Aziende italiane, le più tassate d’Europa

L’indagine comparata Paying Taxes 2011. The global picture, realizzata come ogni anno da Banca Mondiale e PriceWaterhouse Coopers sui diversi sistemi di tassazione nazionale di 183 paesi. Le aziende italiane sono le più vessate d’Europa e tra le più oberate al mondo, tra tributi nazionali e locali, contributi previdenziali e sociali e oneri fiscali che fanno schizzare l’indice italiano di carico fiscale complessivo per le aziende (total tax rate) al 68,6% contro una media eropea del 44,2% e mondiale del 47,8%. (Pmi.it)

Cos’altro aggiungere alla dura realtà dei numeri? Non ci sono parole per esprimere il disastro della situazione fiscale italiana, una realtà che ci vede fanalino di coda in Europa e che dà una motivazione evidente alle difficoltà di crescita economica del Paese nel suo complesso. Questo alimenta pure l’evasione fiscale, pessimo fenomeno in generale, ma che trae una grande giustificazione dalla pressione fiscale italiana, troppo pesante per ammettere la possibilità di evasione nulla. Un altro dato oggi avvalora tale tesi: sale la pressione del fisco in Italia: nel 2009 è cresciuta al 43,5% del prodotto interno lordo dal 43,3% del 2008. È quanto riferisce l’Ocse nelle stime preliminari relative all’anno scorso contenute in «Revenue Statistics». Prima dell’Italia nel 2009 si collocano solo la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%). Oltre a Danimarca, Svezia e Italia, i paesi Ocse che nel 2009 hanno registrato una pressione fiscale sopra il 40%, rispetto al prodotto interno lordo, sono: Australia, Belgio, Finlandia, Francia e Norvegia.

Insomma, non c’è da stare allegri. Qui bisogna evadere, ma evadere sul serio, verso l’estero. Lavorare per mantenere uno Stato burocrata e costosissimo non è tra i miei principali sogni e, mi immagino, non sia nemmeno quello di molti. Pensare ad una vera riforma fiscale eh? No? Meglio scannarsi in Parlamento per una stupida fiducia? La pressione la sento forte, ma non posso dire dove…