Siamo tutti Donald Trump

Donald_Trump_immigrazione

Sono bastati pochi giorni a Donald Trump per far sussultare mezzo mondo. I provvedimenti più “controversi” sono stati: il (completamento) del muro con il Messico e il blocco agli ingressi da “Paesi indesiderati”. Il mondo occidentale è rimasto sorpreso dal fatto che Trump abbia fatto quanto aveva dichiarato durante la campagna elettorale, un comportamento imprevedibile nel contesto della politica delle “sparate a salve”.

Ora, tralasciando le implicazioni del provvedimento “blocca terroristi” e tralasciando che alcuni Paesi islamici con cui Trump fa affari non sono stati inseriti nella black list, siamo così sicuri che l’Europa possa fare la morale al neo presidente USA? Le politiche sull’immigrazione del Vecchio Continente si è basato su un buonismo di facciata, ma su una sostanziale indifferenza e chiusura nel concreto. La gestione dell’emergenza immigrazione è stata lasciata in mano, di fatto, a Italia e Grecia. Il resto dell’Europa ha costruito muri, respingendo l’ondata di disperati.

Quindi, in sostanza, Trump ha semplicemente estremizzato l’atteggiamento dell’Europa. Lui non vuole persone provenienti da particolari Stati, noi siamo favorevoli all’accoglienza, ma solo se tale accoglienza non tocca i nostri confini nazionali, altrimenti diventa un problema. Trovo quasi più coerente l’operato di Trump, ripeto, discutibile finché si vuole. Sembra quasi che faccia comodo a qualcuno additarlo come “cattivo”, per farsi bello, per ripulire la propria immagine. Resto curioso di vedere come Trump si destreggerà nella politica mondiale, un elefante in un negozio Swarovski.

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Il lunedì della Borsa di Milano

Piazza Affari ha iniziato la settimana borsistica con un onesto -3,17%, l’ennesima giornata da profondo rosso, l’ennesima mazzata ai mercati europei, veri trascinatori al ribasso in questa fase economica. Il punto è che il giorno del lunedì sembra il giorno nero per eccellenza, oramai: ogni lunedì, infatti, sembra che gli investitori vogliano sfogare sui mercati tutta la loro voglia repressa di vendere, vendere tanto per vendere, perché oggi non ha nemmeno senso tutto questo, perché a certi prezzi e sotto certe condizioni macroeconomiche bisognerebbe anche cominciare a comprare, ma soprattutto mantenere la posizione.

Comunque sia i timori sulla Grecia continuano a farla da padrona. C’è addirittura chi vede in domani 20 settembre la deadline per l’inizio del default pilotato dello Stato ellenico. A mio avviso avrebbe poco senso, anche se gli aiuti alla Grecia assumono sempre più l’aspetto di un accanimento terapeutico, semplicemente per mantenere in vita un malato terminale.

Comunque sia, chi è d’accordo con me per abolire il lunedì? Che sia giorno di festa, che si allunghi il weekend! E’ questo il miglior modo per combattere la crisi e la speculazione finanziaria avversa. Facciamo festa un giorno in più, salviamo le Borse e i nostri risparmi! Chi ci sta? Alla faccia di chi vuol farci lavorare sempre più, qua più sono le giornate di Borsa e più si perde, specialmente il lunedì. E’ possibile che nessuno lo proponga per frenare il depauperamento delle nostre finanze?

P.S. questo post è volutamente fuori di testa a causa di intensa attività lavorativa.

Tour Eiffel fulminata

Il fortunato scatto è del fotografo dilettante Bertrand Kulik, fotografia che risale alla sera del 28 luglio 2008, quindi oltre 3 anni fa. Si nota lo skyline di Parigi e la Torre Eiffel colpita da un potente fulmine; la torre, illuminata con un colore blu, assume ancora un fascino maggiore di quello che già ha.

Certo, a posteriori, sembra essere un’immagine di cattivo presagio. L’Europa della zona Euro vive un momento di pesante difficoltà e trovo che questa immagine sintetizzi, involontariamente, il momento critico per la moneta unica europea e per i debiti sovrani che faticano ad essere finanziati. Speriamo che dopo il temporale arrivi anche il sereno, magari con l’arcobaleno.

Governo: obiettivo aumento dell’IVA (22%)

La manovra economica del governo è un tale casino che nemmeno loro saranno realmente cosa contiene e quale impatto dovrebbe avere sui conti pubblici dello Stato e sull’economia reale. Solo attorno ad un unico punto sembra che si stia diradando la nebbia della confusione: l’aumento dell’IVA. Questo, infatti, sembra essere il vero obiettivo dell’esecutivo, fin dall’inizio del discorso “manovra economica”. E’ un provvedimento facile da attuare (basta modificare un’aliquota), è un’imposta che, tutto sommato, non viene molto percepita dai consumatori e colpisce praticamente tutti, ovviamente tutti quelli che non hanno possibilità di scaricarla.

Su questa strada, però, c’è stato subito il veto di Giulio Tremonti, contrario all’idea dell’aumento dell’aliquota IVA, poiché per il ministro dell’Economia era doveroso puntare ad altre soluzioni (leggasi “contributo di solidarietà” e, probabilmente, “tassa patrimoniale“), potendosi così giocare la carta dell’aumento dell’IVA come ultima spiaggia, la carta da giocare nel momento del bisogno e quando ci si fosse trovati spalle al muro. Il punto è che per realizzare questo ci stiamo mettendo da soli spalle al muro. Da quando la BCE ha deciso di aiutare i nostri titoli di Stato sotto pressione acquistandoli in massa sul mercato secondario, la nostra classe politica ha cominciato a metter su confusione, a proporre emendamenti correttivi alla manovra prontamente stralciati e abbandonati, cancellando buona parte, se non tutto, dell’impianto iniziale della manovra, dichiarando che l’unica condizione necessaria fosse che i saldi della nuova manovra fossero identici a quella di partenza. Ma qui nessuno parla di cifre concrete, nessuno porta studi e analisi a sostegno delle proprie proposte. E’ tutto un minestrone da cui non si capisce più nulla e immagino che l’intento sia proprio quello. E intanto lo spread Btp-Bund continua a salire: ha superato ampiamente quota 300 punti, denotando come la protezione della Banca Centrale Europea stia via via scemando, come la credibilità del nostro Paese all’interno dell’Unione Europea.

Il punto è che stanno giocando col fuoco, ma il bello è che qualora si bruciassero saremmo noi a pagarne le conseguenze. Non hanno il coraggio di proporre l’aumento dell’IVA, perché sarebbe impopolare e decisamente recessivo per la nostra economia, molto debole specialmente nella domanda interna. Almeno che si sbrighino se lo vogliono fare, quantomeno ci togliamo il dente e, forse, il dolore. Si parla addirittura di una soluzione tampone di 3 mesi con aliquota massima dell’IVA portata al 22%. Il prossimo passo sarà approvarlo e poi dimenticarsi dei 3 mesi…
Potevamo approvare la manovra suggeritaci dall’Europa e tranquillizzare i mercati, nazionali ed europei; invece non riusciamo a trovare il bandolo della matassa, si taglia per non tagliare e si continua a sprecare, tempo e denaro.

Altro giovedì nero per Piazza Affari (e non solo)

Altra giornata di passione per le borse mondiali. I principali listini del mondo vivono oggi una giornata contraddistinta da pesanti vendite. Traino della crisi finanziaria sembra essere l’Europa, specialmente il mercato guida del Vecchio Continente, quella Germania che tanto aveva sostenuto Europa ed Euro nel passato ora vacilla pesantemente e mette a rischio l’intera Eurozona. La crescita economica della Germania è ferma, immobile. E non aiuta nemmeno lo stallo delle trattative Sarkozy-Merkel che hanno semplicemente alimentato confusione ed incertezza, benzina per chi vuole speculare al ribasso.

Anche l’America non aiuta, anzi. Brutti i dati sul mercato del lavoro e sull’inflazione, l’ennesima conferma che gli Stati Uniti vivono un periodo di grossa difficoltà che va ben oltre la perdita della tripla A da Standard & Poor’s. Non si è riusciti a curare al meglio la crisi finanziaria precedente, ora potrebbe essere l’avvio di una vera e profonda recessione, perché la liquidità scarseggia e in pochi possono permettersi di investire nell’economia, è la sconfitta dell’economia del debito.

Per quanto riguarda la cosiddetta “Tobin tax” sulle transazioni finanziarie credo sia più che giusta. Il punto è che non bisogna solo annunciarla, bisogna imporla. Con gli annunci finiamo soltanto col peggiorare le cose, facendo anticipare operazioni speculative. E’ tempo di “fare”, non di “parlare”. Le parole stanno a zero e, a dirla proprio tutta, più si parla e più i mercati crollano. Quindi, cari potenti della Terra, tappatevi la bocca e pensate e trovare le soluzioni migliori e a metterle in pratica nel minor tempo possibile.

P.S. Milano, al momento, fa all’incirca -6%. Il DAX tedesco è sulla falsariga della nostra performance. USA a -4%.

Spiazza Affari

Non c’è niente da fare, le Borse non vogliono proprio superare il momento di crisi e continua l’inesorabile caduta libera dei listini mondiali. Quest’oggi avevano cominciato male i listini asiatici: la Borsa di Tokyo chiude la seduta in calo del 2,18%, scontando il downgrade del rating Usa deciso da Standard & Poor’s: l’indice Nikkei si attesta a 9.097,56, con una perdita secca di 202,32 punti; l’indice Composite della borsa cinese ha terminato le contrattazioni a -3,79%, finendo a 2.526,82 punti. Hong Kong -2,17%, grazie ad un recupero finale.

L’Europa, invece, aveva aperto in modo disomogeneo. Molto bene Spagna e Italia (grazie all’intervento della BCE), male il resto, guidato dal DAX tedesco decisamente rosso. Le chiusure, però, sono state tutte decisamente negative: gli indici della borsa milanese hanno terminato le contrattazioni in calo di oltre due punti percentuali allineandosi al resto d’europa, con le piazze finanziarie che hanno accusato forti ribassi a causa della debacle di Wall Street. Il Ftse mib ha terminato le contrattazioni in calo del 2,43% a 15.639 punti, Ftse all share -1,68%, Ftse star -3,75%. Giornata in picchiata per la Borsa di Atene che ha chiuso a -6% con l’indice guida Athex sotto la soglia psicologica dei 1.000 punti a 998,24.Va a picco anche Mosca, trascinata al ribasso dal downgrade degli Stati Uniti e dal calo del prezzo del petrolio. L’indice RTS ha chiuso in calo del 7,84% a 1.657,77 punti.

L’indice tedesco DAX ha chiuso il lunedì nero con una performance negativa di -5,02% a 5.923,27 punti, il CAC40 di Parigi a -4,68% a 3.125,19 punti, mentre la borsa di Londra ha chiuso a -3,39%. Insomma, la giornata è stata nerissima per tutti e noi siamo riusciti a limitare i danni grazie all’avvio spint che ci ha dato un notevole vantaggio rispetto agli altri listini europei. Dio solo sa cosa sarebbe successo se la Banca Centrale Europea non avesse deciso di iniettare nuova liquidità sul mercato acquistando titoli di Stato italiani e spagnoli. È stato come tentare di spegnere un incendio con un bicchiere d’acqua, del tutto inutile. La speculazione si sposta dalla periferia verso il centro, è un virus che non si sconfigge salvando prima l’uno poi l’altro. Manca credibilità all’Euro e a tutta la politica dell’Europa intera.

Per quanto riguarda Piazza Affari, direi che nemmeno gli interventi straordinari della BCE sono in grado di dare una scossa rialzista al mercato. C’è tanta voglia di vendere e si continua a sprofondare. Qualcuno già ipotizza un FTSE Mib che potrebbe arrivare fino a 13.500 punti prima di invertire la tendenza. Dagli Stati Uniti si parla di una possibile nuova crisi, dagli effetti tremendamente superiori a quella del 2008. Mi auguro che tutto ciò non corrisponda al vero, ma sinceramente comincio ad essere un pochino preoccupato, seriamente preoccupato.

Crescita economica: Italia ultima nel G7

Ripresa economica in rallentamento nei paesi avanzati dell’Ocse, anche in Italia dove nel quarto trimestre l’espansione del Pil si è limitata al più 0,1 per cento dai tre mesi precedenti contro il più 0,3 per cento del terzo trimestre – dato che la colloca all’ultimo posto tra i Paesi del G7 – mentre due paesi, Giappone e Gran Bretagna, sono tornati ad accusare cali, rispettivamente dello 0,3 e dello 0,5 per cento. Oggi l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pubblicato le tabelle riassuntive delle performance economiche dei suoi maggiori Stati membri negli ultimi tre mesi del 2010, assieme all’aggregato generale. Nell’area Ocse la crescita del Pil ha segnato un più 0,4 per cento nel periodo in esame, rispetto al trimestre precedente, un rallentamento dal più 0,6 per cento del terzo trimestre, che a sua volta aveva segnato una attenuazione dal più 0,9 per cento del secondo trimestre.

Il dato generale nasconde tuttavia andamenti diversificati: gli Stati Uniti hanno segnato una accelerazione, con un Pil al più 0,8 per cento dal più 0,6 per cento dei tre mesi precedenti. L’area euro ha mantenuto lo slancio, con un più 0,3 per cento, dato analogo ai tre mesi precedenti; stessi valori in Francia mentre la Germania ha segnato una moderazione della crescita al più 0,4 per cento, dal precedente più 0,7 per cento. Nel confronto su base annua sempre nel quarto trimestre la crescita del Pil dell’intera area Ocse si è attestata al 2,7 per cento, dal più 3,2 per cento dei tre mesi precedenti, in Italia ha invece segnato una leggera accelerazione, più 1,3 per cento dal più 1,2 per cento del terzo trimestre.

Buon 2011! Previsioni economiche (non attendibili)

Uno speciale benvenuto all’Estonia che entra nell’area Euro, sperando che essa non sia motivo di ulteriore instabilità e vulnerabilità del sistema monetario europeo, uscito con le ossa rotte dalla crisi dei debiti Paese dei cosiddetti P.I.G.S. L’Estonia dovrebbe essere un Paese solido è affidabile: ha dato vita a Skype è uno dei primi al mondo per innovazione diffusione ed utilizzo delle nuove tecnologie, come Internet e l’ e-commerce, tanto da guadagnarsi il soprannome di e-Stonia. Per quanto riguarda i mercati finanziari è difficile fare previsioni valide; quello che è certo che i debiti Paese continueranno ad essere il punto debolo del sistema Europa, suggerendo di mantenere una posizione più sicura ed attendista sul mercato dei titoli di debito, ancora lontani da rendimenti accettabili e da scarsa volatilità.

Invece, potrebbe essere l’anno buono di una ripresa del mercato azionario. Vero è che le attese degli investitori sono state disattese, almeno in Italia, con un mercato che ha registrato una performance negativa di -12%, ma va detto che da marzo ’09 a dicembre ’09 il recupero era stato molto forte e decisamente positivo per gli investitori azionari. Il mercato azionario italiano è ancora troppo condizionato dalle turbolenze finanziarie sul comparto bancario, settore che ha letteralmente trainato nel baratro i listini italiani.

Unico punto su cui si può essere abbastanza certi sono gli investimenti alternativi: le commodities sono sempre un valido strumento utile per diversificare il proprio portafoglio e dargli quel giusto trend direzionale che porti risultati utili in termini di performance. Ovviamente tutto dipende sempre dalle dinamiche della domanda di materie prime e simili, quindi anche dalla ripresa economica globale che sarebbe manna per le economie più sviluppate. Finora ci sono solamente focolai di ripresa, ci vuole un bell’incendio, bello grosso…

Su altro non mi voglio sbilanciare troppo, ho già scritto troppe cazzate. Quello che mi auguro è che la crescita economica arrivi e sia una crescita economica reale. Più lavoro, più ricchezza reale distribuita, più benessere sociale. Basta palle e numeri inutili, bisogna che i numeri abbiano un significato più concreto, c’è bisogno di un vero slancio economico, non semplicemente di dati per pavoneggiarsi di fronte agli elettori.

Aziende italiane, le più tassate d’Europa

L’indagine comparata Paying Taxes 2011. The global picture, realizzata come ogni anno da Banca Mondiale e PriceWaterhouse Coopers sui diversi sistemi di tassazione nazionale di 183 paesi. Le aziende italiane sono le più vessate d’Europa e tra le più oberate al mondo, tra tributi nazionali e locali, contributi previdenziali e sociali e oneri fiscali che fanno schizzare l’indice italiano di carico fiscale complessivo per le aziende (total tax rate) al 68,6% contro una media eropea del 44,2% e mondiale del 47,8%. (Pmi.it)

Cos’altro aggiungere alla dura realtà dei numeri? Non ci sono parole per esprimere il disastro della situazione fiscale italiana, una realtà che ci vede fanalino di coda in Europa e che dà una motivazione evidente alle difficoltà di crescita economica del Paese nel suo complesso. Questo alimenta pure l’evasione fiscale, pessimo fenomeno in generale, ma che trae una grande giustificazione dalla pressione fiscale italiana, troppo pesante per ammettere la possibilità di evasione nulla. Un altro dato oggi avvalora tale tesi: sale la pressione del fisco in Italia: nel 2009 è cresciuta al 43,5% del prodotto interno lordo dal 43,3% del 2008. È quanto riferisce l’Ocse nelle stime preliminari relative all’anno scorso contenute in «Revenue Statistics». Prima dell’Italia nel 2009 si collocano solo la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%). Oltre a Danimarca, Svezia e Italia, i paesi Ocse che nel 2009 hanno registrato una pressione fiscale sopra il 40%, rispetto al prodotto interno lordo, sono: Australia, Belgio, Finlandia, Francia e Norvegia.

Insomma, non c’è da stare allegri. Qui bisogna evadere, ma evadere sul serio, verso l’estero. Lavorare per mantenere uno Stato burocrata e costosissimo non è tra i miei principali sogni e, mi immagino, non sia nemmeno quello di molti. Pensare ad una vera riforma fiscale eh? No? Meglio scannarsi in Parlamento per una stupida fiducia? La pressione la sento forte, ma non posso dire dove…

I bancari fanno colare a picco le Borse europee

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Ennesima giornata nera per i listini europei, trascinati al ribasso dai timori di una ripresa economica che sembra sempre più lontana, un’uscita dal tunnel che non si avvicina mai. Riporto qui sotto una breve sintesi della giornata odierna:

Giornata pesante per le Borse europee che non sono riuscite a trovare alcuno spunto per risalire la china, accelerando piuttosto al ribasso nel pomeriggio. Ad alimentare ulteriori vendite ha contribuito il deludente dato macro Usa sulla bilancia commerciale, il cui deficit si è allargato più del previsto. Anche in conseguenza di ciò gli indici a stelle e strisce finisco nel mirino dei ribassisti e in particolare il Nasdaq Composite che arretra di quasi tre punti.
Pesante anche l’intonazione dei listini del Vecchio Continente ceh vendono il Cac40 scendere del 2,59%, mentre il Ftse e il Dax30 arretrano rispettivament del 2,38% e del 2,1%.
La peggiore performance in Europa è quella di Piazza Affari dove l’indice Ftse Mib scivola ridosso di area 20.600, con un affondo del 3,03%.
Crollo verticale per Azimut che arriva a perdere oltre otto punti percentuali, ma i venditori si accaniscono anche su STM che arretra del 4,93%, sulla scia anche delle indicazioni negative di Jp Morgan.
Vendite diffuse sui bancari con Intesa Sanpaolo che lascia sul parterre il 5,72%, seguito da Banca Popolare di Milano eda Ubi banca che flettono del 4,87% e del 4,58%. In ribasso di oltre il 3,5% Banco Popolare, Monte Paschi e Mediobanca, insieme a Unicredit che scende del 3,46%.
Tra le blue chips che si difendono meglio troviamo Parmalat e Terna che limitano le perdite al di sotto dell’1%. In rosso del 2,08% Telecom Italia che dopo il rally di ieri presta il fianco alle prese di profitto, complice anche la mossa di Ubs che ha deciso di confermare il rating “buy” sul titolo, abbassando però il target price da 1,3 a 1,25 euro.

fonte: Trend-Online.com

Usciremo mai da questa crisi? Ovviamente la risposta è sì, ma da giovane attualmente disoccupato e accademicamente votato al settore finanziario non posso non essere preoccupato per questi dati che non promettono nulla di buono. I titoli crollano, le banche tagliano il personale e in generale le opportunità di lavoro non sembrano aumentare, specialmente per i giovani.