Speedy Senato

Speedy_Senato
Domani sera, salvo impedimenti (chiamati emendamenti), il Senato voterà la fiducia alla legge di bilancio, aprendo di fatto la strada alla vera e propria crisi di governo di Renzi e della sua squadra. Uno sprint che, sinceramente, fa un po’ a pugni con i toni critici pre-refendario, in cui i sostenitori del Sì denunciavano la lentezza del Paese causata dalla trappola del bicameralismo perfetto. Nei minuti che hanno seguito la sconfitta del Sì e del governo Renzi si vociferava di tempi tecnici ben più lunghi per arrivare al voto definitivo delle legge di bilancio; e invece è bastato semplicemente “darsi una mossa” e il problema dei tempi è diventato un ricordo.

Ma allora, chi aveva ragione? Il processo legislativo in Italia è lento e farraginoso, oppure lo diventa in occasione di leggi che il Parlamento non vuole votare o che non è incentivato a votare? Io che ho votato no al referendum, ho sempre pensato che la rapidità legislativa del Parlamento dipendesse dalla volontà o meno dei parlamentari ad essere veloci. Ricordo perfettamente la rapidità del Parlamento per approvare il lodo Alfano, perché serviva al Capo. E non siamo nemmeno un Paese che necessita di leggi, perché a detta di molti ne abbiamo fin troppe, talvolta fatte male, ma in quantità industriale.

Dunque, al prossimo a cui verrà in mente di riformare la Costituzione, mi auguro venga in mente di prendere in considerazione questi aspetti, perché altrimenti farà presumibilmente la stessa fine di Matteo Renzi.

Annunci

Dai Matteo, almeno ha vinto la Fiorentina

Renzi_piangeIeri si è celebrato l’arcinoto referendum costituzionale confermativo che ha visto soccombere la riforma Boschi-Renzi con un netto 59,1% per il no. La stella del premier è tramontata dopo che poco più di 2 anni fa vinceva trionfante le elezioni europee del 2014 col 40,81% del suo Partito Democratico. Che peccato, poteva essere un buon governo il suo, e invece da quel giorno si è fatto prendere decisamente la mano, si è sentito invincibile quasi fosse un semi-Dio. La riforma della Costituzione ne è un chiaro esempio: non era necessaria, una minoranza del suo partito non la voleva, le opposizioni gridavano al regime, ma lui ha tirato sempre dritto, convinto che la maggioranza degli Italiani sarebbe stata dalla sua parte. Aveva preparato una riforma un po’ raffazzonata, ma le aveva dato un titolo accattivante, in grado di puntare più che all’efficacia della riforma, ai risparmi per le casse dello Stato (risparmi gonfiati, certo, ma pur sempre risparmi). Un altro chiaro esempio è stato l’Italicum, una riforma elettorale cucita addosso ai risultati delle elezioni europee. Insomma, Matteo Renzi si stava preparando il terreno per governare ancora più agilmente, conquistando il potere con ampio margine, tale da permettergli di non dover sottostare all’inevitabile minoranza dem che si sarebbe palesata, prima o dopo.

Ma arrivano le elezioni amministrative e, a Torino, succede qualcosa che stravolge i piani di Renzi. La candidata grillina Chiara Appendino, arrivata al ballottaggio con Fassino in netto svantaggio, ribalta tutti i pronostici e stravince. L’Italicum, cucito addosso a se stesso, comincia a stargli largo e, soprattutto, si accorge che è il Movimento 5 Stelle a vestirlo meglio. Gli rimane, quindi, l’ultima carta da giocarsi: trasformare il Senato nella camera delle opposizioni al M5S. Se la gioca al massimo delle proprie capacità, spende la propria immagine in ogni modo e, forse, è proprio suo esporsi mediaticamente che spinge in massa elettori per il no. Ha annunciato le proprie dimissioni da premier, rimetterà il mandato nelle mani del presidente della Repubblica. Personalmente, auspico che si possa andare a elezioni anticipate, perché di governi tecnici, “di scopo”, ecc., siamo veramente stufi. Se il popolo è veramente sovrano, allora mi aspetto che il popolo possa esprimere la propria opinione.

Comunque Matteo non piangere, ora potrai tornare alla tua vita normale, lontano dalla polit… Aspetta, ma tu non hai sempre e solo fatto politica? Vabbè, goditi le partite della Fiorentina, allora. Ciaone.

Io voto No, perché…

Poiché non ci trovo nulla di male a farlo e, poiché, la mia opinione non influenza nemmeno il mio vicino di casa, volevo precisare che al prossimo referendum confermativo relativo alla riforma del Titolo V della Costituzione, io voto No. Voglio aprire e chiudere l’argomento “referendum” in questo post, perché sono ormai mesi che si è bersagliati dal fuoco trasversale della campagna elettorale referendaria. A differenza di molti che votano (Sì o No) più di pancia, o per tifo, io credo di essere arrivato a questa decisione meditando e soppesando bene gli elementi a favore e contro la riforma presentata dal governo Renzi.

Una piccola premessa: si tende a identificare il “voto di pancia” solamente con il NO, nel senso che chi vota contro la riforma lo fa solamente in contrasto a Renzi, che in passato ha personalizzato il referendum trasformandolo in un sondaggio su di sé e sull’operato del suo esecutivo. Vero, ma esiste anche chi vota Sì semplicemente perché tifa Matteo Renzi, che approverebbe qualsiasi cosa fatta dal giovane premier toscano. Quindi, il voto di pancia è trasversale, probabilmente più concentrato sul lato del No, ma non è sicuramente una peculiarità di quest’ultimo.

Ora posso chiarire perché ho scelto di votare no. Innanzitutto, partendo dal lato formale, l’idea che un governo non eletto e frutto di inciuci parlamentari, sostenuto da un Parlamento eletto tramite una legge elettorale incostituzionale, possa mettere mano alla Costituzione stessa un po’ mi puzza. Io sono convinto che dovrebbe bastare la sola incostituzionalità del Porcellum per mandare a casa il Parlamento eletto tramite tale legge, figuriamoci se posso accettare che questo Parlamento (e un governo espressione di tale Parlamento) possa intervenire pesantemente sulla Carta costituzionale. Senza entrare nel merito, solleverei un dubbio di costituzionalità sul solo fatto che le modifiche alla Costituzione siano state approvate dal Parlamento grazie ai numeri ottenuti mediante una legge elettorale giudicata incostituzionale.

Venendo alla “ciccia” della riforma, l’aspetto più preoccupante che ho immediatamente notato è il fatto che è scritta male, poco chiara e trasparente. Per una riforma che impatta su 47 articoli su 139 della Costituzione Italiana, mi aspettavo una maggiore attenzione anche alla stesura, alla scelta delle parole, alla chiarezza espositiva. Invece, mi pare di capire che la riforma Boschi-Renzi finisca per trasformare i cardini della nostra Costituzione in una legge qualsiasi (in alcuni punti, quando si comincia a rimandare ad altri articoli a me comincia a girare la testa). La versione attuale della Costituzione (priva della riforma) è estremamente chiara e sintetica, con pochi fronzoli e con pochi spunti interpretativi.

Altro aspetto delicato consiste nella mancata abolizione del Senato. Di fatto hanno solo abolito l’elezione diretta dei senatori, hanno quindi eliminato uno strumento tramite il quale il popolo esercita il suo potere. In realtà, hanno spiegato che i senatori potranno essere comunque eletti durante le elezioni locali, tramite una modifica alla legge elettorale che preveda… No, grazie, io non firmo in bianco. Se non si può modificare la legge elettorale prima di aver modificato la Costituzione, allora preferisco attendere il prossimo giro, magari con l’abolizione del Senato. Così come è stato proposto, il Senato è un obbrobrio che, anziché velocizzare l’iter legislativo, rischia seriamente di paralizzare l’attività del Parlamento (a voler pensare male, la riforma sembrerebbe essere proprio per rendere difficile l’operato di forze politiche molto forti a livello nazionale, ma poco capaci di catalizzare il voto nelle elezioni regionali e amministrative). È la prima volta che sento dire che una cosa che complica in realtà semplifica.

Sul tema dei risparmi, infine, ho poco da dire. Certamente non mi aspetto che sia una riforma costituzionale a far risparmiare soldi allo Stato. Le ruberie sono a livelli gerarchicamente inferiori rispetto alla Costituzione, è lì che bisogna intervenire per tagliare e risparmiare. Se poi la politica volesse dare un segno concreto della volontà di tagliare i propri costi ben venga: io propongo di abbattere il numero di onorevoli, siamo 60 milioni di Italiani, ci bastano 100-200 parlamentari per far funzionare il Parlamento. No?

Immunizzazione in corso…

La difesa processuale del premier passa direttamente dalle aule parlamentari. Subito dopo il rinvio a giudizio immediato fissato per il giorno 6 aprile 2011 dalla procura di Milano, avente per oggetto i reati di favoreggiamento della prostituzione minorie e concussione, Berlusconi ha fatto partire la sua personalissima macchina governativa per tentare un salvataggio in corner da una condanna che, sulla carta, sembra quasi inevitabile. Il prode Alfano, dunque, ha proposto una radicale riforma della Giustizia italiana, una riforma che mira a colpire e indebolire il potere dei magistrati e, d’altro canto, aumentare la protezione giuridica della casta parlamentare, oggetto di voci che minano la credibilità del sistema politico italiano.

ROMA – Sul tema della giustizia dobbiamo fare in fretta perche’ e’ un problema non piu’ rinviabile che dobbiamo risolvere quanto prima. Cosi’ il premier Silvio Berlusconi nel corso della riunione del Consiglio dei ministri ha insistito sulla necessita’ di andare avanti il piu’ speditamente possibile con la riforma della giustizia, inclusa quelle delle intercettazioni e dell’immunita’ parlamentare prevista dal vecchio articolo 68 della Costituzione. (Ansa)

Quindi, per Berlusconi, e soltanto per lui, il vero problema dell’Italia è la Giustizia. Per questo merita di essere in cima alle agende politiche delle prossime settimane, proseguendo nel frattempo lo shopping di deputati e senatori, riacquisendo le pecorelle smarrite che avevano precedentemente abbandonato il PdL. E intanto il Paese va in malora, l’economia non gira e collezioniamo figure da peraccottari nel mondo, con un premier-clown che mette in ridicolo l’intera nazione.

E mentre nel mondo sembra essere in atto un rimescolamento politico-sociale che sta portando a pesanti mutamenti e stravolgimenti, l’Italia è ferma, immobile, contenta di festeggiare i suoi primi 150 anni, 150 anni portati malissimo, da coma farmacologico. Siamo atrofizzati, non ci rendiamo nemmeno conto della situazione di merda che si è venuta a creare e non riusciamo a capire le pesanti complicazioni future che da esso scaturiranno…

Elezioni europee: perché eliminare le preferenze?


La nuova legge elettorale per le europee

Che senso ha, mi chiedo, voler eliminare le preferenze per le prossime elezioni europee del 2009? Finché si parla di meccanismi di sbarramento posso sempre comprendere la ratio che porta a formulare queste proposte: ovviamente non è detto che siano corrette e giuste, però la motivazione è chiara, ossia ridurre la frammentazione partitica. A livello europeo, però, direi che il problema della frammentazione è un non-problema. Non esiste alcun problema di governabilità del Parlamento europeo e credo che nessuna barriera andrebbe posta alle elezioni.
La questione, però, è cercare di capire la ragione per cui si debba proporre l’eliminazione delle prefenze. Già nelle elezioni nazionali il popolo italiano è stato spogliato del diritto di decidere i propri rappresentanti in Parlamento. I rappresentati sono decisi ex ante dalle segreterie di partito e il voto popolare serve solo a decidere la “quantità” di politici di uno schieramento, senza andare a influire sulla “qualità”. L’abolizione delle preferenze, ergo, si configura come un atto incostituzionale, perché proprio la Costituzione italiana, nell’art. 1, sancisce che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Quindi, dato che il popolo è sovrano, perché lo si spoglia lentamente ma inesorabilmente della propria sovranità?
L’unica spiegazione lecita ed ammissibile che mi viene in mente è il fatto che i nostri cari partiti credano che il popolo italiano non sia in grado di scegliere adeguatamente per il proprio bene e per il proprio futuro e che, dunque, agevoli la scelta ai cittadini “consigliando” dei propri fidati candidati. Questa è l’unica ipotesi che mi viene in mente, ma la trovo talmente idiota che mi rifiuto di credervi.

La realtà è che in Italia, ormai da anni, viviamo in una dittatura soft, talmente leggera che si fa fatica ad accorgersene. E’ una dittatura dell’informazione, perché il popolo stesso è tenuto in coma mediatico, privato degli elementi necessari per poter aprire gli occhi e giudicare autonomamente. In Italia molte cose vanno male, ma piuttosto che cercare di rimediare agli errori se ne commettono di nuovi, sulla scia di quelli passati. Le prefenze non vanno tolte, vanno rimesse in Italia, per ridare una parvenza di democrazia in questo Paese oramai agli sgoccioli. Ma il premier Berlusconi sembra non voler ascoltare il monito di Napolitano e tira dritto su questa riforma che, a suo dire, sarebbe una riforma nell’interesse del popolo italiano… mah…

Eccezione di costituzionalità: Lodo Alfano alla Corte costituzionale

Era nell’aria da giorni e, finalmente, un giudice l’ha chiamata. Il Lodo Alfano, la critica legge che rende praticamente immuni dai processi le massime cariche dello Stato, finisce davanti al giudizio della Corte costizionale che dovrà esprimersi sulla costituzionalità dell’atto. Il pm che ha sollevato il legittimo dubbio si chiama Fabio De Pasquale, durante il processo che vede coinvolto il premier Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset, società del Cavaliere.
Secondo il pm, il Lodo Alfano è in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, l’articolo che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. E in effetti, non ci voleva un pm o un giurista per capire che il Lodo Alfano presentava delle pecche non irrilevanti. Se ne sarebbe dovuto accorgere perfino il presidente Napolitano, anche se la sua posizione era in deciso conflitto di interessi, dato che il lodo immunizzava pure lui. Avrebbe dovuto notare il piccolo dettaglio che si è voluto modificare un articolo della Costituzione mediante una legge ordinaria. Lo sanno persino i sassi che per modificare la Costituzione è necessario ricorrere ad una legge di revisione costituzionale, con procedimento aggravato da doppia delibera e dalla maggioranza qualificata (credo i 2/3 se non ricordo male). Sta di fatto che ora il processo va avanti solamente per gli altri 11 imputati, mentre la posizione del premier rimane congelata fino al pronunciamento della corte.
Gli avvocati del premier si sono subito zebirnati a difendere il loro datore di lavoro, sostenendo che tutto è stato fatto al meglio, rispettando la precedente sentenza della Corte costituzionale e i suoi rilievi mossi contro l’allora lodo Schifani-Maccanico. Si sono pure riparati dietro alle parole del presidente Napolitano, anche se fondamentalmente Napolitano non disse nulla dopo la promulgazione.
Segnalo anche un tentativo patetico di applicare l’immunità ai ministri: direi che queste proposte non dovrebbero nemmeno essere pensate, soprattutto da una classe politica che sguazza allegramente nell’illegalità e nell’ingiustizia di fondo. C’è anche chi è rassegnato e preferisce che tutto rimanga così com’è, per evitare ulteriori rallentamenti delle Camere per scrivere e emanare un nuovo lodo, legge o decreto che cristallizzi i processi di Silvio Berlusconi. Voglio infine sottolineare come a Israele, un premier accusato, si sia onorevolmente dimesso per rimettersi al giudizio della Magistratura e non abbia mai minimamente pensato di crearsi una legge ad hoc per sgusciare via dalle mani della Giustizia: è stato bravo Olmert, oppure è tutto il sistema che là funziona, mentre qui è tutto al rovescio?