Obama, figlio di Putin

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Barack Obama chiude il mandato presidenziale col botto, espellendo 35 diplomatici russi dagli USA per interferenze della Russia, tramite hacker, alle elezioni presidenziali del novembre scorso. Gli attacchi hanno avuto come bersaglio il Partito Democratico, uscito con le ossa rotte dalla tornata elettorale (Hillary Clinton sconfitta pur avendo vinto nel voto popolare).

Può darsi che l’amministrazione Obama abbia avuto ragione, può darsi che effettivamente degli hacker russi abbiamo attaccato database del Partito Democratico acquisendo informazioni, mail, contatti che possono aver arrecato un danno allo stesso alle elezioni. Ok, ma dove sono le prove? E dove sono le prove che collegano gli hacker russi al governo russo? Lungi da me voler apparire filo-russo o filo-Putin, ma la vicenda ha un nonsoché di ridicolo, sembra la reazione di un bambino che si vede sfilare dalle mani il giochino preferito. Inoltre, voglio ricordare, che a Barack Obama hanno assegnato il premio Nobel per la Pace; il premio Nobel più guerrafondaio che la Storia ricordi. E anche oggi, al tramonto del suo mandato politico, a una manciata di giorni dalla sua destituzione politica, ecco che non perde l’occasione per provare ad incrinare i rapporti con la Russia di Putin, dopo che negli ultimi anni ha utilizzato tutto il suo peso diplomatico per assegnare sanzioni alla Russia.

Fortunatamente Vladimir Putin si è dimostrato superiore e ha risposto di fioretto alla sciabolata di Obama. Non solo annuncia che non saranno espulsi diplomatici americani, ma aggiunge gli auguri per il neo eletto Donald Trump, augurandosi che «i nostri due Paesi, agendo in chiave costruttiva e pragmatica, sappiano ripristinare i meccanismi di cooperazione bilaterali in vari campi e portare a un livello qualitativamente nuovo l’interazione nell’arena internazionale». Insomma, l’ha fatto nero. La sconfitta della Clinton può darsi, seriamente, che sia una manna per il pianeta. Può darsi che il guerrafondaio Trump si dimostri più pacifista del suo predecessore. Preferisco un agnello vestito da lupo che un lupo vestito da agnello, sempre.

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