Noci e pesce, un mix vincente

Vuoi vivere a lungo? Mangia meno carne rossa, infatti il consumo di questa carne aumenta il rischio complessivo di morire, (probabilità complessiva di morte per tutte le cause), in particolare per cancro e malattie cardiovascolari. Viceversa, una dieta che prediliga pesce e carni bianche riduce il rischio complessivo di morte.

Il 9,3% e il 7,6% dei decessi rispettivamente per maschi e femmine sarebbe evitabile riducendo le porzioni di carne rossa consumate. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine da An Pan della Harvard School of Public Health di Boston. Continua a leggere

Sicuramente l’abuso di carne rossa è uno dei fattori che comportano incremento nel rischio di malattie cardiovascolari, in aggiunta però a fattori ambientali, stress, sedentarietà, ecc. Insomma, io sono uno che non disdegna assolutamente la carne rossa e non riesco a credere che una cosa così buona possa fare così male… giusto morigerarsi nei consumi, ma anche la carne rossa ha il suo “fascino”… 😛

Come combattere le ondate di calore

Ecco alcune semplici regole dal Ministero della Salute per difendersi dal caldo afoso previsto per la settimana che sta per iniziare:

Non di uscire di casa nelle ore più calde (tra le 11,00 alle 18,00).
Bere almeno due litri d’acqua al giorno (anche quando non se ne avverte il bisogno), salvo diversa prescrizione del medico curante.
Consumare pasti leggeri e frazionati durante l’arco della giornata e, in particolare, mangiare quotidianamente frutta e verdura fresche; fare attenzione alla corretta conservazione degli alimenti deperibili.
Evitare di bere alcolici e limitare l’uso di bevande contenenti caffeina.
Limitare l’attività fisica intensa soprattutto nelle ore più calde.
Indossare indumenti leggeri, non aderenti, di fibre naturali, di colore chiaro; proteggere la testa dal sole diretto con un cappello e gli occhi con occhiali da sole.
Durante le ore del giorno schermare le finestre esposte al sole diretto mediante tende o oscuranti esterni regolabili come, ad esempio, persiane o veneziane.
Mantenere chiuse le finestre durante il giorno e aprirle di sera, quando l’aria esterna è più fresca.
Se necessario, abbassare la temperatura corporea con bagni e docce evitando, però, di utilizzare acqua troppo fredda e di bagnarsi subito dopo il rientro da ambienti molto caldi, perché è potenzialmente pericoloso per la salute.
Se necessario, rinfrescare gli ambienti in cui si soggiorna con ventilatori o condizionatori, seguendo alcune regole. Non posizionare il ventilatore troppo vicino alla persona e non utilizzarlo in caso di temperature superiori ai 32°C  ed in ogni caso bere molta acqua per evitare il rischio di disidratazione. Se si usano i climatizzatori evitare di regolare la temperatura interna a livelli troppo bassi rispetto alla temperatura esterna. La temperatura dell’ambiente domestico per il benessere fisiologico è 24-26°C, indossando abiti leggeri ed in assenza di attività fisica intensa. Non accendere il forno ed altri elettrodomestici (come scaldabagno, lavatrice ecc) durante l’uso del climatizzatore, per evitare consumi  energetici eccessivi.
In auto, usare tendine parasole; se si entra in una vettura che è rimasta a lungo sotto il sole, per prima cosa aprire gli sportelli per ventilare l’abitacolo e poi iniziare il viaggio con i finestrini aperti o il condizionatore acceso per abbassare la temperatura interna; evitare di lasciare anche per poco tempo  persone o animali nell’auto chiusa in sosta, perché la temperatura all’interno dell’abitacolo si innalza rapidamente anche se la temperatura esterna non è particolarmente elevata e può causare anche un colpo di calore, specialmente nei bambini piccoli.
Prestare particolare attenzione alla corretta conservazione domestica dei farmaci: leggere attentamente le modalità di conservazione riportate sulle confezioni; conservarli lontano da fonti di calore e da irradiazione solare diretta; durante la stagione estiva riporre in frigo i farmaci che prevedono una temperatura di conservazione non superiore ai 25 – 30° C.; ricordare che luce, aria, umidità e sbalzi di temperatura possono deteriorare il prodotto prima del previsto. In caso di dubbio, consultare sempre il proprio farmacista.
Il Ministero invita anche a prestare sempre molta attenzione alle persone più vulnerabili che vivono in casa come bambini molto piccoli, anziani con malattie croniche, persone non autosufficienti e di prendersi cura dei vicini di casa anziani che vivono da soli. In caso di bisogno la prima persona da consultare è il proprio medico di famiglia o la guardia medica. Nei casi di emergenza chiamare prontamente il 118. Nell’area tematica “Ondate di calore” sono disponibili gli opuscoli informativi del Ministero e altre indicazioni utili per prevenire gli effetti del caldo sulla salute.

Porca soia!

Dovremmo chiedere tutti scusi ai cetrioli, specialmente a quelli spagnoli, perché pare che non siano stati loro gli “untori” che hanno diffuso questa variante del batterio Escherichia coli Ehec (Escherichia Coli Enteroemorragica) che ha riacceso la psicolosi sulle malattie trasmesse dagli alimenti. Tutto è cominciato con la mucca pazza ed ora siamo terrorizzati da un batterio evoluto che sembra aver origine dal mondo vegetale.

L’ultima notizia, riportata dall’Ansa, accuserebbe i germogli di soia. “Lo sostengono i media tedeschi, citando la agenzia di stampa Dpa. La notizia, riportata da diversi siti di giornali tedeschi, arriva dalla Bassa Sassonia (nord ovest), uno dei laender tedeschi più colpiti dall’emergenza sanitaria, che ha visto già 18 vittime e oltre 2000 casi di contagio.”
Dunque, non si sa bene perché siano stati presi i germogli di soia come capro espiatorio. Forse perché sono considerati cinesi a tutti gli effetti e si sa che quando si parla di alimenti coltivati in maniera spregiudicata e di qualità scadente si finisce spesso in Cina. L’impressione è che dalla Germania non sappiano più che pesci pigliare e stiano provando a sparare possibili soluzioni; il punto è che questo non contribuisce a far diminuire lo stato di allerta della popolazione europea, tutt’altro: la paura dilaga, perché nulla fa più paura di ciò che non si conosce a fondo.

Va detto, comunque, che la pericolosità del batterio-killer sembra alquanto limitata. Il numero di decessi è molto basso, come anche il numero dei contagiati. Il problema vero risale nella natura della mutazione del batterio, della sua origine e diffusione. Finché non si daranno risposte a queste domande continuerà a rimanere questo clima di paura che è, tra le altre cose, un’autentica rovina per il mercato ortofrutticolo così come sottolineato dal presidente della Coldiretti, Sergio Marini:

“Il rincorrersi di falsi allarmi ha alimentato una psicosi che si sta riflettendo sui consumi dei cittadini europei ma ha anche offerto alibi a misure protezionistiche come il blocco delle importazioni dalla Russia con danni gravi danni economici. L’incertezza sta avendo effetti devastanti sui mercati poiché oltre un cittadino europeo su tre (35 per cento), secondo Eurobarometro, evita di acquistare i prodotti di cui ha sentito parlare nell’ambito di una emergenza relativa alla sicurezza alimentare”

In attesa di ulteriori aggiormenti e di altri colpevoli, esorto tutti a continuare a mangiare come avete sempre fatto, perché non c’è alcun rischio e pericolo. Mi raccomando! 😉

Riccò e le autoemotrasfusioni nel ciclismo

Credo di poter affermare con una buona probabilità di certezza che la carriera da ciclista di Riccardo Riccò sia ormai giunta al termine. Dopo una condanna per doping, condanna meritatamente conquistata dal ciclista romagnolo, eccolo di nuovo protagonista dei media sportivi, nuovamente non per meriti sportivi. Riccò è finito all’ospedale con un grave blocco renale, probabilmente causato da un’incauta autoemotrasfusione sanguigna, mediante l’iniezione del suo stesso sangue conservato nel frigorifero per una ventina di giorni. Ora se ciò fosse confermato sarebbe la riprova che a Riccò le rotelle hanno cominciato a girare all’inverso, perché se è assurdo doparsi quando si è comunque seguiti da un medico sportivo, è da folli pensare al fai-da-te, perché così facendo si rischia solamente di mettere a repentaglio la propria salute, come infatti è successo puntualmente a Riccardo Riccò.

Riccardo Riccò è certamente un atleta che ha mostrato delle doti particolari e speciali nel ciclismo, sembrava dover essere l’erede di Marco Pantani, l’unico in grado di infiammare gli animi dei tifosi della bicicletta come solo il Pirata sapeva fare. Ma Riccardo ha mostrato una fragilità mentale ancora maggiore rispetto al grande Marco. Le pressioni sono state troppo forti e il bisogno di vincere e di essere sulla cresta dell’onda l’ha spinto ad affidarsi alle pratiche dopanti per riuscire ad emergere. E’ triste, molto triste per tutto il movimento del ciclismo vedere notizie simili, notizie che allontanano il pubblico dalle due ruote, da uno sport nobile che vive in simbiosi col doping, una convivenza forzosa che non si riesce ad evitare.
Io credo che Riccò non sarà l’ultimo ciclista trovato positivo al doping. Sono abbastanza sicuro che, più o meno, tutti i ciclisti facciano ricorso ad aiutini farmacologici per mantenere prestazioni elevate. Il punto è che chi esagera finisce con l’essere beccato, perché il sistema dei controlli è veramente efficace e capillare, in grado di scovare buona parte delle pratiche dopanti ora utilizzate.

Una piccola precisazione sulla famiglia di Riccardo Riccò. Il ciclista in questione sarà stato un pirla a rischiare la pelle, ma anche la sua famiglia non è stata da meno, poiché non si può credere che genitori e, soprattutto, la moglie non sapesse nulla e fosse all’oscuro delle autotrasfusioni del marito ciclista. La responsabilità del gesto, che comunque ancora non è stato accertato, sarebbero da suddividere fra più soggetti, non semplicemente il protagonista princiale, Riccardo Riccò. Si tratta di un concorso di colpe, il festival dell’idiozia.

Diossana

La diossina è un argomento ricorrente, ciclico. E quando se ne parla se ne parla tanto, ma tanto, fino allo sfinimento, finché si capisce che s’è già fin troppo ed è meglio voltare completamente pagina e dimenticare tutto, per poi ricominciare tutto daccapo. L’emergenza diossina è una tematica che tocca tutti noi, poiché è qualcosa che spaventa per gli effetti nocivi e dannosi sulla salute, perché non abbiamo informazioni sufficienti per capire quanto rischiamo, quanto ne siamo esposti quotidianamente. La diossina la ingeriamo con alcuni alimenti, la respiriamo nell’aria delle nostre città e chissà in quali altri modi ne veniamo a contatto. Il punto è che di fronte a questi allarmi per la nostra salute si tende spesso a minimizzare, ad escludere pericoli, a ridicolizzare il rischio diossina come fosse qualcosa di inerte. Riporto qui di seguito l’ultima nota vicenda legata alla diossina:

Le autorità sanitarie di Otto Länder della Germania settentrionale sono state avvisate della contaminazione da diossina dal 28 dicembre 2010 in quanto è stato scoperto che circa 527 tonnellate di mangime contaminato da diossina, prodotto dalla società Harles & Jentzsch, erano state distribuite in almeno mille allevamenti di polli e maiali. La magistratura tedesca aveva poi aperto un’inchiesta ed ha individuato le aziende che hanno utilizzato i prodotti della Harles & Jentzsch addizionati in modo fraudolento con residui di olio biodiesel per aumentare il tasso di proteine. Secondo il il ministro della Sanità tedesco «la percentuale di diossina contenuta nelle uova è 3-4 volte superiore alla soglia consentita ma non pericolosa per la vita umana» ed inoltre «il livello di contaminazione è relativamente basso».

Avete capito? Essendo il livello di contaminazione “relativamente basso” possiamo stare tranquilli e dormire sogni sereni. Poco importa che la diossina sia cancerogena e potenzialmente letale. Insomma, il mondo si evolve e pure l’uomo si deve adattare al mondo che cambia. Questo è il mondo degli inceneritori e degli allevamenti alla diossina. Ergo, ci dobbiamo abituare alla diossina e non è detto che magari questa sovraesposizione non ci renda persino più forti ed immuni ad altre patologie. Fila come ragionamento? No eh?

Qua ci vogliono far credere che la diossina sia sana, praticamente. Se presa 3 volte al giorno prima dei pasti allunga la vita e ci fa vivere meglio la giornata. Un po’ di diossina al giorno leva il medico di torno. Bruciamo i rifiuti oppure diamoli in pasto agli animali da allevamento, è così che si costruisce un bel futuro di merda…

Introduzione al rischio salute

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Dopo aver ampiamente sviscerato il problema dell’allocazione di portafoglio degli individui e delle famiglie lungo il life cycle, considerando i fattori prevalenti della teoria economica, ossia la ricchezza, il reddito lavorativo, il fattore casa, l’avversione al rischio, la motivazione ereditaria, ecc., voglio ora ampliare la trattazione ponendo l’ipotesi che vi sia almeno un’altra variabile che possa dare una motivazione alle variazioni nella composizione del portafoglio investito degli individui lungo il ciclo di vita, ovvero il rischio salute.
Il collegamento fra queste due variabili, ossia rischio salute e composizione del portafoglio investito, non è certamente dei più palesi ed evidenti. Questo aspetto è attuale e di recente analisi da parte del mondo accademico, quindi non vi è ancora una teoria corposa in merito, ma vi sono già lavori ed evidenze empiriche su diversi dataset.
Una possibile giustificazione al fatto che le condizioni di salute possano incidere sull’allocazione di portafoglio può essere ottenuta considerando il legame tra salute e partecipazione al mercato del lavoro. Questo è il sentiero percorso da Barnay e Debrand (2006), i quali analizzano gli effetti della salute sulla partecipazione alla forza lavoro da parte dei lavoratori più anziani in Europa. Lavori simili sono stati svolti da Campolieti (2002) che, invece, analizza il mercato del lavoro del Canada, limitando la ricerca alla sola partecipazione maschile, e da Jiménez-Martín e altri (2005) che circoscrivono l’analisi alla sola Spagna.
Ponendo, invece, l’attenzione sull’allocazione di portafoglio, Christelis, Jappelli e Padula (2007) si chiedono se le abilità cognitive di un individuo, ad esempio l’abilità matematica, la fluidità verbale e la capacità mnemonica, abbiano un effetto sulle decisioni di investimento. Gli autori trovano che la propensione nell’investire in azioni è fortemente correlata con le capacità cognitive dell’individuo. Tuttavia, tale relazione non si verifica sulle attività finanziarie a minor rischio e più trasparenti dal punto di vista informativo, come obbligazioni e titoli di Stato, concludendo che il legame tra abilità cognitive e detenzione di azioni è guidato da vincoli informativi, piuttosto che dalle caratteristiche delle preferenze individuali o da tratti psicologici. A suffragare questo lavoro, si aggiunge anche la ricerca di Jürges (2007) che mostra come il fattore salute non incida sostanzialmente sulle decisioni di risparmio degli individui.

References:

Barnay T., Debrand T., 2006, Effects of Health on the Labour Force Participation of Older Persons in Europe, Questions d’éeconomie de la santé, n° 109, IRDES.
Campolieti M., 2002, Disability and the Labour Participation of Older man in Canada, «Labour Economics», pp. 405-432.
Christelis D., Jappelli T., Padula M., 2007, Cognitive Abilities and Portfolio Choice, CEPR discussion paper 5735.
Jimenez-Martin S., Labeaga J.M., Prieto C.V., 2005, A Sequential Model for Older Workers’ Labour Transitions after a Health Shock, Working Paper.
Jürges H., 2007, Does Ill Health Affect Savings Intentions?, Mannheim: MEA.

Rischio salute e allocazione di portafoglio

Rompo il silenzio di questi ultimi mesi per riassumere brevemente il mio lavoro di tesi, lavoro che mi ha appunto tenuto lontano dal blog. Come si può capire dal titolo del post, il mio lavoro di tesi ha preso in esame le possibili relazioni tra rischio salute e l’allocazione di portafoglio; date le caratteristiche del rischio salute, ho preso in esame il ruolo di tale tipologia di rischio sulle scelte di investimento degli ultracinquantenni, considerando un campione su base europea fornito dal progetto SHARE (Survey of Health, Aging and Retirement in Europe).

La relazione tra “Health risk” e “Portfolio Allocation” non è certamente delle più chiare ed evidenti. Si suppone che, con l’avanzare dell’età e, quindi, del rischio salute, gli investitori tendano a ridurre i rischi secondari e diversificabili, tra cui appunto il rischio finanziario, per coprire il rischio salute che diviene via via sempre più rilevante. L’analisi è ha preso in considerazione sia fattori soggettivi (percezione della propria salute) sia fattori oggettivi (abilità cognitive, numero di ADL, livello di depressione, e risultati in un paio di test fisici). Inoltre, l’analisi ha posto l’accento sia sulla probabilità di detenzione dei vari asset (abitazione di proprietà, conto corrente, bond ed azioni) sia sulla quota di ricchezza allocata tra le varie asset class.

L’analisi ha messo in evidenza che le abilità cognitive (capacità di calcolo, memoria e abilità nella lettura) e la percezione soggettiva della propria salute hanno un effetto significativo sia sulla probabilità di detenzione sia sulla quota di ricchezza investita nei vari asset. In special modo, soggetti maggiormente dotati dal punto di vista cognitivo e con una percezione migliore della propria salute tendono ad avere una probabilità maggiore di investire sia in obbligazioni che in azioni, oltre ad investire una quota di ricchezza maggiore in tali attività. Viceversa, individui con scarse funzioni cognitive e che mostrano una percezione peggiore della propria salute hanno una propensione maggiore ad investire nella casa di proprietà e meno nelle attività finanziarie rischiose.
Per quanto concerne i fattori oggettivi, essi risultano talvolta in contrasto con quanto previsto dalla percezione soggettiva della salute. In pratica, l’analisi econometrica svolta ha evidenziato che per certe attività il peggioramento delle condizioni della salute produce un effetto positivo sulla propensione di investire nel comparto obbligazionario ed azionario, risultato che potrebbe comunque dipendere dalla distorsione nella distribuzione della percezione soggettiva della salute nel campione, dato che il Nord Europa ha una percezione mediamente migliore rispetto all’Europa mediterranea.

Comunque sia, questo è un argomento di recente analisi e sarà sempre più importante, considerando soprattutto le dinamiche demografiche in Europa che porteranno sempre più ad un progressivo invecchiamento della popolazione.