Fitch ci declassa. Ora manca solo Moody’s

L’Italia nella mattinata di ieri fa di nuovo il pieno nell’asta di titoli di Stato con tassi in calo sotto il 2% e i mercati che mostrano sempre più fiducia nell’operato del governo Monti, ma ciò non basta ad evitare la scure di Fitch. In serata, l’agenzia di rating abbatte di due gradini il giudizio sui titoli di Stato italiani, portandolo ad A- da A+ con outlook negativo e seguendo dunque l’esempio di Standard & Poor’s. La mossa di Fitch però non preoccupa il premier Monti. “Fitch? Da parte mia una distaccata serenità”, ha commentato il presidente del consiglio, aggiungendo che l’agenzia “rileva cose non nuove e non condanna le attuali politiche” del governo. Ed in effetti l’agenzia riconosce che solo “il forte impegno” del governo Monti “sui conti pubblici e sulle riforme ha evitato un taglio più severo del rating”. Il downgrade dell’Italia riflette la situazione di un “livello elevato del debito pubblico e un basso tasso di crescita che hanno reso il Paese particolarmente vulnerabile”, spiega Fitch, sottolineando che a preoccupare è l’aumento dei costi di finanziamento “con l’ampliamento del divario tra tassi di interesse e crescita economica che comporta implicazioni negative sulla dinamica del debito pubblico”. Insieme all’Italia sono state declassate anche la Spagna (due gradini ad A da AA-), il Belgio (un gradino ad AA da AA+), la Slovenia (due gradini ad A da AA-) e Cipro (un gradino a BBB-, appena sopra il livello junk, da BBB). Anche per questi Paesi l’outlook è negativo. La giornata per l’Italia era tuttavia iniziata nel migliore dei modi. Nell’asta della mattinata infatti il Tesoro ha piazzato di nuovo il massimo ammontare di titoli che si era prefissato, 11 miliardi di Bot, e spuntando tassi decisamente più bassi rispetto ai mesi scorsi. Nel dettaglio, Via XX Settembre ha venduto otto miliardi di Bot semestrali offrendo un rendimento inferiore al 2% per la prima volta da giugno dell’anno scorso e pari all’1,969%, in forte calo dal 3,251% pagato per vendere gli stessi titoli nell’asta del 28 dicembre ed in picchiata dal rendimento record del 6,5% offerto a novembre, all’apice della crisi. La domanda è stata pari a 1,35 volte l’importo offerto contro 1,69 dell’ultima asta. Il Tesoro ha anche assegnato 3 miliardi di Bot flessibili a 331 giorni con un rendimento del 2,214% e richieste pari a 1,821 volte l’offerta. “L’asta è andata bene, si conferma una tendenza al ribasso dei rendimenti dei titoli di Stato e dunque un ritorno di fiducia verso l’Italia da parte dei mercati”, commentano gli operatori di Borsa. Il risultato del collocamento di oggi ha spinto ulteriormente al ribasso lo spread. La forbice tra il Btp a 10 anni e il bund tedesco si è ristretta in chiusura a 404 punti col rendimento in calo sotto la soglia del 6% al 5,90%. In flessione anche i tassi sui titoli a breve e medio termine. Il rendimento del btp a 2 anni è calato fino al 3,49%, toccando il livello più basso dal 2 settembre scorso, prima di attestarsi al 3,56% mentre quello del quinquennale è sceso al 4,77%. L’Italia ritornerà sui mercati lunedì con un’asta di btp a cinque e dieci anni e sarà questo il vero banco di prova per il nostro Paese, una prova che, qualora fosse superata brillantemente, dimostrerebbe per l’ennesima volta l’incapacità delle agenzie di rating di fornire giudizi puntuali ed affidabili sugli emittenti, specialmente quelli sovrani.

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