Lieve ripresa del mattone in Italia

Resta alta la fiducia delle famiglie nell’investimento immobiliare. Lo rileva una recente indagine del Censis che spiega come dopo il lungo ciclo positivo dell’immobiliare (il decennio 1997-2007, in cui si è arrivati a scambiare più di 800mila alloggi l’anno), le compravendite di abitazioni hanno registrato un sensibile ridimensionamento anche nel nostro Paese (609mila case vendute nel 2009).

La tradizionale fiducia delle famiglie italiane nell’investimento nel mattone resta però elevata, tanto da far prevedere per il 2010 un leggero progresso nelle compravendite, stimate dal Censis in 630mila unità residenziali a fine anno (+3,4% rispetto al 2009).

Secondo i dati dell’ indagine Censis, in questo momento l’investimento in un immobile è considerato il canale preferibile per l’impiego dei risparmi familiari. Il 22,7% degli italiani ritiene che sia questa la forma di utilizzo dei propri risparmi da privilegiare, contro il 21,8% che pensa che i risparmi vadano mantenuti liquidi sul conto corrente e appena l’8,5% che giudica preferibile acquistare azioni e quote di fondi di investimento. C’é comunque un 39,7% di italiani che dichiarano di non avere risparmi da utilizzare.

Il dato più importante di tutta questa analisi è rilevare che quasi 4 italiani su 10 dichiarano di non riuscire a mettere da parte qualcosa sotto forma di risparmio. Al di là di una leggera ripresa della compravendita di immobili, bisogna sempre considerare che si tratta semplicemente di compravendite, di scambio, non di immobili di nuova costruzione. Il mercato immobiliare è saturo, si è costruito troppo in passato sull’onda di un’euforia insensata, pensando che l’economia reale potesse semplicemente essere sostenuta dalla costruzione di immobili, senza pensare alla reale domanda del mercato. Va bene che il momento è quello che è ed ogni notizia con un bricciolo di positività va presa col sorriso a 32 denti, però di queste stime io tendo a fidarmi poco e, soprattutto, tendo a fidarmi maggiormente dei miei occhi, i quali vedono una realtà tutt’altro che rosea e positiva.

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La crisi c’è, ma non si deve vedere


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L’economia mondiale è al tracollo. La crescita dell’economia reale è sempre più lenta, le Borse vanno a picco nonostante i tentativi di salvataggio, le banche falliscono o zoppicano vistosamente. In un clima simile è ovvio che spunti un minimo di paura ed incertezza negli individui, il legittimo sospetto e timore che i propri risparmi possano essere inghiottiti da questa crisi che, nata sotto il segno del piccolo comparto dei mutui subprime, ha mostrato tutte le crepe e le magagne di un sistema finanziario spesso costruito sull’artificio contabile o sulla truffa occulta.

Ed in questo clima di insicurezza globale, ecco che tutti si premurano di assicurare che “tutto andrà bene”. Il ministro Tremonti rassicura dicendo che “la crisi finirà“. Di per sé si tratta di una frase di una banalità sconcertante, perché è ovvio che debba finire prima o poi. Il ciclo economico è proprio questo e non vi sono dubbi sul fatto che l’economia possa riprendersi e superare anche questa crisi; bisogna però capire quando questo potrà avvenire. Attualmente, infatti, non sembra che vi possano essere le condizioni strutturali adatte per andare oltre l’ostacolo. Siamo impantanati in queste sabbie mobili e più ci agitiamo e più andiamo a fondo. Perfino la rigida Germania è arrivata al punto di voler assicurare tutti i depositi bancari, ma nemmeno questo è servito a smussare l’ondata di ribasso dei mercati. Il problema è che, quando uno Stato si pone da garante ai depositi, significa che la situazione è davvero grave e questo accentua, comunque, gli effetti della crisi. Ora si auspica l’intervento dell’UE per una dichiarazione che possa tranquillizzare i mercati, ma dubito che questo possa dare i risultati sperati, soprattutto se nemmeno la promessa di una pioggia di soldi è riuscita a portare a buoni risultati.
La verità è che l’equilibrio della Finanza si basa su un filo molto sottile, un equilibrio che va mantenuto con l’onestà e la trasparenza, per mantener forte la propria credibilità; quando quest’ultima viene a mancare bisogna cominciare a scappare dal terremoto.