Caldo invernale

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Non so se dipenda dal surriscaldamento globale del pianeta, ma il 27 dicembre di Milano sembra essere simile al 27 dicembre di Rio de Janeiro o di Sydney. Oggi si sfiorano i 20° e non credo che questa temperatura possa definirsi normale per la stagione. Incredibilmente, comunque, questo fenomeno passerà sottotraccia, verrà considerata come iattura per quelli che affollano le piste da sci, inevitabilmente compromesse dalle scarse precipitazioni e dalle temperature sopra la media, e un’ottima occasione di svago per coloro che hanno deciso di rimanere a casa nel periodo natalizio (al mare se la godono come dei pascià, immagino).

La situazione è destinata a cambiare già da domani, con la discesa delle temperature. Il punto, però, rimane: come facciamo a farci scivolare di dosso tutti i segnali che ci manda il pianeta? È come se avessimo un incendio in casa e continuassimo a vivere normale, anzi, è come se dicessimo “comodo avere un incendio in casa, risparmiamo sul riscaldamento”. Come ha riportato Greenpeace,  l’accordo di Parigi (ratificato da 197 Paesi) è entrato in vigore il 4 novembre scorso, ma è di fatto privo di utilità, perché anche qualora venisse rispettato da tutti non porterebbe agli obiettivi prefissati. Ok, sono d’accordo, ma lo scaricabarile sui governi mi sembra sempre che deresponsabilizzi i singoli individui; se la consapevolezza del problema non attecchisce sugli individui, come si può pretendere che i governanti prendano in seria considerazione le tematiche relative ai cambiamenti climatici, al riscaldamento globale, ecc.?

La verità è che siamo spaventati da catastrofi più immediate e violente (come i terremoti o, perché no, dall’impatto di un asteroide), mentre il lento ma inesorabile incedere verso un pianeta invivibile ci lascia pressoché indifferenti. Lo spirito di sopravvivenza non riguarda la specie, ma il singolo individuo. Ognuno pensa per sé o, come mi verrebbe da dire in maniera più appropriata:

I miei problemi sono di tutti e i problemi degli altri non mi riguardano

L’aumento globale delle temperature è cosa certa e risaputa dai più, ma sono in pochi a capirne gli effetti devastanti sul nostro ecosistema. Ci preoccupiamo per la settimana bianca rovinata, oppure per un’estate piovosa che ci rovina le ferie al mare, ma non vediamo ciò che accade al di fuori del nostro orizzonte. Ad esempio, qualcuno è a conoscenza del fatto che a causa del riscaldamento globale si riduce la disponibilità di acqua dolce? E se l’equazione “acqua = vita” rimane valida (non considerando, per un momento, il problema dell’inquinamento delle acque), cosa accade ad un ecosistema in cui diminuisce l’acqua? Possibile che siamo così miopi?

Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
l’ultimo fiume avvelenato,
l’ultimo pesce pescato,
l’ultimo animale libero ucciso.

Vi accorgerete…

che non si può mangiare il denaro.

(Proverbio Sioux)

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