abitiamo? Ci ha dato la vita, ci ha dato una natura talmente bella che non può essere descritta a parole, quindi perché continuare ad attaccarla? Vogliamo proprio arrivare al punto di non ritorno? Dobbiamo trovarci con l’acqua alla gola (scusate il gioco di parole) per convincerci che il problema ambientale non è una cosa da sottovalutare e da rimandare? Svegliamoci, dai! L’acqua deve essere pubblica, ma deve anche essere pulita e sana, altrimenti moriremo felici bevendo anche pubblica, ma inquinata…

La nube radioattiva in Italia

Ho letto oggi che in Italia è in arrivo la nube radioattiva proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima. Il primo pensiero è stato “cazzo, pure questa!”, ma a mente fredda ho capito che i rischi per la salute sono del tutto irrisori. I livelli di radioattività sono talmente bassi che non avranno né effetti immediati né effetti duraturi sulla popolazione.

Certo è che è sempre preoccupante sapere che sopra la propria testa aleggia una nube radioattiva, non è un pensiero che aiuta a vivere bene sicuramente. Forse, però, baratterei quasi volentieri la nuvoletta nucleare con la cappa di smog sopra i cieli di Milano. Secondo me la nube potrebbe pure deviare dalla sua traiettoria per evitare di incrociare lo smog sul nord Italia.

Tornando alla nube, penso che più che preoccuparci delle nubi giapponesi: credo che in primis dobbiamo alzare lo sguardo e preoccuparci per tutta la merda chimica che gettiamo quotidianamente nella nostra atmosfera; e sul nucleare, meglio preoccuparsi delle centrali nucleari che l’attuale maggioranza politica vorrebbe installare sul suolo italico. Ora provano a procrastinare l’attuazione di questo programma energetico, ma è solo un vano tentativo di allontanare l’attenzione dal disastro nucleare di Fukushima e dal referendum del giugno prossimo venturo che chiederà agli Italiani di esprimersi a favore o contro il nucleare in Italia. Sono abbastanza schifato da tutto ciò e voglio solo sperare che il referendum non venga ulteriormente danneggiato, perché il tema nucleare è una questione di rara importanza per un referendum popolare.

Un mare di plastica

Nel mare tra Italia, Spagna e Francia c’è una concentrazione di plastica che supera quella del cosiddetto “continente spazzatura” presente nell’Oceano Atlantico. È questo uno dei dati del rapporto “L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino” realizzato da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna su richiesta di Legambiente. A presentarlo questa mattina in Senato erano presenti Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, Francesco Ferrante, senatore del Partito Democratico e Fabrizio Serena, responsabile area mare di Arpat. Il rapporto, che sintetizza i principali studi scientifici sull’inquinamento da plastica in mare, potrà essere un utile contributo per il Ministero dell’Ambiente che dovrà rispondere alla richiesta di chiarimenti della Commissione europea sul bando italiano degli shopper. Sono queste, infatti, le motivazioni di carattere ambientale che possono consentire all’Italia di giustificare ogni ipotesi di violazione della Direttiva europea sugli imballaggi.

“L’Italia è un Paese doppiamente esposto al problema della plastica e la dispersione dei sacchetti in mare – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Lo è sia perché è la prima nazione per consumo di sacchetti di plastica ‘usa e getta’, visto che commercializza il 25% del totale degli shopper in tutta Europa, ma anche perché si affaccia sul mar Mediterraneo, coinvolto come i mari del resto del Pianeta dall’inquinamento da plastica. Per queste ragioni il nostro Paese ha giustamente adottato con la legge finanziaria 2007 il bando sugli shopper non biodegradabili in vigore dal 1 gennaio scorso. La Commissione europea, dunque, non può che salutare con favore questa novità normativa italiana, come ha recentemente fatto il Commissario europeo per gli affari marittimi e la pesca, Maria Damanaki, in occasione dell’incontro con il ministero dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, favorendo la sua esportazione anche negli altri 26 paesi membri”. Secondo lo studio, la plastica rappresenta il principale rifiuto rinvenuto nei mari poiché costituisce dal 60% all’80% del totale dell’immondizia trovata nelle acque. Un dato che, in alcune aree, raggiunge persino il 90-95% del totale ma anche nei mari italiani arriva a livelli gravissimi.

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“Dammi da bere”: il dibattito sull’acqua pubblica

In vista del referendum popolare previsto in primavera, torna alla ribalta la discussione sulla privatizzazione della gestione dei servizi idrici, la privatizzazione dell’acqua praticamente, argomento che proprio il referendum vorrebbe cancellare tramite l’opinione del popolo. Personalmente credo che privatizzare la gestione delle acque non sia furbo e non abbia nemmeno molto senso. A che giova, infatti, avere servizi privati per un bene di pubblica utilità? Abbiamo già privatizzato la politica, rendendola schiava degli interessi privati dei massimi esponenti che essa stessa rappresenta, non vedo perché si voglia prevalicare ulteriormente gli interessi dei cittadini.

Sull’acqua, per definizione, non possono nascere interessi economici. L’acqua non è un prodotto, è un bene naturale, nessuno può vantare diritti su di essa. Certamente, però, il continuo aumento della popolazione sta rendendo sempre più importante il bene-acqua, si incrementa la domanda a parità di offerta, per dirla da economista. Il punto, purtroppo, è che il vero problema dell’acqua è legato alla qualità dell’acqua, non al fatto che sia pubblica o privatizzata. La gestione dell’acqua deve essere prima di tutto saggia ed intelligente. L’obiettivo primario deve essere preservare questo bene, migliorare l’efficienza delle reti per non disperderla inutilmente, ma soprattuttto garantire che possa perdurare nel tempo, perché l’acqua è vita e senza acqua non ci può essere vita. A tal proposito mi viene da sorridere quando gli scienziati vanno alla ricerca di acqua su altri pianeti o satelliti del sistema solare. Prima di cercarla fuori dobbiamo fare in modo di conservare quella che abbiamo, perché forse ci conviene.

”E’ fondamentale che la gestione dell’acqua – ha detto Andrea Masullo, il Presidente del comitato scientifico di Greenaccord – sia in mano pubblica, basata su controlli e strategie condivise. Questa enfasi sulla gestione privata e’ un po’ un’autocondanna della politica perche’ si autodefinisce inefficiente. Questo lascia molto pensare e non puo’ essere accettato. Il problema nasce perche’ gli acquedotti in Italia sono gestiti male, ci sono ingenti perdite e il rimedio non e’ semplicistico. Passare dal pubblico al privato e’ molto complicato. La preferenzialita’ che e’ stata fatta verso il privato e’ eccessiva. L’apertura e’ un conto, ma aprire un canale preferenziale su una risorsa cosi’ preziosa presenta dei rischi soprattutto perche’ in Italia l’industria dell’acqua privata e’ una tra le piu’ potenti al mondo”.

L’Italia e’ uno dei piu’ grandi consumatori di acqua pro capite sulla terra di conseguenza, ha spiegato Masullo, ”bisogna comprendere l’importanza di questa risorsa e se oggi la possiamo considerare ancora abbondante, in futuro e’ destinata a non diventarlo”.

I cambiamenti climatici, ha aggiunto il Presidente del comitato scientifico di Greenaccord, ”ridurranno le piogge nel bacino del Mediterraneo fino al 20% entro il 2050, questo significa minor disponibilita’ anche per l’Italia. Dobbiamo prepararci al fatto che non siamo piu’ in una condizione di abbondanza. In molti comuni si lavano i pavimenti con le acque sorgive, di conseguenza bisogna abituarci ad un uso efficiente dell’acqua”.

Ogni volta che tiriamo lo sciacquone del bagno dovremmo anche riflettere un attimo su quanta acqua pulita, spesso potabile addirittura, gettiamo via per i nostri bisognini. Non so, mi sembra un mondo che dà poco peso e importanza all’acqua e tutta questa sottostima mi preoccupa molto per il futuro.

Da quando un limite di velocità può combattere l’inquinamento?

I primi cartelli sono comparsi sulla Milano-Meda. E in queste notti verranno montati anche sulla ValTidone, sulla Rho-Monza e su alcuni tratti della Paullese: 70 all’ora è il nuove limite da rispettare. Ma le prime multe, assicura la Provincia, scatteranno solo nel weekend, dopo un paio di giorni di tolleranza. Dopo giorni di confusione e rimpalli, Palazzo Isimbardi assicura che la riduzione della velocità come misura antismog debutterà presto anche sulle tangenziali milanesi: i monitor elettronici inizieranno da oggi ad avvisare gli automobilisti della novità e la Serravalle ha cominciato a montare la nuova segnaletica. La data dell’effettiva entrata in vigore del nuovo limite, però, è ancora tutta da definire.

Il presidente della Provincia, Guido Podestà, aveva annunciato che «sulle strade a scorrimento veloce si stanno predisponendo i cartelli». Nel tardo pomeriggio la novità: «I limiti scattano con l’ordinanza ma anche con la segnaletica: lavoriamo anche sulle tangenziali». Serravalle assicura l’impegno «a cercare di rendere operativo il provvedimento nel più breve tempo possibile», ma che «prima dell’autorizzazione finale sono necessari passaggi tecnici che comportano procedure amministrative anche con l’Anas». Prima va risolto il rimpallo di responsabilità tra Anas e Serravalle, poi si procede. Nulla di fatto per l’estensione dei 70 all’ora in autostrada, ai concessionari nemmeno risulta pervenuta una tale proposta: c’è stata solo una loro richiesta di delucidazioni alla prefettura, la quale ha escluso che l’invito del prefetto ad abbassare la velocità riguardasse anche le autostrade.

(Repubblica.it)

Ok, ma chi mi spiega l’utilità di andare piano sulle strade a grande scorrimento per ridurre l’inquinamento atmosferico? A parte che su strade e tangenziali attorno a Milano si scorre già a passo d’uomo, non c’è bisogno di imporre alcun limite, ma le macchine mi sembra di intuire che inquinino più a basse velocità. Insomma, sembra il solito provvedimento-cazzata tanto per dare l’impressione che si vuole combattere il problema, ma nella realtà non si fa un bel fico secco. E qualcuno dovrebbe pure spiegare quanto ci costa dover cambiare la segnaletica stradale, perché so bene quanto costano i cartelli stradali…

Allarme polveri sottili a Milano (e non solo)

Milano e il nord Italia sono impolverate. Questo 2011 si è aperto all’insegna dei temibili pm10, le polveri sottili che sono uno dei nemici pubblici dichiarati dalle nostre città. L’inquinamento in città, si sa, è un problema annoso. Specialmente l’aria del nord Italia è tutt’altro che salubre, un pericoloso mix di sostanze pericolose che mettono a rischio anche la salute dei cittadini.
Io non sono un “cittadino”, vado a Milano per lavoro ma abito fuori città. Prima, addirittura, abitavo nella bassa bresciana, immerso nel verde della pianura padana. Quindi, io ho vissuto una gioventù felice per quanto riguarda la qualità dell’aria, o meglio, non ho dovuto sopportare l’inquinamento di città. Ed io sento la differenza dell’aria di Milano. Fin dal primo mattino c’è una strana pesantezza nell’aria, mi rendo conto che a parità di sforzo tendo ad andare più facilmente in affanno, come se l’aria fosse rarefatta. Ahimè non è un problema di altitudine, è proprio l’aria di Milano che fa cagare.

Lancia l’allarme per lo smog a Milano la fondazione “Legambiente innovazione” che in una nota parla di “valori di pm10 superati per il 14esimo giorno di fila solo nel mese di gennaio”. “Comune, Provincia e Regione hanno abbandonato i milanesi – accusa Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente – l’ecopass è ormai irrilevante, le metropolitane non partono, i treni sono più cari, i divieti regionali non rispettati, i referendum per l’ambiente sono fermi al palo, la mobilità sostenibile e le misure antismog sono solo promesse. Se a Milano c’è una lenta diminuzione dell’inquinamento da polveri sottili non è certo merito loro, ma delle norme europee e delle automobili e camion nuovi che inquinano un po’ meno meno”. Sulla questione inquinamento è intervenuto anche Edoardo Croci, presidente di Milanosimuove. “Occorre rafforzare le politiche di risanamento della qualità dell’aria, a partire dalle misure strutturali – fa sapere Croci in una nota – ma anche con interventi nelle situazioni di inquinamento acuto”.

Dunque, il meteo non favorisce il ricambio dell’aria, l’ecopass non serve a nulla se non a rimpinguare le casse comunali, sempre comunque in deficit. Oltre a tutto ciò corriamo rischi per la salute, legate a malattie respiratorie e come beffa in aggiunta al danno ci stiamo giocando già tutto il bonus di 35 giorni massimo di sforamento delle soglie di pm10, bonus annuo che se sfondato comporterebbe pesanti multe. Insomma, oltre a pagare l’ecopass si rischia pure di dover pagare la multa all’Europa. Se continua così ci saranno tante inutili giornate di blocco del traffico o di targhe alterne, lo sento nell’aria…

Diossana

La diossina è un argomento ricorrente, ciclico. E quando se ne parla se ne parla tanto, ma tanto, fino allo sfinimento, finché si capisce che s’è già fin troppo ed è meglio voltare completamente pagina e dimenticare tutto, per poi ricominciare tutto daccapo. L’emergenza diossina è una tematica che tocca tutti noi, poiché è qualcosa che spaventa per gli effetti nocivi e dannosi sulla salute, perché non abbiamo informazioni sufficienti per capire quanto rischiamo, quanto ne siamo esposti quotidianamente. La diossina la ingeriamo con alcuni alimenti, la respiriamo nell’aria delle nostre città e chissà in quali altri modi ne veniamo a contatto. Il punto è che di fronte a questi allarmi per la nostra salute si tende spesso a minimizzare, ad escludere pericoli, a ridicolizzare il rischio diossina come fosse qualcosa di inerte. Riporto qui di seguito l’ultima nota vicenda legata alla diossina:

Le autorità sanitarie di Otto Länder della Germania settentrionale sono state avvisate della contaminazione da diossina dal 28 dicembre 2010 in quanto è stato scoperto che circa 527 tonnellate di mangime contaminato da diossina, prodotto dalla società Harles & Jentzsch, erano state distribuite in almeno mille allevamenti di polli e maiali. La magistratura tedesca aveva poi aperto un’inchiesta ed ha individuato le aziende che hanno utilizzato i prodotti della Harles & Jentzsch addizionati in modo fraudolento con residui di olio biodiesel per aumentare il tasso di proteine. Secondo il il ministro della Sanità tedesco «la percentuale di diossina contenuta nelle uova è 3-4 volte superiore alla soglia consentita ma non pericolosa per la vita umana» ed inoltre «il livello di contaminazione è relativamente basso».

Avete capito? Essendo il livello di contaminazione “relativamente basso” possiamo stare tranquilli e dormire sogni sereni. Poco importa che la diossina sia cancerogena e potenzialmente letale. Insomma, il mondo si evolve e pure l’uomo si deve adattare al mondo che cambia. Questo è il mondo degli inceneritori e degli allevamenti alla diossina. Ergo, ci dobbiamo abituare alla diossina e non è detto che magari questa sovraesposizione non ci renda persino più forti ed immuni ad altre patologie. Fila come ragionamento? No eh?

Qua ci vogliono far credere che la diossina sia sana, praticamente. Se presa 3 volte al giorno prima dei pasti allunga la vita e ci fa vivere meglio la giornata. Un po’ di diossina al giorno leva il medico di torno. Bruciamo i rifiuti oppure diamoli in pasto agli animali da allevamento, è così che si costruisce un bel futuro di merda…