Ridiamo, finché Draghi ce lo permette

Draghi_sorride
A tutt’oggi l’economia europea è drogata dal Quantitative Easing della BCE. Questo è lampante. Ma cosa accadrebbe se Mario Draghi (o il suo sostituto) interrompessero il programma di acquisto di titoli di Stato? Partiamo dal presupposto che il QE non può essere eterno, deve avere una fine (si spera quando l’economia reale fosse ripartita adeguatamente). Finora il Quantitative Easing ha sostanzialmente livellato le economie europee, non permettendo alla speculazione di approfittare dei gap che esistono fra di esse. Le differenze fra i Paesi sono rimaste, ma sono state narcotizzate, praticamente.

Stessa moneta ma economie molto eterogenee creano, di fatto, terreno fertile alla speculazione. Che viene spesso bollata come negativa, “perfida”, ma in realtà rappresenta il modo più evidente di rappresentare la voglia di guadagnare degli investitori, perché tutti investono per guadagnare, poco o tanto che sia. Draghi, finora, ha reso più difficile il lavoro degli speculatori, ma è solo questione di tempo. In Europa, specialmente dalla Germania, si sono elevate diverse voci preoccupate, sia per l’operato di Draghi, sia per la caduta del governo Renzi che veniva visto come “modernizzatore” del Paese.

Morale della favola: il tempo è un fattore che ci gioca contro, in tutti i sensi. La cronica lentezza della crescita economica italiana, il debito pubblico debordante e sempre crescente, una classe politica poco preparata e capace per affrontare le sfide del Paese, creano un mix letale, soprattutto se si considera che il tutto è condito da un Euro inadatto alla nostra economia, di fatto importato dall’Europa. Mi auguro che il futuro del Paese sia roseo, ma non ne sono così sicuro. Nel frattempo, comunque, io rido. Con Draghi.

Moody’s e il downgrade dell’Italia

Circa 3 mesi fa l’agenzia di rating Moody’s aveva messo sotto osservazione il rating dell’Italia ed ora è chiamata a prendere una decisione: mantenere il rating attuale, oppure downgradare il rating-Paese. 3 mesi orsono l’Italia è stata posta sotto la lente di ingrandimento della società di rating Moody’s, la quale non ha escluso una rivisitazione al ribasso del rating del nostro debito. Dopo l’outlook negativo del 21 maggio da parte dell’agenzia Standard & Poor’s, anche Mooody’s ha avanzato questa ipotesi.

Le motivazioni di Moody’s erano le seguenti:

La revisione del rating si concentrerà soprattutto sulle prospettive di crescita per l’economia italiana nei prossimi anni, ed in particolare sulla rimozione di importanti e strutturali colli di bottiglia che possono frenare la ripresa economica nel medio termine.”

Di fatto, alla luce della manovra economica del governo, sarebbe comunque una mazzata non da poco, perché i mercati finanziari sembrano aver ritrovato un minimo di parvenza di stabilità e serenità e il downgrade dell’Italia sarebbe il peggior modo possibile per mantenere questa situazione di pseudo-tranquillità nell’area Euro. L’idea migliore (un po’ per tutti) sarebbe quella di lasciare il rating invariato e, quantomeno, concedere all’Italia altri 3 mesi per riuscire, almeno, a rialzare la testa dopo l’estate pesantissima che è stata vissuta dai mercati domestici.

Va precisato, comunque, che le tensioni sui nostri titoli di Stato, segnalato dall’aumento dello spread fra Btp e Bund ha segnalato un certo malessere del debito italiano, un segnale premonitore del fatto che i mercati potevano già scontare un peggioramento del merito creditizio del Paese Italia. Ma questa è solo una faccia della medaglia, perché dall’altra parte c’è la parte speculativa, la quale ha prontamente colto le difficoltà dell’Italia e ha puntato dove ha visto dei facili profitti.

Quindi non resta che attendere e sperare che in quel di Moody’s prevalga il buonsenso… anche se non ci credo più di tanto, devo ammettere. Mi basta guardare come sta chiudendo la Borsa di Milano per essere assolutamente preoccupato. Le banche hanno sbracato nel finale a causa dei problemi delle banche francesi con i titoli americani da svalutare, ma è anche un chiaro segnale dei timori del downgrade italiano, che appare sempre più probabile.

Vola Piazza Affari: FTSE Mib +4,24%

Oggi Piazza Affari ha vissuto, finalmente, una giornata decisamente positiva. L’indice Ftse Mib della Borsa italiana ha chiuso a quota 14.645,96 punti con una netta variazione positiva di +4,24%. Quest’oggi, fortunatamente, non ci sono stati timori sul debito pubblico italiano e nemmeno sulla solidità dell’Euro. Oggi non c’era Angela Merkel o FMI che potesse scalfire la voglia di rialzo di Piazza Affari. Dopo 3 sedute pesantemente negative c’era quasi la necessità di una scossa al rialzo, la necessità di scrollarsi di dosso tutte le negatività e le paure dei giorni scorsi.

In generale, comunque, è tutta l’Europa ad aver viaggiato ampiamente in territorio positivo. Germania e Francia hanno chiuso entrambe la seduta in territorio ampiamente positivo, ribaltando completamente il mood dei giorni scorsi che vedeva, specialmente il DAX di Francoforte, molto appesantito e in balìa dei mercati internazionali. Avevano comunque trainato la volata delle borse europee le piazze asiatiche, con l’indice giapponese Nikkei a +2%. Dagli Stati Uniti, invece, giungono voci di un piano Obama per il rilancio dell’economia, specialmente sul fronte occupazionale, fronte che ha visto gli USA e lo stesso Obama sotto pressione.

Insomma, questo mix di voci (senza dimenticare il fatto che, al di là della bontà, finalmente è stata presentata una manovra economica pressoché definitiva dal governo italiano) ha acceso quell’entusiasmo che tanto fa bene ai mercati e, soprattutto, agli operatori di borsa, usciti con le ossa rotte da un agosto tragico e ancora duramente colpiti in questo inizio di settembre. Speriamo in bene, anche se normalmente l’autunno è una stagione borsistiche contraddistinta da alta volatilità, con le acque che normalmente si calmano nei mesi invernali.

Alta volatilità sui metalli preziosi

Il lavoro mi impone di guardare i mercati finanziari e il focus centrale che mi è stato richiesto dai vertici riguarda il controllo e monitoraggio costante della volatilità dei mercati, suddivisi per asset. Si tratta di entrare in simbiosi con Bloomberg, perché senza il suo prezioso aiuto tutto il lavoro sarebbe molto più difficile ed articolato.

Comunque sia, voglio focalizzare l’attenzione sull’andamento dei metalli preziosi, commodities che tende spesso ad avere un comportamento antitetico rispetto alle altre materie prime, probabilmente la commodity maggiormente decorrelata rispetto al mercato. E in un mondo dominato dall’incertezza sui bancari e sui debiti sovrani dei Paesi periferici dell’area Euro, ecco che i metalli preziosi hanno il loro naturale risalto, diventano il naturale bene rifugio che rappresenta un approdo sicuro ai poveri investitori colpiti dagli tsunami dei mercati azionari.

Il punto è che la volatilità su queste materie prime è salita enormemente in un periodo di tempo molto breve, tra l’altro in controtendenza ad un mercato che, invece, mostra in realtà una volatilità calante, specialmente sugli asset più ad alto rischio. Ovviamente, chi mastica finanza sa bene che con la volatilità non si misura il rischio, quindi non è il rischio ad aumentare, bensì il grado di incertezza e di imprevedibilità dei prezzi dei metalli preziosi. Oro e Argento stanno facendo performance incredibili, risultati che attraggono capitali facili ma che possono dare cocenti delusioni agli investitori.

Il mio consiglio spensierato e senza volontà di consulenza è di rimanere lontani da attività che mostrano andamenti così rapidi e violenti nel breve termine, è un rischio inutile e difficile da gestire. Molto meglio guardare al medio termine, e considerare seriamente l’investimento in dollari in attività a più basso rischio, poiché il super-Euro offre questa valida alternativa di scommessa. Quindi, mi giocherei la scommessa valutaria su un fixed-income, ad esempio. Il rischio c’è, poiché è insito nel cambio, ma almeno rischio consapevolmente ponendomi in una zona saggia del mercato.

Buon 2011! Previsioni economiche (non attendibili)

Uno speciale benvenuto all’Estonia che entra nell’area Euro, sperando che essa non sia motivo di ulteriore instabilità e vulnerabilità del sistema monetario europeo, uscito con le ossa rotte dalla crisi dei debiti Paese dei cosiddetti P.I.G.S. L’Estonia dovrebbe essere un Paese solido è affidabile: ha dato vita a Skype è uno dei primi al mondo per innovazione diffusione ed utilizzo delle nuove tecnologie, come Internet e l’ e-commerce, tanto da guadagnarsi il soprannome di e-Stonia. Per quanto riguarda i mercati finanziari è difficile fare previsioni valide; quello che è certo che i debiti Paese continueranno ad essere il punto debolo del sistema Europa, suggerendo di mantenere una posizione più sicura ed attendista sul mercato dei titoli di debito, ancora lontani da rendimenti accettabili e da scarsa volatilità.

Invece, potrebbe essere l’anno buono di una ripresa del mercato azionario. Vero è che le attese degli investitori sono state disattese, almeno in Italia, con un mercato che ha registrato una performance negativa di -12%, ma va detto che da marzo ’09 a dicembre ’09 il recupero era stato molto forte e decisamente positivo per gli investitori azionari. Il mercato azionario italiano è ancora troppo condizionato dalle turbolenze finanziarie sul comparto bancario, settore che ha letteralmente trainato nel baratro i listini italiani.

Unico punto su cui si può essere abbastanza certi sono gli investimenti alternativi: le commodities sono sempre un valido strumento utile per diversificare il proprio portafoglio e dargli quel giusto trend direzionale che porti risultati utili in termini di performance. Ovviamente tutto dipende sempre dalle dinamiche della domanda di materie prime e simili, quindi anche dalla ripresa economica globale che sarebbe manna per le economie più sviluppate. Finora ci sono solamente focolai di ripresa, ci vuole un bell’incendio, bello grosso…

Su altro non mi voglio sbilanciare troppo, ho già scritto troppe cazzate. Quello che mi auguro è che la crescita economica arrivi e sia una crescita economica reale. Più lavoro, più ricchezza reale distribuita, più benessere sociale. Basta palle e numeri inutili, bisogna che i numeri abbiano un significato più concreto, c’è bisogno di un vero slancio economico, non semplicemente di dati per pavoneggiarsi di fronte agli elettori.