Il Legittimo Impedito

Non so come la pensate tutti voi, ma credo che una legge come il Legittimo Impedimento potrebbe essere discussa solo in Italia. Solo qui ci si pone il dubbio sul fatto che il presidente del consiglio possa essere legittimamente impedito di essere presente ai propri processi personali, non politici, perché di politici esteri che si sono dimessi appena sfiorati da indagini penali ce n’è a bizzeffe. Solo in Italia si fa politica per evitare i processi. Teoricamente, uno dovrebbe decidere di avviarsi alla carriera politica per migliorare le leggi e solo se veramente “candidabile”, come letteralmente suggerisce la parola.

Ora, purtroppo, si diventa politici per sfuggire alla chiamata della Giustizia. E dopo Lodi Alfano respinti perché incostituzionali, ecco che alla Consulta è chiamata a decidere sulla costituzionalità o meno del Legittimo Impedimento. Se fosse dichiarato costituzionale si continuerà con la pantomima dell’attuale politica, fatta di compravendita di voti e di tanto fumo e poco arrosto. Se, invece, la Consulta accettasse i rilievi mossi dalla procura di Milano, non oso immaginare cosa potrebbe succedere. Immagino una nuova legge ad hoc, tanto per tamponare l’emorragia berlusconiana che rischia la sua fedina penale e la sua onorabilità. Altro scenario sarebbe la fuga ad Hammamet, per seguire le orme del suo illustre predecessore, colui che ha contribuito a renderlo grande (non in statura, purtroppo per lui).

Berlusconi è un legittimo impedito. Non può presenziare ai propri processi perché troppo impegnato. E non è colpa sua, è colpa degli Italiani che lo votano e per questo non è giusto processarlo. Gli Italiani alla richiesta: «Volete liberare Gesù o Berlusconi?» gridano a gran voce: «Berlusconi, Berlusconi!». Che ci può fare, lui, se è chiamato a troppi impegni istituzionali? Cosa è un (beh, anche qualche d’uno) processo penale di fronte al benessere di tutto il Paese? Effettivamente, se bisogna consegnare la nazione nelle mani di gente come Bersani e Co. meglio un Berlusconi libero da stress giudiziari, e non è detto che la Consulta non faccia questo ragionamento, magari per preservare il sottile equilibrio politico che, per il momento, sembra ancora reggere. Perché di “impediti” nel mondo politico ce ne sono parecchi e molti non hanno bisogno di una sentenza della Consulta per essere additati come tali…

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Berlusconi non vuole il Lodo, ma allora chi lo vuole?

Il mondo politico italiano è in fermento per il nuovo tentativo di Lodo Alfano, il solito provvedimento che pone un freno ai processi contro il Capo dello Stato e il Capo del governo italiano. Dopo le perplessità espresse dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il premier Silvio Berlusconi ha detto: “Non voglio che si dica che faccio leggi ad personam”. A parte il fatto che sono anni ormai che si sostiene che Berlusconi faccia politica per fare leggi ad personam, ma il punto è che se lui non lo vuole e il presidente Napolitano ha espresso dubbi sulla sua utilità, allora perché continuare l’iter del ddl?

L’Italia è un Paese che ha bisogno di riforme, tante riforme. Ha bisogno di una politica attiva e decisa sui punti chiave da risolvere nel minor tempo possibile: occupazione, scuola, rifiuti, energia. La protezione giuridica per le alte cariche dello Stato non serve a nulla, soprattutto se nemmeno è richiesta dalle alte cariche dello Stato. Quindi, perché non voltiamo pagina e pensiamo ad altro? Perché non si chiude il capitolo “lodo Alfano” e se ne aprono altri, ben più rilevanti?
Purtroppo è difficile credere a un Berlusconi che non vuole leggi ad personam. Lo si intuisce dalla pressione che lui stesso pone sul provvedimento, sull’urgenza del medesimo per bloccare i processi a suo carico che rischiano di infangare la sua reputazione, già messa a repentaglio in passato con bestemmie pubbliche, gaffes e balle spaziali. L’unico sostegno a Berlusconi, ormai, arriva dall’alleato Bossi, il quale ha definito il premier un ‘perseguitato della magistratura‘. Direi che nulla sta cambiando, ahimè. Tutto procede sui binari morti della crisi interna, un pozzo senza fondo da cui non vogliamo nemmeno uscire.

E allora, comunque, chi vuole il Lodo Alfano? Facciamo l’appello di chi lo vuole! 😀 Per me non serve, ma magari c’è qualcuno che riesce ad argomentare il contrario e riesce a convincermi sul fatto che tale provvedimento sia indispensabile per il nostro Belpaese. E’ una specie di referendum, un po’ come quello lanciato a mo’ di minaccia da Bersani. Mi auguro di essere più credibile del leader del PD, ovviamente.

Lodo Alfano? Ancora?

Si torna a parlare nuovamente di Lodo Alfano e addirittura sembrerebbe che l’eretico Fini sia favorevole ad appoggiare un provvedimento che produrrebbe la sospensione dei processi alle più alte cariche dello Stato, garantendo quindi una immunità temporanea agli esponenti principali delle nostre istituzioni politiche. Aggiungo un “addirittura” all’appoggio di Gianfranco Fini poiché l’attuale presidente della Camera si era palesemente posto la questione delle leggi ad personam a favore del premier Berlusconi, accusando quest’ultimo di voler fare e privilegiare semplicemente le leggi che lo riguardavano e che riguardavano i suoi interessi privati e personali.

Il buon Gianfranco si comporta come un gambero. Fa un passo avanti e tre indietro. Non può prendere le distanze dal modo di condurre la politica di Berlusconi e poi avallarla solo perché in questo modo può trarne benefici pure lui, sulle vicende che lo riguardano e che riguardano l’appartamento monegasco. Se voleva farsi un autogol grosso come una casa c’è riuscito benissimo. Dopo aver tentato di smembrare il PdL uscendo con la propria corrente dal partito, ora si tira la zappa sui piedi dando il proprio benestare all’approvazione dell’ennesimo Lodo Alfano, immagino questa volta costituzionale per aggirare almeno in parte le osservazioni della Corte costituzionale.

E soprattutto, perché bisogna dare la precedenza ad una legge che mette al sicuro le principali cariche dello Stato? Questo autunno imminente dovrebbe essere la stagione delle riforme, riforme necessarie e vitali per far ripartire l’economia di un Paese che sembra essere via via sempre più agonizzante. I giovani non hanno sbocchi sul mercato del lavoro, sale solo il malcontento generale per una situazione paludosa da cui non riusciamo ad uscire e, probabilmente, dalla quale la nostra classe politica non vuole farci uscire, preferendo altre cose come il proprio tornaconto personale (leggasi pararsi il culo).

Indovina chi viene a cena?

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L’Italia è un Paese che più di altri dovrebbe puntare alla trasparenza ed alla limpidezza dei rapporti tra vari organi di potere dello Stato. Questo perché l’Italia è un Paese anomalo, governato da una palese oligarchia (qualcuno potrebbe leggere “dittatura”) basata sul controllo dell’informazione soprattutto, ma anche sull’indirizzamento del potere giudiziario verso i fini della politica. Ergo, bisognerebbe evitare comportamenti o fatti che potrebbero semplicemente indurre a pensare che stia tramando qualcosa di losco tra i vari esponenti del potere dello Stato.
Evidente, quindi, il riferimento alla cena avvenuta tra due giudici della Corte costituzionale, Luigi Mazzella (promotore dell’evento) e Paolo Maria Napolitano, insieme al premier Silvio Berlusconi, il suo fido Guardasigilli Alfano, il sottosegretario Gianni Letta ed i presidenti delle commissioni Affari Costituzionali alla Camera e al Senato, Carlo Vizzini e Donato Bruno.

Oggi, il leader dell’Italia dei Valori ha lanciato un’interrogazione parlamentare proprio su questo tema, chiedendo le dimissioni del ministro Angelino Alfano e dei due giudici costituzionali. Il ministro Elio Vito ha risposto che tale cena c’è stata, ma si è trattato di una cena tra amici di lunga data, una cena informale e di carattere privato, che non avrebbe nulla a che vedere con le accuse/illazioni mosse da una parte dell’opposizione, specialmente da Di Pietro. E cosa dice Di Pietro? Beh, dato che la Consulta sarà chiamata a discutere della costituzionalità del cosiddetto lodo Alfano (la discussione inizierà il 6 ottobre), la cena avvenuta tra questi personaggi suona alquanto strana e preoccupante, poiché potrebbe essere stata occasione per discutere e, perché no, corrompere i giudici in questione per evitare al premier la spiacevole sentenza di incostituzionalità della leggina fatta su misura per lui. Difatti, il premier è già avvezzo alla corruzione giudiziaria, dato che in assenza del caro lodo sarebbe stato condannato, in primo grado, nel famoso processo Mills. Certo, la corruzione di due giudizi costituzionali sarebbe veramente un bel salto di qualità, qualcosa di veramente strabiliante persino per il buon Silvio.

Ovviamente queste sono solo illazioni, non si hanno prove a sostegno. Ma il punto è che non dovrebbe mai accadere nulla di simile in un Paese democratico. Perché tutto funzioni bene c’è bisogno che i vari poteri siano fra di loro indipendenti, in grado di svolgere una reciproca attività di controllo, per far sì che lo Stato possa funzionare bene e offrire garanzie di trasparenza e legalità. So che parlare di “legalità” in un Paese in cui il presidente del Consiglio è una delle persone più inquisite suona veramente male, ma io sogno sempre che qualcosa possa cambiare, nel tempo… lo sogno e lo spero sempre.

Sentenza Mills e Lodo Alfano

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Con l’arrivo della sentenza del processo Mills (sentenza di condanna in primo grado), in cui è direttamente coinvolto anche il premier Silvio Berlusconi, per il Papi cominciano a sorgere delle vere e proprie grane, poiché se prima poteva appellarsi al Lodo Alfano senza tanti problemi (esclusa l’eccezione di costituzionalità mossa su di esso), ora è più difficile sostenere la validità di quel lodo, dato che Berlusconi si trova in una posizione di condanna, condanna non ancora effettiva ma semplicemente posticipata dallo stesso lodo.
E’ inutile che il premier Berlusconi sostenga che la sentenza è scandalosa. Contro una sentenza ci si può appellare, è una forma di garanzia del nostro sistema giuridico. Ciò che è veramente scandaloso è il fatto che alcune persone siano immuni alla Legge italiana, e soprattutto il presidente del Consiglio che, a differenza del presidente della Repubblica, non può nemmeno essere processato per Alto tradimento o per attentato alla Costituzione. Silvio Berlusconi deve capire che non può sempre manipolare la Giustizia a suo favore, non può pretendere di aggiustare ogni suo processo. In alcuni casi può anche darsi che la Magistratura fosse prevenuta nei suoi confronti, ma nel caso Mills c’è poco da dire, la sentenza era già scritta poiché i fatti erano palesi e fin troppo evidenti: Silvio Berlusconi ha corrotto l’avvocato David Mills, il quale ha contattato il proprio commercialista Bob Drennan per motivare la presenza della tangente; purtroppo, però, il commercialista non ha voluto essere coinvolto nella vicenda e ha accusato il proprio assistito per evasione fiscale, coinvolgendo anche Mister B., alias mister Berlusconi.

Inutile la reazione di Berlusconi, inutile e scontata la risposta di Nicolò Ghedini, parlamentare ed avvocato del premier, che ha ribadito la scandalosità e la faziosità della sentenza, annunciando che il presidente del Consiglio non ha nessunissima intenzione di rinunciare allo scudo del lodo Alfano. E c’era bisogno di dirlo? Sarebbe il colmo se Berlusconi rinunciasse alla protezione del lodo! Ghedini dice che lo fa per non lasciare il Paese nell’ingovernabilità, ma si vede lontano un chilometro che sta dicendo una balla spaziale. La verità è che non può permettersi di rinunciare a tale protezione, poiché senza di essa rischierebbe di finire in carcere. Probabilmente, anche dopo il verdetto della Corte costizionale, credo che il lodo verrà presentato di nuovo, magari leggermente ritoccato ma sostanzialmente immutato, nel rispetto dello stile del nostro papi-premier. Ed io, pur condividendo gli ideali politici del centro-destra, non posso accettare di essere governato da un pregiudicato, da un deliquente, da un corruttore. In Inghilterra il governo è in ginocchio per uno scandalo legato a dei rimborsi spese, in Italia abbiamo il capo del governo accusato e praticamente condannato per corruzione in atti giudiziari e non sento levare molte voci contro l’esecutivo: come mai? Pignoli gli inglesi, o fessi noi?

Eccezione di costituzionalità: Lodo Alfano alla Corte costituzionale

Era nell’aria da giorni e, finalmente, un giudice l’ha chiamata. Il Lodo Alfano, la critica legge che rende praticamente immuni dai processi le massime cariche dello Stato, finisce davanti al giudizio della Corte costizionale che dovrà esprimersi sulla costituzionalità dell’atto. Il pm che ha sollevato il legittimo dubbio si chiama Fabio De Pasquale, durante il processo che vede coinvolto il premier Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset, società del Cavaliere.
Secondo il pm, il Lodo Alfano è in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, l’articolo che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. E in effetti, non ci voleva un pm o un giurista per capire che il Lodo Alfano presentava delle pecche non irrilevanti. Se ne sarebbe dovuto accorgere perfino il presidente Napolitano, anche se la sua posizione era in deciso conflitto di interessi, dato che il lodo immunizzava pure lui. Avrebbe dovuto notare il piccolo dettaglio che si è voluto modificare un articolo della Costituzione mediante una legge ordinaria. Lo sanno persino i sassi che per modificare la Costituzione è necessario ricorrere ad una legge di revisione costituzionale, con procedimento aggravato da doppia delibera e dalla maggioranza qualificata (credo i 2/3 se non ricordo male). Sta di fatto che ora il processo va avanti solamente per gli altri 11 imputati, mentre la posizione del premier rimane congelata fino al pronunciamento della corte.
Gli avvocati del premier si sono subito zebirnati a difendere il loro datore di lavoro, sostenendo che tutto è stato fatto al meglio, rispettando la precedente sentenza della Corte costituzionale e i suoi rilievi mossi contro l’allora lodo Schifani-Maccanico. Si sono pure riparati dietro alle parole del presidente Napolitano, anche se fondamentalmente Napolitano non disse nulla dopo la promulgazione.
Segnalo anche un tentativo patetico di applicare l’immunità ai ministri: direi che queste proposte non dovrebbero nemmeno essere pensate, soprattutto da una classe politica che sguazza allegramente nell’illegalità e nell’ingiustizia di fondo. C’è anche chi è rassegnato e preferisce che tutto rimanga così com’è, per evitare ulteriori rallentamenti delle Camere per scrivere e emanare un nuovo lodo, legge o decreto che cristallizzi i processi di Silvio Berlusconi. Voglio infine sottolineare come a Israele, un premier accusato, si sia onorevolmente dimesso per rimettersi al giudizio della Magistratura e non abbia mai minimamente pensato di crearsi una legge ad hoc per sgusciare via dalle mani della Giustizia: è stato bravo Olmert, oppure è tutto il sistema che là funziona, mentre qui è tutto al rovescio?