Ora tocca allo spread della Francia

Da mesi non si fa altro che parlare dell’arcinoto spread fra i tassi d’interesse dei titoli di Stato italiani e i titoli di Stato tedeschi. Il famoso spread Btp-Bund ha toccato picchi impressionanti nella giornata di ieri ed oggi sembra essersi attestato in area 500 punti base, un’area preoccupante ma non terrificante, per dirla rapidamente.

Il punto è che le ultime vicende della politica italiana, con le dimissioni post-datate di Silvio Berlusconi e la probabilissima nomina di Mario Monti a premier di un governo di unità nazionale, potrebbero affievolire la speculazione e la tensione sulla sostenibilità del debito pubblico italiano, consentendo quindi agli spread di tornare verso valori più tranquilli (300bp potrebbe essere un target importante da raggiungere). Il fatto è che i problemi dell’Italia hanno in qualche modo nascosto i problemi finanziari di un altro Paese, uno che fa sovente la voce grossa e vuole comandare insieme alla Germania: la Francia, appunto.

Forse non tutti sanno che ad inizio anno lo spread (decennale) Francia-Germania era attorno ai 30-40 punti base. Oggi, invece, supera i 160 punti. E’ un incremento elevato, oltre 4 volte maggiore ed è il segnale che la prossima vittima delle tensioni sul debito e sui conti pubblici potrebbe essere proprio la Francia di Nicolas Sarkozy, il presidente che ha fatto più volte la morale all’Italia. Perché nessuno si preoccupa della crescente tensione sul debito francese? Direi che in questi mesi la situazione critica dell’Italia ha fatto quasi comodo al duo Sarkozy-Merkel, ma ora le notizie potrebbero venire a galla e se si cominciasse a parlarne un po’ questo accrescerebbe ulteriormente la tensione e, quindi, gli spread con l’amica Germania.

Certo, non è che a noi faccia comodo una Francia sotto attacco speculativo, questo è chiaro. O meglio, magari ci fa comodo sul fronte debito pubblico, ma su tutto il resto (Euro compreso) ho forti dubbi. Però più guardo la matrice degli spread di Bloomberg e più mi chiedo come la Francia possa continuare a fingere di essere un Paese solido e forte e sfruttare questa forza per finanziarsi sul mercato a tassi agevolati e competitivi. La speculazione è una ruota che gira e può darsi che ora tocchi a loro…

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