+ Prendi – Spendi. Sicuro Euronics?

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Oggi mi è arrivata una mail pubblicitaria da Euronics e sono stato catturato, rapito dallo slogan principale: + Prendi – Spendi. Cavolo, che bello! Messa in questi termini, sembra davvero che uno più acquista e meno debba spendere! Cioè, a sto punto mi presento nel negozio Euronics più vicino e dico: “Salve, vorrei comprare tutta la baracca, quando mi pagate per farlo?”

Non voglio insinuare che si tratti di pubblicità ingannevole, ma diciamo che poco di manca. Lo slogan è volutamente ingannevole, perché non è (ovviamente) assolutamente vero che più prendi e meno spendi. Diciamo che è vero solo per alcune, poche cifre di spesa (Diciamo per spese uguali o poco superiori ai “valori soglia” può essere vero che più prendi e meno spendi, ma per essere sicuro dovrei leggere tutte le condizioni). Quello che è vero, come capita spesso nel commercio in generale, è che all’aumentare dell’ammontare degli acquisti si ottengono sconti crescenti. Sai che novità…

Volevo dire a Euronics (e a tutti quelle aziende che lanciano campagne pubblicitarie “giocando con le parole”) che obiettivamente non amo essere preso in giro, preferisco di gran lunga la sincerità; secondo me, alla lunga, più menti e meno prendi.

L’insostenibile tristezza dello spot Samsung

La Samsung è un colosso della tecnologia, dell’innovazione, dell’IoT, ecc., ma non è possibile dimenticare che l’azienda coreana, con il lancio del suo ultimo cellulare della serie “Note” (il disgraziato Note 7) ha fatto una cavolata di proporzioni immense. Anticipare il lancio del suo nuovo prodotto per “tagliare la strada” all’Iphone 7 in uscita nel mese successivo si è rivelato il miglior spot che Apple potesse ideare. Il Note è diventato lo zimbello di tutti gli smartphone per quella sua indole esplosiva. Infinite prese per il culo, videogiochi che l’hanno inserito come arma non convenzionale, eccetera eccetera, hanno inflito un colpo pesante al progetto Samsung Note, progetto che fino ad allora aveva rappresentato un punto di forza per la multinazionale coreana.

Ok, la frittata è stata fatta. L’azienda si è affrettata a ritirare il prodotto (in 2 tranches, la seconda una volta resasi conto che il problema non era risolvibile, per così dire, da remoto e per evitare ulteriori figuracce), si è scusata pubblicamente e ha aperto indagini interne per capire l’origine, la causa del problema. Tutto bene, tutto nella norma, finché non è spuntato in TV il nuovo spot Samsung [link al video]. Nel nuovo spot l’azienda mostra come testa in maniera estrema i propri cellulari, di quanto sono rigorosi nei controlli e nelle verifiche; personalmente, però, il messaggio che traspare dallo spot si divide in:

  1. riesumare la vicenda Note che, comunque, stava affievolendo nelle menti dell’opinione pubblica;
  2. dare l’impressione che questi controlli così rigidi siano stati introdotti solo dopo il “Notegate”.

Samsung, ovviamente, deve dare importanza alla qualità, ci mancherebbe. È un leader mondiale nella tecnologia, produce prodotti ai massimi e più evoluti standard tecnologici che si fa pagare profumatamente, è ovvio che debba stare molto attenta alla qualità di ciò che vende, perché deve soddisfare le richieste e le aspettative della propria clientela. Il punto è che nel caso del Note 7 la qualità è proprio mancata. Capisco che Samsung voglia tessere le lodi del proprio Sistema di Gestione Per la Qualità, ma si tratta di mettere a confronto la realtà di uno spot pubblicitario contro la realtà di un errore di proporzioni mastodontiche. Credo che sarebbe sufficiente dire che si è individuata la causa del problema e vi è stato posto un rimedio efficace. Tutto il resto non serve, anzi, lascia addosso un po’ di tristezza.

La mia posizione sul nucleare italiano

Da settimana, ormai, lo spot del Forum Nucleare Italiano (video) continua a riempire i palinsesti televisivi invitando gli Italiani a prendere una posizione specifica sull’energia nucleare, perché è un obbligo essere o pro o contro. Lo spot è stato criticato aspramente per un sottile (poi nemmeno tanto sottile) messaggio subliminale a favore del nucleare che lo spot lancia, a partire della suddivisione fra “bianco” (pro) e “nero” (contro). La scacchiera è il teatro della pubblicità, una partita che si gioca da due gemelli che si sfidano sulla base delle rispettive argomentazioni.

Comincio subito col dire che io sono nero, sono contrario al nucleare e ci sono svariati motivi che mi portano ad assumere questa posizione, motivi importanti che vengono stranamente tralasciati dallo spot. La pubblicità in questione batte pesantemente il tasto sul fatto che non sia possibile affidare il nostro futuro energetico ai soli combustibili fossili, ma si minimizza l’utilizzo delle energie rinnovabili. Il punto è che a tutt’oggi potrebbe finire prima l’uranio rispetto ai combustibili fossili. Sarebbe come passare dalla padella alla brace, senza risolvere quindi il problema dell’approvvigionamento energetico e comportando la nascita di nuovi rischi legati alla sicurezza ed alla vulnerabilità delle centrali nucleari. E se una risorsa scarseggia è inevitabile che il suo prezzo sul mercato aumenti, facendo lievitare la nostra bolletta energetica nazionale.

Inoltre, quanto tempo ci vorrebbe per nuclearizzare il nostro sistema energetico? Non sono un ingegnere, ma credo che tra tempi di progettazione, realizzazione e collaudo possa trascorrere un tempo compreso tra i 5 e i 10 anni, quantomeno. Considerando poi che siamo in Italia, direi che i tempi possono solo aumentare. L’investimento pubblico è troppo spesso sinonimo di ritardi e tutto ciò comporterebbe un deciso aumento dei costi di implementazione degli impianti nucleari. Eh sì, perché è facile parlare di nucleare, ma troppo spesso si evita di parlare dei costi ad esso connessi. Oltre alla variabile uranio, bisogna tenere conto dei costi fissi iniziali che bisogna sopportare e non si parla di bruscolini, si parla di miliardi di euro. E col debito pubblico che ci ritroviamo non è che possiamo buttare soldi in un investimento che non promette nulla di buono e non dovrebbe portare a grandi benefici. Si tratta semplicemente dei soliti intrallazzi politico-economici che riguardano i nostri governanti e le lobby economiche private, sempre pronte a buttarsi come avvoltoi su loschi affari e soldi facili. È sempre la solita Italia, troppo difficile puntare sulle rinnovabili, è una scelta troppo semplice, logica ed economica (per noi) per essere presa in considerazione.

E voi che posizione avete sul nucleare? Votate votate votate!

Belen troppo sexy: scaricata dalla Tim

Belen Rodriguez torna a far parlare di sé: dopo le vicende legate a Fabrizio Corona, con i due che si prendono e poi si mollano e poi non si capisce se si conoscono, dopo la proclamazione a valletta di Sanremo accanto al buon Gianni Morandi, ecco che la povera argentina è colpita da un’onta infamante: la Belen non tira più. La Tim, infatti, l’ha scaricata come testimonial dei propri spot, perché pare che al posto di aumentare le vendite di utenze telefoniche stiano in realtà diminuendo, con grave danno economico per la Telecom mobile e con grossa soddisfazione dei competitors del mercato.

Ammetto che non ho mai apprezzato a fondo la guapa argentina. Certamente è molto bella, però quel suo porsi sempre al centro dell’attenzione non mi è mai piaciuto, denota una persona che vuole mostrare semplicemente la propria mercanzia senza voler dimostrare di valore molto più di un paio di tette o di un sedere a mandolino. Però bisogna dire che la Tim, in questo caso, non ci fa una bella figura. Infatti, sapeva benissimo che razza di donna stava scegliendo come testimonial e, probabilmente, voleva proprio una donna che desse l’impressione di essere una “ragazza facile” e disponibile, che vendesse in primis l’immagine del proprio corpo prima ancora di vendere schede telefoniche e chiavette internet. Se ora si lamentano dell’impressione provocante della Rodriguez direi che dovrebbero prima farsi un esame di coscienza. Troppo spesso, infatti, si preferisce competere sul mercato a colpi di tette al vento o di culi in primo piano, piuttosto che competere sui prodotti, sull’offerta proposta, sulla qualità e sui prezzi.

Belen Rodriguez viene giustamente scaricata dalla Tim, ma non credo che le perdite di mercato di Tim siano dipese solamente dagli sculettamenti della Belen. A monte c’è una compagnia telefonica molto più cara della media di mercato, con offerte scadenti e che per essere al centro dell’attenzione ha bisogno di mostrare belle donne poco vestite, oppure le deve scaricare.