Black Sunday

Lewis_HamiltonLewis Hamilton ha vinto il GP di Abu Dhabi. Eppure lui, oggi, era la persona più triste presente ad Abu Dhabi. E si sa, la tristezza e la delusione fanno emergere gli aspetti più negativi del carattere e della personalità di una persona. Lewis è un grandissimo pilota, nessuno potrebbe mettere in dubbio le sue doti di guida, la sua capacità di trovare il limite. Però lui confonde questo suo talento col “mi sento un semi-Dio” e questo lo porta, sovente, a dire cose spiacevoli, oppure a comportarsi come un bastardo di prima categoria. Oggi, per un attimo, ho temuto che lanciasse chiodi dalla vettura a Rosberg in scia.

«Nico ha avuto una stagione molto “pulita”, senza alcun problema tecnico, e per questo oggi siamo seduti in questo ordine. Ma ha fatto un lavoro fantastico, quindi mi congratulo con lui»

Nella prima parte della frase, Hamilton dice che Nico Rosberg è stato semplicemente più fortunato di lui ed è solo per questo motivo che sono arrivati in questo ordine nella classifica piloti. Per carità, è probabile che lui abbia anche ragione, nel senso che a parità di macchina Hamilton ha dimostrato, spesso, di essere più forte del suo compagno di scuderia, ma nel momento della sua vittoria dovresti tenerti per te questo tipo di considerazioni. Infatti, nella seconda parte della frase riportata, sembra voler controllare la sbandata e rientrare in pista.

Tra l’altro, Lewis, con questa frase sembrerebbe rimarcare un concetto che, nel corso della stagione e, specialmente, nel corso delle ultime settimane, ha continuamente ipotizzato, ossia “il team fa il tifo per Nico Rosberg”. Per la serie, quando vinco io è tutto bello e pulito, quando non vinco ci sono complotti e giochi di potere che mi danneggiano (il riferimento ai problemi tecnici concentrati sulla sua vettura sembrerebbero una bella stilettata soprattutto a Toto Wolff).

«Non so perché non ci abbiano semplicemente lasciato correre, non ci sono stati momenti in cui la gara non sia stata nelle nostre mani, e non credo che il successo sia mai stato a rischio. Con il Mondiale costruttori in casa da tempo, non capisco perché abbiano continuato a commentare la corsa. Per quanto mi riguarda, ho perso un sacco di punti durante la stagione, quindi ero in pista per combattere e senza cercare di fare nulla per danneggiare la squadra»

Personalmente, non ho particolari motivi per simpatizzare per Nico Rosberg o Lewis Hamilton. Certo, il tedesco parla in perfetto italiano (è crescito in Italia). Poi però vedo come i due reagiscono alle sconfitte e provo un certo piacere nel veder esultare Rosberg e rosicare Hamilton. All’inglese, inoltre, mi permetto di dare un umile consiglio: se veramente non si fida del team Mercedes, abbia il coraggio di guardarsi intorno e abbandonare la scuderia tedesca. Ché oltre a renderlo più simpatico, magari renderebbe tutta la Formula 1 un cicinin più interessante (basterebbe riuscire a non addormentarsi ad ogni Gran Premio).

Waka waka Mazembe! This time is for Africa

Il Mazembe ha compiuto l’impresa. Battendo l’Internacional di Porto Alegre si laurea come prima squadra non europea e non sudamericana ad accedere alla finale del Mondiale per club 2010, finale che era sempre stata un’esclusiva delle vincitrici della Champions League e della Copa Libertadores. Battendo 2-0 i favoritissimi brasiliani, la squadra congolese aspetta in finale la vincente tra l’Inter di Benitez (per ora) e un’impronunciabile squadra coreana, completamente sconosciuta e, oramai, vittima sacrificale della resurrezione nerazzurra. Per me la finale è già scritta, sarà Mazembe-Inter e credo che il sogno africano sia destinato a terminare proprio in finale, per mano dei Pancho Villa boys.

Il gol del Mazembe arriva come un fulmine all’8’ della ripresa: Ekanga colpisce di testa come viene una palla al limite dell’area dell’Internacional. Diventa un assist per l’ossigenato Kabangu, che la doma alla grande e poi mentre scende la colpisce con un destro a giro sul secondo palo: 1-0. L’Internacional preme, Kidiaba respinge tutto al mittente, e quando non c’è lui, manca la mira. Dai e dai, pareggeranno, si pensa. Invece a 5’ dalla fine Kidiaba rinvia coi piedi e pesca nella metà campo avversaria Kaluyituka: doppi passi, uno contro uno contro Bolivar e poi tiro secco sul primo palo: 2-0 e finale raggiunta. Il Mazembe può tutto.

Si è scritta una bellissima pagina di calcio questa sera. Il calcio africano sta crescendo, sta maturando e questi risultati, uniti al recente mondiale in Sudafrica, ha dato lustro ad uno sport che potrebbe essere occasione di unione e riconciliazione fra i popoli, momento di svago per non pensare solamente ai grandi problemi di quelle regioni. Questo è il momento dell’Africa, è un momento che si sono meritati e che si devono gustare a fondo.