Rivendicazioni

capodanno_turchiaPensando all’attentato di Capodanno in Turchia, che ha causato 39 vittime, mi è sorta una riflessione sulle rivendicazioni dell’Isis. Ormai, i terroristi dell’Isis attendono aggiornamenti sulle notizie degli attentati prima di rivendicare questi atti criminali infami. Mentre in passato, subito dopo il crimine, avveniva la rivendicazione, magari con indicazione dei “martiri” coinvolti, ora sembra che nemmeno l’Isis sappia chi sono i suoi “affiliati”.

Ciò denota immediatamente un Isis meno organizzato, ma non meno pericoloso. Può darsi che sia un metodo, una strategia scelta dal Califfato per attaccare con più efficacia l’Occidente: al posto di cellule di jihadisti ben preparati e guidati da una mente centrale, una serie di mine vaganti, di lupi solitari da parte delle forze dell’ordine/intelligence locali. Difficilmente (me lo auguro) si avranno attentati organizzati come quello di Parigi, ma sarà inevitabile avere minuscoli focolai di fanatismo religioso dall’elevato impatto mediatico e, purtroppo, con perdite di civili.

Se le cose stanno così, però, qual è l’arma più efficace contro Isis? La morte non li spaventa, quindi la sola guerra militare non basterà. A tal proposito, si potrebbe perfino pensare, a voler pensare male, che la guerra all’Isis sia semplicemente un “teatrino”, poiché sono evidenti almeno un paio di cose:

  • la forza militare contro Isis potrebbe sconfiggere il Califfato in poco tempo
  • c’è sicuramente qualcuno nel cosiddetto “Occidente” che finanzia Isis e vende armi all’Isis.

Dunque, se la guerra limitata al solo piano militare non può dirsi sufficiente, allora bisogna attaccare anche su altri fronti. Credo, purtroppo, che un’arma del Califfato venga fabbricata da noi stessi, ovvero il sensazionalismo mediatico dei nostri giornali/tv/ecc. Anche questo stesso post, in un certo senso, contribuisce ad aumentare la paura e, quindi, finisce col fare un favore a questi fanatici. Il vero problema, però, sono tv e giornali che addirittura fanno programmi o servizi speciali per ricostruire le dinamiche degli attentati. A cosa serve tutto ciò? È un po’ come se la eco degli attentati non finisse mai, come se un singolo evento terroristico diventasse una lunga serie di attentati. Più se ne parla e più cresce la paura e la paura è l’arma che utilizzano questi assassini per farci morire dentro, per impedirci di vivere la nostra vita, per obbligarci a vivere come vogliono loro.

Nel 2017, mi chiedo, potremo fare il fioretto di essere meno morbosi su queste notizie di morte per dedicarci al lato positivo della vita? A volte basterebbe anche solo un po’ più di rispettoso silenzio…

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