Sesso: medicina perfetta

Se vuoi vivere più a lungo devi essere fedele. E’ quanto rivela una ricerca portata avanti dal Dipartimento di fisiopatologia clinica dell’Università di Firenze, che ha esaminato un campione di 4mila uomini fotografando il rapporto di coppia, le disfunzioni sessuali e il livello di testosterone.
È uno studio sui benefici dell’avere una vita sessuale piena e piacevole, che proteggerebbe gli uomini dai problemi cardiovascolari. Soprattutto se lui è fedele e gode di una serena vita di coppia, oppure se tradisce solo saltuariamente.
I dati dello studio in questione sono stati incrociati con quelli dei registri delle Asl sugli eventi cardiovascolari.
Uno dei risultati è che gli infedeli occasionali hanno un più basso rischio cardiovascolare, mentre per chi mantiene un rapporto parallelo a lungo si hanno aumenti di stress e senso di colpa, una situazione che induce l’uomo ad adottare comportamenti a rischio: aumento del peso corporeo, tensioni sul lavoro e a casa, abuso di alcol e fumo. Al contrario, negli uomini fedeli, il testosterone svolge un ruolo protettivo, ma solo se la coppia è sessualmente attiva, la quantità dell’ormone è infatti influenzata dalla qualità dei rapporti sessuali, ma anche il solo interesse erotico femminile percepito dall’uomo è sufficiente ad abbassare il rischio cardiovascolare.
La fedeltà però ha anche dei contro, chi ha una compagna fissa soffre maggiormente di ipogonadismo, ovvero di calo di produzione di ormoni androgeni. Emmanuele Jannini, coordinatore della commissione scientifica Siams spiega che “I dati dimostrano che l’attività sessuale frequente e soddisfacente dovrebbe essere prescritta come una medicina per curare patologie psichiche (depressione), relazionali (problemi di coppia), dismetabolismi. A letto si recupera la linea e un diabetico che ha una buona attività sessuale si cura meglio. Il sesso è utile addirittura per prevenire neoplasie come quelle della prostata”.
Inoltre, è cosa nota che l’attività sessuale permette un miglior metabolismo dello zucchero nel sangue. Merito del testosterone, l’ormone sessuale maschile per eccellenza, in grado di ridurre la resistenza all’insulina, gli stati infiammatori e la massa grassa corporea. Al contrario, quando l’amore finisce o si attraversa una crisi di coppia, la sindrome metabolica peggiora, aumentano le citochine infiammatorie e con loro il rischio cardiovascolare. Questo aspetto è stato oggetto di uno studio, condotto dal Dipartimento di fisiopatologia medica dell’Università La Sapienza di Roma, e che sarà anch’esso presentato nel corso dei congresso Siams. Su 45 uomini di mezza età con ipogonadismo e sindrome metabolica sono stati studiati i livelli di insulina, la composizione corporea e le citochine infiammatorie.
L’esperimento è durato tre mesi e si è svolto in doppio cieco. Si è evidenziato spesso, in associazione con l’ipogonadismo, la comparsa della sindrome metabolica o da insulino-resistenza, una situazione ad alto rischio cardiovascolare e che riguarda una fetta elevata di popolazione in età matura. Somministrando testosterone ai 45 pazienti si è scoperto che la capacità dell’insulina di fare entrare zuccheri nelle cellule aumenta in media del 25%, mentre le citochine diminuiscono del 20%, riducendo così gli stati infiammatori. Anche la forma fisica trova giovamento, aumenta infatti la massa magra corporea a discapito di quella grassa.
Uno studio dello scorso anno rivelava che il buon sesso fa bene alla salute maschile ma anche a quella femminile. Le signore, per sentirsi meglio, dovrebbero mantenere una vita sessuale attiva e, sopratutto, appagante. Il lavoro che è stato svolto presso la Monash University, in Australia, ha indagato il rapporto tra la vita sessuale e il benessere psicofisico femminile. La ricerca, pubblicata sul “Journal of sex medicine”, ha ha considerato un campione di 295 donne, di età compresa tra i 20 e i 65 anni, che avevano almeno due rapporti sessuali al mese.
Dai risultati raccolti dall’indagine è emerso che non è la frequenza degli incontri intimi a incidere sul benessere sessuale femminile, dato che spesso questi avvengono anche se la donna prova poco o nessun piacere, ma è la qualità dell’amplesso a incidere sulla soddisfazione e sulla salute psicofisica del gentil sesso. Per misurare il rapporto tra la qualità della vita sessuale e il benessere generale femminile, i ricercatori australiani hanno chiesto alle donne del campione di valutare il livello della loro soddisfazione sessuale, facendo opportune distinzioni tra donne già in menopausa e ancora fertili.
La dott.ssa Sonia Davison, del Women’s Health Program della Monash University, afferma che le donne sessualmente insoddisfatte rivelano una bassa vitalità. Questo dato, per l’esperta, dovrebbe spingere a trattare di questi temi come una parte essenziale dell’assistenza sanitaria da fornire alle donne, che spesso sono restie a parlare di questi argomenti col proprio medico.

fonte: Italia Salute

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Timidezza ko con lo spray all’ossitocina

L’ormone dell’amore, l’ossitocina, si appresta a dare una mano a chi è timido. Un rimedio insolito, ma che si annuncia efficace. L’aiuto per chi è facilmente vittima di rossori, indecisioni e improvvisi tremori è sotto forma di spray nasale, un “pronto soccorso” che potrebbe trasformarsi nel migliore amico di un gran numero di persone.

A dare nuove speranze a chi ha difficoltà a buttarsi nella mischia, sono gli studiosi del Seaver Autism Center for Research and Treatment di Israele e della Columbia University, che in uno studio, pubblicato sulle pagine della rivista “Psychological Science” mostrano come anche gli schivi Charlie Brown, spray nasale alla mano, possono trasformarsi in soggetti intrepidi. Il merito è dell’ossitocina, l’ormone responsabile della capacità di empatia, di comprensione dello stato d’animo altrui e soprattutto di un migliore rapporto con se stessi e con gli altri. Oltre a svolgere un ruolo di primo piano come agente biologico dell’innamoramento, l’ossitocina è etichettata come ormone della fiducia, poiché rende maggiormente disponibili e cordiali. Da qui è nata l’idea di sperimentarlo sui timidi e i primi risultati sembrano incoraggianti. I soggetti più timorosi hanno visto migliorare la loro situazione, ma l’ormone non sembra invece funzionare altrettanto bene sui soggetti che sono già di natura estroversi e sicuri di sé. Lo spray all’ossitocina, oltre che sui timidi, potrebbe avere applicazioni  importanti anche sulle persone con gravi carenze sociali e, al limite, su chi è affetto da autismo.

fonte: Tgcom

Mah, sono un po’ diffidente di fronte a certe “scoperte scientifiche”, però devo ammettere che un po’ mi farebbe comodo. Sono timido, anche se non a livelli stratosferici, ma meno timidezza mi farebbe parecchio comodo, specialmente in alcuni contesti. Riporto quindi la notizia, augurandomi che si ottengano sviluppi futuri sulla materia, migliorando e perfezionando quelli finora raggiunti.

Eluana Englaro è “fuori pericolo”

Secondo Carlo Alberto Defanti, medico neurologo che la segue da anni, Eluana Englaro «potrebbe essere fuori pericolo». Suona tanto come una presa in giro per una persona che è in coma vegetativo da 16 anni, non trovate? Ho massimo rispetto per la vita e trovo che sia giusto che la medicina faccia il massimo per curare un paziente, ma in questo caso non vi è cura e si sta semplicemente posticipando nel tempo la morte di una persona. Non nascondo che, dopo la notizia dell’emorragia cerebrale della povera Eluana, avrei quasi preferito che ponesse naturalmente fine alla propria esistenza. Non credo che nessuna persona al mondo vorrebbe vivere in questo modo, prigioniera di un corpo morto, incapace di esprimersi e di esprimere emozioni.

La tristezza più grande me la dà il padre, Beppino Englaro, travolto da due dolori immensi e contrastanti: vedere la propria figlia soffrire da anni in un letto d’ospedale senza alcun cenno di miglioramento e dover addirittura combattere per vie legali per ottenere la possibilità di staccare la spina, per porre fine alla vita della figlia, alle sofferenze di Eluana e della famiglia stessa. Immagino che per un padre non sia facile vedere la propria figlia in questo stato. Non c’è cosa peggiore per un genitore che perdere un figlio, su questo non vi è dubbio. Ma il dolore della famiglia Englaro è dilatato nel tempo, è un dolore continuo e persistente, che non può nemmeno essere mitigato dal tempo trascorso, perché la figlia è sempre tecnicamente viva, attaccata ai macchinari.

Nonostante io sia d’accordo col padre di Eluana, trovo che sia sempre sbagliato che sia un giudice a dover decidere se una persona merita di poter continuare a vivere. Con quale serenità un giudice può decidere della sopravvivenza di un individuo? Si tratta di un campo in cui qualsiasi giudice è formalmente “incompetente”. La vita non deve essere materia giuridica, bisognerebbe piuttosto affidarsi al buonsenso, evitando un accanimento terapeutico che non giova ad Eluana Englaro e fa del male alla sua famiglia. Mi auguro che l’11 novembre la Corte di Cassazione prenda una decisione saggia in materia, senza creare ulteriori polemiche sulla vita di una persona.