EyePyramid e la sicurezza informatica

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Oggi ci siamo resi tutti conto, perfino i nostri politici che ad acume non eccellono, che la sicurezza informatica è un problema di sicurezza nazionale, potenzialmente grave o forse addirittura più grave della minaccia del terrorismo di matrice islamica. A quanto pare, infatti, un paio di persone (al momento le persone iscritte nel registro degli indagati sono soltanto due, fratello e sorella, Giulio e Maria Francesca Occhionero) hanno sottratto per anni informazioni riservate a persone di grande importanza (come ruolo, si intende) come Mario Monti, Renzi o Mario Draghi. La tecnica è stata la solita, anche se ben articolata: infettavano i pc tramite una mail proveniente da un contatto conosciuto, quindi insospettabile all’apparenza. E c’è da aggiungere che sono stati scoperti quasi per puro caso, se non fosse stato per l’accortezza di un funzionario Enav, probabilmente, ora non sapremmo nulla di questa faccenda.

Ora, al di là dei legami con la massoneria, il Grande Oriente d’Italia ecc., mi preme sottolineare un altro aspetto: qual è il livello di sicurezza informatica delle persone che ci governano? Davvero le persone che decidono le sorti del nostro Paese, delle nostre economie, delle economie mondiali, possono essere così ingenui in fatto di sicurezza informatica? Il cybercrimine è all’ordine del giorno, non è un argomento nuovo, che non si conosce. Leggendo articoli sulla vicenda, sembra che i ladri di informazioni fossero attenti nel non farsi “beccare” più di quanto non fossero attenti tutti questi personaggi, o “personaggetti” per dirla alla De Luca. Perché Giulio Occhionero si accorse di essere sotto controllo. A partire dalle ore 14.41 del 4 ottobre 2016, sostiene nell’ordinanza di custodia il gip Maria Paola Tomaselli, l’indagato Giulio Occhionero diede inizio alla distruzione degli elementi di prova a suo carico, cancellando dati presenti sia sul suo pc locale che su alcuni server remoti, eliminando credenziali di accesso presenti nel suo “ewallet”, ossia nel gestore di password da lui stesso utilizzato, e poi alcuni account di posta elettronica. Così, scrive il gip, “ha quindi cancellato la copia dei dati esfiltrati dalle vittime che aveva memorizzato sul suo pc”. Non solo: il 5 ottobre, quando i due stati oggetto di perquisizioni domiciliari, “resisi conto della presenza degli operanti davanti alla porta della loro abitazione grazie a un complesso sistema di videosorveglianza, hanno così agito: “Giulio è immediatamente tornato nella stanza adibita a studio e ha riavviato il suo pc, sul quale era installato il sistema di cifratura BitLocker della Microsoft, rendendo in tal modo impossibile l’accesso ai dati in esso contenuti”.

Purtroppo sono convinto che da questa vicenda verrà a galla un bel casino, purtroppo.

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