Io voto No, perché…

Poiché non ci trovo nulla di male a farlo e, poiché, la mia opinione non influenza nemmeno il mio vicino di casa, volevo precisare che al prossimo referendum confermativo relativo alla riforma del Titolo V della Costituzione, io voto No. Voglio aprire e chiudere l’argomento “referendum” in questo post, perché sono ormai mesi che si è bersagliati dal fuoco trasversale della campagna elettorale referendaria. A differenza di molti che votano (Sì o No) più di pancia, o per tifo, io credo di essere arrivato a questa decisione meditando e soppesando bene gli elementi a favore e contro la riforma presentata dal governo Renzi.

Una piccola premessa: si tende a identificare il “voto di pancia” solamente con il NO, nel senso che chi vota contro la riforma lo fa solamente in contrasto a Renzi, che in passato ha personalizzato il referendum trasformandolo in un sondaggio su di sé e sull’operato del suo esecutivo. Vero, ma esiste anche chi vota Sì semplicemente perché tifa Matteo Renzi, che approverebbe qualsiasi cosa fatta dal giovane premier toscano. Quindi, il voto di pancia è trasversale, probabilmente più concentrato sul lato del No, ma non è sicuramente una peculiarità di quest’ultimo.

Ora posso chiarire perché ho scelto di votare no. Innanzitutto, partendo dal lato formale, l’idea che un governo non eletto e frutto di inciuci parlamentari, sostenuto da un Parlamento eletto tramite una legge elettorale incostituzionale, possa mettere mano alla Costituzione stessa un po’ mi puzza. Io sono convinto che dovrebbe bastare la sola incostituzionalità del Porcellum per mandare a casa il Parlamento eletto tramite tale legge, figuriamoci se posso accettare che questo Parlamento (e un governo espressione di tale Parlamento) possa intervenire pesantemente sulla Carta costituzionale. Senza entrare nel merito, solleverei un dubbio di costituzionalità sul solo fatto che le modifiche alla Costituzione siano state approvate dal Parlamento grazie ai numeri ottenuti mediante una legge elettorale giudicata incostituzionale.

Venendo alla “ciccia” della riforma, l’aspetto più preoccupante che ho immediatamente notato è il fatto che è scritta male, poco chiara e trasparente. Per una riforma che impatta su 47 articoli su 139 della Costituzione Italiana, mi aspettavo una maggiore attenzione anche alla stesura, alla scelta delle parole, alla chiarezza espositiva. Invece, mi pare di capire che la riforma Boschi-Renzi finisca per trasformare i cardini della nostra Costituzione in una legge qualsiasi (in alcuni punti, quando si comincia a rimandare ad altri articoli a me comincia a girare la testa). La versione attuale della Costituzione (priva della riforma) è estremamente chiara e sintetica, con pochi fronzoli e con pochi spunti interpretativi.

Altro aspetto delicato consiste nella mancata abolizione del Senato. Di fatto hanno solo abolito l’elezione diretta dei senatori, hanno quindi eliminato uno strumento tramite il quale il popolo esercita il suo potere. In realtà, hanno spiegato che i senatori potranno essere comunque eletti durante le elezioni locali, tramite una modifica alla legge elettorale che preveda… No, grazie, io non firmo in bianco. Se non si può modificare la legge elettorale prima di aver modificato la Costituzione, allora preferisco attendere il prossimo giro, magari con l’abolizione del Senato. Così come è stato proposto, il Senato è un obbrobrio che, anziché velocizzare l’iter legislativo, rischia seriamente di paralizzare l’attività del Parlamento (a voler pensare male, la riforma sembrerebbe essere proprio per rendere difficile l’operato di forze politiche molto forti a livello nazionale, ma poco capaci di catalizzare il voto nelle elezioni regionali e amministrative). È la prima volta che sento dire che una cosa che complica in realtà semplifica.

Sul tema dei risparmi, infine, ho poco da dire. Certamente non mi aspetto che sia una riforma costituzionale a far risparmiare soldi allo Stato. Le ruberie sono a livelli gerarchicamente inferiori rispetto alla Costituzione, è lì che bisogna intervenire per tagliare e risparmiare. Se poi la politica volesse dare un segno concreto della volontà di tagliare i propri costi ben venga: io propongo di abbattere il numero di onorevoli, siamo 60 milioni di Italiani, ci bastano 100-200 parlamentari per far funzionare il Parlamento. No?

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