Donald Marchionne

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Sergio Marchionne è un vecchio lupo di mare (degli affari) e al salone dell’auto di Detroit il CEO di FCA ha superato se stesso, con un triplo salto mortale carpiato da fare invidia a Greg Louganis. Marchionne, da amico di Obama e suo fidato condottiero nella campagna ambientale molto cara all’ormai ex presidente degli States, è riuscito a passare immediatamente nelle grazie nel quasi insediato presidente USA Donald Trump. Come? Semplicemente dicendo quello che Trump voleva sentirsi dire, ovvero:

  1. investimenti pari a 1 miliardo di dollari per potenziare le fabbriche Jeep in Michigan e Ohio
  2. scetticismo sulle auto elettriche, per ragioni economiche.
  3. le fabbriche FCA in Messico potrebbero chiudere, qualora Trump imponesse pesanti dazi

C’è da dire che FCA aveva bisogno di questo cambio di rotta, perché la paura che il protezionismo di Trump potesse rappresentare un pericolo per l’ex azienda italiana era decisamente forte, troppo forte per non meritare qualche tentativo di riappacificazione col presidente neo eletto. Bisogna ammettere, comunque, che FCA in Borsa stava dimostrando di non temere troppo The Donald Effect, per così dire. Negli ultimi tre mesi il titolo è decollato a Piazza Affari con una crescita quasi spaventosa, dopo che il titolo, nonostante buoni, ottimi risultati nei conti economici e nei dati di vendita, sembrava non attrarre particolarmente gli investitori.

La reazione di Marchionne ai ringraziamenti di Donald Trump sono tutto un programma:

Che devo dire? Ringrazio Trump. Ma quell’investimento nelle due fabbriche Jeep è un atto dovuto per il paese. L’annuncio di ieri dell’investimento faceva parte di programmi stabiliti nel 2014. Specialmente la Wrangler, delle tante Jeep, si farà sempre in America e non altrove perché è un’auto dalle caratteristiche tipicamente americane. Non si può spostarla. Solo che la capacità produttiva delle nostre fabbriche era limitata: pensate che nel 2009 ne facevamo 60mila, e lo scorso anno siamo arrivati a costruirne 260mila. E le fabbriche che avevamo non bastavano più. Bisognava potenziare ed è quello che abbiamo fatto decidendo quell’investimento”

Perso il duo Renzi-Obama, suggellato il nuovo patto con Donald Trump, ora mi aspetto il cambio di nome in Sergej Marchionne diventando amico di Vladimir Putin. In nome delle stock option, questo e altro!

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