Crescita economica: Italia ultima nel G7

Ripresa economica in rallentamento nei paesi avanzati dell’Ocse, anche in Italia dove nel quarto trimestre l’espansione del Pil si è limitata al più 0,1 per cento dai tre mesi precedenti contro il più 0,3 per cento del terzo trimestre – dato che la colloca all’ultimo posto tra i Paesi del G7 – mentre due paesi, Giappone e Gran Bretagna, sono tornati ad accusare cali, rispettivamente dello 0,3 e dello 0,5 per cento. Oggi l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pubblicato le tabelle riassuntive delle performance economiche dei suoi maggiori Stati membri negli ultimi tre mesi del 2010, assieme all’aggregato generale. Nell’area Ocse la crescita del Pil ha segnato un più 0,4 per cento nel periodo in esame, rispetto al trimestre precedente, un rallentamento dal più 0,6 per cento del terzo trimestre, che a sua volta aveva segnato una attenuazione dal più 0,9 per cento del secondo trimestre.

Il dato generale nasconde tuttavia andamenti diversificati: gli Stati Uniti hanno segnato una accelerazione, con un Pil al più 0,8 per cento dal più 0,6 per cento dei tre mesi precedenti. L’area euro ha mantenuto lo slancio, con un più 0,3 per cento, dato analogo ai tre mesi precedenti; stessi valori in Francia mentre la Germania ha segnato una moderazione della crescita al più 0,4 per cento, dal precedente più 0,7 per cento. Nel confronto su base annua sempre nel quarto trimestre la crescita del Pil dell’intera area Ocse si è attestata al 2,7 per cento, dal più 3,2 per cento dei tre mesi precedenti, in Italia ha invece segnato una leggera accelerazione, più 1,3 per cento dal più 1,2 per cento del terzo trimestre.

Buon 2011! Previsioni economiche (non attendibili)

Uno speciale benvenuto all’Estonia che entra nell’area Euro, sperando che essa non sia motivo di ulteriore instabilità e vulnerabilità del sistema monetario europeo, uscito con le ossa rotte dalla crisi dei debiti Paese dei cosiddetti P.I.G.S. L’Estonia dovrebbe essere un Paese solido è affidabile: ha dato vita a Skype è uno dei primi al mondo per innovazione diffusione ed utilizzo delle nuove tecnologie, come Internet e l’ e-commerce, tanto da guadagnarsi il soprannome di e-Stonia. Per quanto riguarda i mercati finanziari è difficile fare previsioni valide; quello che è certo che i debiti Paese continueranno ad essere il punto debolo del sistema Europa, suggerendo di mantenere una posizione più sicura ed attendista sul mercato dei titoli di debito, ancora lontani da rendimenti accettabili e da scarsa volatilità.

Invece, potrebbe essere l’anno buono di una ripresa del mercato azionario. Vero è che le attese degli investitori sono state disattese, almeno in Italia, con un mercato che ha registrato una performance negativa di -12%, ma va detto che da marzo ’09 a dicembre ’09 il recupero era stato molto forte e decisamente positivo per gli investitori azionari. Il mercato azionario italiano è ancora troppo condizionato dalle turbolenze finanziarie sul comparto bancario, settore che ha letteralmente trainato nel baratro i listini italiani.

Unico punto su cui si può essere abbastanza certi sono gli investimenti alternativi: le commodities sono sempre un valido strumento utile per diversificare il proprio portafoglio e dargli quel giusto trend direzionale che porti risultati utili in termini di performance. Ovviamente tutto dipende sempre dalle dinamiche della domanda di materie prime e simili, quindi anche dalla ripresa economica globale che sarebbe manna per le economie più sviluppate. Finora ci sono solamente focolai di ripresa, ci vuole un bell’incendio, bello grosso…

Su altro non mi voglio sbilanciare troppo, ho già scritto troppe cazzate. Quello che mi auguro è che la crescita economica arrivi e sia una crescita economica reale. Più lavoro, più ricchezza reale distribuita, più benessere sociale. Basta palle e numeri inutili, bisogna che i numeri abbiano un significato più concreto, c’è bisogno di un vero slancio economico, non semplicemente di dati per pavoneggiarsi di fronte agli elettori.

Trichet statte zitto!

Jean-Claude Trichet dovrebbe stare zitto. Può darsi che un brillante economista, ma quando parla ha un effetto disastroso sui mercati azionari mondiali, è in grado di trasformare una giornata brillante in una corsa al ribasso e alle vendite, solo pronunciando qualche parola e/o rispondendo in maniera poco chiara alle domande incalzanti dei giornalisti europei che, a fine conferenza, gli pongono le solite domande di rito.

Il nocciolo del problema risiede nella vaghezza delle sue parole, ma troppo precise e decise per convincere i mercati che ci sono segnali di ripresa e che si vuole puntare all’uscita da questa crisi che, detto francamente, ha rotto le palle. Trichet non può sempre dire che si mantengono i tassi di interesse bassi e che si persegue la solita stabilità dei prezzi. La stabilità dei prezzi è una zavorra che, in questo momento, comporta la staticità della crescita economica, una scialba piattezza che non risolve nulla e che alimenta solamente l’agonia dell’economia globale.

Per fortuna che le conferenze di Trichet non durano a lungo, altrimenti i danni economici sarebbero irreparabili. Un consiglio concreto: disertare le conferenze, per il bene di tutti.