La rivolta dello zerbino

Fabio Fazio, giornalista e conduttore tv. È una persona che, si può dire tranquillamente, ha avuto tanto dalla vita professionale, soprattutto in Rai. Sostanzialmente, ha condotto tutti i programmi che uno poteva sognare di condurre, è uno che non si può lamentare. Ma come ha fatto per arrivare all’apice del successo? Senza voler sminuire le sue doti professionali (che non giudico, perché non conosco), Fabio Fazio ha sempre avuto quell’atteggiamento “flessibile”, oserei dire “democristiano”, raggiungendo vette tali da fargli ottenere il titolo di “uomo zerbino”.

Ora, qualche giorno fa, lo zerbino si è ribellato, un evento più unico che raro. Fazio ha denunciato l’intromissione della politica nella Rai, una situazione insostenibile per lui. Ok, bravo, finalmente se n’è accorto! Un po’ tardi, forse, ma meglio tardi che mai. Il punto è che questa polemica, formalmente corretta e condivisibile, è stata tirata in ballo per nascondere il vero motivo della rivolta: i soldi! Eh sì, perché quello che Fazio non digerisce non è tanto l’ingerenza della politica nella Rai, nei suoi contenuti, bensì per il fatto che siano stati imposti dei tetti agli stipendi nel pubblico che, quindi, coinvolgono anche mamma Rai. Finché la politica ha abusato della Rai e lui, da buon zerbino, non ha mai osato alzare la voce, ha sempre sorriso e ammiccato al politico di turno in voga al momento. Spiace dirlo, ma Fazio ha fatto un autogol con questa polemica, ha dimostrato come il denaro sia sovrano su tutto, anche sulla dignità delle persone.

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Il Sancta Santoro

Michele Santoro leva le tende e saluta mamma Rai. Il suo programma, Annozero, è stato tolto dai palinsesti e il noto giornalista e conduttore televisivo ha deciso, consensualmente con la Rai, di separare la propria carriera da quella della tv di Stato. E’ una storia già scritta, prevedibile, data l’aria politica che tira e per l’atteggiamento sempre più provocatorio del buon Michele, sempre pronto a calcare la mano contro l’attuale maggioranza politica, mettendo in serio imbarazzo i vertici di Rai Due e dell’intera Rai.

Il punto è che Annozero era uno dei pochi che riusciva a creare audience in Rai. Oramai la tv di Stato ci propina dei programmi inguardabili, delle serie tv soporifere e banali, con un taglio sempre meno giornalistico e sempre più legato al varietà. La gente, però, chiede informazione, ne ha bisogno. E non è che Santoro sia la bocca della verità, è semplicemente quella “voce fuori dal coro” che tanto piace e che ogni tanto si vuole sentire, anche per aprire un dibattito, un contraddittorio. E fa specie, quindi, che una televisione cacci chi gli porta ascolti e, per riflesso, soldi. Per di più si tratta della tv di Stato, quindi la nostra tv. Cioè, adesso chi prenderà il posto di Santoro? Vittorio Sgarbi? Oppure Giuliano Ferrara avrà un programma in prima serata tutto per sé?

Ora La7 è pronta a braccia aperte per accogliere Santoro. Dopo Mentana si fa strada l’ipotesi di un nuovo arrivo per il terzo polo della televisione italiana. E bisogna dire che Mentana è stato un grosso colpo per La7, con i telespettatori che si sono subito resi conti della qualità maggiore del nuovo telegiornale, imparziale e sobrio, un telegiornale che non ha bisogno di leccare il culo a Berlusconi e nemmeno di mostrare tette e culi per aumentare la propria visibilità.
La Rai aveva una grande occasione di mostrare il proprio distacco dal potere politico. Ha fallito in pieno, perché appena il PdL ha cominciato a perdere consensi si è potato colui che dava più fastidio. E se il trend dovesse continuare, il prossimo a saltare sarebbe Giovanni Floris, un altro che sta sulle balle al premier, ma che ancora potrebbe convertirsi.

Belen troppo sexy: scaricata dalla Tim

Belen Rodriguez torna a far parlare di sé: dopo le vicende legate a Fabrizio Corona, con i due che si prendono e poi si mollano e poi non si capisce se si conoscono, dopo la proclamazione a valletta di Sanremo accanto al buon Gianni Morandi, ecco che la povera argentina è colpita da un’onta infamante: la Belen non tira più. La Tim, infatti, l’ha scaricata come testimonial dei propri spot, perché pare che al posto di aumentare le vendite di utenze telefoniche stiano in realtà diminuendo, con grave danno economico per la Telecom mobile e con grossa soddisfazione dei competitors del mercato.

Ammetto che non ho mai apprezzato a fondo la guapa argentina. Certamente è molto bella, però quel suo porsi sempre al centro dell’attenzione non mi è mai piaciuto, denota una persona che vuole mostrare semplicemente la propria mercanzia senza voler dimostrare di valore molto più di un paio di tette o di un sedere a mandolino. Però bisogna dire che la Tim, in questo caso, non ci fa una bella figura. Infatti, sapeva benissimo che razza di donna stava scegliendo come testimonial e, probabilmente, voleva proprio una donna che desse l’impressione di essere una “ragazza facile” e disponibile, che vendesse in primis l’immagine del proprio corpo prima ancora di vendere schede telefoniche e chiavette internet. Se ora si lamentano dell’impressione provocante della Rodriguez direi che dovrebbero prima farsi un esame di coscienza. Troppo spesso, infatti, si preferisce competere sul mercato a colpi di tette al vento o di culi in primo piano, piuttosto che competere sui prodotti, sull’offerta proposta, sulla qualità e sui prezzi.

Belen Rodriguez viene giustamente scaricata dalla Tim, ma non credo che le perdite di mercato di Tim siano dipese solamente dagli sculettamenti della Belen. A monte c’è una compagnia telefonica molto più cara della media di mercato, con offerte scadenti e che per essere al centro dell’attenzione ha bisogno di mostrare belle donne poco vestite, oppure le deve scaricare.

Lombardia, addio alla tv analogica

Domani tutta la Lombardia sarà digitalizzata. La tv analogica va in pensione e lascia il passo alla nuova tecnologia digitale che promette un maggior pluralismo con un maggior numero di canali televisivi, nonché maggiore qualità audio e video. Da domani, 26 novembre, anche Milano vivrà lo switch off definitivo e, quindi, per continuare a vedere la televisione sarà necessario dotarsi di un decoder del digitale terrestre, oppure acquistare un nuovo televisore con decoder integrato.

Personalmente, io sono già passato da tempo al digitale terrestre. Ergo, il passaggio per me sarà indolore e, credo, che i cittadini di Milano e provincia si siano già prontamente attrezzati per evitare di trovarsi improvvisamente il televisore oscurato e inutilizzabile. Per quanto mi riguarda, trovo il digitale ancora poco efficiente, il segnale è spesso debole e questo mina severamente la qualità audio e video del digitale. Il pluralismo, poi, è una chimera. La lista dei canali è piena di canali doppi, ridondanti e troppo spesso inutili. Srà migliorata la qualità delle immagini, ma certamente non è migliorata la qualità dei contenuti.
Vabbè, si tratta di una tecnologia ancora in gestazione, preferisco lasciarle un minimo di tempo per dimostrare che il passaggio ha avuto un senso, prima di pensare, invece, che si sia trattato del solito metodo per spillare ulteriori soldi agli Italiani.

Il ritorno di Annozero

Questa sera, su rai 2 è in palinsesto il ritorno di Annozero, la nota trasmissione guidata da Michele Santoro, giornalista spesso condannato per la sua faziosità a favore della sinistra italiana e, quindi, di essere un acceso oppositore di Silvio Berlusconi. Personalmente non so nemmeno se si possa essere assolutamente sicuri che il programma andrà in onda, perché attorno ad esso aleggia una fitta coltre di nebbia, un profondo oscurantismo che ha negato persino gli spot pubblicitari per il suo ritorno sulla tv pubblica. Indipendentemente dalle proprie idee politiche e dalla simpatia/antipatia nei confronti del rosso Santoro, credo che sia alquanto anomalo vedere un programma da prima serata, un programma che ha avuto un incremento forte degli ascolti nel corso del tempo, privo del naturale palinsesto pubblicitario, nonché delle firme dei contratti di Marco Travaglio e di Vauro.

Insomma, se si vuole far credere che l’informazione pubblica non sia pilotata, ecco che questi fatti fanno pensare in maniera diametralmente opposta. E lo sostengo pur non essendo un fan di Santoro. A me spesso risulta antipatico, però desidero che sia rispettato nel suo lavoro, soprattutto quando è sorretto da audience importanti che gli fanno meritare il ruolo che ricopre e l’importanza del suo programma. Annozero e Santoro non possono essere semplicemente etichettati come “anti-berlusconiani“, perché è un programma che principalmente dà voce a persone che troppo spesso non hanno modo di essere sotto la luce dei riflettori, di avere anche l’occasione per porre domande e consigli alla nostra classe politica, i nostri dipendenti pubblici, i politici italiani. Penso che la rovina dell’informazione pubblica non sia Santoro. Forse ci vorrebbero più Santoro, più “Santori” con diverse ideologie e meno Minzolini, tanto per citare un nome, forse uno dei peggiori (prossimo candidato in politica? Sarei quasi disposto a scommetterci!).

Se avrò occasione guarderò certamente almeno qualche sprazzo del programma di Santoro, perché ho sempre apprezzato chi si sforza di fare informazione nel miglior modo possibile; Santoro è un ottimo giornalista, migliore di tanti altri che si fregiano di questo titolo, che si vantano di essere giornalisti e non sono altro che zerbini.

Una strada per Bettino Craxi

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Bettino Craxi è stato un grande protagonista della storia politica d’Italia. Su questo non vi è dubbio, per i ruoli da lui ricoperti e per alcuni fatti di cronaca che ancora oggi si ricordano: ad esempio, la cosiddetta “Crisi di Sigonella” in cui l’allora presidente del Consiglio Craxi mostrò il pugno di ferro all’allora presidente americano Ronald Reagan, in merito al destino dei sequestratori dell’Achille Lauro. Purtroppo, però, il buon Bettino è ricordato anche per altri spiacevoli fatti, molto meno valorosi di quello di Sigonella. Per non fare una brodaglia di commenti sulla sua persona, mi limito ad elencare la sua fedina penale. Bettino Craxi è stato condannato (con sentenza passata in giudicato) a:

  • 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sat;
  • 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito, per le mazzette della metropolitana di Milano.

Per il resto dei processi ancora pendenti è stata pronunciata estinzione a causa del suo decesso. Ed inoltre, Bettino Craxi decise di osservare i processi dalla comoda spiaggia di Hammamet, per un esilio autoimpostosi che sapeva più che altro di fuga da una condanna certa (Silvio si è evoluto, lui non va in esilio, lui manda in esilio la Giustizia). Dunque, non parliamo certamente del miglior statista che la storia d’Italia abbia conosciuto, certamente non quello più limpido ed onesto. Fa riflettere, quindi, la volontà del sindaco di Roma Gianni Alemanno di intitolare al defunto Craxi una strada di Roma. Ma come, tra tutte le alte personalità di spicco che l’Italia ha saputo offrire al mondo intero, tu (caro Gianni) vai a beccare un corruttore/corrotto? Va detto che il primo ad avere la brillante idea fu Walter Veltroni, ma di lui non mi sorprendo, dopo averlo visto perdere un’elezione che poteva solo vincere direi che la sua affidabilità ed attendibilità è decisamente scadente. Sorprende come questa intesa bipartisan sull’intenzione di intitolare una strada a Bettino Craxi. Da italiano sono allibito, dopo tutti i danni commessi dovremmo pure intitolargli una strada? Dov’è il nesso? Quale sarebbe la motivazione del gesto?

Non sono un cittadino di Roma e, volendo guardare, non sono nessuno per contestare questa decisione, però personalmente da cittadino italiano mi sento offeso nel vedere tante attenzioni per una persona che ha legato il proprio nome a diversi reati di corruzione, finanziamento illecito, tangenti. Craxi ha dato il via alla nascita dell’egemonia mediatica di Silvio Berlusconi, permettendogli di ottenere 3 reti televisive in concessione e consegnandogli la propria eredità politica, l’eredità del partito socialista, defunto insieme a lui.

Grillo, era acqua o vino quella che bevevi?

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Ieri sera il comico Beppe Grillo è stato ospite alla trasmissione “Exit” del canale La7, autore di un intervento in diretta mentre si trovava a Bruxelles dopo aver parlato al Parlamento europeo. E’ già questa di per sé è una notizia sconvolgente, poiché Beppe Grillo tende ad apparire raramente in televisione, probabilmente perché non gradito dalla televisione stessa piuttosto che per scelta propria. Un personaggio italiano che viene invitato a parlare al Parlamento europeo fatica a trovare spazio nelle tv nazionali… è proprio strano, eh?
Comunque sia, l’intervento di Grillo è stato decisamente interessante. 20 minuti di Grillo sono più interessanti ed utili di ore ed ore della classe politica media attuale, che parla parla, ma prevalentemente di cose futili, secondarie. Grillo tocca invece pochi punti ma essenziali, vitali. Energia, Acqua, Rifiuti, Economia, Politica. Beppe Grillo ha un potere mediatico incredibili, frutto della sua pungente ironia, ma anche della qualità delle proprie idee e dell’esprimere il pensiero della gente comune, senza troppi giri di parole e con una grande trasparenza. Ha detto cose certamente condivisibili e logiche. Non voglio dire che fossero vere, perché non credo che Beppe Grillo sia il custode della Verità assoluta, come nessun’altro, d’altronde. Però ha detto cose chiare, ha parlato dei manager strapagati, dell’acqua pubblica, della mobilità, delle liste civiche e della Carta di Firenze, della politica completamente distaccata dal proprio elettorato, poiché gli elettori non contano più nulla, o quasi.

Ad un certo punto, dal silenzio dello studio, si alza una voce che fa: «Grillo, era acqua o vino quella che bevevi?». Lì per lì non ho capito chi potesse aver rivolto una domanda così idiota. Mai avrei pensato, comunque, ad un membro (secondario) dell’attuale esecutivo! Si tratta del sottosegretario allo Sviluppo economico Adolfo Urso, persona di cui finora ignoravo l’esistenza e che, sinceramente, avrei preferito continuare ad ignorare (Per chi fosse interessato, qui trovate il suo sito personale). La risposta di Urso è stata a dir poco demenziale, segno evidente di una classe politica che, di fronte alle idee di Beppe Grillo non sa cosa rispondere e si aggrappa all’attacco diretto alla persona. Ma, udite udite, spulciando in rete ho pure scoperto che il soggetto dovrebbe essere un promotore dell’Osservatorio parlamentare, una specie di casa della cultura del centro-destra… oh my God! Ma dove stiamo finendo? Direi che in Italia ci vogliono più Grillo e meno Urso!

Sabina Guzzanti torna in tv: ad Annozero nei panni di Berlusconi


Sabina Guzzanti imita Berlusconi

Dal blog del suo sito ufficiale, la comica Sabina Guzzanti ha annunciato di aver registrato tre pezzi di Berlusconi per la puntata di questa sera (giovedì) di Annozero, la nota trasmissione condotta da Michele Santoro. Dopo 5 anni di assenza dalla televisione italiana si sentiva proprio la mancanza della Guzzanti nel panorama televisivo, eh? Echeggiano ancora nell’aria le feroci polemiche dopo il suo intervento alla manifestazione di Piazza Navona, quando si meritò una denuncia da parte del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna e una richiesta di danni pari ad 1.000.000 di euro, oltre alle polemiche innescate contro la Chiesa cattolica, il Vaticano e Papa Benedetto XVI.
Ora, indipendentemente da come andrà a finire il procedimento penale e civile (direi soprattutto quello civile) che la vede coinvolta con la ministra Carfagna, trovo che in questo momento particolare per il nostro Paese sia meglio che la Sabina nazionale si occupi solo ed esclusivamente del teatro, senza andare in tv a creare ulteriori polemiche, perché gli Italiani ne hanno già abbastanza. Auguro alla Guzzanti tanta fortuna col suo “Vilipendio Tour – parte 3″, credo possa essere un’ottima artista, una voce fuori dal coro che aiuta la gente a riflettere, ma per il momento resterei lontano dagli ambienti televisivi, almeno finché le acque sull’economia e sull’argomento scuola non si siano calmate.

Sabina Guzzanti è una voce importante di protesta contro la politica e, in special modo, contro l’attuale premier Silvio Berlusconi. Ha il demerito, a mio avviso, di eccedere spesso nei toni e di non riuscire a capire, quindi, il limite da non valicare per non andare a vantaggio dell’avversario. Insomma, va molto bene essere controcorrente, criticare anche aspramente, ma se si supera il limite si finisce col fornire un assist al bacio per la persona che si vuole colpire. Se la Guzzanti è contraria a Berlusconi, come persona e come politico, fa bene ad esprimere il proprio dissenso, ma deve anche capire che l’eccesso nelle parole e negli atteggiamenti è un boomerang che crea consenso proprio verso colui che vorrebbe colpire. E stasera penso proprio che la Guzzanti non resisterà dal desiderio di lanciare quel boomerang…