L’autostrada Salerno-Reggio Calabria è finita! (Forse)

Salerno_Reggio_Calabria.jpgIeri sera, tramite la sua pagina Facebook, l’ex premier Matteo Renzi ha esultato per il completamento dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria nei tempi previsti. Era, infatti, il 22 febbraio scorso quando Renzi, di fronte ai giornalisti, promise che l’autostrada sarebbe stata completata entro il 22 dicembre 2016. E l’ex premier non poteva perdere l’occasione di rivendicare un suo successo personale, una promessa mantenuta agli Italiani.

Tutto ok, se non fosse che il buon Renzi, diciamo, ha mantenuto la promessa come tutte le altre. L’ha mantenuta a metà, per così dire. Oh, sia ben chiaro, meglio un po’ che niente, ma se si guarda alla realtà si intuisce che la Salerno-Reggio Calabria non è propriamente ‘completata’. Come scrive Anas sul proprio sito:

10 km, relativi al tratto tra lo svincolo di Campo Calabro, al km 433+750 ca., e lo svincolo di Reggio Calabria/Santa Caterina, al km 442+920: sono previsti lavori di manutenzione straordinaria, la procedura di gara è in corso.

Inoltre, sempre sul sito, si dice che “Per i restanti 58 km di autostrada, già caratterizzati da quattro corsie e a standard autostradale, Anas ha avviato, di intesa con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, un Piano di manutenzione che prevede specifici interventi per il rifacimento profondo della pavimentazione, risanamento di viadotti, posa in opera di nuove barriere di sicurezza, nuovi impianti di illuminazione e tecnologici, nuova segnaletica”. [infografica piano di manutenzione] [video 3D piano di manutenzione]

Quindi, l’esultanza di Renzi è il solito gioco delle 3 carte: chiudo i cantieri e li rinomino in “lavori di manutenzione”. Va detto che è il suo stile e che, dopo la scoppola del 4 dicembre, ha un disperato bisogno di rivendicare a sé i risultati positivi dell’Esecutivo (a Gentiloni l’arduo compito di incassare, in silenzio, i pugni di quelli negativi).

P.S. il costo complessivo della Salerno-Reggio Calabria ammonta, finora, a 7,446 miliardi di euro.

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Gentiloni – Padoan – Renzi bis

Il toto-nomi è ormai chiaro. Per il nuovo governo i candidati sono Gentiloni, Padoan oppure il Renzi bis. Direi che anche in questo caso Matteo Renzi è riuscito a giocarsi bene le sue carte. È uscito sconfitto dal referendum del 4 dicembre, ma ora lentamente sta riposizionando le sue pedine sulla scacchiera. Mi pare evidente che, messo in questi termini, il governo Renzi-bis sia l’unica strada percorribile e sensata. Nessuno gli preferirebbe né Paolo Gentiloni (nella foto riesce a sembrare più anziano del presidente Mattarella) né il ministro Padoan, diventato più famoso per l’ignoranza sul prezzo del latte più che per le riforme dell’Economia presentate.

Insomma, poiché l’ipotesi elezioni anticipate sembra vicina quanto la conquista di Marte da parte dell’uomo, l’ipotesi migliore sembra essere quello di tenerci a palazzo Chigi il buon Matteo, con buona pace di Salvini e 5 Stelle. Sarebbe l’ipotesi migliore, se solo non ci fosse il PD, ovvero il partito che maggiormente odia Matteo Renzi.

Anche Gentiloni sembrerebbe troppo renziano e la minoranza PD non lo vorrebbe a capo del governo temendo, forse, che Gentiloni fungesse più da marionetta di Renzi. Qualora si turassero il naso e appoggiassero Gentiloni, immagino che ci sarebbero quantomeno modifiche sostanziose nella compagine di governo.

Italicum a 5 stelle

Italicum_5StelleIl Movimento 5 Stelle, a mio avviso, dovrebbe essere un “partito” coerente, perché nella politica italiana la coerenza non esiste, è quasi utopia. Detto sinceramente, ho sempre pensato che pur avendo numerosi difetti, i pentastellati fossero sostanzialmente coerenti con se stessi, le proprie idee e le proprie convinzioni. 

L’ho pensato finché non è diventato trend topic la discussione sulla legge elettorale. Il Movimento 5 Stelle, di fatto, si sta comportando come tutti gli altri partiti. La vecchia politica vuole rivedere in senso proporzionale l’Italicum per impedire al M5S di prendere il potere, il Movimento vuole mantenerlo per poter puntare a vincere le elezioni in solitaria. Bene, peccato che il Movimento dicesse peste e corna della legge elettorale promossa da Matteo Renzi.

La legge elettorale proporzionale è una porcata, lo so. È una legge che non fa vincere il singolo partito, fa vincere gli inciuci di potere e, quindi, la Grande Coalizione PD + Forza Italia. Però se vuoi essere diverso da chi rappresenta quel modo di fare politica, allora devi esserlo fino in fondo, non puoi piegarti a vecchie logiche di potere. Non puoi sostenere il Democratellum e poi chiedere di andare a votare con l’Italicum (tra l’altro sub judice da parte della Corte Costituzionale). Preferirei che il M5S utilizzasse la propria forza politica e parlamentare per fare, in breve tempo, una nuova legge elettorale che sia rappresentativa, garantendo anche una buona stabilità. In questo momento, mi pare di capire che la brama di vittoria abbia un po’ soffocato i valori distintivi del movimento e, sinceramente, un po’ me ne dispiace. Oppure dovremo venire in piazza a firmare per abolire l’abolizione dell’Italicum?

Speedy Senato

Speedy_Senato
Domani sera, salvo impedimenti (chiamati emendamenti), il Senato voterà la fiducia alla legge di bilancio, aprendo di fatto la strada alla vera e propria crisi di governo di Renzi e della sua squadra. Uno sprint che, sinceramente, fa un po’ a pugni con i toni critici pre-refendario, in cui i sostenitori del Sì denunciavano la lentezza del Paese causata dalla trappola del bicameralismo perfetto. Nei minuti che hanno seguito la sconfitta del Sì e del governo Renzi si vociferava di tempi tecnici ben più lunghi per arrivare al voto definitivo delle legge di bilancio; e invece è bastato semplicemente “darsi una mossa” e il problema dei tempi è diventato un ricordo.

Ma allora, chi aveva ragione? Il processo legislativo in Italia è lento e farraginoso, oppure lo diventa in occasione di leggi che il Parlamento non vuole votare o che non è incentivato a votare? Io che ho votato no al referendum, ho sempre pensato che la rapidità legislativa del Parlamento dipendesse dalla volontà o meno dei parlamentari ad essere veloci. Ricordo perfettamente la rapidità del Parlamento per approvare il lodo Alfano, perché serviva al Capo. E non siamo nemmeno un Paese che necessita di leggi, perché a detta di molti ne abbiamo fin troppe, talvolta fatte male, ma in quantità industriale.

Dunque, al prossimo a cui verrà in mente di riformare la Costituzione, mi auguro venga in mente di prendere in considerazione questi aspetti, perché altrimenti farà presumibilmente la stessa fine di Matteo Renzi.

Le dimissioni di Renzi, la reazione di Piazza Affari

borsa_dimissioni_renzi

Dopo un avvio incerto in territorio negativo, Piazza Affari dimostra di voler guardare oltre all’esperienza del governo Renzi. Guardando al grafico, infatti, non si direbbe che nella notte è avvenuto un pesante scrollone politico in Italia, è come se il referendum non fosse avvenuto. Ovviamente, la giornata borsistica è ancora lunga, ma questo dimostra che parlare prima di possibili reazioni dei mercati è solamente fuffa.

Volendo proseguire, però, sul genere fuffa, mi voglio sbilanciare e dico che il vero scossone ai mercati arriverebbe nel caso (remoto) in cui il presidente Mattarella sciogliesse le Camere e mandasse il Paese a elezioni anticipate. Ecco che, allora, le paure populiste e anti-europeiste svanite sul voto austriaco, riapparirebbero immediatamente sull’Italia.

Questa reazione dei mercati è la dimostrazione che: a) si ritiene improbabile il voto anticipato; b) si crede che il nuovo governo proseguirà sostanzialmente sul solco tracciato dal governo Renzi; c) l’Italia conta veramente poco, per il momento.

Dai Matteo, almeno ha vinto la Fiorentina

Renzi_piangeIeri si è celebrato l’arcinoto referendum costituzionale confermativo che ha visto soccombere la riforma Boschi-Renzi con un netto 59,1% per il no. La stella del premier è tramontata dopo che poco più di 2 anni fa vinceva trionfante le elezioni europee del 2014 col 40,81% del suo Partito Democratico. Che peccato, poteva essere un buon governo il suo, e invece da quel giorno si è fatto prendere decisamente la mano, si è sentito invincibile quasi fosse un semi-Dio. La riforma della Costituzione ne è un chiaro esempio: non era necessaria, una minoranza del suo partito non la voleva, le opposizioni gridavano al regime, ma lui ha tirato sempre dritto, convinto che la maggioranza degli Italiani sarebbe stata dalla sua parte. Aveva preparato una riforma un po’ raffazzonata, ma le aveva dato un titolo accattivante, in grado di puntare più che all’efficacia della riforma, ai risparmi per le casse dello Stato (risparmi gonfiati, certo, ma pur sempre risparmi). Un altro chiaro esempio è stato l’Italicum, una riforma elettorale cucita addosso ai risultati delle elezioni europee. Insomma, Matteo Renzi si stava preparando il terreno per governare ancora più agilmente, conquistando il potere con ampio margine, tale da permettergli di non dover sottostare all’inevitabile minoranza dem che si sarebbe palesata, prima o dopo.

Ma arrivano le elezioni amministrative e, a Torino, succede qualcosa che stravolge i piani di Renzi. La candidata grillina Chiara Appendino, arrivata al ballottaggio con Fassino in netto svantaggio, ribalta tutti i pronostici e stravince. L’Italicum, cucito addosso a se stesso, comincia a stargli largo e, soprattutto, si accorge che è il Movimento 5 Stelle a vestirlo meglio. Gli rimane, quindi, l’ultima carta da giocarsi: trasformare il Senato nella camera delle opposizioni al M5S. Se la gioca al massimo delle proprie capacità, spende la propria immagine in ogni modo e, forse, è proprio suo esporsi mediaticamente che spinge in massa elettori per il no. Ha annunciato le proprie dimissioni da premier, rimetterà il mandato nelle mani del presidente della Repubblica. Personalmente, auspico che si possa andare a elezioni anticipate, perché di governi tecnici, “di scopo”, ecc., siamo veramente stufi. Se il popolo è veramente sovrano, allora mi aspetto che il popolo possa esprimere la propria opinione.

Comunque Matteo non piangere, ora potrai tornare alla tua vita normale, lontano dalla polit… Aspetta, ma tu non hai sempre e solo fatto politica? Vabbè, goditi le partite della Fiorentina, allora. Ciaone.

Io voto No, perché…

Poiché non ci trovo nulla di male a farlo e, poiché, la mia opinione non influenza nemmeno il mio vicino di casa, volevo precisare che al prossimo referendum confermativo relativo alla riforma del Titolo V della Costituzione, io voto No. Voglio aprire e chiudere l’argomento “referendum” in questo post, perché sono ormai mesi che si è bersagliati dal fuoco trasversale della campagna elettorale referendaria. A differenza di molti che votano (Sì o No) più di pancia, o per tifo, io credo di essere arrivato a questa decisione meditando e soppesando bene gli elementi a favore e contro la riforma presentata dal governo Renzi.

Una piccola premessa: si tende a identificare il “voto di pancia” solamente con il NO, nel senso che chi vota contro la riforma lo fa solamente in contrasto a Renzi, che in passato ha personalizzato il referendum trasformandolo in un sondaggio su di sé e sull’operato del suo esecutivo. Vero, ma esiste anche chi vota Sì semplicemente perché tifa Matteo Renzi, che approverebbe qualsiasi cosa fatta dal giovane premier toscano. Quindi, il voto di pancia è trasversale, probabilmente più concentrato sul lato del No, ma non è sicuramente una peculiarità di quest’ultimo.

Ora posso chiarire perché ho scelto di votare no. Innanzitutto, partendo dal lato formale, l’idea che un governo non eletto e frutto di inciuci parlamentari, sostenuto da un Parlamento eletto tramite una legge elettorale incostituzionale, possa mettere mano alla Costituzione stessa un po’ mi puzza. Io sono convinto che dovrebbe bastare la sola incostituzionalità del Porcellum per mandare a casa il Parlamento eletto tramite tale legge, figuriamoci se posso accettare che questo Parlamento (e un governo espressione di tale Parlamento) possa intervenire pesantemente sulla Carta costituzionale. Senza entrare nel merito, solleverei un dubbio di costituzionalità sul solo fatto che le modifiche alla Costituzione siano state approvate dal Parlamento grazie ai numeri ottenuti mediante una legge elettorale giudicata incostituzionale.

Venendo alla “ciccia” della riforma, l’aspetto più preoccupante che ho immediatamente notato è il fatto che è scritta male, poco chiara e trasparente. Per una riforma che impatta su 47 articoli su 139 della Costituzione Italiana, mi aspettavo una maggiore attenzione anche alla stesura, alla scelta delle parole, alla chiarezza espositiva. Invece, mi pare di capire che la riforma Boschi-Renzi finisca per trasformare i cardini della nostra Costituzione in una legge qualsiasi (in alcuni punti, quando si comincia a rimandare ad altri articoli a me comincia a girare la testa). La versione attuale della Costituzione (priva della riforma) è estremamente chiara e sintetica, con pochi fronzoli e con pochi spunti interpretativi.

Altro aspetto delicato consiste nella mancata abolizione del Senato. Di fatto hanno solo abolito l’elezione diretta dei senatori, hanno quindi eliminato uno strumento tramite il quale il popolo esercita il suo potere. In realtà, hanno spiegato che i senatori potranno essere comunque eletti durante le elezioni locali, tramite una modifica alla legge elettorale che preveda… No, grazie, io non firmo in bianco. Se non si può modificare la legge elettorale prima di aver modificato la Costituzione, allora preferisco attendere il prossimo giro, magari con l’abolizione del Senato. Così come è stato proposto, il Senato è un obbrobrio che, anziché velocizzare l’iter legislativo, rischia seriamente di paralizzare l’attività del Parlamento (a voler pensare male, la riforma sembrerebbe essere proprio per rendere difficile l’operato di forze politiche molto forti a livello nazionale, ma poco capaci di catalizzare il voto nelle elezioni regionali e amministrative). È la prima volta che sento dire che una cosa che complica in realtà semplifica.

Sul tema dei risparmi, infine, ho poco da dire. Certamente non mi aspetto che sia una riforma costituzionale a far risparmiare soldi allo Stato. Le ruberie sono a livelli gerarchicamente inferiori rispetto alla Costituzione, è lì che bisogna intervenire per tagliare e risparmiare. Se poi la politica volesse dare un segno concreto della volontà di tagliare i propri costi ben venga: io propongo di abbattere il numero di onorevoli, siamo 60 milioni di Italiani, ci bastano 100-200 parlamentari per far funzionare il Parlamento. No?