Intesa Sanpaolo: matrimonio infelice?

Andamento del titolo Intesa Sanpaolo dal 02/01/2007 al 30/12/2010 (Yahoo)

 

Oggi sono trascorsi esattamente quattro anni dalla fusione tra la Banca Intesa e la banca Sanpaolo IMI, matrimonio che ha dato vita alla Banca Intesa Sanpaolo, ora la seconda banca italiana per livello di capitalizzazione (dietro solo ad Unicredit), il settimo gruppo bancario in Europa per capitalizzazione. Sembrava l’affare del secolo, la nascita di un colosso bancario nazionale in grado di guidare il sistema-banca Italia negli anni a venire.

Qualcosa, però, nel progetto iniziale è andato storto. L’arrivo della crisi finanziaria finanziaria del 2008, partito dagli Stati Uniti (bolla speculativa + mutui subprime) ha reso Intesa Sanpaolo un pesante pachiderma poco agile nel districarsi dalle maglie della crisi, un gigante che si è visto crollare la terra sotto i piedi. Il crollo è sotto gli occhi di tutti, basta guardare il grafico qui sopra. Dal 2 gennaio 2007 (data delle nozze) al 30/12/2010 il titolo Intesa Sanpaolo ha perso il 65,24% del valore, quasi i 2/3 della capitalizzazione di Borsa. Un gran bell’investimento, non trovate? E va detto che oggi il titolo non si trova ai minimi, minimo registrato attorno al marzo 2009 ad un valore di circa 1,40 euro.

A posteriori si è trattato di un matrimonio infelice? Io credo di sì, credo che siano stati sbagliati i tempi tecnici dell’operazione e credo questo sia stato scontato nella grave caduta libera del titolo in Borsa, una picchiata globale del settore bancario che ha colpito maggiormente i grandi gruppi. Speriamo che il settore si riprenda e che sia trainante per l’economia italiana. Io ancora ne dubito, penso che il 2011 sarà un anno transitorio per le banche, magari di lieve ripresa, ma non sarà un anno da ricordare come anno felice. Le banche devono soffrire ancora un po’, l’hanno fatto troppo grossa…
Per quanto riguarda le decisioni di investimento, direi che si tratta di un titolo che, specialmente nel medio-lungo termine, merita un’attenzione speciale e potrebbe essere un ottimo investimento ad elevato rendimento a rischio contenuto. Insomma, il titolo ante crisi aveva una quotazione intorno a 6 euro ad azione, oggi ne vale all’incirca 2: se i mercati finanziari hanno senso, direi che la probabilità di una risalita dei prezzi è decisamente elevata, a meno di ulteriori peggioramenti delle economie mondiali. Auguro un felice 2011 anche ad Intesa Sanpaolo, nonostante i numerosi curricula che, nei mesi scorsi, ho inviato senza ricevere alcun tipo di risposta.

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La crisi c’è, ma non si deve vedere


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L’economia mondiale è al tracollo. La crescita dell’economia reale è sempre più lenta, le Borse vanno a picco nonostante i tentativi di salvataggio, le banche falliscono o zoppicano vistosamente. In un clima simile è ovvio che spunti un minimo di paura ed incertezza negli individui, il legittimo sospetto e timore che i propri risparmi possano essere inghiottiti da questa crisi che, nata sotto il segno del piccolo comparto dei mutui subprime, ha mostrato tutte le crepe e le magagne di un sistema finanziario spesso costruito sull’artificio contabile o sulla truffa occulta.

Ed in questo clima di insicurezza globale, ecco che tutti si premurano di assicurare che “tutto andrà bene”. Il ministro Tremonti rassicura dicendo che “la crisi finirà“. Di per sé si tratta di una frase di una banalità sconcertante, perché è ovvio che debba finire prima o poi. Il ciclo economico è proprio questo e non vi sono dubbi sul fatto che l’economia possa riprendersi e superare anche questa crisi; bisogna però capire quando questo potrà avvenire. Attualmente, infatti, non sembra che vi possano essere le condizioni strutturali adatte per andare oltre l’ostacolo. Siamo impantanati in queste sabbie mobili e più ci agitiamo e più andiamo a fondo. Perfino la rigida Germania è arrivata al punto di voler assicurare tutti i depositi bancari, ma nemmeno questo è servito a smussare l’ondata di ribasso dei mercati. Il problema è che, quando uno Stato si pone da garante ai depositi, significa che la situazione è davvero grave e questo accentua, comunque, gli effetti della crisi. Ora si auspica l’intervento dell’UE per una dichiarazione che possa tranquillizzare i mercati, ma dubito che questo possa dare i risultati sperati, soprattutto se nemmeno la promessa di una pioggia di soldi è riuscita a portare a buoni risultati.
La verità è che l’equilibrio della Finanza si basa su un filo molto sottile, un equilibrio che va mantenuto con l’onestà e la trasparenza, per mantener forte la propria credibilità; quando quest’ultima viene a mancare bisogna cominciare a scappare dal terremoto.

Vendesi Negozio – Cedesi Attività

Girovagando per il centro di Brescia non ho potuto fare a meno di notare come molti negozi o locali siano chiusi e siano in vendita. È un aspetto a cui non avevo fatto decisamente caso negli ultimi tempi, ma forse questo dipende dal fatto che solo ultimamente ha preso corpo questa tendenza. Si tratta di un pessimo segnale, un segnale economico ben più importante dei tonfi di Wall Street. L’economia è in crisi, la recessione è vicina, anche se nessuno può dire se e quando lo spettro della recessione economica si abbatterà con tutta la sua forza sulla nostra fragile economia. Nessuno può nemmeno sapere quale sarà la magnitudo di questa crisi. La procedura di fallimento di Lehman Brothers e le difficoltà di altri gruppi finanziari come Morgan Stanley e Goldman Sachs sono segnali importanti di una crisi finanziaria di proporzioni bibliche, un Big Bang finanziario che può portare ad uno stravolgimento degli assetti finanziari attuali, cambiamento che è già in atto e la cui fine non sembra vicina.

Preoccupa, però, soprattutto, la crisi dell’economia reale. Il Fondo Monetario Internazionale prevede una frenata dell’economia mondiale. La crescita economica in Italia è vista pressoché nulla per il biennio 2008-2009, mentre i prezzi non accennano a frenare la loro corsa. L’ipotesi di stagflazione non è utopia, ma è una solida realtà attualmente. Il vero problema potrebbe diventare il fattore lavoro. Lavorare in Italia è sempre più difficile, la domanda di lavoro è flebile, mentre l’offerta cresce, cresce con i bisogni delle famiglie. Mi auguro proprio che questa crisi duri poco, anche se non sono particolarmente convinto. I presupposti per un lungo periodo di difficoltà ci sono tutti. Stiamo scontando gli errori del passato, l’euforia degli anni ’90, nonché la paura per l’11 settembre. La cartolarizzazione dei mutui subprime ha fatto il resto, accendendo la miccia di questa bomba finanziaria.