Il risparmio svanito

“Italiani popolo di risparmiatori”. Questo era uno dei nostri marchi di fabbrica, avevamo la nomea di essere delle ottime formichine, poco propense al consumo superfluo e molto attente al risparmio e ai solidi investimenti. Questo must italico sembra ormai un ricordo, purtroppo. L’Adusbef, infatti, ha pubblicato uno studio, sui dati pubblicati da Bankitalia, che analizza la situazione del risparmio in Italia con dei risultati totalmente allarmanti. Voglio citare il seguente passo:

Nel 2009 e nel 2010 si è assistito ad un vero e proprio tracollo del risparmio: -26,6 per cento nel 2010 rispetto al 2009. Complessivamente, dal 2002, l’entità del risparmio si è ridotta ad un terzo (- 67,75 %), passando da 95 miliardi del 2002 a 30,641 miliardi del 2010, che dimostra, da una parte – la distruzione del risparmio da parte di banche e società di gestione che hanno frodato con i cattivi consigli gli investimenti affidati (Cirio, Parmalat, Tango Bond, Lehman,ecc.),  dall’altra l’erosione dei redditi delle famiglie che devono essere integrati attingendo ai risparmi.

Dal 2002 ad oggi il risparmio complessivo degli Italiani (quello dichiarato, ovviamente) si è ridotto ad un terzo. E’ un dato allarmante che, come scrive giustamente l’Adusbef, misura quanto il popolo italiano ha sofferto le recenti crisi finanziarie e, soprattutto, quanto la grave situazione dell’economia reale impatti direttamente sulle finanze dei privati cittadini.
Ho sottolineato, comunque, che i risultati fanno riferimento ai soli dati pubblici. C’è un mondo sommerso di evasione fiscale che è difficile da stimare e che potrebbe, almeno parzialmente, controbilanciare questo dato. Certo è che la distribuzione del risparmio sta cambiando, concentrandosi sempre più nelle mani di pochi. Il micro-risparmio di massa sta diventando sempre più un miraggio, a favore di elevate concentrazioni di capitali nelle mani di pochi. E’ un trend costante che dura da anni e contro cui l’attuale politica non ha mosso un dito, anzi. Dato chi ci governa, direi che è probabile che questa situazione sia stata quasi indotta o favorita dall’alto, al di là delle crisi economiche che hanno falcidiato l’economia mondiale.

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Previsioni nefaste sulle pensioni nel 2050

Un quinto di coloro che andranno in pensione nel 2050 avranno diritto a una previdenza pubblica (quella derivante dai contributi versati durante l’attività lavorativa) più bassa dell’assegno sociale, che oggi è di circa 450 euro. È questa l’ultima previsione sull’andamento futuro delle nostre pensioni. Si parla del 2050, quindi riguarda specialmente la mia generazione, in generale quelli nati fra gli anni ’80 e ’90.

Dunque, il sistema previdenziale pubblico sta collassando. Il rapporto fra pensione e salario percepito nell’ultimo anno di lavoro scenderà dal 70% attuale a poco meno del 50% fra 40 anni. Questi risultati sono stati eleborate dall’Università di Bologna in collaborazione con la fondazione Unipolis. Quindi, per chi oggi fatica a trovare un lavoro stabile e soddisfacente, ecco arrivare l’ennesima mazzata, tanto per confermare che le cattive notizie non giungono mai da sole. Le categorie più colpite dovrebbero essere le donne e i lavoratori precari (e chi non è precario oggi?).

Va lo immaginate come si potrebbe vivere con meno di 450 euro al mese? Già oggi sarebbe alquanto difficile, ma provate ad immaginare quanto varranno quei 45o euro scarsi nel 2050, tenuto conto dell’andamento generale dei prezzi che, come tutti possono tranquillamente constatare, è sempre in salita, magari poco a causa della crisi attuale, ma sempre crescente. Lo scenario è apocalittico. Una marea di persone potrebbe trovarsi con un pugno di mosche al momento di arrivare alla tanto attesa pensione e l’unica cosa che si può fare è risparmiare per il futuro. Il problema è che la stagnazione economica e la forte disoccupazione non permettono di alimentare come si dovrebbe il risparmio. La previdenza integrativa privata è l’unica soluzione che può permettere di coprire il gap previdenziale che si andrà a creare sul lato pubblico. Ovviamente, la soluzione ottima sarebbe staccarsi completamente dal sistema pubblico, ormai inefficiente, per affidarsi autonomamente a soluzioni private più redditizie. E col termine “redditizie” non mi riferisco al rendimento che il mercato potrebbe offrire, bensì a soluzioni a rendimento garantito, il metodo migliore, a mio avviso, per costruire una pensione senza troppi pensieri.

In generale, la parola d’ordine è risparmio. Createvi la pensione come vi pare e piace, l’importante è accantonare per il futuro. Il mercato assicurativo e bancario offre diverse soluzioni e bisogna stare molto attenti su chi affidare il proprio futuro. Si tratta di una decisione molto importante che va valutata per bene, magari chiedendo un parere ad un esperto, possibilmente non di parte. 😉
Prima si comincia e più facile sarà ottenere i risultati voluti. Altrimenti, il 2050 diventerà una triste realtà per, almeno, 1/5 della popolazione italiana, questo è praticamente garantito.

Berlusconi lancia l’allarme pensioni

Il premier italiano Silvio Berlusconi lancia l’allarme pensioni al termine del vertice UE:

Al vertice europeo ho posto il problema dell’età pensionabile visto che c’è l’esigenza da parte di tutti. Le pensioni stanno pesando sempre più sui bilanci di tutti gli stati

Un allarme serio che dimostra quanto sia preoccupante lo stato e le prospettive dei sistemi pensionistici nazionali dei vari Paesi europei, specialmente quello italiano in cui fattori economici e fattori demografici stanno portando all’attenzione di molti i possibili problemi per le generazioni future, me compreso quindi, dato che ho (quasi) 26 anni.

Dal mio punto di vista, da consulente previdenziale, esorto chi può a cominciare a pensare a mettere da parte dei soldi per il proprio futuro, indipendentemente dal fatto che si voglia seguire Cattolia Previdenza oppure altre compagnie. Non facciamoci cogliere impreparati quando arriveranno le prime vere mazzate nelle tasche dei futuri pensionati. Perché prevenire è meglio che curare… 😉

Introduzione al rischio salute

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Dopo aver ampiamente sviscerato il problema dell’allocazione di portafoglio degli individui e delle famiglie lungo il life cycle, considerando i fattori prevalenti della teoria economica, ossia la ricchezza, il reddito lavorativo, il fattore casa, l’avversione al rischio, la motivazione ereditaria, ecc., voglio ora ampliare la trattazione ponendo l’ipotesi che vi sia almeno un’altra variabile che possa dare una motivazione alle variazioni nella composizione del portafoglio investito degli individui lungo il ciclo di vita, ovvero il rischio salute.
Il collegamento fra queste due variabili, ossia rischio salute e composizione del portafoglio investito, non è certamente dei più palesi ed evidenti. Questo aspetto è attuale e di recente analisi da parte del mondo accademico, quindi non vi è ancora una teoria corposa in merito, ma vi sono già lavori ed evidenze empiriche su diversi dataset.
Una possibile giustificazione al fatto che le condizioni di salute possano incidere sull’allocazione di portafoglio può essere ottenuta considerando il legame tra salute e partecipazione al mercato del lavoro. Questo è il sentiero percorso da Barnay e Debrand (2006), i quali analizzano gli effetti della salute sulla partecipazione alla forza lavoro da parte dei lavoratori più anziani in Europa. Lavori simili sono stati svolti da Campolieti (2002) che, invece, analizza il mercato del lavoro del Canada, limitando la ricerca alla sola partecipazione maschile, e da Jiménez-Martín e altri (2005) che circoscrivono l’analisi alla sola Spagna.
Ponendo, invece, l’attenzione sull’allocazione di portafoglio, Christelis, Jappelli e Padula (2007) si chiedono se le abilità cognitive di un individuo, ad esempio l’abilità matematica, la fluidità verbale e la capacità mnemonica, abbiano un effetto sulle decisioni di investimento. Gli autori trovano che la propensione nell’investire in azioni è fortemente correlata con le capacità cognitive dell’individuo. Tuttavia, tale relazione non si verifica sulle attività finanziarie a minor rischio e più trasparenti dal punto di vista informativo, come obbligazioni e titoli di Stato, concludendo che il legame tra abilità cognitive e detenzione di azioni è guidato da vincoli informativi, piuttosto che dalle caratteristiche delle preferenze individuali o da tratti psicologici. A suffragare questo lavoro, si aggiunge anche la ricerca di Jürges (2007) che mostra come il fattore salute non incida sostanzialmente sulle decisioni di risparmio degli individui.

References:

Barnay T., Debrand T., 2006, Effects of Health on the Labour Force Participation of Older Persons in Europe, Questions d’éeconomie de la santé, n° 109, IRDES.
Campolieti M., 2002, Disability and the Labour Participation of Older man in Canada, «Labour Economics», pp. 405-432.
Christelis D., Jappelli T., Padula M., 2007, Cognitive Abilities and Portfolio Choice, CEPR discussion paper 5735.
Jimenez-Martin S., Labeaga J.M., Prieto C.V., 2005, A Sequential Model for Older Workers’ Labour Transitions after a Health Shock, Working Paper.
Jürges H., 2007, Does Ill Health Affect Savings Intentions?, Mannheim: MEA.

Overdose di Finanza

Ogni giorno, ormai, ogni telegiornale dedica ampio spazio alle vicende delle Borse mondiali, ogni giorno rimarcano con forza le perdite subite da Wall Street, piuttosto che da Hong Kong. In Europa è uno stillicidio di miliardi di capitalizzazione. Ogni giorno vengono bruciate immense quantità di denaro come fossero fiammiferi. Tutto va male e i media sembrano proprio interessati a questo, tanto per rincarare la dose.
La gente ha la legittima paura di perdere i propri risparmi: chi ha investito teme di perdere sui titoli o sui fondi in cui ha investito. I correntisti, invece, temono il fallimento delle banche. E’ un clima difficile da controllare e da gestire. Il mondo finanziario si basa sulla stabilità, sui sentiment degli operatori e sull’informazione. Questo clima nero e cupo che si sta creando non facilita, certamente, la ripresa dei mercati. L’andamento oscillante dei mercati è sintomo di forti attività speculative, nonché di tentativi di portare a casa anche piccoli guadagni infragionalieri. Perciò, se le Borse sembrano rimbalzare e riprendersi leggermente, ecco che verso la chiusura partono le vendite e si ritorna al punto di partenza, se non addirittura in un punto più basso.

Il consiglioche personalmente mi sento di dare per combattere questo quotidiano bombardamento mediatico è quello di evitare di ascoltare troppo la tv o di leggere troppo i giornali. Le televisioni sono di parte, mentre i giornali, oltre ad essere faziosi, scrivono pure per vendere qualche copia in più. Lasciarsi prendere dal panico generale non è mai buona cosa e porta spesso a perdite superiori a quanto si sarebbe ottenuto senza muovere un dito. Sui mercati finanziari, o ti sai muovere molto bene, oppure è meglio affidarsi all’immobilismo: seguire la regola del camaleonte, praticamente. Bisogna mimetizzarsi alla crisi, lasciar passare del tempo finché le acque non saranno meno agitate e torbide. Attualmente, nessuno rischia i propri risparmi in banca, su questo non ci piove. Al massimo, se avete internet e la possibilità di monitorare i vostri investimenti, fate dei controlli ogni tanto, diciamo una volta al mese, soprattutto per chi investe in strumenti contraddistinti da alta volatilità. Per tutti gli altri, il consiglio è di passare in autunno tranquillo e spensierato, lontano dalle nubi delle Borse.