Italicum a 5 stelle

Italicum_5StelleIl Movimento 5 Stelle, a mio avviso, dovrebbe essere un “partito” coerente, perché nella politica italiana la coerenza non esiste, è quasi utopia. Detto sinceramente, ho sempre pensato che pur avendo numerosi difetti, i pentastellati fossero sostanzialmente coerenti con se stessi, le proprie idee e le proprie convinzioni. 

L’ho pensato finché non è diventato trend topic la discussione sulla legge elettorale. Il Movimento 5 Stelle, di fatto, si sta comportando come tutti gli altri partiti. La vecchia politica vuole rivedere in senso proporzionale l’Italicum per impedire al M5S di prendere il potere, il Movimento vuole mantenerlo per poter puntare a vincere le elezioni in solitaria. Bene, peccato che il Movimento dicesse peste e corna della legge elettorale promossa da Matteo Renzi.

La legge elettorale proporzionale è una porcata, lo so. È una legge che non fa vincere il singolo partito, fa vincere gli inciuci di potere e, quindi, la Grande Coalizione PD + Forza Italia. Però se vuoi essere diverso da chi rappresenta quel modo di fare politica, allora devi esserlo fino in fondo, non puoi piegarti a vecchie logiche di potere. Non puoi sostenere il Democratellum e poi chiedere di andare a votare con l’Italicum (tra l’altro sub judice da parte della Corte Costituzionale). Preferirei che il M5S utilizzasse la propria forza politica e parlamentare per fare, in breve tempo, una nuova legge elettorale che sia rappresentativa, garantendo anche una buona stabilità. In questo momento, mi pare di capire che la brama di vittoria abbia un po’ soffocato i valori distintivi del movimento e, sinceramente, un po’ me ne dispiace. Oppure dovremo venire in piazza a firmare per abolire l’abolizione dell’Italicum?

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Di Pietro vuole cancellare il porcellum

Antonio Di Pietro propone la raccolta firme per eliminare il porcellum, ma non si tratta di Berlusconi, bensì della nota legge elettorale che ha incasinato ogni elezione. Dalle pagine del suo blog riporto quanto scrive il leader dell’Idv.

Oggi poniamo il tema della legge elettorale. Senza cambiarla il Parlamento non cambierà, perché la compravendita è già avvenuta. Voi immaginate quelli che sono passati da un partito all’altro, immaginatevi i tanti parlamentari scilipotati in questo Parlamento. Per loro c’è già un accordo in questo voto di scambio, e così continuerà per sempre. Nella prossima legislatura, quelli che saranno nominati staranno lì ad alzare la mano non nell’interesse dei cittadini italiani ma di chi li ha nominati. Salvo che non trovino qualcuno che gli offre qualcosa in più.

Questo non ha nulla a che fare con la democrazia. Noi abbiamo aspettato fino alla fine, proprio fino all’ultimo giorno utile, che il parlamento affrontasse con serietà questo problema, posto che sia la maggioranza che l’opposizione hanno detto che il porcellum non va bene. Il nome “porcata” non glielo abbiamo dato noi, glielo ha dato il suo autore. Ma ora, in una situazione di vita o di morte democratica, è un atto di patriottismo democratico (visto che ieri qualcuno ha parlato di patriottismo) fare questo referendum.

E allora si parta. Da sabato 6 agosto chi vuole e chi può ci mette la faccia, ci mette soprattutto la firma, perché ancora una volta i cittadini sono chiamati a sostituire il Parlamento.

Qualcuno dice che non ce la facciamo. Anche negli ultimi tre referendum dicevano che non ce la facevamo… Non c’è peggior modo di perdere del non provarci. Chi non ci prova ha già perso. Siccome noi crediamo che tra il morire d’inedia e il fare resistenza sia meglio fare resistenza, resistenza, resistenza democratica, siamo qui ad avviare concretamente questa operazione, che è un’operazione democratica per ridare al paese un Parlamento degno di questo nome e non come quello che avete visto ancora ieri, asservito a una persona che non vive in Italia ma sulla Luna.

Antonio Di Pietro

Quorum del referendum e dati sull’affluenza

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I 3 quesiti referendari sulla legge elettorale non hanno raggiunto il quorum previsto del 50% + 1 e così il tentativo di modificare il porcellum calderoliano è andato in fumo, come i soldi pubblici per l’0rganizzazione del referendum stesso. Io sono tra quelli che ha votato, ben conscio che il mio voto sarebbe stato inutile, perché i dati sull’affluenza al referendum erano bassi fin da subito, denotando uno scarso interesse verso i tre quesiti, forse troppo tecnici per raccogliere il voto popolare.

Proprio sui dati sull’affluenza, comunque, voglio dire la mia, poiché se è normale e sensato diffondere i dati dell’affluenza delle elezioni, mi sembra alquanto scorretto diffondere quelli riguardanti il referendum. Infatti, se per le elezioni non esiste quorum e l’affluenza è un mero dato secondario, per il referendum costituzionale il quorum è un pilastro importante, un ostacolo spesso insormontabile. Diffondere i dati sull’affluenza al referendum finisce col condizionare il voto di chi ancora deve recarsi al seggio. Se io so che il quorum è molto lontano, posso essere giustamente tentato dal non recarmi al seggio elettorale, evitando di perdere tempo. Per fare un paragone con le normali elezioni, sarebbe come diffondere risultati di exit poll o proiezioni prima del termine delle votazioni. In tal caso, infatti, si finirebbe col condizionare il voto dei cittadini, rendendo parziale il loro voto.

E’ un ragionamento sbagliato il mio? Io lo dico semplicemente perché mio padre ha deciso di non votare, credo soprattutto a causa della scarsa affluenza pubblicizzata sui media. Ovviamente non è che il referendum non abbia raggiunto il quorum per questo motivo, ma certamente ha comunque influenzato l’elettorato. Mi chiedo, difatti, come sia possibile organizzare un referendum costituzionale il 21 e 22 giugno, primi giorni d’estate. Pretendere un’affluenza massiccia in queste date è pretendere un miracolo, a mio avviso! Non è proprio possibile organizzare le votazioni in periodi più consoni? I referendum, o si fanno bene o non si fanno. Di sprechi pubblici, in Italia, siamo già fin troppo pieni, meglio tagliare quello che può essere tagliato.
Infine, il forte astensionismo è comunque un segnale preoccupante, perché denota come i cittadini italiani siano disaffezionati alla politica, anche un po’ distanti. Capisco l’assenteismo alle elezioni, un po’ meno quello al referendum, poiché i referendum sono rimasti i pochi strumenti di esercizio diretto della politica da parte dei cittadini. Vero è che spesso se ne sbattono dei referendum, ma la risposta al loro menefreghismo non deve essere il disinteresse, altrimenti faremo sempre il loro gioco. Questo vale per questo referendum, ma soprattutto per il futuro, il nostro futuro.